
Nessuno esenterà Djokovic dalla furia di Melbourne
▻ Non c’è un’altra città al mondo che gli abbia visto ripetere più volte questo stesso gesto. Novak Djokovic si raccoglie su di sé e getta il cuore alla folla di Melbourne, in genere ancora in tumulto per le tante palline mandate dal fondo così vicine alle righe. Stringe a rete la mano all’avversario, posa la racchetta sulla borsa, torna al centro del campo, e si gira verso i quattro angoli dello stadio. Si inchina, quasi si accartoccia sul proprio corpo invincibile, dopo spinge rapidamente le mani fuori dal petto. Verso i sudditi.
Nell’autunno scorso a New York, Djokovic scopriva l’amore della gente proprio nel momento della sconfitta più atroce, quella finale persa con Medvedev che gli faceva saltare lo Slam. Tutta un’antipatia scongelata da una disfatta. Nella sua Melbourne, dove ha vinto nove volte, la testa di serie numero uno sarà fischiata verso sera. Giocherà il primo Slam dell’anno come bandiera della Nazione No Vax, ma lo aspetta l’ostilità del Paese che più tempo ha trascorso in lockdown.
A girare tra i campi intorno alla Rod Laver Arena in queste ore, come racconta Ben Rothenberg, firma di Racquet e del New York Times, non si trova nemmeno un’immagine sua. I poster lungo i viali includono Sabalenka, Muguruza, Rublev, c’è pure Thiem. Djokovic a stento si intravede – per chi ne riconosce la nuca – in un abbraccio a Tiafoe. Era stato escluso anche da altri materiali promozionali. Era un fantasma. Nessuno l’aspettava più. Ora è un convitato di pietra. Courtney Walsh su The Age ha scritto che Djokovic non ha potuto concedersi da solo l’esenzione dal vaccino per partecipare all’Australian Open. “Né sono note le ragioni per cui il serbo è considerato un’eccezione. Ma l’esenzione non convalida la sua posizione o il suo comportamento, né diminuisce la veemenza dei suoi critici. I peccati del passato, anche quelli derivanti da buone intenzioni, sono difficili da ignorare. E i vittoriani non sono di umore clemente”.
Sullo stesso giornale cittadino è ancora più esplicito Neil McMahon
“Ho vissuto molti momenti grandiosi e drammatici all’interno della Rod Laver Arena nel corso degli anni. All’inizio – scrive – ho sentito Frank Sinatra cantare My Way al suo ultimo concerto australiano. Ho visto Pavarotti cantare Nessun Dorma: eravamo seduti in alto dietro il palco, era come guardare un frigorifero che gesticolava in lontananza, ma è stato comunque memorabile. E più recentemente, ero a bordo campo quando Roger Federer ha vinto il suo ventesimo titolo del Grande Slam nel 2018. Tutto indimenticabile. Ma dubito che qualcuno di questi eventi possa essere paragonato al momento in cui Djokovic scenderà in campo. Sarò in tribuna e come per la maggior parte delle altre persone, sarà difficile tenere a freno la lingua. Aspettatevi fischi – lunghi, rumorosi e sostenuti nel loro disgusto – da coloro che devono trattenere la loro frustrazione e la loro furia. Sono qui per sostenere i fischi? Chiamami all’antica, ma no. Ne capisco il motivo? Ci potete scommettere. Djokovic non è mai stato un beniamino del pubblico, a Melbourne o altrove, e a volte ha indossato quella mancanza di popolarità con una mancanza di grazia che ha esacerbato il problema”.
chi viene esentato | La ragione, se ce n’è una, deve essere tra questi cinque motivi per cui è possibile ottenere l’esenzione medica dal vaccino secondo l’ATAGI, l’Australian Technical Council on Immunization, l’organismo su cui si basa il Dipartimento della Sanità australiano per istituire il suo programma nazionale.
