TOUR DE FRANCE | L’OCEANO
Gli arzilli vecchietti di fronte al grande mare
di JACQUES SEDENTEUR
Non è possibile voltare le spalle all’Oceano. L’Oceano è mia madre. Lo adoro in ogni sua goccia, non amo le navi che lo attraversano. Siamo tutti una tazza d’acqua d’oceano, mi chiedo quanto sarebbe profondo se non vi fossero le spugne. Eppure, finanche sotto una tale meraviglia, si guerreggia, i pesci, i poveri pesci combattono per la sopravvivenza e gli uni con gli altri si mangiano, mentre noi danziamo inconsapevoli del loro dramma nella nostra crociera che chiamiamo vita. Novecento – dico il Novecento di Baricco – sull’Oceano suonava perché il mare gli faceva paura, perché la gente non sentisse passare il tempo, e si dimenticasse dov’era, e pure chi fosse. Suonava per farla ballare, la gente, perché se balli – mi pare che dicesse – non puoi morire, e ti senti Dio.
La tappa dinanzi a tanta meraviglia è stata chiusa come un’ostrica, non per niente siamo passati da Marennes. Geraldine s’è fermata a far benzina a Rochefort, dove qualche anno fa dovettero intervenire i giudici per una vicenda che riguardava un gallo, mi pare si chiamasse Maurice. Diventò una faccenda nazionale, come spesso succede a noi francesi con i galli. Una coppia di pensionati sull’isola Saint-Pierre d’Oléron pretendeva di mettere a tacere il beccacciuto della vicina. I vicini avevano reagito. Si erano presi la briga di raccogliere 140 mila firme durante l’estate e avevano prodotto magliette con lo slogan “Let me sing”, lasciatemi cantare. Come Toto Cutugno. La scritta era in inglese, così la finite con i vostri stereotipi.
Il tribunale nominò un perito. Per tre giorni il poverino si alzò di notte, misurava il volume del canto. Il verdetto fu chiaro: il volatile non fa altro che il suo mestiere noto fin dall’antichità. Si sveglia all’alba. Tra le 6 e 30 e le 7 del mattino, e non alle 4 di notte, come sostenevano i vicini. Il perito scrisse che il volume era “scarsamente percepibile” a finestre chiuse e Maurice continuò a cantare.
Sono terribili i vecchietti dei paraggi. La polizia a Charente-Maritime tempo fa è entrata in casa di una donna anziana e le ha sequestrato ventisette piantine di cannabis coltivate dentro casa. Sanno come si indaga qui. Del resto lungo la strada, a La Rochelle c’è un quai Simenon: fra il 1931 e il 1934 si era rifugiato sull’Atlantico per sfuggire a una Joséphine Baker troppo esigente.
Risposta della vecchietta: «Serviva per arrotondare la pensione». Aveva solo cavalcato il mercato dei cannabicoltori fai-da-te che sta esplodendo. La signora avrebbe anche potuto invocare la passione per Baudelaire e i paradisi artificiali. Pensavo perciò che sarebbe stata la tappa adatta per un colpo di coda del più anziano del gruppo, Alejandro Valverde, ormai di anni 40. Ne aveva soltanto 26 Pierre Beuffeuil, il corridore di questa regione, quando vinse una tappa al Tour nel 1960. C’era il generale Charles De Gaulle sul percorso, a Colombey-les-Deux-Églises, e lui non seguì le istruzioni della direzione della corsa. Non si fermò per salutarlo. Spiegò che non aveva capito ma che il generale lui lo aveva sempre votato.
in tv oggi ore 13.20 Eurosport: Tour de France | 16.15 Rai2: Tirreno-Adriatico | 17.15