Il Wimbledon storico dell’Italia. Con due uomini e una donna ai quarti di finale. Gaia Piccardi sul Corriere della sera ha scritto: “Questi prati, dopo 147 anni di storia, sono una miniera d’oro. Tra i fili d’erba Lorenzo ha ritrovato se stesso, Jannik l’amore, Jasmine il tennis che cercava. Tre italiani per la prima volta nei quarti di Wimbledon, due di loro — Sinner e Paolini — giocano oggi sul centrale: siamo la favola di un torneo che sembrava ostile, 61 anni per vedere qualcuno (Berrettini) che si spingesse oltre le colonne d’Ercole della semifinale di Pietrangeli datata 1960 e poi, d’un tratto, tutto insieme“.
Paolo Bertolucci sulla Gazzetta ha una spiegazione: “ i cambiamenti apportati negli anni alla composizione dei campi di Wimbledon hanno reso l’erba più simile alla terra e al cemento meno rapido, consentendone un’interpretazione più semplice anche a chi non si è mai considerato uno specialista. È vero però che la superficie continua comunque a restituire rimbalzi più bassi che richiedono movimenti e letture diverse rispetto ad ogni altra situazione, e qui entra in gioco una considerazione decisiva: l’apertura mentale della nuova generazione di tecnici e di giocatori, le esperienze maturate in giro per il mondo lasciando la propria comfort zone hanno rafforzato in tutti la consapevolezza di poter essere competitivi ovunque con il lavoro e l’applicazione in allenamento”.
Sinner contro Medvedev sarà sempre la partita della svolta. Lo fu in Cina, quando Jannik vinse il Masters 1000 di Shanghai nel pieno della campagna della Gazzetta per aver rinunciato alla Coppa Davis, salendo per la prima volta al numero #4, all’epoca il picco di sempre per un italiano. Lo fu a Melbourne, nella finale dello Slam che ha spezzato il digiuno iniziato nel 1976.
Ma.
Come se la sarebbe cavata Daniil Medvedev a Melbourne se non avesse trascorso un tempo record in campo prima della finale? Quante possibilità in più avrebbe avuto di conservare il suo vantaggio di due set su Jannik Sinner, se non avesse giocato un match fino alle 3.40 del mattino? Non lo sapremo mai, dice The Athletic, ma ai quarti di Wimbledon Medvedev ci arriva con molti meno chilometri all’attivo. È stato in campo solo per 40 minuti domenica, perché Grigor Dimitrov si è ritirato per infortunio nel primo set. Il russo non è ancora mai arrivato al quinto.
Sinner ha lasciato 2 set in 4 partite, uno all’esordio con Hanfmann, uno a Berrettini – battuto con tre tie-break – e poi basta. Gaia Piccardi sul Corriere della sera parlava ieri di un Sinner leggero e racconta: “Dopo due set spesi a lanciare petardi che gli sono scoppiati tra le stringhe (6-2, 6-4 Sinner), Ben Shelton mette finalmente il naso avanti. 5-4, 30-40. Servizio di Jannik ad uscire, gancio mancino profondissimo di Ben, e lì il mago di Sesto Pusteria — e poi dicono che è robotico — inventa: apre il compasso, produce un tweener (un colpo in mezzo alle gambe) di dritto che costringe l’avversario alla discesa a rete; lo passa con un dritto incrociato. Ma non è finita qui. Punta gli occhi verso il suo box, manda un bacio. Applausi. Se fosse per una scommessa vinta con i coach o per Anna Kalinskaya, la girlfriend russa che a Wimbledon non si era mai spinta così avanti in tabellone, poco importa“.
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Paolo Rossi su Repubblica sottolineava proprio che “c’è un altro aspetto, non trascurabile, che accade durante le partite: nei momenti difficili, ad esempio una palla break o un set point dell’avversario, Sinner alza il livello. Come abbiamo sempre visto fare a Roger Federer, o a Rafa Nadal o ancora a Novak Djokovic. Perfino da spettatori ce lo attendiamo. E il numero uno del mondo non delude”
Stefano Semeraro su La Stampa ha scritto: “Improvvisamente, siamo diventati nobili anche nel tennis”. Una cosa del genere, ha fatto notare, “era capitata altre otto volte, ma solo al Roland Garros, la nostra seconda patria tennistica. Nel Tempio è un fatto inedito, emozionante, quasi sconcertante“.