ripartire: se e come
Cosa cambia dopo la riunione delle federazioni con l’UEFA
Le Coppe in estate – L’UEFA ha messo a punto ieri con le 55 federazioni una bozza di piano per andare avanti in qualche modo. Alessandro Bocci e Monica Colombo scrivono su Corriere della sera: “La Uefa si è avventurata in due ipotesi. La prima, ottimistica, con partenza tra fine maggio e inizio giugno, prevede di portare avanti quasi parallelamente i tornei domestici e le Coppe, che finirebbero tra la fine di luglio e i primi giorni di agosto. Difficile che sia così perché il contagio in Europa ha tempi di diffusione diversi. L’ipotesi, definita pessimistica, è tornare a giocare in estate, alla fine di giugno, con le coppe sin oltre la metà di agosto. Di conseguenza la stagione 2021 partirebbe a metà settembre”. Le norme sul fair play finanziario sono congelate. Nessun obbligo di bilancio in ordine per la prossima stagione.
I riflessi sulla Serie A – La proroga delle misure di sicurezza fino al 13 aprile vieta per legge gli allenamenti fino a quella data. Poi bisognerà verificare lo stato di diffusione del virus, la salute dei calciatori, contagiati e non, disporre un periodo di allenamento. L’ipotesi attuale è che non si possa immaginare di ricominciare – dice il presidente federale Gravina – “dal 20 di maggio o i primi di giugno, per finire a luglio. Si parla addirittura di agosto e settembre, io ho precisato che mi dispiacerebbe correre il rischio di compromettere un’altra stagione per salvare questa”. In caso contrario ci sarebbe da definire i verdetti. Gravina ha detto che la Juventus non accetterebbe il titolo a tavolino se non si potesse ricominciare. Per avere una classifica da comunicare all’UEFA – questo è lo scenario sui media stamattina – potrebbero essere assegnati tre punti alle 8 squadre che hanno una gara in meno: Inter, Sampdoria, Toro, Parma, Atalanta, Sassuolo, Cagliari e Verona. In questo modo Juve, Lazio, Inter e Atalanta finirebbero in Champions, Roma e Napoli in Europa League, Verona ai preliminari per differenza gol. In serie B retrocederebbero Brescia e Spal. Benevento e Crotone promosse.
| l’editoriale Il pallone lo portiamo noi – Guardiamo oltre la vetrata appannata dalla paura e ci auguriamo che i calciatori tornino in campo; che gli arbitri ricomincino a fischiare; che il Var li induca a correggere eventualmente l’errore; che gli appassionati non dimentichino quello che stanno passando; che qualche presidente non eserciti pressioni sul Governo (io mi fido di Spadafora) per spingerlo a decretare la fine dei giochi e costringere – che so – le pay a pagare per ciò che non possono mostrare (e che qualcuno della Lega di A non proibisca agli stessi presidenti di avere contatti diretti con i broadcaster). Vogliamo tornare alla vita che lasciammo l’8 marzo. Non abbiamo paura di retrocedere, né di fallire sportivamente. Retrocessione e fallimento sono parenti stretti di chi insegue scorciatoie sfuggendo alle proprie responsabilità.. … L’Uefa – la nostra Europa che speriamo sia migliore dell’altra, quella che ha distrutto la Grecia e non ha ancora accettato l’Albania -, ha deciso che le coppe si giocheranno. Quando si tratta di aggrapparsi a una speranza, noi del calcio non abbiamo rivali. Tranquilli: il pallone lo portiamo noi. | Ivan Zazzaroni, Corriere dello sport-Stadio
La contrarietà dell’Ajax – Stupore. La parola è questa. Il direttore tecnico dell’Ajax Marc Overmars ha reagito con irritazione all’annuncio della federcalcio olandese che il campionato va avanti. Ha detto a De Telegraaf: «Avevo sperato che potessimo prendere una decisione indipendente, ma ora si nascondono dietro la UEFA. Faccio molta difficoltà a capire. Noi nei Paesi Bassi non dipendiamo dalle entrate dei diritti tv come in Spagna, Inghilterra, Italia e Germania. Penso che siano stati messi sotto pressione dalla UEFA perché si continui a giocare a qualunque costo. A me la Lega calcio e l’UEFA sembrano come il presidente Donald Trump una settimana fa, quando pensava che l’economia fosse più importante del coronavirus. Ci sono più di 100 persone che in Olanda muoiono ogni giorno nei Paesi Bassi. Perché dovremmo occuparci di soldi in questo momento? La vita è più importante».
Finire entro giugno o salta tutto – La proposta della Virtus Bologna di terminare il campionato di Serie A tra luglio e settembre non è passata in Lega Basket. L’intenzione dei 17 club è chiudere la stagione entro il 30 giugno, se sarà possibile. Quasi certo che no. Scrive Paolo Bartezzaghi su la Gazzetta dello sport che “la maggior parte degli stranieri sono tornati nei loro Paesi di origine e un rientro in Italia non sarebbe scontato, oltre a prevedere una quarantena. Giocare le partite davanti a un pubblico non sarà sicuramente tra le prime possibilità nell’ambito di una ripresa delle attività che si prevede graduale. E senza pubblico la ripresa del campionato servirebbe al basket solo per arrivare a dei verdetti, non per riprendere a pompare denaro nelle già asfittiche casse societarie”. La strategia del no è spiegata da Andrea Barocci su Corriere dello sport-Stadio: “La Lega, come abbiamo spiegato nei giorni scorsi, vuole che sia il Governo a dichiarare la stagione conclusa, per evitare di andare al tavolo delle trattative con sponsor e Tv in posizione ancora più debole, dovendo concordare i tagli ai compensi già pattuiti”.
| la pallavolo Gino Sirci, presidente di Perugia ➣ La Superlega riprende o no? La Champions si disputerà? E se sì, quando? I giocatori hanno diritto a essere pagati anche se non possono allenarsi e scendere in campo?
«Sul campionato dico una cosa. Aspettiamo, aspettiamo di capire meglio l’evolversi dell’emergenza sanitaria. Se il quadro dovesse migliorare e, mettiamo a maggio ci sia la possibilità di tornare in palestra per gli allenamenti, con tutte le precauzioni del caso, io sono favorevole a continuare la stagione, anche perché i rinvii di Vnl e Olimpiadi permettono un calendario più lungo. Mancano poche giornate al termine della regular season, poi in base ai piazzamenti si possono fare i play off, magari in formato ridotto. O con meno squadre, o con partite più snelle, ad esempio senza dover arrivare a gara 5. Quindi, ora tutti a casa, ma aspettiamo a buttare via un’intera stagione. In questo momento mi sembra prematuro. Per salvare la pallavolo italiana serviranno aiuti concreti da parte di Fipav, Coni o Stato. Altrimenti il prossimo campionato lo giocano cinque o sei squadre. Ora gli sponsor guardano alle loro aziende che sono in difficoltà e, se dovessero venire a mancare risorse del genere, se non interviene qualcuno, la vedo molto dura». | Intervista di Luca Mercadini, Corriere dell’Umbria