Voglio una Goggia spericolata. Il suo dominio in discesa a St. Anton

 

 

🔸  Sofia Goggia ha vinto la discesa libera di St. Anton, in Austria, con distacchi abissali. Solo l’austriaca Tamara Tippler è rimasta a meno di un secondo (0”96). È il nono successo in Coppa del mondo per la bergamasca. Quinta Laura Pirovano, ottava Elena Curtoni. Marta Bassino e Federica Brignone 13esima e 15esima. Sulla stessa pista oggi il Super-G. 

 

  ▻  I patti, Sofia, non erano questi. I patti erano che saresti cambiata, che cominciava un’altra fase, se non proprio il ciclo della prudenza, almeno quello dell’avvedutezza. Ci eravamo detti dopo la vittoria in Val d’Isère che una Goggia più ordinata e diligente avrebbe preso il posto della scriteriata pinocchietta di sempre. Così andava predicando il povero tecnico Gianluca Rulfi, dopo lo spavento vissuto in Francia tra pieghe e spigolate, quando Nicole Schmidhofer aveva sfondato le reti di recinzione a 115 km orari. Un paio di ragazze, dicevano ieri in telecronaca, sono entrate in psicoterapia per superare il trauma. Tu, invece, sei tornata la stessa di prima, la stessa di sempre, più spericolata di tutti quanti messi insieme il vecchio Dino Zandegù in volata, Valentino sulla moto in curva, Luciano Castellini nelle uscite alte, Bud Spencer nelle scazzottate e Vasco Rossi col microfono sul palco di Sanremo. 

 

  «Non mi va bene quando lei inizia la curva avvicinando i piedi perché rischia di cadere. E ieri l’ha fatto tre volte. Sono un tecnico e dico le cose come stanno. Mica sono qui per dirle brava. Ha disputato un’ottima prova ma volevo un podio anche da Bassino o Brignone. Invece ci sono state sbavature»

Gianluca Rulfi intervistato da Daniela Cotto, la Stampa

 

  «Con lui, odi et amo. È Doctor Gianluca e Mister Rulfi: non gli vado mai bene. In Francia, quando avevo perso dalla Suter, non mi ha parlato fino alla cena. Vorrebbe la perfezione ma io sono bipede e dei due piedi uso anche l’interno, a costo di rischiare. Ha ragione, vincerei di più se prendessi meno rischi. Anche se non sarei Sofia Goggia. Ho domato la belva. Senza vento gli alberi cadono. Perché se le folate piegano, aiutano anche a rafforzare le radici

Sofia Goggia

 

Solo Gustavo Thoeni aveva vinto per l’Italia su questa pista, in slalom, era il 1973.

Nel tratto più complesso e più rapido, il tratto dopo il quale non sarebbe stato più possibile alzare la velocità, Sofia Goggia è passata a 121 km orari. Ha pagato la sua strategia in prova. Era tra le poche a conoscere almeno un po’ la pista su cui il gran carrozzone mondiale dello sci non tornava da 8 anni. Lei c’era stata in Coppa Europa ma in altre condizioni. Si è presa i giorni di avvicinamento non per spingere e testarsi ma per capire quali fossero le linee più giuste da seguire. Le linee immaginarie – ha scritto Alessandra Retico su Repubblica – nessuno le vede come Sofia. Tese, storte, selvagge. Traiettorie da fantasista, visioni da funambolo

Nella seconda parte del tracciato ha dato almeno mezzo secondo a tutte. Serviva osare – la tesi di Flavio Vanetti sul Corriere della sera – il tracciato di St. Anton è corto. E pazienza se Sofia in un paio di punti ha seminato i soliti rischi.

Gianmario Bonzi, che era in telecronaca per Eurosport, scrive stamattina sul Giorno che Goggia al traguardo ha urlato «Only the brave», «Solo i coraggiosi!», quando sapevamo già tutti che avrebbe vinto. E di coraggio ce n’è voluto tanto per mantenere quelle spatole sempre rivolte verso valle. Sofia ha seguito le sue linee istintive e soprattutto ha saputo «produrre» velocità nella seconda parte di gara, dall’Eisfall in avanti passando per la «compressione», dove bisognava essere delicate nelle varie curve e soprattutto avere il coraggio di tenere le spatole sempre rivolte verso la massima pendenza, cosa che Sofi sa fare come nessun altra

Daniela Cotto su la Stampa racconta che a Natale ha rivisto su Youtube tutti i video delle discese leggendarie, incluse quelle dell’ex campionissimo Karl Schranz a cui è dedicata la pista di St.Anton e che dopo lo studio al video con gli allenatori le idee sono diventate chiare e l’atteggiamento da agonista, caratteristica dei campioni, ha fatto la differenza nel giorno giusto Lei aggiunge che pure la Vonn è stata un modello, «ho rivisto mille volte le immagini delle sue discese, l’ho un po’ copiata» e insomma la Sofia del 2021 – ancora la Stampa – è una donna che si è ritrovata e un’atleta che ha rimesso i tasselli al posto giusto

 

Tippler ha fatto la migliore gara della sua carriera in discesa, Breezy Johnson (terza) lo stesso, Laura Pirovano non si era mai piazzata fra le prime cinque. Ha appena 23 anni e una vocazione molto moderna, da polivalente. Ester Ledecka, la campionessa olimpica di super-G e in super-G prima in Val d’Isère, ha preso 1’10”. Corinne Suter, vincitrice della libera del 18 dicembre, s’è piazzata sesta 1’16”. 

