La squadra molisana uscita dal campo per razzismo 

La squadra molisana uscita dal campo per razzismo 

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È successo di nuovo, stavolta in Molise. Campionato di Prima Categoria. Un calciatore dilettante della Lokomotiv Riccia, Lamine Sow, originario del Senegal, è stato insultato con frasi razziste durante la partita con il Sant’Angelo Limosano. Alla fine del primo tempo la squadra ospite ha preso le sue cose e se n’è andata. Il giudice sportivo dovrà darle la sconfitta a tavolino. A parte questo, dinanzi a due diverse versioni dei fatti, il comitato regionale dilettanti del Molise ha chiesto l’apertura di un’indagine alla procura federale di Roma.

 

Per fortuna a Roma c’è un clima nuovo. Come sapete, la federazione è intervenuta con fermezza. Lo avrete sentito anche voi, durante Italia-Macedonia del Nord. Ha lanciato una campagna contro la discriminazione. Una cosa forte. Ha lanciato un concept. Ha lanciato un hashtag. Ha lanciato addirittura una quadricromia, come spiega in una nota, per raccontare le diverse etnie da un nuovo punto di vista, originale e inaspettato: contro le logiche irrazionali della discriminazione, la campagna si avvale dei colori primari dimostrando come ogni tipo di pelle abbia la stessa origine e, di fatto, sia la combinazione degli stessi colori.

Ma come abbiamo fatto a non pensarci in tutti questi anni? Questo fatto di accostare colori diversi. Addirittura quelli primari. Ogni tipo di pelle. Le stesse origini. Una metafora potente. Un punto di vista originale. Inaspettato. Per il lancio di questa quadricromia CMYK (ciano, magenta, giallo e nero), di questo concept e di questo hashtag, in federazione ci fanno sapere che si sono rivolti a dei creativi, non l’hanno proprio pensata loro da soli. Si sono affidati all’ideazione dell’agenzia Independent Ideas di Publicis Groupe. Independent Ideas ha lavorato già per brand famosi. Per la Ferrari. Per la Juventus. Independent Ideas è stata fondata da Lapo Elkann. Gabriele Gravina ha detto che questa campagna ha l’impatto di un’immagine visiva molto chiara: siamo uguali nelle nostre diversità!. C’è anche il punto esclamativo nella dichiarazione scritta.

Sì, stanno pensando i più pignoli, ma in che consiste questa campagna? 

Il progetto – si legge nella nota – nasce dalla volontà della Federazione di dare un segnale forte, coerente e coeso per combattere la discriminazione e promuovere l’inclusione grazie all’attivazione di tutti gli attori chiave del calcio italiano

Ah, ecco. In fondo a giugno scorso capitan Chiellini lo aveva promesso. La Nazionale non si inginocchia ma promette forme diverse di lotta al razzismo.

E cioè, cioè?

A parte le parole.

Che si fa, che si fa?

Dove ci vediamo? A che ora? 

Il Piano (la maiuscola è della nota) si compone di varie iniziative che saranno realizzate nei prossimi mesi grazie al fondamentale impegno di tutti gli attori coinvolti.

Ah.

Nei prossimi mesi.

Fondamentale impegno.

Gli attori.

Non domani.

Non la prossima settimana.

Nei prossimi mesi.

I testimonial sono 12.

Nessuno della Nazionale maschile

Uno gioca in serie A.

È un argentino

Joaquín Correa. 

 

Per fortuna di tanto in tanto passa in Italia Lilian Thuram e così si possono sentire dalla sua voce parole che nessun calciatore italiano ha voglia di pronunciare. 

In una intervista con Diletta Leotta, disponibile sulla piattaforma di Dazn, Thuram ha parlato del gesto di inginocchiarsi prima delle partite: «Quando i giocatori si inginocchiano prima dell’inno o del fischio d’inizio fanno un gesto potente che permette al resto del mondo di capire che sei d’accordo sul denunciare la violenza. Eminem lo ha fatto durante l’halftime show del Super Bowl e sono molto felice che una persona famosa come lui, un bianco, abbia dimostrato che tutti possono denunciare il razzismo. Non bisogna essere di colore per avvertire il problema: possono sentirlo tutti, non c’entra niente il colore della pelle. L’odio nei confronti delle persone di colore è un cosa culturale. La gente si spaventa quando lo dico, ma è così: quando giocavo in Italia e alcuni tifosi facevano l’imitazione della scimmia, ho capito che trattare male i neri è una cosa culturale. Come trattare male le donne e gli omosessuali. Si tratta di un’abitudine che si radica dentro la tua mente ed è gravissima perché i pensieri razzisti diventano una trappola che “conforma” il tuo immaginario».

Come reagire? Thuram dice: «Non solo chi è vittima di episodi di razzismo, ma soprattutto i suoi compagni di squadra. Dichiararsi neutrali, non schierarsi, è la più grande delle ipocrisie. Quando sono arrivato a Bois-Colombes, nella periferia di Parigi, avevo 9 anni. A scuola mi hanno dato dello sporco n. e pensarci è ancora uno shock per me. Quando abitavo in Guadalupa non era così: noi bambini giocavamo e basta, senza pensare al colore della pelle. È importante capire la storia che si cela dietro al razzismo e gli interessi di chi fa perpetuare questo meccanismo. Io non potrei fare né il politico né l’allenatore, perché la mia missione è quella di combattere il razzismo attraverso l’educazione, penso che sia qualcosa più importante del calcio, che comunque rende la società migliore e dà felicità alla gente».

 

Thuram ne ha scritto nel suo ultimo libro Il pensiero bianco, edito in Italia da Add. Ha parlato di razzismo anche con Maurizio Crosetti, in una intervista pubblicata da Repubblica sulle pagine della cronaca di Torino. 

«I giovani sono sempre la parte più ricettiva. Però devono saper calare la maschera in una società che non ama gli spiriti liberi, gli unici che potranno cambiarla davvero. Siamo razzisti senza saperlo. Creando i neri, le società europee hanno inventato i bianchi e hanno deciso di dominarli. Una cosa del genere accade anche nei rapporti tra uomini e donne. A parte il fatto che i bianchi neppure esistono: bianca è la carta. Avete mai conosciuto qualcuno che avesse la pelle color carta? Io no. Ecco perché il mio libro è rivolto a loro, a voi: è un libro per bianchi. Ho voluto spostare l’inquadratura e rivolgermi al 16,6 per cento della popolazione mondiale, questa è la percentuale dei bianchi. Oggi ai miei figli ripeto che devono avere consapevolezza di essere neri, perché la questione del pensiero dominante non è certo finita. Il razzismo c’è ancora, ad esempio nel vostro calcio, e questo mi rattrista moltissimo. Il concetto di razza non ha alcun senso dal punto di vista scientifico, il colore della pelle è soltanto un dettaglio fisico senza importanza. Eppure, per quel dettaglio è cambiata la storia del mondo e ancora non ne siamo fuori. Io credo che anche i bianchi dovrebbero cominciare a sfuggire al colore della propria pelle».

Ieri sera Thuram è stato a colloquio con Mauro Berruto, stamattina sarà con lo scrittore Marco Aime al liceo D’Azeglio, collegati online con altre scuole torinesi. Purtroppo senza un concept. Probabilmente senza nemmeno una quadricromia. 

 

    in tv oggi ore 17.30 Rai 2: Italia-Bosnia U21 | 18 Canale 20: Danimarca-Serbia | 20.45 Rai 1: Turchia-Italia | domani ore 14.30 Rai Sport: finale torneo Viareggio

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