Le due vite divergenti del calcio a Roma 

La città e il pallone

 

  Sondaggi. L’indagine dell’Istituto Piepoli pubblicata dal Corriere della Sera non lascia dubbi: i romani non sono contenti di Roma. Per il 65% si vive «male o molto male», per il 64% «è peggiorata» e il 72% bocciano la sindaca Virginia Raggi, con rifiuti, traffico, trasporti pubblici e condizione delle strade come prime emergenze. In mezzo a tale sfacelo, il calcio Capitale sembra un paradiso. | Luca Valdiserri, Corriere della sera

 

Il metodo di Fonseca. Nessun mugugno da Trigoria sul metodo Fonseca: idee chiare e non dogmatiche, allenamenti col pallone graditi ai giocatori, disponibilità al dialogo, toni cortesi ma fermi. Così ha convinto Dzeko a restare, ma anche rimodellato la squadra di concerto con i senatori. | Matteo De Santis, la Stampa

 

E il metodo Pallotta. La Roma non ha guadagnato nulla dalla gestione Pallotta: ha visto brillare allenatori bravi e giocatori, come le luci del Luna Park. Sono durati poco, effimeri. E non abbiamo vinto nulla di nulla che, per una società, è un danno. Inoltre abbiamo registrato ferite profonde, le più gravi si chiamano Totti e De Rossi, e abbiamo sopportato sulla scena personaggi inutili o indigeribili. Pallotta è un finanziere, specializzato in hedge fund, una volta si sarebbe detto speculatore. Ha fatto il suo mestiere: compro un asset indebitato, rimetto in piedi, rivendo e guadagno. Fessi noi a credere altro. | Paolo Liguori, il Messaggero

 

Super Simone. La Lazio, che contro il Brescia inaugura la ripartenza del campionato dopo le feste, prova a cambiare il copione. A -6 dalla capolista Inter e con una partita da recuperare – con l’Hellas il 5 febbraio – Inzaghi vuole agguantare virtualmente la vetta per sognare ancora a vent’ anni dall’ultimo scudetto. Con Leiva e Luis Alberto squalificati, dovrebbe toccare agli eroi di Riad: Parolo e l’acciaccato Cataldi. La buona notizia è il recupero di Immobile in coppia con Caicedo. «Scudetto? Dobbiamo essere consapevoli della nostra forza, ma al tempo stesso umili», chiede l’allenatore biancoceleste, a caccia della nona vittoria di fila per eguagliare Eriksson nell’annata 1998/99. | Francesco Perugini, Libero

 

Non è in grado di gestire la modernità. Virginia Raggi ci ha messo del suo, ma questa è la storia di una città usata come un portacenere ben prima di lei. Roma sembra insomma non essere in grado di digerire la modernità, di crescere insieme con essa, come tante altre metropoli; produce piuttosto, sul suo splendido corpo, brutte escrescenze nelle quali la vita degli abitanti inevitabilmente si incista e si degrada. | Antonio Polito, Corriere della sera

 

Roma e il mondo ultrà. Nessun software italiano sa decrittare i tre telefoni di Diabolik. «È evidente che Diabolik sapesse con chi doveva incontrarsi e che non era lì per caso — spiega l’avvocato Marcello Petrelli — Se non avesse blindato i suoi tre cellulari tanto da renderli impenetrabili, a quest’ora anche gli inquirenti saprebbero quel nome». Il capo degli Irriducibili conosceva il suo killer. E, al momento, c’è soltanto un altro uomo in grado di arrivare a quel nome: Alessandro Telich, un informatico che procurava per Piscitelli e per la banda criminale che guidava, cellulari che non potevano essere intercettati dalla polizia. Telich, che aveva una ditta specializzata in informatica, è riuscito a installare sui tre cellulari in uso a Piscitelli un sistema avanzatissimo per criptarli che nessun software italiano, a oggi, è in grado di decifrare. Tanto che la squadra mobile ha inviato i cellulari della vittima in America. Telich però è stato arrestato un mese fa e ora è in carcere: potrebbe collaborare e sbloccare quei cellulari (se non ha già provveduto a cancellarne i dati) oppure anche essere accusato di concorso in omicidio. | Federica Angeli, la Repubblica

 

Sinisa Mihajlovic e il rumore dei camion dell’immondizia

C’è qualcosa che ti infastidisce più di prima?

«La slealtà, le bugie, la mediocrità delle persone. Ma lo pensavo anche prima. Ci sono cose nuove che non sopporto, ma in un altro senso. Quando accendo la tv e ci sono pubblicità o programmi che vedevo in ospedale: mi tornano in mente quei momenti e cambio subito canale. Oppure certi suoni. Quando passano i camion per ritirare l’immondizia c’è quel beep per caricare i bidoni che è uguale a quello che in ospedale avvertiva la fine delle cure in vena. A Roma sono fortunato, si fa per dire, perché quel beep lo sento poche volte. Anche sotto a casa mia l’immondizia non la ritirano sempre, decine di sacchetti fuori dai cassonetti, una vergogna. Assurdo vedere la città ridotta così». | Intervista di Andrea Di Caro, Sportweek

 

~ lo Slalom ~

 

Giornata 18  Oggi: Brescia-Lazio, Spal-Verona, Genoa-Sassuolo, Roma-Torino. Domani: Bologna-Fiorentina, Milan-Sampdoria, Juventus-Cagliari, Atalanta-Parma, Lecce-Udinese, Napoli-Inter  la classifica Inter e Juventus 42, Lazio 36, Roma 35, Atalanta 31, Cagliari 29, Parma 25, Napoli 24, Bologna 22, Torino e Milan 21, Sassuolo e Verona 19, Udinese 18, Fiorentina 17, Lecce e Sampdoria 15, Brescia 14, Spal 12, Genoa 11

 

Il debutto di Davide Nicola sulla panchina del Genoa. Quando salvò il Crotone risalì l’Italia in bicicletta fino a Torino, da Sud a Nord, per celebrare l’ impresa. «Se ci riuscirò con il Genoa ho in mente un sacco di cose ma non è il momento di parlarne, ora bisogna lavorare», confida Davide Nicola. | Andrea Schiappapietra, Il Secolo XIX

 

Sciopero del tifo. Sarà un esordio nel silenzio quello di Davide Nicola. Nella partita forse più importante della stagione, quella che dovrebbe dare il via alla rimonta salvezza, per tutto il primo tempo la Gradinata Nord rimarrà silenziosa. Una decisione che arriva non per protesta nei confronti della squadra o della società, ma per rispondere ai 5 Daspo comminati ad altrettanti tifosi genoani per i fuochi d’artificio che hanno fatto da splendida coreografia al derby.  | Maurizio Moscatelli, la Repubblica Genova

 

  Aspettando Ibra. Finalmente arrivò, finalmente parlò Zlatanhustra. E parlò bene: non sono qui per fare la mascotte, mi mancavano l’adrenalina e l’odore dell’erba, a 38 anni non posso essere come a 28, ma posso correre meno e tirare da più lontano, vengo per aiutare a crescere, i fischi mi caricano, arrivo più cattivo di prima, non tutti sanno soffrire. Queste ultime due affermazioni fanno pensare che potrebbe anche attaccare al muro qualche compagno in spogliatoio, se non ci mette lo stesso impegno che è abituato a metterci lui.  | Gianni Mura, la Repubblica

 

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