Dall’effetto Nishikori all’effetto Osaka: gli Australian Open

Gli esordi di Djokovic e Nadal a Melbourne

Fognini e Berrettini in campo

 

      Eccoli allora, i Senzaroger. Uno è leggero e soave, meno abbronzato del solito per ovvi motivi, ma lancia come sempre a gesti il cuore verso il pubblico in tribuna e chiama l’Australia un paese felice. L’altro è qua con il solito giro di cerotti intorno a qualche parte del suo corpo, stavolta è la spalla, ma rimane il più diabolico interprete di questo diabolico gioco. Novak Djokovic aveva sbrigato il suo primo turno già ieri mattina, quando ha eliminato in tre set il francese Chardy (6-3, 6-1, 6-2) in un’ora e 31 minuti. Il serbo non ha concesso palle-break. Nei propri turni di battuta ha lasciato solo 9 punti. Chardy ha perso a zero cinque game ed è arrivato a 30 solo due volte su 12

Rafa Nadal ha battuto all’alba italiana il serbo Laslo Djere 6-3 6-4 6-1, curiosamente mettendo a segno meno vincenti dell’avversario (19 a 20) ma sbagliando molto meno (24 a 36). Rafa ha stretto in segno d’esultanza molti pugnetti e sollevato molte cosce e ginocchia specialmente nel primo set, quando aveva bisogno di sentirsi di nuovo Rafa, dopo i molti dubbi della vigilia sulle condizioni fisiche. 

 

  frammenti Altre cose successe finora ①  Le sconfitte delle ragazze della quarantena Che cosa hanno in comune la sconfitta di ieri di Angelique Kerber con quelle della bielorussa Viktoria Azarenka (testa di serie numero 12) e la greca Maria Sakkari (testa di serie numero 20?). Tutte e tre hanno fatto la quarantena hard. Erano tre delle tenniste considerate contatti stretti dei positivi a bordo degli aerei giunti a Melbourne e sono state 14 giorni in isolamento senza poter uscire dalla stanza neppure per allenarsi. Sakkari è stata battuta dalla francese Kiki Mladenovic, che a sua volta era stata messa in quarantena stretta a settembre dalle autorità sanitarie di New York durante lo US Open per contatti con il positivo Paire. Esclusa dal torneo di doppio con Timea Babos, aveva detto peste e corna. Così come ha perso la spagnola Paula Badosa, l’unica tennista positiva all’arrivo. Lei di giorni in quarantena ne ha fatti 21.

  | ②  mappe Gli estremi della Spagna L’Olanda è fuori da tutto dopo la sconfitta di Van De Zandschulp contro il 17enne prodigio spagnolo Alcaraz, al quale la quarantena stretta nel suo primo match in uno Slam non ha fatto alcun effetto. Un altro spagnolo, Feliciano López, ha giocato la sua 75esima partita in uno Slam senza saltarne alcuna. Bautista Agut (testa di serie numero 12) con un infortunio agli addominali è stato battuto da Radu Albot in 4 set e nel secondo ha messo a segno tre punti in tutto. Senza più tennisti anche il Belgio (Goffin ha mancato 4 match point e un vantaggio di 2-0 nel 5° set contro Popyrin). 

| ③  Vediamo chi ne mette una dentro Lo svedese Mikael Ymer, fratello di quell’Elias eliminato ieri, ha giocato con il polacco Hurcacz una partita di cinque set a chi ne prendeva di meno. Ha commesso 83 errori e l’altro per sua fortuna 100. 

| ④  ascese La prima donna egiziana che vince un match ➔  L’americana Ann Li, 20 anni, è tra le migliori del circuito dopo la ripresa post lockdown. Con la vittoria di stanotte si è portata a 15 vittorie e 3 sconfitte sui campi in cemento, la decima nelle ultime 10 partite, una scalata al ranking da numero 133 a #69. Un po’ di storia per l’Africa, con la prima vittoria di una donna egiziana – Nayar Sherif, 131 al mondo – in un match di Slam (7-5 7-5 a Chloe Paquet). In generale l’Egitto non passava un turno dal 1977 con El Shafei a Parigi.

