La Coppa del Marocco nel segno di Brahim Díaz

La Coppa del Marocco nel segno di Brahim Díaz

Prima viene il corpo. Basso, raccolto, compatto. Viene il pallone appiccicato ai piedi, come se ci fosse una calamita invisibile. Vengono le spalle larghe quanto basta per dire a chiunque che non si passa. E dopo, solo dopo, viene tutto il resto. La finta, la sterzata, il rovesciamento della scena.

È per questo che Brahim Díaz, in questa Coppa d’Africa, sembra essere un rebus da risolvere a ogni tocco. Sempre con il gioco dietro la schiena, sempre circondato, sempre ostinato protagonista nelle zone dove gli altri soffocano.

Tyhmoté Pinon ha raccontato su L’Équipe di come la stella del Marocco piazza la sua lente in campo, ricordando una scena da manuale contro il Mali, quando “in tre secondi ha cambiato l’orientamento del corpo tre volte”. Schiacciato lungo la linea, vicino al corner, l’ha fatto con sette tocchi in un lampo, quattro di sinistro, tre di destro. Indietro, avanti, di nuovo fronte alla porta. “Il pallone, intanto, non si è mai staccato dai piedi del numero dieci”. Qualche minuto più tardi, stesso copione e conseguenza più pesante: Gassama è stato costretto a commettere fallo e concedere un calcio di rigore.

Il dato ormai è scolpito nella pietra del torneo. Il numero 1o del Marocco è stato servito più di cinquanta volte con il gioco alle spalle nelle prime tre partite. E da queste situazioni, spesso scomode, crea ossigeno. Una benedizione per una squadra che altrimenti tende a girare a vuoto.

L’Equipe sottolinea che Brahim non cerca ricezioni comode, non si abbassa per giocare faccia alla palla. Anzi. La chiede per sé anche quando attorno c’è traffico. È lì che la sua cassetta degli attrezzi si apre meglio, da ambidestro che sa uscire su entrambi i lati, con un centro di gravità basso per mordere la giocata, le braccia e il busto usati come una barriera umana contro chi lo pressa. 

Nel piccolo spazio, giocare avanti-indietro-avanti è roba da élite. Brahim Díaz lo fa senza esitare. A volte aggiunge un passo morbido o un controllo dietro la gamba d’appoggio per confondere il marcatore.

Resta da vedere quanto a lungo possa durare. “In Champions ha già firmato colpi da copertina, come un gol strepitoso contro il Lipsia nel 2024 e un altro contro l’Atlético nel 2025”, ricorda L’Équipe, ma ma guidare una squadra per tutta una competizione è un’altra storia. In Marocco, il ct Walid Regragui lo definisce un giocatore chirurgico. Le aspettative sono enormi. Brahim pare in missione personale. «Mi amano tantissimo, anche io li amo — ha detto dopo la vittoria inaugurale contro le Comore. Voglio dare tutto in campo, voglio rendere tutti molto fieri».

 

Il torneo

Il quadro degli ottavi di finale

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Nel periodo in cui non siamo stati collegati, si sono chiusi i gironi eliminatori e adesso abbiamo il quadro completo degli ottavi di finale. La prodezza delle prodezze è arrivata dal Sudan, ripescato fra le migliori terze nonostante due sconfitte e una sola vittoria arrivata sulla Guinea Equatoriale per un autogol di Saul Coco del Torino. Per la Tanzania si tratta della prima volta. Il Gabon eliminato ha subito un provvedimento del governo. Tutto lo staff tecnico è stato licenziato e alcuni calciatori sono stati allontanati dalla nazionale. 

Gli ottavi cominciano domani con Senegal-Sudan e Mali-Tunisia, domenica Marocco-Tanzania e Sudafrica-Camerun, lunedì Egitto-Benin e Nigeria-Mozambico, martedì Algeria-RD Congo e Costa d’Avorio-Burkina Faso. Filippo Maria Ricci sulla Gazzetta scrive che la Tanzania ha un bel campionato, derby infuocati, qualche soldo per attirare calciatori da altri Paesi africani ma sembra destinata ad essere spazzata via dal Marocco. La sfida più interessante – leggiamo – è senza dubbio Algeria-Repubblica Democratica del Congo, con la vincente che poi troverà la Nigeria che non dovrebbe avere problemi a far fuori il Mozambico. Le parate di Luca Zidane, i 3 gol di Ryadh Mahrez e le giocate dell’ottimo Ibrahim Maza del Leverkusen hanno permesso all’Algeria di chiudere la prima fase a punteggio pieno (7-1 lo score), impresa riuscita solo alla Nigeria.

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