Ci sono troppi corpi troppo magri nel ciclismo d’oggi

 

Che cos’è la Red-S, la nuova malattia di chi va in bicicletta

  Prima regola della Red-S, mai parlare della Red-S. Non è il nome di una missione segreta, ma segreta pare che debba restare questa malattia che esiste per davvero e che infuria nel gruppo-compatto del ciclismo. È un deficit energetico, uno squilibrio tra l’energia che consumiamo e l’energia che immagazziniamo attraverso l’alimentazione, il sonno o il recupero. Ne parla stamattina L’Équipe raccogliendo il pensiero di  Nouchka Simic, nutrizionista sportiva e dietista. «Se non abbiamo abbastanza energia, non produciamo abbastanza ormoni. Questo causa disturbi mestruali nelle donne e un rischio di infertilità, problemi di libido o di erezione negli uomini. E poiché i nostri ormoni sessuali consentono il rinnovamento del tessuto osseo, questa carenza può portare anche a ripetuti infortuni, difficoltà di recupero, difficoltà a dormire o osteoporosi precoce».  

È negli sport di resistenza che il fenomeno si sta diffondendo, nel ciclismo in maniera particolare. Nel gruppo, la mania di torturarsi contando ogni grammo nel piatto o di invidiare i polpacci tonici gioca inevitabilmente un ruolo

Al traguardo della quinta tappa del Tour, mercoledì scorso la bretone Cédrine Kerbaol ha ritirato giù il velo. Anche lei ha una laurea in dietologia e ha messo sulla pubblica piazza la preoccupazione per quel che vede, la diffusa ricerca della magrezza.

«Prima di essere atlete, siamo anche donne e la nostra salute è importante. La salute di oggi e quella del futuro». 

Il silenzio sulla Red-S è alimentato dalla mancanza di informazioni e da quella che L’Équipe definisce una piccola dose di orgoglio insita nello sport professionistico

Victoire Berteau della Cofidis ha detto che in gruppo la tendenza viene sottovalutata. «Troppe persone sono felici di vedere le nostre vene sporgersi, sono felici che sembriamo un sacco di ossa. Credo che ogni atleta di alto livello abbia ormai disturbi alimentari»

Lei sì. All’età di 15 anni ha lasciato l’azienda agricola di famiglia per provare a fare la professionista e dice che «tornavo sempre meno a casa dai miei, perché non vedessero alcun cambiamento in me. Finché non è scattato qualcosa. Mio padre smise di mangiare e mi diede il suo piatto. Mi ha buttato giù». Ora dice che non pesa più il cibo, segue l’istinto. «Non mangio abbastanza? Mangio troppo? Non voglio saperlo» 

Molte cicliste, spiega L’Équipe riportando il parere di alcune esperte, finiscono per sottovalutare l’assenza del ciclo, rimandando la questione. «La loro priorità è la performance» 

Nel loro podcast La Course de Gossip, Floortje Mackaij ed Emma Norsgaard hanno dedicato una puntata alla Red-S. Entrambe ne sono state vittime. La prima ammette di non avere il ciclo da due anni. La seconda combatte per poterlo avere una volta a quadrimestre. A fine aprile Demi Vollering ha confessato alla Liegi-Bastogne-Liegi di aver avuto le mestruazioni durante la gara ed è diventata una bandiera, sia della buona salute sia della sincerità.

Il CIO ha riconosciuto la Red-S come una condizione patologica in una dichiarazione del 2014 aggiornata nel 2018. Ma gli esperti riconoscono la difficoltà di quantificare il numero delle vittime, perché la sindrome è spesso invisibile. Secondo il CIO ne soffrono dal 15 all’80% degli atleti d’élite, ma è spettro troppo ampio per poter essere considerato un dato scientifico su cui lavorare.

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