I trampolini costruiti a Cosenza per Giovanni Tocci

  I MONDIALI DELLE ACQUE

Giorno 3: La prima medaglia sincronizzata nei tuffi per l’Italia – Il sacrificio di Verani – L’oro artistico del Kazakistan – L’esordio del Setterosa

  Giovanni era uno di quegli studenti che si notano e uno di quei ragazzi che fanno cose fuori dal tempo, tipo andare col papà a raccogliere funghi. Aveva preso la maturità col massimo dei voti al liceo linguistico Lucrezia della Valle di Cosenza, si era iscritto all’Università di Arcavacata di Rende al corso di lingue e culture straniere moderne. «Così posso parlare con gli altri durante le gare»

Le gare erano quelle di tuffi. Giovanni aveva iniziato da bambino nella specialità delle grandi altezze. Ti lanci da oltre venti metri, c’è più paura da vivere ma pure meno ostacoli nel cercarsi un trampolino. Quello era il problema, a Cosenza. A Giovanni Tocci dovette iniziare a costruirne il suo allenatore Gaetano Aceti. Piallava il legno, lo levigava, col martello inchiodava l’asse. E dopo – solo dopo – insegnava a saltare. In fondo era per lui la cosa più strana di tutte. Perché Gaetano Aceti non si era mai tuffato, aveva visto tutto su Internet. Si era appassionato a uno sport mai praticato, ma conosceva l’arte di far affrontare le paure ai suoi ragazzi. Avercene oggi, di maestri così.

Così venne il momento in cui la storia di Tocci arrivò all’oreccho di Oscar Bertone, il coach di Tania Cagnotto, tecnico federale della nazionale giovanile, responsabile del Progetto Giovani. Era stato chiamato a Cosenza per una supervisione. Colpo di fulmine. Il presidente della società calabrese gli chiese di seguire il suo bambino, Bertone non poteva. Cercò nel mondo un tecnico all’altezza e la trovò in Lyubova Barsukova, che accettò di trasferirsi dall’Ucraina in Calabria col marito. 

Tra papà Gabriele operaio e mamma Liberata casalinga, Tocci si trovò di fianco un’altra figura adulta, un’allenatrice che riusciva a non sgridarlo mai. Parlavano a gesti, per forza poi ti iscrivi a lingue. È così che Cosenza ha scompigliato la geografia italiana dei tuffi, dove tutto si muoveva tra due puntini che erano Bolzano e Roma. È diventata un polo d’eccellenza. Ha prodotto altre medaglie giovanili, fino a vedere il suo figlio più grande vincere ai Mondiali la prima medaglia italiana della storia nel sincronizzato, un argento preso da Tocci con Francesco Marsaglia, 384.24 punti, un punteggio che però alle Olimpiadi vale un sesto posto. Oro ai cinesi Long Daoyi e Wang Zongyuan con 442.41 punti [prestazione che valeva solo un bronzo a Tokyo 2021] e bronzo altrettanto storico per la Spagna con Adrian Abadia e Nicolas Garcia Boissier, battuti di sei centesimi dalla coppia italiana. 

Tocci e Marsaglia hanno fatto la differenza col il doppio salto mortale e mezzo avanti con due avvitamenti carpiato, codice 5154B, che è già complicato scriverlo – dice Piero Mei sul Messaggero – figurarsi farlo. Ci lavoravano da settembre. Anche Marsaglia ha un’allenatrice donna [Benedetta Molaioli] e una laurea [in fisioterapia]. 

 IL MONDIALE È TUTTO UN

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  TUTTI PER UNO  Il sacrificio di Verani

La 10 km maschile è andata quasi secondo i desideri dello staff. Sia Domenico Acerenza settimo sia Dario Verani ottavo si sono piazzati fra i primi tredici, nella zona che garantiva la carta per la qualificazione all’Olimpiade di Parigi. Il quasi racconta che c’era la speranza di arrivare più vicini al podio, dove invece sono saliti l’ungherese Kristof Rasovszky, il francese Marc-Antoine Olivier che si allena a Ostia e il britannico Hector Pardoe che si allena in Francia. 

Come pattuito prima del via, Dario Verani lascerà il suo pass a Gregorio Paltrinieri – che vedremo nella 5 km e nel mezzofondo in piscina. È stato molto cortese e garbato, un onore, un piacere, ma in modo indicibile e inconfessabile, all’età di 29 anni, dopo un oro mondiale nella 25 km, forse le Olimpiadi avrebbe voluto vederle. Un Sancho Panza di cui ricordarsi casomai, appena usciti bagnati dalla gara nella Senna. 

 

 

EUREKA L’oro artistico del Kazakistan 

Fino a Oksana Lebedeva non era difficile arrivare. Ha fatto coppia con Al Bano a Ballando fra le stelle, sotto le stelle, con le stelle, a quest’ora avverbi e preposizioni si confondono. Fino a Adamzhan Bakhtyar tutto sommato ci si può spingere. Ha danzato con Roberto Bolle e gli altri Friends, fra le Étoiles di Daniele Cipriani. Di lui sono note la tecnica esplosiva e il temperamento scenico, dicono i critici. Ma di Eduard Kim e Nargiza Bolatova, pure loro kazaki come Lebedeva e Bakhtyar, nessuno poteva immaginare la medaglia d’oro mondiale nel nuoto artistico, la prima nella storia del paese. Quarti dopo i preliminari, come nei quattro ristoranti di Borghese hanno ribaltato il verdetto con una routine sul tema del film La Sposa Cadavere di Tim Burton. Kim era già stato storico un anno fa ai Mondiali di Fukuoka 2023 con il bronzo nella gara del Solo tecnico. 

Lo sport kazako è ai Giochi con la sua bandiera dal 1994 [Lillehammer, invernali] e dal 1996 [Atlanta]. Sulla neve ha un solo oro lontano grazie a Vladimir Smirnov nel fondo – già argento e bronzo da sovietico. D’estate le glorie olimpiche della nazione sono in genere affidate a pugili, lottatori, sollevatori di pesi, 71 podi in tutto, 14 medaglie d’oro ma nessuna a Tokyo. In piscina spicca il ricordo di Dmitriy Balandin, primo nei 200 rana a Rio. Dopo gli hanno intitolato la piscina di Alma-Ata. 

Per Eduard e Nargiza ripetersi a Parigi non sarà scontato. In questi strani Mondiali di prove e di avvicinamento, i cinesi Cheng Wentao e Shi Haoyou sono stati d’argento, la coppia messicana Diego Villalobos Carrillo e Miranda Barrera Jmenez di bronzo. Il duo giapponese campione din carica non c’era, la Spagna è venuta con una squadra di riserva. Giorgio Minisini è uscito dall’acqua e si è venuto a sdraiare con la delusione in faccia, dispiaciuto per aver compromesso la gara di Susanna Pedotti. Hanno chiuso al sesto posto per l’errore finale nella routine, danzando nell’acqua sul Requiem di Verdi per Manzoni. Una promessa di rinascimento, mettiamola così.

 

  SETTE E MEZZO  L’esordio del Setterosa

Quattro gol di Roberta Bianconi nel 22-10 alla Gran Bretagna che ha aperto il torneo del Setterosa [l’anteprima qui]

Una vittoria più larga del previsto contro una nazionale in ascesa, arrivate fra le prime otto agli ultimi Europei con la sua storia sorprendente

Oggi c’è il debutto dei maschietti. Contro il Kazakistan.

 

 

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