Quaranta frammenti di Borg-McEnroe

L’attesa e l’ingresso in campo. La sala dell’All England Club riservata ai giocatori è arredata con un divano e qualche sedia. Sul divano quel giorno ci sono adagiate alcune coperte, destinate al palco reale. Björn vive gli ultimi minuti prima dell’ingresso in campo in tutta tranquillità e in silenzio, contrariamente all’anno prima, quando ha rotto il ghiaccio chiacchierando a lungo con Roscoe Tanner. Quando i due finalisti dell’edizione 1980 del singolare maschile di Wimbledon vanno in campo, John McEnroe cammina davanti. 

 

Pronti via. La prima palla giocata nella partita più bella della storia del tennis è un errore. Una prima di servizio sbagliata da John McEnroe. Si ferma sul nastro e ricade nella sua metà dal campo. 

 

I genitori di John. Erano abituati a raggiungere il figlio nella seconda settimana del torneo, ma in questo 1980, dopo due anni di assenza, si muovono da New York sin dall’inizio. Papà John Patrick in tribuna porta un cappello di stoffa bianco in testa. Mamma Katherine come sempre succhia caramelle, convinta che a suo figlio la cosa porti fortuna.

 

I tic. Nel solo arco di tempo occupato dal primo punto della partita, Björn Borg si soffia due volte sul palmo della mano e John McEnroe sbuffa dopo il 15-0. Sono i gesti che ripeteranno più spesso per tutto il pomeriggio.

 

Riti ai cambi di campo. I due giocatori hanno a disposizione un frigo bianco che fa pubblicità alla Coca-Cola. Accanto ci sono appoggiate tre bottiglie di vetro che contengono intrugli colorati. I bicchieri di carta a loro disposizione sono bianchi con decorazioni celesti. John è mancino, ma quando beve tiene il bicchiere con la destra. Quando allaccia le scarpe, prima la sinistra, e poi la destra. Borg asciuga il manico della racchetta. La sua sedia dà sul campo, l’altra è rivolta verso il pubblico, ma di profilo.

I newyorkesi amano vederti sputare l’anima

Tu sputa l’anima a Wimbledon e ti fanno fermare a pulire

Jimmy Connors

 

  Le racchette. Borg gioca con la Donnay Pro in legno. Dieci anni fa uno dei modelli è stato messo all’asta con custodia. L’offerta di partenza fu di 2 mila dollari. John è nell’ultimo anno in cui utilizza una Wilson “Jack Kramer Pro Staff”. Già nella rivincita del 1981 utilizzerà la Dunlop Maxply Fort con le sottili fascette rosse sulla parte finale dell’impugnatura. 

 

La maglieria italiana. Lo svedese veste Fila, colletto blu notte, sottilissime righe scure lungo tutto il busto e sulle spalle, intonate al disegno della fascia tra i capelli. Un modello molto simile alle magliette indossate negli anni precedenti. L’americano veste Tacchini, lo stesso sponsor di Connors e Nastase, i due tennisti che hanno perso tre delle ultime quattro finali contro Borg. La polo ha delle strisce verticali rosse e blu. 

 

La serie di Borg. Quando entra in campo per la finale, lo svedese è titolare di una serie di 34 partite vinte consecutivamente sull’erba di Wimbledon. Diventeranno 35 per il quinto titolo. L’ultimo a vincere cinque volte di fila il torneo londinese era stato Lawrence Doherty fra il 1902 e il 1906. 

 

Le fidanzate sono due tenniste. Quella di Borg porta quel pomeriggio un abito magenta. È Mariana Simionescu, rumena, arrivata a Wimbledon agli ottavi nel 77: prima e dopo mai vinta una partita sull’erba. Nel 1980 non si è iscritta. Prima del torneo, Mariana e Borg hanno giocato un doppio misto per beneficenza a Battersea Park contro Chris Evert e John Lloyd. Hanno perso in due set.

La fidanzata di John si chiama Stacy Margolin, 21 anni compiuti tre mesi prima. Il suo torneo è finito al secondo turno contro Dianne Fromholtz, testa di serie numero otto. Con lei due anni prima John aveva giocato il doppio misto a Wimbledon: fuori al secondo turno.