Uno. Aver sofferto negli ultimi tre mesi di una malattia cardiaca infiammatoria (miocardite o pericardite), febbre reumatica, cardiopatia reumatica acuta o insufficienza cardiaca acuta
Due. Essere stato vittima di una grave condizione medica acuta, che avrebbe comportato un intervento chirurgico. È necessario fornire un rapporto dello specialista e il foglio delle dimissioni all’ospedale.
Tre. Essere stato positivo al covid dal 1 agosto 2021
Quattro. Aver subito gravi conseguenze fisiche a seguito di una precedente dose di vaccino contro il covid, senza che sia stata identificata un’altra causa e senza che sia disponibile alcun vaccino alternativo accettabile.
Cinque. Rappresentare un rischio per sé o per altri durante il processo di vaccinazione. Questa voce può includere individui con disabilità dello sviluppo o della salute mentale.
Se non fossi stato vaccinato, non avrei ricevuto alcuna esenzione | Jamie Murray
Le ultime notizie arrivate nella notte | Tumaini Carayol sul Guardian sottolinea che mentre Djokovic entra nel paese con un valzer, esente dalle regole a cui la maggior parte delle persone ha aderito, sono in arrivo altre tempeste. Quali? Per esempio “è emerso un altro potenziale ostacolo alla sua partecipazione – leggiamo – quando il ministro degli Interni australiano, Karen Andrews, ha affermato che «sarà il governo federale a far rispettare i nostri requisiti al confine australiano», qualunque cosa Tennis Australia e il governo del Victoria hanno potuto decidere su un giocatore non vaccinato presente al torneo”.
Il Guardian ricorda come la fede di Djokovic nella medicina alternativa sia “completata dal suo impegno per la storia alternativa. Si ritira spesso sulle colline di Visoko, in Bosnia ed Erzegovina, dove incontra l’uomo d’affari Semir Osmanagic. Le sue affermazioni secondo cui esistono antiche strutture con poteri magici di guarigione, confutate dagli scienziati, hanno trasformato quelle colline in una redditizia destinazione turistica. Djokovic ha anche espresso il suo sostegno allo storico alternativo ultranazionalista Jovan Deretic, i cui scritti affermano, tra le altre cose, che numerose culture europee, tra cui antichi greci, celti ed etruschi, discendano dai serbi”.
C’è imbarazzo tra le istituzioni australiane. Il gran capo dell’Australian Open, Craig Tiley, e il ministro dello sport dello stato di Victoria, Jaala Pulford, sostengono che Djokovic non ha ancora esposto le ragioni della sua richiesta di un’esenzione e hanno incoraggiato il serbo a farlo, mentre il primo ministro locale Jacinta Allan ha dichiarato che il suo governo si aspettava che spiegasse qualcosa alla comunità su «le circostanze e i motivi dietro le sue azioni: la sola cosa decente da fare».
Il primo ministro del Paese, Scott Morrison, se ne è lavato le mani: «Gli Stati forniscono esenzioni alle persone da due anni. Non c’è alcun cambiamento nella disposizione. Il governo del Victoria ha preso la sua decisione». Il deputato liberale Trent Zimmerman ha definito la decisione «una vergogna, uno schiaffo in faccia per ogni australiano che ha fatto la cosa giusta e ha seguito gli ordini sanitari, in particolare quelli che sono tornati dall’estero e si sono assicurati di essere completamente vaccinati. L’esenzione deve essere revocata se si vuole proteggere la credibilità degli Australian Open e, soprattutto, le regole che abbiamo in vigore per i viaggi».
Craig Tiley sembra voler dire qualcosa, quando ricorda che tra le linee guida è prevista l’esenzione per chi abbia avuto il covid negli ultimi sei mesi. Ne ha parlato nella mattinata australiana a Nine. «Qualsiasi persona che soddisfi queste condizioni è autorizzata a entrare. Non c’è stato alcun favore speciale. Non è stata concessa alcuna opportunità speciale a Novak».
