Che cosa è successo intorno all’esame di Suárez in questi 10 giorni

Che cosa è successo intorno all’esame di Suárez in questi 10 giorni

 

  Avendo perso traccia di sviluppi sui tamponi della Lazio che pareva dovesse andare  in serie B quel giorno stesso e non sapendo più nulla dell’indagine della procura di Milano sulle modalità bizzarre dell’elezione in Lega calcio di Gaetano Micciché, non perdiamoci almeno gli sviluppi intorno all’esame di italiano di Luis Suárez

Riassunto, allora. Pochi giorni dopo la diffusione di ulteriori dettagli sulla prova truccata all’università di Perugia, per intenderci i giorni della cocummella, domenica 27 dicembre è intervenuto sul Foglio Ermes Antonucci definendo la storia come “la gogna dell’anno” per la fuoriuscita di notizie coperte da segreto, pubblicazione di intercettazioni, interviste a raffica di ufficiali di polizia giudiziaria, sputtanamento delle persone coinvolte (anche non indagate).

Nella sua ricostruzione, soprattutto, Antonucci sottolineava come il tenente colonnello della Guardia di finanza, Selvaggio Sarri, si fosse affrettato a dare interviste sui contenuti dell’indagine a numerose radio, a diversi siti e al quotidiano catalano La Vanguardia. Per Antonucci l’inchiesta della Procura di Perugia avevamanifestato in un colpo solo tutte le distorsioni del circo mediatico-giudiziario, con risvolti persino più paradossali del solito.

Al direttore del Foglio l’indomani ha scritto una replica Raffaele Cantone, capo della procura di Perugia dal giugno scorso, al rientro in magistratura dopo alcuni incarichi politici e governativi. Poco meno di una ventina d’anni fa Cantone ha fatto parte del pool che nel casertano indagava sul clan camorristico dei Casalesi. 

Cantone ha chiarito al Foglio che non c’è stata fuoriuscita di notizie coperte dal segreto, tutte le notizie vere apparse sui media erano contenute in atti (decreti di perquisizione e ordinanze cautelari e atti depositati a sostegno) pubblici, perché ritualmente depositati ai difensori in base all’art. 329 c.p.p. e quindi legittimamente pubblicabili” e che la stessa audizione di Suárez è divenuta di dominio pubblico perché svoltasi in videoconferenza e in un’aula di udienza, in presenza anche del suo difensore; sui contenuti di essa, però, le informazioni emerse sono il frutto di deduzioni, nemmeno corrette, di giornalisti, mai confermate da nessuno

Una cosa Cantone ha confermato: la disinvoltura di Selvaggio Sarri, senza citarlo, ma dicendo che ha parlato troppo e fuori luogo quando furono fatte le perquisizioni; lo ha fatto, però, a titolo personale, senza essere stato autorizzato da nessuno (e certamente non dalla procura), il giorno in cui, fra l’altro, lasciava il comando perugino per andare a ricoprire un incarico cui era stato trasferito da tempo; di quell’improvvido comportamento l’ufficiale, che non si è occupato più delle ulteriori investigazioni, risponderà evidentemente nelle sedi deputate.  Un chiarimento che ha lasciato spazio a interpretazioni non confermate sulla figura di Sarri, in relazione all’ipotesi di una fuga di notizie su cui la Procura di Perugia starebbe ulteriormente indagando. Cantone chiudeva domandando a proposito degli estranei coinvolti: Che cosa avrebbe dovuto fare la procura? forse, occultare prove indispensabili per la ricostruzione dei fatti, solo perché erano stati sentiti soggetti noti e pubblici? Qualunque “occultamento” di prove rischierebbe di rappresentare un ritorno ai riti dell’inquisizione medievale quando agli inquisiti non venivano rese note le fonti di prova e si accettava fideisticamente la tesi degli inquisitori. E ancora domandava Cantone il 28 dicembre: Questa indagine meritava di essere fatta o no? La mia risposta è senza tentennamenti: sì.

Antonucci ha controreplicato e si è detto non confortato di certo dal sapere che Sarri ha parlato senza autorizzazione. 