 

10  Le fragole. Una porzione di cinque o sei pezzi costa nel 1980 una sterlina e settantacinque cents. Gli ambulanti all’esterno dei Doherty Gates le vendono a settanta cents. Durante le due settimane del torneo, se ne consumarono circa centotrenta quintali.

 

11  La tecnologia. Nell’edizione del 1980 per la prima volta Wimbledon dota i giudici di sedia di una scatoletta nera. Una spia rossa si accende ogni volta che un servizio è sbagliato. Si chiama Magic Eye, l’occhio magico. Lo hanno inventato due appassionati di tennis maltesi. Lui, William Carlton, è un ingegnere in pensione che aveva brevettato casse da imballaggio di plastica per birre e racchette da badminton ultraleggere. Lei, Margaret Parnis-England, è la moglie di un industriale. Il progetto iniziale è una specie di periscopio che avrebbe dovuto offrire ai giudici di linea una visuale all’altezza del campo. Durante la sperimentazione la figlia di Carlton inciampa nel prototipo, sposta il meccanismo, lo ribalta e succede che l’occhio colga non più le palle buone ma quelle sbagliate. L’ingegnere, folgorato dalla rivelazione involontaria, molla allora la costruzione del periscopio e si mette a studiare come funziona il suo antifurto in casa. Brevetta così una scatola che emette dei raggi, fino a 40 centimetri oltre la linea di battuta. Se la palla colpisce terra entro quest’area, il giudice di linea sente un bip e una spia rossa si accende sulla scatoletta dell’arbitro. Nei primi giorni del torneo gli arbitri hanno paura di prendere la scossa. 

 

12  I raccattapalle. Per la prima volta nella storia, l’edizione del 1980 prevede l’utilizzo contemporaneo di ragazzi e ragazze sullo stesso campo durante la stessa rotazione. Le ragazzine erano state ammesse a Wimbledon solo tre anni prima. Rimane in vigore per loro il divieto di essere sul campo Centrale. 

 

13  Il corso di addestramento. Inizia cinque mesi prima del torneo. Tra la fine del mese di febbraio e la fine del mese di marzo si tiene nelle palestre di tre scuole della zona. Dopo la selezione iniziale i candidati scendono a circa trecento, gli ultimi cinquanta vengono esclusi a ridosso del torneo.

 

14  I preferiti dai giocatori. Come nella maggior parte dei casi, i raccattapalle preferiti quel giorno da Borg e McEnroe sono quelli sistemati a sinistra. Perché finiscono più di frequente nel campo visivo che occupa lo spazio preminente: a sinistra si serve il punto decisivo quando il game sta andando ai vantaggi. 

 

  15  Le palline. Sono ancora bianche nel 1980 ma la recente televisizzazione del tennis sta per disporre la loro colorazione. La palla bianca da casa non si vede bene. Già nel 1977 la Slazenger ne aveva prodotte di verdi, ma alla fine si era deciso di non usarle. Nelle due settimane del torneo ne vengono consumate 53 mila. Prima di essere usate sono conservate in frigorifero. 

 

16  I prati. Nel 1980 il capo dei giardinieri si chiama Jack Yardley, 61 anni, ex braccio destro del celeberrimo Robert Twyman, finito nel libro Tennis di John McPhee. È lui in persona a passare il rullo sui prati e tracciare le righe. Nelle buche infila un impasto di erba sminuzzata e di terriccio del Surrey. Il giorno che precede l’apertura del torneo, il prato è testato con un doppio. Il giorno dopo la fine, il presidente del circolo gioca ancora un game con tre amici sul Centrale e chiude tutto fino alla nuova semina, che avviene intorno al 15 settembre. Il momento migliore per i campi di Wimbledon è al tramonto del terzo giorno, dicono. 

 

17  L’impugnatura. John McEnroe gioca senza mai cambiarla. Dritto, rovescio, servizio o volée, l’americano adopera sempre la stessa presa. Prima di lui aveva questa abitudine l’australiano Rod Laver.

 

18  I biglietti. Nell’edizione 1980 i tagliandi per vedere la finale vengono venduti al mercato nero al prezzo di 150 sterline.

