Su L’Équipe intervista di due pagine a Youri Ganous, direttore generale dell’agenzia russa antidoping. L’uomo che, nel primo giorno del suo incarico, ha licenziato tutti i dipendenti e sta combattendo per ripulire il sistema sportivo russo dopo lo scandalo che portò alla partecipazione degli atleti ai Mondiali di atletica 2017 e ai Giochi invernali 2018 senza inno né bandiera. Sta incontrando non poche resistenze.
Doping di Stato
“Finché non saremo onesti con noi stessi e su noi stessi, la comunità internazionale non potrà revocare la sospensione della Russia. Fermeremo questo disastro nel momento in cui riconosceremo che la punizione è inevitabile e che nessuno si sottrarrà alle proprie responsabilità. Non dobbiamo più proporre metodi crudeli. Parliamo di cultura sportiva ed etica, ma anche di valori della vita. Il presidente Putin ha detto che dobbiamo aumentare la riserva olimpica russa, coinvolgere un maggior numero di giovani nello sport, toglierli dalle strade e allontanarli dalla droga. Ma per cosa? Per drogarli?”.
“Finché non saremo onesti con noi stessi e su noi stessi, la comunità internazionale non potrà revocare la sospensione della Russia. Fermeremo questo disastro nel momento in cui riconosceremo che la punizione è inevitabile e che nessuno si sottrarrà alle proprie responsabilità. Non dobbiamo più proporre metodi crudeli. Parliamo di cultura sportiva ed etica, ma anche di valori della vita. Il presidente Putin ha detto che dobbiamo aumentare la riserva olimpica russa, coinvolgere un maggior numero di giovani nello sport, toglierli dalle strade e allontanarli dalla droga. Ma per cosa? Per drogarli?”.
Portare gli atleti in cima senza imbrogliare
“Sono ottimista. Non vengo dal mondo dello sport, non sono un ufficiale sportivo e non voglio diventarlo, questo mi lascia una certa libertà d’azione. In Russia abbiamo degli esperti. L’obiettivo è portare l’atleta in cima senza imbrogliare, utilizzando le nostre competenze. Il mio compito è usare la pedagogia e la filosofia. Non per pulire e decorare tutto per dare l’impressione che l’ambiente sportivo in Russia funziona e va bene. Ci sono persone che si oppongono al mio lavoro, ma sono abituato ad affrontare le crisi, allontanandomi da queste persone per trovare altri interlocutori”.
“Sono ottimista. Non vengo dal mondo dello sport, non sono un ufficiale sportivo e non voglio diventarlo, questo mi lascia una certa libertà d’azione. In Russia abbiamo degli esperti. L’obiettivo è portare l’atleta in cima senza imbrogliare, utilizzando le nostre competenze. Il mio compito è usare la pedagogia e la filosofia. Non per pulire e decorare tutto per dare l’impressione che l’ambiente sportivo in Russia funziona e va bene. Ci sono persone che si oppongono al mio lavoro, ma sono abituato ad affrontare le crisi, allontanandomi da queste persone per trovare altri interlocutori”.
La linea rossa
“Mi è stato detto più di una volta che ho oltrepassato la linea rossa. E ricordo perfettamente le storie che hanno a che fare con la vecchia Rusada (agenzia antidoping russa). Ma i miei avversari non capiscono che per me l’agenzia non è un lavoro, bensì una missione. Direi anche una missione sacra. Voglio davvero andare fino in fondo”.
“Mi è stato detto più di una volta che ho oltrepassato la linea rossa. E ricordo perfettamente le storie che hanno a che fare con la vecchia Rusada (agenzia antidoping russa). Ma i miei avversari non capiscono che per me l’agenzia non è un lavoro, bensì una missione. Direi anche una missione sacra. Voglio davvero andare fino in fondo”.
All’inizio è stato difficile
“Abbiamo sempre più sostenitori. All’inizio è stato difficile, non piacevamo a nessuno. Tutto era contraddittorio, silenzioso, non capivo perché. Uso l’immagine del rompighiaccio: stiamo spianando la strada ai nostri atleti. Vorrei ringraziare la comunità internazionale dello Sport e dell’antidoping per averci sostenuto e incoraggiato”.
“Abbiamo sempre più sostenitori. All’inizio è stato difficile, non piacevamo a nessuno. Tutto era contraddittorio, silenzioso, non capivo perché. Uso l’immagine del rompighiaccio: stiamo spianando la strada ai nostri atleti. Vorrei ringraziare la comunità internazionale dello Sport e dell’antidoping per averci sostenuto e incoraggiato”.
Il silenzio mediatico in Russia
“I media? In Russia non mi è permesso parlare; credono che io sia coinvolto nella promozione delle idee americane contro gli interessi della Russia. Ma è importante spiegare ciò che stiamo facendo. È una brezza rinfrescante…”.