Più tardi, in conferenza stampa, Tiley ha affermato che Tennis Australia è andata «al di sopra e al di là dei consueti requisiti australiani per garantire che i giocatori non vaccinati nel paese dispongano di un’esenzione medica secondo le regole. Il processo è stato molto chiaro. Alla fine spetta a lui discutere con il pubblico delle sue». La ministra Pulford ha aggiunto che mentre alcune persone vedono l’ingresso di Djokovic nel paese come un «esito deludente, il processo è il processo. Questo esito è qualcosa che molti nella comunità vittoriana trovano frustrante e sconvolgente, ma voglio chiarire che nessuno riceve o riceverà un trattamento speciale a causa di chi sia o dei traguardi raggiunti professionalmente».
La sintesi del loro non-detto sarebbe dunque: Djokovic ha presentato domanda per un’esenzione secondo quanto previsto dai cinque principi dell’ATAGI, ma nessuno di noi può dire quale. Lo faccia Djokovic.
Tennys Sandgren, nel frattempo, ci ha tenuto a confermare di essersi ritirato dal torneo perché ha scelto di non farsi vaccinare. L’attuale numero 96 del mondo, arrivato ai quarti nel 2018 e nel 2020, ha detto al giornalista Ben Rothenberg che non ha cercato un’esenzione medica «perché non rientravo in nessuno dei criteri elencati».
I commenti | Mauro Berruto scrive stamattina su la Stampa: “Mi piacerebbe trovare un approccio all’affaire Djokovic che non parta da indignazione o disgusto, ma per quanto mi sforzi, proprio non ci riesco. Non ci riesco se penso a lui, al reiterato rifiuto del vaccino, alle sue curiose tesi sui “geoprismi molecolari”, alla sua organizzazione di un torneo di tennis in barba alle norme anti-Covid diventato focolaio, alle irritanti scuse successive, alle dirette Instagram con il suo guru che diceva «la pandemia è un periodo eccitante in cui vivere». Non ci riesco se penso a suo padre che un mese fa parlava di «ricatto vaccinale» L’invito di Djokovic «al rispetto verso tutti gli esseri viventi di questo meraviglioso pianeta» suona come una sonora presa per i fondelli per 5 milioni e mezzo di vittime (l’80% dell’intera popolazione della sua Serbia, giusto per statistica). Nel dubbio il popolo NoVax esulta, sventolando la sua nuova bandiera. Sarà interessante la reazione degli sponsor di Djokovic e ancor più quella dei suoi colleghi rispettosi delle regole: che bello se rifiutassero di scendere in campo contro di lui, rendendo meno triste questo giorno per lo sport e meno brutta questa storia che arriva da un Paese esperto di boomerang”.
Analogamente Maurizio Crosetti su Repubblica parla di “uno sputo in faccia al principio dal quale discende l’intera storia dello sport, ma anche del nostro quotidiano vivere insieme: le regole sono uguali per tutti, però c’è sempre qualcuno più uguale degli altri. Stiamo parlando, tra l’altro, dell’Australia, nazione che ha tenuto chiuse le frontiere per 18 mesi e gli aerei a terra per 600 giorni: e ora si spalancano le porte a sua maestà, prego si accomodi, e magari si tolga pure la fastidiosa mascherina. Giocando questa partita tutta sua, permessa da qualcuno, il campione ha preso a racchettate anche la propria immagine, il danno sarà enorme, altro che più grande tennista di tutti i tempi”.
Roberto Perrone sul Corriere dello sport-stadio dice che “vedere un fuoriclasse che ottiene un pass speciale mentre tutti gli altri, dal numero 2 in giù, si adeguano alle regole (come quasi tutti noi), non invita a considerazioni positive. Anche perché lo ottiene un atleta che ha sposato teorie complottiste e ha avuto comportamenti sconsiderati, come partecipare a eventi di massa senza mascherina. Djokovic merita rispetto, chi si è vaccinato, magari non essendo convinto, per proteggere gli altri prima ancora di se stesso, e chi lotta in prima linea contro il virus, molto di più”.