Elena Curtoni è stata da podio fino al tratto finale ma tra poco in super-G potrebbe avere delle chance. Bassino e Brignone hanno preso altro distacco in Coppa da Vlhova, in grande progresso pure nella velocità pura (12esima e davanti a loro).

Fabio Poncemi su Neve Italia si domanda: E se ci fosse anche Sofia nella lotta per la generale?

 

ritratti uno scarabocchio sulla neve Pulizia e perfezione sono le parole che mancano a chi la vede scendere. Lei che al pari di una bambina non riesce a stare ferma e tocca tutto e fa ammuina, tanto da non sembrare bergamasca. Lei che suona il tamburo a PyeongChang alle Olimpiadi invernali in Corea del Sud, lei che balla e che trascina, con una leggerezza contagiosa che dalle piste arriva ai social passando per la tivù: chi l’ha vista da Alessandro Cattelan spiegargli le differenze tra gli stili di discesa alzandosi e mimandoli: ha capito che era una sportiva fuori dal ruolo, una sciatrice che ride. Per poi incupirsi nel post gara. Sofia è forse quella meno perfetta, anche incompleta – paga anche il dazio a una famiglia normale di non sciatori: il padre Ezio ingegnere e pittore che la ritrae di continuo, e la madre Giuliana insegnante di lettere – con uno stile unico per niente classico mai accademica e non avendo nessuna voglia di uniformarsi, perché ha altro: l’incoscienza e l’aggressività da pirata, quel tocco coraggioso di tentare cose che le altre non tentano, di riuscire in cose che ad altre non riescono, proprio perché più interessata alla ricerca della velocità che alla tecnica, tanto da ricordare Samuel Bode Miller che vedendola scendere ha commentato: “è matta come me”; uno scarabocchio sulla neve.

di marco ciriello, il Mattino, 23 febbraio 2018 

 

la classifica femminile Vlhova 637, Gisin 498, Goggia 402, Shiffrin 385, Liensberger 380, Bassino 343, Brignone 339

 

Il gigante Pinturault

     È arrivata la seconda vittoria in due giorni in gigante per il francese Alexis Pinturault in Svizzera, Adelboden. Come in campo femminile, la classifica è guidata da chi venne beffato nel finale della stagione scorsa dalla cancellazione delle ultime gare per il covid in arrivo. Sia lui sia Vlhova hanno qualcosa in più in termini di fame e cattiveria

Sta meglio Tommy Ford, che ha tenuto tutti in ansia per una caduta spaventosa. Nel pomeriggio ha ripreso conoscenza e ha parlato con i medici. I problemi sono limitati a una gamba. De Aliprandini soddisfatto per il sesto posto. 

Oggi ancora gare, con il quarto slalom speciale della stagione. Alex Vinatzer parte con il numero #12 e il suo skiman Fabio Maxenti ha parlato con Race Ski Magazine di condizioni tecniche ideali per lui. Il muro di Adelboden è molto amato pure da Stefano Gross (#27 in partenza) e Manfred Moelgg (#20). Altri italiani al via: Simon Maurberger (#26), Giuliano Razzoli (#30), Federico Liberatore (#39), Tommaso Sala (#40), Riccardo Tonetti (#51), Tobias Kastlunger (#64). 

 

  Sono improvvisamente a rischio le gare del prossimo week-end a Wengen, dove è in corso un focolaio dopo l’arrivo di molti turisti britannici risultati positivi. Così riferiscono i media svizzeri. Il comitato organizzatore deciderà oggi se tenere regolarmente le gare, cancellarle o trasferirle altrove. La federazione internazionale non vuole correre il rischio di contagi, a meno di un mese dai Mondiali di Cortina (8 febbraio). Gli atleti potrebbero essere costretti a dormire a Grindelwald o Interlaken. A Wengen sono in programma due discese e uno slalom. 

In Italia invece il prossimo dpcm rinvierà ancora la riapertura degli impianti sciistici ipotizzata per il 18 gennaio. Anche la ripresa degli sport di contatto slitterà. Palestre e piscine rimarranno chiuse. In zona gialla si potrà fare attività sportiva da soli senza limiti, in zona arancione in spazi aperti ma all’interno dello stesso comune, in zona rossa solo nei pressi della propria abitazione.

 

la classifica maschile Pinturault 675, Kilde 560, Odermatt 501, Zubcic 453, Kristoffersen 371

 

    biathlon | Implacabile con il fucile, 20 su 20 ai quattro poligoni, orgogliosa sugli sci. Dopo una gara sbagliata venerdì nello sprint, Dorothea Wierer nell’inseguimento è partita dal 31esimo posto e ha chiuso al sesto, tra i boschi bianchi di Oberhof, alle spalle di un magnifico duello all’ultimo metro tra le norvegesi nient’affatto amiche Tiril Eckhoff e Marte Roeiseland. È davvero complicato riuscire a ipotizzare una rincorsa verso la terza sfera di cristallo, viste le altre, ma questi sono tutti segnali di forza in vista di Anterselva e Pokljuka, ha scritto Michele Brugnara per OA Sport

 

in tv oggi ore 10.20 e 13.30 Eurosport e Rai Sport: Slalom speciale maschile da Adelboden | 11.20 Eurosport 2 e Rai Sport: Super-G femminile da St.Anton | 11.25 Eurosport: Biathlon, staffetta mista da Oberhof | 14.30 Eurosport: Biathlon, staffetta mista singola | 15.30 Eurosport: Tour de ski, 10 km mass start maschile

 

 

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