 

  Le conseguenze di questa indagine, con il trasferimento degli atti alla procura della federcalcio, meritano di uscire dal silenzio secondo Mario Sconcerti, che ne ha parlato il 2 gennaio nel suo podcast Un Cappuccino con Sconcerti per il sito Calciomercato, uno degli spazi di maggiore libertà giornalistica. Ha detto:  Il caso Suárez, di cui un giorno o l’altro il calcio dovrà pure rendere conto, è entrato nella lunga serie di controdeduzioni che la vita sempre accoglie nei problemi ideologici. C’è chi è molto offeso dall’importanza che gli viene data, chi cerca di capire chi abbia parlato per primo e chi dice che tanto Suárez non è mai stato un giocatore juventino, quindi di cosa si potrebbe mai accusare la Juve?

Credo che tutti abbiano ragione fino a prova contraria, ma esistono anche dei fatti ormai accertati come le intercettazioni telefoniche, le confessioni dei professori e forse perfino dello stesso Suárez. C’è stato un concorso pubblico addobbato. A chi serviva? Perché è stato addobbato? Davanti a confessioni non esiste un eccesso di accanimento mediatico, deve esistere una conseguenza, qualunque sia, anche il perdono. Ma non una lamentela sul fatto che altri ne parlino.

È normale succeda se sono coinvolti in fatti accertati la più grande squadra italiana, una università importante e uno dei giocatori più famosi al mondo. Perché dovrebbe esserci silenzio? Certo hanno avuto tutti sfortuna. Sono stati trovati ascoltando i telefoni per un’altra inchiesta. Ma lamentarsi del rumore è molto più inquietante che chiedere una vera spiegazione.

 

In tanti ovviamente gli hanno risposto e hanno commentato, alcuni in modo più garbato, altri meno. Così Sconcerti è tornato a parlarne per controbattere. Tanti suggerivano di ricordarsi del caso Recoba-Inter o del Covid in casa Lazio. Non vedo il nesso. Nel calcio sembra in uso un’abitudine: se una colpa è già stata commessa da altri, non è più una colpa. Non è così: due colpevoli non fanno eventualmente un innocente, fanno solo due colpe. 

Capisco poco anche l’innocenza a priori reclamata da molti tifosi juventini. È giusto dire che un dirigente non fa la società, che la Juventus è un ente diverso e superiore, come lo fu nel caso Moggi-Giraudo, ma proprio per questo è preferibile andare a un chiarimento reale. A chi è servito questo inganno e perché? A chi serviva prendersi un vantaggio in un modo così plateale? Credo siano queste le domande vere. E se proprio è necessario fare confronti, proverei a chiedermi da juventino cosa penserei se il caso Suárez fosse successo ad altri. Sono d’accordo invece con la domanda di un tifoso: chi ha pagato il biglietto aereo di Suárez? Qualcuno può aiutarci a rispondere?

 

  Non ha un esame di lingua da passare Suárez quando parla con il pallone. Stamattina Ladislao J. Moñino su El País racconta che otto dei nove gol segnati in questa Liga sono arrivati con un solo tocco al pallone. 

Scrive: La naturalezza di un marcatore è descritta dai suoi movimenti, a seconda della posizione della palla che il suo istinto ha memorizzato negli anni. Cinque gol di sinistro, due di destro e due di testa, per i quali gli sono serviti in tutto solo 13 tocchi. Per Simeone, Luis Suárez è il cannoniere che aspettava da quando Falcão trovò la sua gabbia d’oro a Monaco nell’estate del 2013 e da quando Diego Costa ha lasciato il club per la prima volta nel 2014 per andare al Chelsea. Da allora nessun attaccante ha riempito gli occhi dell’allenatore argentino: Mandzukic, Fernando Torres, Jackson Martínez, Gameiro, Vietto, Morata e Costa al suo ritorno, non hanno fatto la differenza che Suárez sta mostrando di poter fare in questo scorcio iniziale della stagione. Dopo quasi 200 milioni di euro investiti nella ricerca di un attaccante, l’Atlético e Simeone ne hanno trovato uno spendendone sei”.

 

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