Daniele Azzolini su Tuttosport scrive che “la sensazione diffusa è che la vicenda finirà per riverberarsi su tutta la stagione del tennis. Non c’è soltanto l’Australia a fare la voce dura sulla questione dei vaccini (e poi sottoscrivere un’esenzione che molto sa di figuraccia internazionale). Via via toccherà agli altri Paesi che ospitano tornei, Italia compresa visto che dal prossimo 10 febbraio è previsto l’obbligo vaccinale per la partecipazione a eventi sportivi, dover decidere sulla “questione Djokovic”. Lo stesso vale per Nole, che dovrà presentare la sua richiesta di esenzione in tutto i Paesi del globo tennistico”.
Ubaldo Scanagatta per Ubitennis commenta: “Sono sorpreso dall’arrivo di questa esenzione? No. Non lo sono perché mi pareva impossibile che Djokovic fosse da tempo così convinto di poterla ottenere. Doveva avere almeno un asso in mano da poter giocare. Quando lui diceva “wait and see” appariva più che fiducioso di ottenere quella risposta favorevole che poi ha effettivamente avuto. Che senso poteva avere, altrimenti, illudere se stesso e gli altri? Perché ha preferito non dare mai spiegazioni al riguardo? Forse per lo stesso motivo per il quale probabilmente anche quando sarà a Melbourne penserà di non dover dare mai alcuna spiegazione. Anche se io mi auguro fortemente il contrario. Sono, a scanso di equivoci, certamente favorevole a una trasparenza che lui non ha avuto. Credo sia incontestabile anche se Djokovic è un personaggio pubblico che qualche obbligo nei confronti del pubblico ce lo potrebbe (dovrebbe?) avere. O sentire. Ma nessuno può obbligarlo a rivelare quello che ha e che riguarda la sua salute, la sua privacy. Nè, tantomeno, si può invocare che lo faccia uno speaker d’un qualsiasi comitato scientifico australiano. Di sicuro la prolungata e misteriosa vicenda non può non suscitare in tutti che una grande curiosità. Che cosa diavolo ha Djokovic, un atleta da tutti sempre considerato una sorta di Superman? Non conoscendo tutto quel che lo riguarda trovo difficile permettermi un giudizio. Perché sarebbe comunque superficiale. Ecco perché sono certo che qualche lettore mi darà del Ponzio Pilato. Pazienza, prendo il rischio”.
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Marco Imarisio sul Corriere della sera ricorda che in passato “le obiezioni sul suo comportamento, sul suo modo di essere, si sono sempre rivelate alla prova dei fatti velate da una sorta di odio/disprezzo portato dal tifo cieco per gli altri due, vissuti come una unità inscindibile”.
Lo ha difeso in passato. Ma stavolta, ammette, siamo al momento della verità. “È difficile – scrive Imarisio – pensare a grandi problemi di salute per l’attuale numero 1 del mondo, una specie di Dio della guerra traslato su un campo da tennis. È difficile levarsi dalla testa la sensazione che si tratti di un sotterfugio, per non privare il torneo della sua attrazione principale. Ma è facile immaginare quale sarà la reazione degli australiani, considerando che Melbourne è stata la città con il lockdown più lungo del mondo (262 giorni). Nell’ultimo anno, i più forti tennisti del mondo, molti dei quali non certo fanatici sostenitori di Pfizer o Moderna, come la nutrita pattuglia russa, il tedesco Alexander Zverev e il greco Stefanos Tsitsipas, hanno accettato di vaccinarsi. Magari rimangono perplessi, in maniera del tutto legittima, ma l’hanno fatto. Così come lo fanno ogni giorno milioni di persone «normali» che si fanno iniettare la loro dose per mettere al sicuro se stessi e gli altri, per tornare a una vita il più normale possibile. La pandemia non è un accidente di passaggio. Ci sta cambiando, lo ha già fatto. Non attraverso l’inoculazione di un vaccino, come pensano i No Vax. Semplicemente, tramite quel che stiamo vivendo e sopportando, in una condizione precaria che rende ancora più difficili da sopportare le «eccezioni» e i permessi ad personam. Forse in Australia vincerà il suo ennesimo trofeo, il ventunesimo Slam, ma che importa. Ci sono cose che contano più del risultato di una partita. Anche nel giudizio complessivo su un campione di tennis”.