Degli italiani parliamo tra qualche scroll. 

 

  mappe  Dall’effetto Nishikori all’effetto Osaka  Lo chiamarono Effetto Nishikori. Nell’estate del 2014 i media giapponesi invasero la Florida e la Academy di Bradenton alla ricerca di tutto ciò che era Kei, per sapere ogni cosa, ma proprio ogni cosa, sul modo con il quale questo figlio di madre pianista e padre ingegnere aveva prima riportato il Paese in una semifinale di Slam dopo 81 anni (Jiro Sato, Wimbledon 1933) e poi si era spinto in finale agli US Open contro Cilic. Con quello stile molto personale, con quella straordinaria capacità di appoggiarsi alla potenza altrui, togliendo il tempo a chi aveva la pretesa di giocare colpi interlocutori, con una velocità dei piedi senza troppi termini di paragone. Lo chiamarono Effetto Nishikori perché la sua ascesa avrebbe dovuto cambiare il panorama del tennis in Giappone. Come Vilas in Argentina, come Borg in Svezia, come Noah in Francia. Due giorni dopo la sua finale, si scrisse, le scuole tennis erano piene di genitori che andavano a iscrivere i loro bambini. Era l’ultimo passaggio di un processo in corso da tempo in Asia, dove le ragazze cinesi e il thailandese Paradorn Srichaphan avevano spinto l’Australian Open a farsi chiamare non più Slam d’Australia, ma del Pacifico. L’unico che non mette in imbarazzo gli spettatori di un’area geografica enorme con il fuso orario. 

Potenza pure della macchina economica intorno al torneo, di sponsor cinesi e coreani, di quella mezza dozzina di produttori di racchette e di abbigliamento sportivo giapponesi in competizione con i grandi marchi occidentali, uno dei quali (Uniqlo) capace di strappare Federer alla Nike. Nishikori fece scoprire al Giappone che un grandissimo giocatore ce l’avevano già, ma lo avevano trascurato, Shingo Kuneida, il fenomeno del tennis wheelchair, 2 ori paralimpici e 22 Slam, mai una finale a Wimbledon. Così sono arrivati i nuovi ricchissimi contratti tv e gli accordi commerciali con programmi per risultati live e con le piattaforme social asiatiche.

Tokyo 2020 era la parola d’ordine, ma ora che Tokyo 2020 è qui (forse), Nishikori combatte per ritrovarsi dopo un intervento chirurgico e dopo il covid, e l’effetto Kei è svanito. Tutto questo per dire che il Giappone è già fuori dal torneo maschile. Ha perso in un colpo solo tutti i suoi cinque singolaristi uomini: Nishikori e pure Yoshihito Nishioka, Taro Daniel, Yasutaka Uchiyama e Yuichi Sugita. Il Giappone oggi è Naomi Osaka, che ha vinto a New York portando le mascherine con i nomi delle vittime afro-americane della violenza, ma che ha rinunciato alla cittadinanza USA per essere ai Giochi sotto la bandiera del paese di nascita e nel frattempo ha pure chiesto le dimissioni di Yoshiro Mori, quello che «le donne alle riunioni parlano più del necessario». Un vero sorpasso, si direbbe. 

