Il ritorno della folla negli stadi d’Inghilterra

 

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Il ritorno della folla negli stadi d’Inghilterra

 

  L’Inghilterra ci prova. Fuori dal lockdown del governo di Boris Johnson, riapre le porte dei suoi stadi alla folla. Il paese è diviso come l’Italia in tre aree. La prima fascia che da noi sarebbe detta gialla è autorizzata a far entrare 4 mila persone negli impianti, nella seconda sono 2 mila, nella terza le porte resteranno ancora chiuse.

Sei partite oggi hanno la funzione di test pilota. Due si giocano in serie B: Luton Town-Norwich e Wycombe-Stoke. Sebbene potessero avere 2 mila persone, stasera ne avranno giudiziosamente la metà. Per verificare che tutto regga. In terza divisione c’è pubblico a Charlton-MK Dons e Shrewsbury-Accrington, in quarta divisione per Cambridge-Mansfield e Carlisle-Salford. Inoltre, sempre oggi, duemila persone saranno ammesse alle corse di ippica in Haydock Park, Kempton Park, Lingfield Park e Ludlow. Domani 2 mila persone per la partita di Europa League contro il Rapid Vienna dell’Arsenal, prima squadra di Premier a riavere il pubblico allo stadio. A gennaio si dovrebbe tenere il primo test più grande, per 10 mila spettatori, potrebbe tenersi a Twickenham, per esplorare la possibilità di avere una folla vera al Sei Nazioni da febbraio.

 

| cosa non si può fare  Allo stadio, dunque. Ma come? La Football League aveva chiesto al governo di sospendere il divieto che da 35 anni impedisce ai tifosi di bere alcolici sugli spalti. Lo nega lo Sporting Events Act introdotto dopo l’Heysel. In un documento chiamato Return of Fans che il Telegraph ha potuto visionare nei giorni scorsi, la Football League riteneva che la caduta del bando potesse offrire sia una maggiore flessibilità operativa sia l’occasione di aumentare le entrate nel giorno della partita. Consentire ai tifosi di bere alcolici ai loro posti veniva considerato più sicuro che vendergli bevande nelle aree dedicate, e poi assembrarli lì. 

La richiesta non è stata accolta. Si è lavorato a un compromesso. I tifosi potranno ordinare da bere senza prendere da mangiare, come avviene anche fuori dagli stadi nelle aree Tier 2 (seconda fascia), ma dovranno restare seduti in apposite aree ospitalità. I club potrebbero avere l’autorizzazione a proiettare le immagini della partita in queste zone, come avveniva prima del lockdown. I giornali inglesi stanno sottolineando quanto sia però difficile allestire spazi del genere in impianti piccoli e vecchi

Le linee guida suggeriscono di informare i tifosi che urlare e cantare aumenta il rischio di trasmissione del Covid. Viene chiesto loro di evitarlo negli eventi sportivi che si tengono non all’aperto. Le televisioni continueranno ad accompagnare le telecronache con il suono artificiale della folla. Sky UK e BT Sport hanno annunciato che useranno una miscela di suoni proveniente dallo stadio con altri registrati finché non ci saranno almeno 10 mila spettatori negli impianti. 

In vista della riapertura dello stadio per la partita con il Norwich, il Luton Town ha pubblicato sul suo sito un messaggio ai tifosi, invitando quelli interessati a compilare un documento online. La biglietteria contatterà i 1.000 nostri abbonati più longevi”. I tifosi che vivono nelle regioni con più restrizioni (Tier 3) non potranno comunque viaggiare e spostarsi nella fascia 2. Non vediamo l’ora di rivedervi all’interno dello stadio – ha scritto il Luton – e ringraziare ognuno di voi per la vostra pazienza

 

  Jason Burt sul Telegraph ha affrontato ieri un tema delicato e autentico: il disinteresse delle società di calcio verso i tifosi, ricordando una celebre dichiarazione dell’allenatore scozzese Jock Stein, per il quale senza i tifosi che pagano, il calcio non è niente. 

Per troppo tempo il calcio ha dato per scontato i suoi tifosi e s’è dimenticato di quanto a volte siano stati sfruttati. Le aziende dimenticano che prima di tutto il calcio è fatto di club e un club è un’associazione: un gruppo di persone organizzato per uno scopo comune. Questo è godersi lo sport, non essere un’entità finanziaria. Pep Guardiola ha ragione quando dice dopo la vittoria del Manchester City sul Burnley, nel fine settimana, che senza i tifosi presenti i calciatori perdono la gioia di giocare. Il calcio è stato senz’anima perché la sua anima allo stadio non c’era. Nove mesi senza tifosi lo hanno confermato. Non che ci fossero dubbi sulla loro importanza. È più di un semplice teatro senza pubblico, perché nello sport il pubblico partecipa all’evento in misura superiore. Può influenzare il gioco. Il suo stato d’animo diventa parte della storia, nel bene e nel male. C’è qualcosa di triste in uno stadio di calcio vuoto. Sembra morto e insignificante, anche la prospettiva di un piccolo numero di tifosi è eccitante, perché c’è una vera speranza che le presenze possano aumentare rapidamente, con alcuni club della Premier che pianificano di avere una capacità del 50% in un futuro non troppo lontano. 

Gli stadi dovrebbero tornare pieni quando sarà lanciato un vaccino… e poi cosa? All’inizio del primo lockdown si parlava di un “reset” all’interno del calcio, un’opportunità di cambiamento, di riscrittura del gioco e del suo modello economico, ma anche chi tra noi ne ha scritto con entusiasmo non l’ha fatto davvero credendo che ci sarebbe stata questa volontà. 

Se c’è qualcosa a cui il calcio inglese, e soprattutto il Premier League, dovrebbe aspirare, è a fare di questo campionato non solo il più ricco del mondo, ma anche il torneo più a misura d’uomo. Un punto di partenza sono i prezzi dei biglietti. Come parte di una ricerca per il suo Master in Business Administration presso l’Alliance Manchester Business School, Vincent Kompany ha concluso che esiste una linea morale da tracciare per garantire ai tifosi della working class di assistere alle partite. La struttura dei prezzi è corretta? I club stanno facendo abbastanza per i tifosi? Non sarà che stanno sfruttando la loro fedeltà anziché premiarla? Perché i club non possono avere un tifoso accanto ai dirigenti quando si tratta di prendere decisioni che li riguardano? La pianificazione delle partite, i prezzi dei biglietti, il trasporto. È tempo di festeggiare. I tifosi sono tornati, si spera per sempre. Ma i club dovrebbero apprezzarli un po’ di più

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