| voci Corrado Barazzutti
➣ In molti pensano che il campione serbo abbia agito in maniera arrogante. È d’accordo? «No, non ha fatto nulla di scorretto. Giustamente vuole giocare gli Australian Open e ha fatto di tutto per riuscirci. La responsabilità semmai è della commissione medica e del governo che lo hanno autorizzato. Se venisse fuori che non c’erano le basi per concedere l’esenzione, allora sì sarebbe una bruttissima figura per il governo australiano e il tennis non ne uscirebbe bene».
➣ Djokovic non vuole dire se è vaccinato o no. È giusto? «Djokovic è sicuramente un atleta pensante. Detto questo, le sue posizioni sono spesso discutibili, e io non le condivido in tema di vaccinazione, già da quando decise di organizzare un’esibizione in Croazia che portò a molti contagi da Covid».
➣ È immaginabile un boicottaggio contro questa decisione? «Sarebbe sbagliato, perché a dare spiegazioni esaurienti deve essere il governo australiano, non Djokovic. E i tennisti dovrebbero capire che non si vaccinano per giocare i tornei, ma per tutelare la salute loro e degli altri». – intervista di stefano semeraro, la Stampa
commenti all’estero | L’unico giornale australiano che è riuscito ad andare in edicola con la notizia già ieri mattina è stato il Courier-Mail di Brisbane. Titolo: “Starete scherzando”. L’Australia nel frattempo stava registrando un nuovo record di 50.000 contagi, con code lunghe davanti ai centri per i test. In Serbia i toni sono di entusiasmo. Glas javnosti, uno dei quotidiani di Belgrado, definisce il post di Djokovic “il messaggio dell’anno”. Il quotidiano Blic ha scritto che “Novak Djokovic ha dato felicità a tutta la nazione e ha finalmente risolto il dilemma più grande che tormentava il mondo del tennis nelle ultime settimane, anzi mesi”. Sportski Zurnal, quotidiano sportivo, ha messo la foto di Djokovic in home page mentre stringe il trofeo di Wimbledon.
In Spagna, Begoña Fleitas su Marca parla di decisione “sorprendente e ingiustificabile, il governo aveva insistito sul fatto che i giocatori di tennis dovessero soddisfare gli stessi standard dei cittadini vittoriani. Alla fine hanno prevalso gli interessi economici e sportivi, il fatto di avere il meglio del mondo in Australia. Se si tratta di un’eccezione prettamente sportiva, Djokovic se l’è meritata senza dubbio, per via del suo curriculum e della sua qualità. Ma è un privilegio sanitario e normativo che va incontro a chi infrange le regole o chi crede che questa pandemia non lo riguardi”.
I giocatori potrebbero anche fare sciopero, a questo punto che giochi da solo insieme a quelli che non si vogliono vaccinare. Se sei il numero 1, devi essere rispettato ma devi anche rispettare. Se il numero 34 del mondo dice non vengo in Australia, non gioca. Se lo dice il numero 1 invece gioca. Così non va bene | Nicola Pietrangeli
La voce di Oliver Brown sul Telegraph è in dissonanza: stamattina viene ripresa integralmente anche dal Sydney Morning Herald.