 

  19  Il meteo. Il giugno del 1980 è stato secondo la BBC il più piovoso nei precedenti 101 anni in Inghilterra e Galles. Gli organizzatori temono a lungo il cosiddetto “incubo del ‘22”, in sostanza il timore di non poter far giocare la finale nel primo sabato di luglio, come da tradizione dell’epoca. Nel primo giorno del torneo 1980 si sono concluse 22 partite su 76 e nel secondo appena 18. Mettendo in fila tutte le interruzioni, la partita tra l’australiano Edmondson e il polacco Fibak è durata 26 ore e 8 minuti.

 

20  I riti di Borg. Arriva a Londra con un filo di barba e smette di radersi. I capelli glieli taglia Mariana ogni tre giorni. Alloggia da cinque anni sempre nelle stessa suite 545 all’Holiday Inn Swiss Cottage, in Finchley Road. Alle dieci meno un quarto del mattino si allena al Cumberland Lawn Tennis Club, di Alvanley Gardens, a 800 metri di distanza dall’hotel. Al pomeriggio fa sempre la stessa merenda: chiede del formaggio Cheddar, del tè e dei biscotti. 

 

21  Come festeggia Borg. Se poi la finale va come deve, si inginocchia sul prato verde e in serata passa a ringraziare i suoi amici londinesi al circolo, prima di infilarsi in due dei club più alla moda, Annabel’s e Tramp.

 

22  Gli avversari di Borg. Lungo il suo cammino nel 1980 non c’è stato prima di McEnroe nessun giocatore di serve and volley e neppure un mancino. Avrebbe potuto infastidirlo forse Yannick Noah, ma il francese si è ritirato qualche giorno prima del via per un dolore a un polso. Alla radio Ray Moore fa lo spiritoso. Dice che è facilissimo battere Borg: basta andare sempre a rete e giocare il punto della vita.

 

  23  Che cosa scrisse Gianni Clerici

“Sono stato tre ore e cinquantatre minuti senza fare la pipì. Non solo per questo, la finale mi è parsa indimenticabile”.

Il Giorno, 6 luglio 1980

 

24  Il matrimonio. Allo stato attuale delle cose, i suoi avversari possono sperare soltanto nella legge dei grandi numeri (prima o poi deve perdere) oppure… nell’amore. Il 24 luglio infatti Borg sposerà la collega rumena Mariana Simionescu. Quattro anni fa, quando conobbe Mariana, lo svedese ebbe un calo di rendimento: proprio perché tanto robot non è, anche se vince sempre.

di daniele parolini, Corriere della sera, 6 luglio 1980

 

25  La celebrazione 20 anni dopo. Mancavano la regina Elisabetta (in Scozia) e il principe Carlo (impegnato in una gara di polo). Ma il parterre degli invitati a Buckingham Palace per la partita-esibizione fra Bjorn Borg e John McEnroe era comunque di primissimo piano: presenti il principe Andrea e Sarah Ferguson con figli, Nick Faldo (campione di golf), Claudia Schiffer, Liz Hurley e il pilota Damon Hill. A 20 anni dalle due finali di Wimbledon, McEnroe ha battuto l’ antico rivale per 6-3 7-6 (5).

da la Gazzetta dello sport, 3 luglio 2000

 

26  Spettatori celebri. Andy Warhol si alza prima del solito per guardarla in televisione. Nelson Mandela, in prigione, ottiene dalle guardie di Robben Island una radio per seguire il match. A Västervik, in Svezia, durante la partita del campionato europeo juniores tra Svezia e Germania Ovest, gli incontri del sabato pomeriggio vengono sospesi: guardano insieme la partita alla tv il quattordicenne Stefan Edberg e il dodicenne Boris Becker.

 

27  Il miglior momento di Mac. Per un’ora, la partita è nelle mani di McEnroe, che domina 6-1 il primo set e sul 4-4 nel secondo ha tre palle break. Nei suoi turni di battuta l’americano vince 14 dei primi 41 punti con degli ace o dei servizi vincenti.

 

28  Il miglior momento di Borg. Dopo un passaggio a vuoto che dura due punti in avvio di quinto set, immediatamente dopo il tie-break perduto nel quarto, lo svedese infila 19 punti consecutivi sul suo servizio e non ne perderà più uno fino al decimo game.

 

  29  I servizi. Borg piazza in tutta la partita 8 ace e soffre 8 doppi falli. McEnroe ha 11 ace e i doppi falli saranno tre. Uno dei suoi 11 ace arriva con una seconda di servizio. 