 

La sconfitta di Sinner

  Chi ha avuto pazienza tempo e modo di arrivare alla fine delle 3 ore e 55 minuti di partita, ieri all’ora di pranzo in Jannik Sinner avrà visto un ragazzo vivo fino in fondo, ancora in grado di procurarsi una palla-break mentre Shapovalov stava servendo per il match. Ha giocato la partita più lunga della sua carriera (3-6, 6-3, 6- 2, 4-6, 6-4) dopo averne vinte cinque in cinque giorni, in campo – nei conteggi di Giorgio Spalluto di Supertennis – per 13 ore in 4 giorni, con 38 game andati ai vantaggi, 31 dei quali nelle ultime tre partite prima di ieri: La compostezza con la quale accetta la situazione – ha scritto su Twitter – e cerca di tirare fuori il meglio dal poco che ha, è la cosa più impressionante che gli abbia mai visto fare. Che testa, ragazzi. Che campione

«Non cerco alibi. Magari – ha detto Sinner – anche se avessimo giocato un giorno dopo, mi sarei sentito stanco lo stesso. Non credo di aver perso perché ero stanco. Credo invece che lui abbia giocato meglio i punti importanti». 

Alessandro Mastroluca su Supertennis scrive che è impossibile non chiedersi cosa sarebbe successo se questo incontro si fosse giocato nella seconda giornata del torneo

Tra Sinner e Shapovalov ci sono stati nove punti di distanza e una differenza doppia di palle-break. Shapovalov ne ha avute 10 e Sinner ne ha potute giocare 20, ma mentre il canadese ne ha convertite la metà (cinque), Jannik ne ha sfruttate tre (15%). È questo forse il segmento nel quale si può rintracciare la chiave della partita, giocata da Sinner con quel suo tennis scorfano, acido e cattivo, stortignaccolo e letale. Paolo Bertolucci sulla Gazzetta dello sport scrive che necessita di seguire il suo percorso formativo che, grazie alle enormi qualità, può essere abbreviato ma non cancellato del tutto. Saper colpire la palla non basta. Sinner dovrà muoversi tra i vari punteggi conoscendone l’importanza e il valore, annusare i momenti della partita, gestire il vento, capire quando rallentare la spinta e leggere il momento opportuno per chiamare il fisioterapista adducendo problemi fisici inesistenti. Proprio come ha fatto ieri il suo avversario. Questa sconfitta vale come 10 vittorie e la brutta notizia per gli altri è che Sinner migliorerà ancora molto.

 

  | programma Berrettini e Fognini, ci siamo  Il bilancio della notte è di 2 vittorie e 4 sconfitte. Mmm. Hanno vinto Sonego contro Querrey (e non era scontato), Caruso contro Laaksonen. Sconfitte invece per Seppi dall’uruguayano Cuevas, Cecchinato dall’americano McDonald, Martina Trevisan contro la russa Alexandrova e Jasmine Paolini (2 game in tutto) contro Karolina Pliskova.

Fabio Fognini è in campo contro il francese Humbert, Matteo Berrettini con il sudafricano Anderson.

Perché trappola? Perché Kevin è comunque un tipo da due finali di Slam, a New York 2017 e a Wimbledon 2018, un tipo da veloce e sono veloci i campi a Melbourne quest’anno. Non che a Berrettini dispiaccia, sia chiaro. Non in queste condizioni di forma, dopo aver battuto Thiem, Monfils e Bautista-Agut (soprattutto Thiem, a questo punto). Kevin Anderson ha giocato al Great Ocean Road Open. Ha battuto senza perdere un set sia Feliciano Lopez sia Cedrik Marcel Stebe, prima di perdere con Karen Khachanov. Insomma: non è una partita che si può sottovalutare. 

Anderson non gioca contro un italiano da due anni e mezzo, quando batté Seppi a Wimbledon nel secondo turno. Al Roland Garros aveva eliminato Lorenzi, come l’anno prima a New York. L’ultimo italiano che sia riuscito a batterlo è stato Simone Bolelli a Madrid nel 2015. 

 

in tv oggi in corso Eurosport: sessione serale seconda giornata Australian Open (Anderson-Berrettini, Tsitsipas-Simon) | 1 Eurosport: sessione mattutina terza giornata Australian Open (con le partite di Thiem, Osaka, Jabeur, Swiatek-Giorgi, Errani-Venus Wiliams)

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