“Novak Djokovic – scrive – farebbe bene a rinunciare alla sua tipica celebrazione straziante alla Rod Laver Arena quest’anno. A giudicare dalla derisione accumulata sulla sua esenzione medica, è pronto a diventare il visitatore meno popolare del paese da quando Katie Hopkins è stata espulsa per il vanto alla violazione della quarantena dell’hotel. È improbabile che una città che ha sopportato sei blocchi, accetti di buon grado che lo scettico sui vaccini più importante del tennis sia introdotto attraverso una corsia VIP all’aeroporto di Tullamarine. Ma la fretta di condannare Djokovic è guidata più dall’emozione che dalla logica. Non è il primo ospite dell’Australia a cui sono stati risparmiati editti imposti al pubblico. Nel 2020 c’è stata una politica di esenzione alla quarantena in hotel di 14 giorni per Lord Alan Sugar, che filmava Celebrity Apprentice a Sydney. Ha potuto isolarsi in una residenza privata. Non c’è niente come una pandemia, a quanto pare, che evidenzi la tensione tra l’amore dell’Australia per le regole ferree e la sua genuflessione sull’altare della celebrità.
Non solo i funzionari dell’Australian Open sono stati cauti nel provocare un incidente diplomatico escludendo Djokovic, ma erano anche profondamente consapevoli della necessità di attirarlo. Il torneo è ferito dall’assenza del favorito della folla Roger Federer, e continua a sostenere una perdita di circa 100 milioni di dollari, dopo aver tenuto l’edizione scorsa nella più severa delle bolle di biosicurezza. Disprezzare Djokovic non ha più senso nemmeno per motivi epidemiologici. Dopo aver passato due anni a immaginare di tenere a bada il COVID-19 a tempo indeterminato, l’Australia sta annegando sotto l’ondata di Omicron. In Victoria, uno stato in cui uno straordinario 93% degli over 12 sono completamente vaccinati, martedì sono stati registrati 14.020 nuovi casi. Nonostante il seducente populismo dell’argomento “una regola per Novak, una regola per tutti gli altri”, i numeri grezzi della situazione difficile dell’Australia non suggeriscono che il suo arrivo aumenterà i problemi. Il risentimento verso Djokovic può essere distillato in una potente verità: chiunque abbia dovuto vivere attraverso cicli di blocco a Melbourne, vuole disperatamente credere che il sacrificio sia servito a uno scopo. Viste le restrizioni imposte dal governo vittoriano nei periodi peggiori, questo istinto è comprensibile. La scomoda realtà, tuttavia, è che questo divario tra le libertà degli atleti d’élite e quelle del pubblico è una caratteristica dell’era COVID. Concedere a Djokovic una dispensa potrebbe sembrare dubbioso quando ogni partecipante al Melbourne Park quest’anno è tenuto a mostrare la prova della vaccinazione. Perché dovrebbe essere diverso? Semplicemente perché è un 20 volte vincitore di Slam, la cui sola apparizione in Australia conferisce un prestigio inestimabile a un evento ancora in difficoltà finanziaria. Si può dire che questo si fa beffe delle regole statali. Ma nonostante tutta la vigilanza dello stato, circa un abitante del Victoria su quattro che esegue i test PCR per il coronavirus sta riportando risultati positivi. In che modo Djokovic peggiorerà la situazione? Sì, la sua presenza sarà controversa. Ma questo fatto da solo non la rende sbagliata”.
| voci Noah Rubin, 391 al mondo, curatore di “Behind The Racquet”
➣ Come reagisce all’annuncio dell’esenzione medica concessa a Novak Djokovic?
«È meglio riderci sopra. Ce lo aspettavamo e allo stesso tempo non possiamo credere che accada davvero. Ne ho parlato con alcuni giocatori, è molto semplice: o si organizza una conferenza stampa, oppure scrivi un comunicato stampa per spiegare la situazione e perché hai ricevuto l’esenzione medica, come ti è stato permesso di andare in Australia. Se non lo fai, sai come la cosa verrà percepito, accetti le critiche che ne deriveranno e speri che ne valga la pena».
➣ A lei cosa pare?