 

30  I colpi vincenti. Borg ne mette a segno 53: 16 di diritto, 15 di rovescio, 18 con una volée (12 di diritto e 6 di rovescio), 4 schiacciate.

McEnroe chiude la partita con un vincente in più, sono 54 così divisi: 5 di diritto, 17 di rovescio, 29 volée (15 di diritto, 14 di rovescio) e 3 schiacciate.

 

31  La risposta di Borg. Sedici dei 53 colpi vincenti di Borg sono risposte al servizio. Sette sono di diritto e nove di rovescio. Quattordici di queste sedici risposte vincenti sono dei passanti perché McEnroe viene sempre avanti. 

 

  32  Le volée di Borg. L’alto numero di volée vincenti di Borg (18, delle quali 12 di diritto – contro le 29 di John, delle quali 15 di diritto) si spiegano con l’allenamento ossessivo cui si sottopone nei campi al chiuso durante i giorni di pioggia per sorprendere tatticamente McEnroe.

 

  33  La canzone che era in testa alla Hit. Al primo posto della classifica Billboard nel Regno Unito, nel giorno della finale c’è Crying, una cover di Don McLean del pezzo scritto negli anni 60 da Roy Orbison per il suo terzo album. 

 

34  Gli spettatori. Alla finale del torneo assistono 18.466 persone. Il totale dei 12 giorni di gara è di 333.665. Nonostante la pioggia. 

 

  35  I premi. A Bjorn Borg va un premio di 20 mila sterline (all’epoca equivalenti a poco meno di quaranta milioni di lire), la metà a McEnroe. Tra gli eliminati nei turni precedenti: cinquemila sterline a Connors e Gottfried, 850 a Panatta sconfitto al terzo turno e 500 a Barazzutti, battuto al secondo. A Evonne Goolagong, che è la prima mamma ad aggiudicarsi il titolo femminile, va un premio di 18 mila sterline, 8750 sterline a Chris Evert.

 

36  Che altro succedeva nello sport quel giorno. A qualche giorno dalle Olimpiadi di Mosca, il lunghista della Germania orientale Lutz Dombrowski eguaglia il record europeo di Nenad Stekic saltando 8 metri e 45 centimetri. Al meeting dell’Amicizia di Pisa ci sono due primati italiani: Gabriella Dorio si migliora di tre secondi e corre gli 800 metri piani in 1’57”66, prima donna italiana sotto i 2’. Di Giorgio salta 2,29 in alto. Riaperte le frontiere della Serie A di calcio, l’Unità scrive che la Roma sta chiudendo per Zico e la Juventus per Maradona. Ma il governo italiano potrebbe bloccare i trasferimenti extra CEE. 

 

  37  Controtendenza. Ci sono stati due tornei di Wimbledon quest’anno, molto diversi uno dall’altro. Il primo è durato un paio di settimane ed è consistito in una serie di partite paludate, intervallate da scrosci di pioggia e con la caratteristica comune di pessimi rimbalzi. In questo primo torneo, le partite degli uomini sono state scontate e prevedibili, la grazia e la tensione sono venute solo dal torneo femminile. E poi c’è stato un secondo Wimbledon, sabato scorso, durato tre ore e cinquantatre minuti, diventato uno degli eventi più straordinari nella storia dello sport.

di frank deford, Sports Illustrated, 14 luglio 1980

 

38  «Ovunque siate, tenete gli occhi ben aperti! Forse non assisterete mai più a una cosa del genere».

dalla telecronaca di bud collins, NBC

 

39  Chi ha perso. Bud Collins ha detto in tv che non ci sono perdenti in questa partita. Sbagliato. Ce ne sono a milioni, di perdenti. Sono tutti quegli appassionati di tennis in tutto il mondo che hanno perso l’opportunità di vedere la partita, una partita di tennis storica, liberata dalle chiacchiere e dalla costante intrusione di una personalità egocentrica come Collins, che non capirà mai che è il gioco il cuore della storia.

da Washington Post, 12 luglio 1980

 

  40  L’ultimo colpo. La partita è finita alle 6 e 11 minuti, ora di Londra. L’ultimo scambio è durato quattro tocchi e si è concluso con un passante di rovescio. 

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