La finale più assurda vista su un campo di calcio

  Forse bisognerà cominciare a leggere gli interventi di Jonathan Wilson sotto un’altra luce. Ieri ci ha accompagnato alla finale di Coppa d’Africa parlando di un torneo dove era andato tutto liscio, tutto liscio da sembrare piatto. Senza una finale speciale, aveva scritto, questo torneo sarebbe stato dimenticato. Senegal e Marocco devono aver letto, oppure si è alzato un fluido dalle pagine del Guardian, qualcosa di magico e sovrannaturale che ci ha offerto quella che Tnt definisce la finale più pazza nella storia del calcio. Sembrava inventata. 

Così, stamattina, la prima cosa da fare è stata correre a leggere Wilson.

Era stata la Coppa delle nazioni più prevedibile e meno drammatica a memoria d’uomo. È stato vero fino ai minuti di recupero della finale, quando una decisione della VAR ha prodotto il finale più ridicolo di qualsiasi partita importante della storia. Il Senegal ha vinto, ma questo è solo un piccolo dettaglio nell’epilogo che si è scatenato.

Per quindici minuti Brahim Diaz ha aspettato di poter battere il suo calcio di rigore. Era stato il miglior giocatore del torneo fino a quell’istante. In fiducia. Pieno di consapevolezza di sé. Tanto che ha preso il pallone per calciare – non è lui il rigorista del Marocco. Ha baciato la palla, l’ha messa sul dischetto, è tornato indietro, ha gonfiato le guance e oplà: lo scavetto.

Édouard Mendy non si è dovuto neppure spostare. Ha preso la palla e l’ha portata al petto, come facevano i vecchi portieri in allenamento quando i vice allenatori calciavano forte e teso per riscaldarli. Sugli spalti è scoppiato un pandemonio e i cartelloni pubblicitari davanti ai tifosi senegalesi sono crollati, costringendo all’intervento i cento poliziotti antisommossa. Sabato mattina, al loro arrivo alla stazione di Agdal a Rabat, i senegalesi avevano protestato per la mancanza di sicurezza, si erano lamentati della distribuzione di circa 2.800 biglietti in uno stadio da 69.500 posti, avevano cambiato hotel sostenendo che la sistemazione offerta era inadeguata e non erano contenti di essere stati invitati ad allenarsi al complesso Mohammed VI di Salé, appena fuori Rabat, temendo di essere spiati.


COSA POTRESTI LEGGERE DOPO
L’orgoglio africano siede in panchina


Non è del tutto chiaro – ha scritto Wilson – se le lamentele del Senegal fossero autentiche o facessero parte di una strategia più ampia; di certo nei due turni precedenti Camerun e Nigeria avevano ritenuto che il Marocco avesse beneficiato di decisioni arbitrali favorevoli e potrebbe essere stato un attacco preventivo.

Tale era la preoccupazione per l’arbitraggio che Jean-Jacques Ngambo della Repubblica Democratica del Congo è stato annunciato nel suo ruolo solo intorno alle 22 di sabato sera. Il Senegal ha dovuto fare a meno all’ultimo istante del terzino destro Krépin Diatta, un’assenza che si è aggiunta a quelle di Kalidou Koulibaly e Habib Diarra squalificati. Tre dei quattro difensori ieri sera avevano meno di 21 anni.

Walid Regragui, c.t. del Marocco, ha accusato il collega Pape Thiaw di aver gettato discredito sul calcio africano, in quella che ha definito «una finale dalla sceneggiatura hitchcockiana». Regragui ha detto: «L’immagine che abbiamo dato dell’Africa è vergognosa. Un allenatore che chiede ai suoi giocatori di lasciare il campo… Quello che ha fatto Pape non onora l’Africa. Aveva già iniziato nella conferenza stampa pre-partita. Non è stato elegante. Ma è un campione, quindi può dire quello che vuole. Abbiamo fermato la partita davanti agli occhi del mondo per dieci minuti. Questo non ha aiutato Brahim. E non giustifica il modo in cui Brahim ha calciato il rigore: lo ha tirato così e dobbiamo accettarlo. Eravamo a un minuto dal diventare campioni d’Africa. Questo è il calcio. Spesso è crudele. Abbiamo mancato quella che per alcuni era l’occasione di una vita».

Sadio Mané ha salvato il Senegal. È stato l’unico a restare lucido, a convincere compagni e c.t. a non fare sciocchezze. La FIFA avrebbe preso provvedimenti. Thiaw è entrato nella sala conferenze tra applausi e fischi, seguiti da un’uscita di massa dei giornalisti marocchini. La conferenza è stata sospesa per diversi minuti a causa di battibecchi fra colleghi. Alla fine lo stesso Thiaw ha lasciato la sala mentre le tensioni continuavano, finché un dirigente della federazione africana ha annunciato che basta, era finita lì. Un uomo – racconta Wilson – ha tristemente portato via il modellino di un aereo, simbolo di uno degli sponsor. Un finale caotico, perfettamente in linea con una notte altrettanto caotica.

 


ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER


 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.