«Tutti sanno quale immagine trasmette. Oggi è l’unico giocatore, maschio o femmina, ad aver ricevuto questa esenzione. Sarebbe nel suo interesse essere trasparente e spiegare. Alcuni diranno che è una questione di riservatezza medica e hanno ragione, ma lui deve capire, e anche il suo staff, come verrà recepita la notizia dal grande pubblico. Non mi sembra una buona strategia tacere».
➣ L’esenzione va nella direzione di un circuito a due velocità tra i migliori e gli altri?
«Lo avevamo già visto durante gli incidenti in Australia nel 2020 e in tante altre occasioni: i migliori sono sempre privilegiati. Il messaggio che è stato dato a noi per la vaccinazione e gli esami è: gestitevi, non possiamo aiutarvi. Mentre il 300esimo, il 400esimo o il 500esimo giocatore non riceve alcun supporto, un campione riceve un’esenzione medica. Dimostra ancora una volta che il tennis è uno sport incentrato sulla sua élite. Sappiamo che è così. Va avanti da anni e le ultime due stagioni, con situazioni molto complicate per tutti, hanno solo accentuato questo divario tra i migliori e gli altri».
➣ Non potrebbe semplicemente aver soddisfatto uno dei criteri di esenzione?
«È possibile che Djokovic soddisfi uno dei criteri per l’esenzione medica, anche se mi sembra improbabile. Non ci deve nulla, ma se spiegasse, tutti lo rispetterebbero. Sappiamo che se hai avuto il Covid di recente, puoi rimandare la vaccinazione. Sarebbe molto facile per lui mostrare sui social di aver avuto il covid. Ma non lo fa. Lui e il suo team sono consapevoli dell’immagine che diffonde, e anche l’Australia. Potrebbe non essere risparmiato dal pubblico. Non mi sorprenderebbe se venisse fischiato in campo, considerando tutti gli sforzi che gli australiani hanno fatto dall’inizio della pandemia» – intervista di quentin moynet, l’Equipe
La ATP Cup: Italia-Russia a mezzanotte per la qualificazione
parole Riccardo Piatti, coach di Jannik Sinner
➣ Sinner è cresciuto anche umanamente? A Torino è sembrato più empatico, per esempio. «Corretto: ora è più disposto a mostrare le sue emozioni. Sono contento che lo stiate scoprendo per quello che è, un ragazzo onesto, e sono contento che abbia deciso di non andare all’Olimpiade».
➣ Una scelta controversa. «Ma giusta: non si sentiva pronto. Era un periodo in cui stavamo cambiando il servizio, era confuso, non sereno. Il presidente della Fit Binaghi ha capito, altri no. Jannik ha sofferto le critiche, ci sono ex giocatori che hanno parlato senza sapere. Il ragazzo, a vent’anni, non era pronto alle polemiche ma gli è servito anche questo. Per maturare e imparare a conoscere le persone».
➣ La sconfitta di misura con il n.2 Medvedev al Master, dopo aver perso il primo set 6-0, cosa le ha detto di Sinner che già non sapesse? «Niente. In allenamento Jannik gioca sempre come nel secondo e terzo set con Medvedev. Il 6-0 era stanchezza mentale, poi si è ripreso. Mi ha stupito, piuttosto, la sua richiesta alla fine del Master: Riccardo, mi ha detto, sono un po’ scarico, vorrei fare un salto a casa prima della Davis. Mi ha ricordato Forrest Gump: sono un po’ stanchino… Non glielo avevo mai sentito dire. Okay, vai. Aveva bisogno di ritemprarsi nei suoi luoghi. È tornato ed era di nuovo al top».
➣ Il doppio con Berrettini. «Ci avevamo provato già l’anno scorso, tra vari imprevisti. Ma Jannik (che non giocherà il doppio negli Slam) cambierà partner spesso: deve imparare ad adattarsi ai compagni, a fare le volée, a battere e scendere. Non deve diventare un doppista monotono, deve studiare. È l’unico tennista con cui chiedono tutti di giocare, incluse 2-3 ragazze a Slam, come minimo». – intervista di gaia piccardi, Corriere della sera
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