NEVI
A poco più di un anno dalla discesa olimpica
Questa è la pista dell’Olimpiade italiana, la pista da cui hanno portato via in elicottero Cyprien Sarrazin, rivelazione della stagione scorsa, per un intervento chirurgico alla testa, il drenaggio di un ematoma subdurale, una sacca di sangue che si forma per uno shock violento alla testa, tra il cervello e la meninge detta dura madre.
“La Stelvio fa paura” dice Tuttosport, il solo giornale italiano a dare rilievo in prima pagina all’incidente. Paura è la parola che in molti modi viene declinata su L’Équipe per lo sciatore francese, che a Bormio un anno fa aveva vinto. Sarrazin stava scendendo alla velocità di 120 km orari e poi “all’improvviso il silenzio ha invaso la zona dell’arrivo. Sugli schermi dislocati lungo la pista di Bormio, le immagini della caduta sono state mostrate più volte, prima che la realizzazione si interrompesse, come generalmente si richiede in caso di incidente grave”.
Sarrazin è finito nelle reti dopo essere stato lanciato in aria da un sobbalzo sul terreno, picchiando più volte sulla neve ghiacciata. “La vita quotidiana di questi atleti – scrive stamattina Tessa Brudieu – non ha nulla a che vedere con la pratica amatoriale. Alcuni hanno già perso la vita, come David Poisson nel 2017 o Régine Cavagnoud nel 2001, entrambi in allenamento”. E qui il giornale ricorda quanto scritto nei giorni scorsi: l’airbag è obbligatorio dalla stagione scorsa, ma la federazione internazionale ancora consente a 30-40 fra uomini e donne di non indossarli con un’esenzione.
Kyle Negomir e Josua Mettler sono caduti dopo lo stesso movimento sullo stesso suolo. Pietro Zazzi è stato trasportato in elicottero in ospedale dopo un altro incidente. Le cadute nello sci d’élite fanno parte del rischio, ma è la gravità delle loro conseguenze a sollevare interrogativi, soprattutto a Bormio, una pista che L’Équipe definisce molto violenta. L’anno scorso, durante la discesa, fu l’austriaco Marco Schwarz a pagare un prezzo caro alla Stelvio. Evacuato in elicottero pure lui, ha dovuto chiudere la alla stagione per la rottura del legamento crociato e del menisco interno del ginocchio destro.
Per Sarrazin siamo nelle ore della paura. Una volta drenato l’ematoma, le condizioni possono migliorare molto rapidamente, ma si devono attendere giorni o settimane prima di uscire dal coma artificiale e scoprire se il cervello ha sofferto conseguenze.
Il tema più generale è che “un anno e poche settimane prima dei Giochi, questa serie di cadute violente è motivo di preoccupazione”, scrive il giornale francese. «Tutti ci dicono che la pista non sarà la stessa a febbraio, ed è vero che potrebbe essere migliore – dice Blaise Giezendanner – gli organizzatori saranno sicuramente più attenti. Ma nelle condizioni odierne, se scende un atleta di una nazione più piccola, che non conosce la pista, diventa davvero pericoloso per lui».
Nonostante la caduta del compagno di squadra, gli sciatori della squadra francese gareggiano regolarmente in discesa e super-G nella località italiana.
LE CRITICHE ALLA PISTA
«A Bormio è sempre una lotta. Facciamo discesa, non slalom, ci sono dei rischi, ma non possiamo accettare tutto – ha insistito Blaise Giezendanner, un’ora dopo la caduta del compagno di squadra – gli organizzatori stanno giocando con la nostra pelle e questo non va bene. Non è normale non poter sciare al 100%».
Nils Allègre la pensa allo stesso modo. «Le condizioni non sono buone. Sono molto scontento dell’organizzazione, anche della FIS che non si assume le proprie responsabilità. A Kitzbühel sanno come preparare le piste. Sanno fare cose spettacolari, ma con misura, accettabili per i corridori. Qui hanno fatto le cose da dilettanti», accusa.
È la pista con il più grande dislivello sciabile d’Italia. Un’altra buona domanda è cosa ci faccia a cinque ore di macchina da Cortina e nella provincia di Sondrio un impianto scelto per i Giochi invernali che sono di Milano-Cortina, soprattutto considerando che Cortina ha in casa la pista Olympia delle Tofane dove si tengono regolarmente gare di Coppa del mondo. “Iconica discesa” viene definita la Stelvio sul sito ufficiale dei Giochi organizzati fra la Lombardia e il Veneto, ma visto che ci troviamo un pezzetto pure a Trento e un altro pure a Bolzano, nel perfetto caravanserraglio della politica italiana, nel diffuso silenzio campanilista e nazionalista che ha circondato i ritardi nei lavori a Milano e le controversie per la costruzione di una pista di bob che non servirà a nulla dopo le Olimpiadi.
L’Équipe spiega che fin dall’inizio “il percorso non dà tregua agli atleti. Di fronte a una pendenza vertiginosa dal cancelletto di partenza, continuano poi con curve strette, prima di essere spinti tra i 45 e i 50 metri sul salto di San Pietro, un passaggio leggendario, dove la visibilità è spesso molto ridotta. Adrien Théaux, manager della squadra francese, dice che sperano sempre tutti che non ci sia il sole, perché quando il cielo è nuvoloso ci sono meno riflessi. La mancanza di neve ha impedito di lavorare la pista al meglio. È un altro tema: la scarsa capacità d’azione nel mondo degli sport invernali di fronte alla consapevolezza del cambiamento climatico.
«Un sindacato atleti sta cercando di costituirsi – spiega Giezendanner – ma resta complicato. Tutti abbiamo i nostri interessi personali da difendere, lo sci resta uno sport individuale. Non tutti subiscono la stessa pressione da parte della propria federazione, se parlano apertamente. Rimaniamo uno sport arcaico».
