Giorno 3 – La fuga dei giovani dalla Costa d’Avorio – Una domenica di sorprese con la sconfitta del Ghana, la fatica di Egitto e Nigeria, i gol di Salah e Osimhen – Il marketing insospettabile del vecchio Zaire 74 – Gli esordi di Senegal e Algeria
Non li fermi facilmente, se ne vogliono andare. Sono nei migliori anni della loro vita, e la loro vita la vogliono migliore. Sono nati in Costa d’Avorio e pensano che per giocare a calcio devono lasciarsi alle spalle famiglie, amici, case. È un paese che si è fatto largo nel calcio ma continua a investire poco nello scouting e nella formazione dei talenti, lasciando il campo aperto a una schiera di reclutatori senza scrupoli.
Il quotidiano francese Le Monde ha fatto un viaggio in questa realtà. Secondo uno studio della federcalcio del paese, esistono oltre 700 strutture sportive registrate, la maggior parte delle quali a basso costo aspetto e con intenzioni dubbie. Il giornalista Yassin Ciyow è andato a vederne una, il centro di un certo Ibrahima che con una decina di palloni ha messo insieme altrettanti ragazzini disposti a tutto pur di fare i professionisti. È il prototipo del “chiacchierone che gira giorno e notte per i comuni di Abidjan” per scovare talenti e farli partire. Cerca buoni giocatori durante i tornei di quartiere, promette ai migliori e ai loro genitori un destino da stella del calcio, li piazza al miglior offerente, più spesso a squadre rumene, ceche, albanesi, marocchine, la maggior parte delle quali nelle serie inferiori. Altri finiscono in Asia o in Africa orientale. Nessuno gioca in un club importante. Tutti vogliono comunque andarsene.
Solo una manciata di centri sportivi si distinguono dalla massa e fanno un lavoro serio. Fernand Dedeh, giornalista sportivo ivoriano, dice che il fenomeno non è nuovo. Ci sono paesi come il Senegal che fanno formazione in modo professionali, “la Costa d’Avorio invece si impantana”, perché le cessioni opache di giovani giocatori sono diventate “un sistema industrializzato”, secondo le parole di Raheem Alibhai, uno dei dirigenti dell’Ivoire Académie, la struttura riconosciuta a livello internazionale che ha lanciato per esempio Gervinho.
Il trasferimento di minorenni è vietato dalla FIFA, così succede che ogni tanto vengano prodotti documenti falsi per modificare la nazionalità e l’età del giocatore, scrive Le Monde. Dedeh parla al giornale francese di veri e proprio nuovi trafficanti di schiavi che gravitano nel calcio ivoriano, dove operano in complicità con i genitori e spesso con i giovani stessi. Preferiscono tentare la fortuna in Mali o in Burkina Faso, anziché sperare di farcela restando a casa. In Costa d’Avorio sono pochi i club professionistici che dispongono di un proprio centro di allenamento. I 14enni giocano spesso contro i ventenni. Le partite si tengono davanti a poche centinaia di persone, con pochi sponsor, scarsi diritti televisivi, budget minimi. Ogni anno la federazione assegna un sussidio di circa 122.000 euro per ogni club. Non tutti i club pagano la soglia minima dello stipendio ai calciatori, la fuga nella serie D tedesca per 2mila euro al mese è fatale.
IL TORNEO
Una domenica di sorprese
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GHANA vs CAPO VERDE L’eroe è il solito Garry
Giornata di sorprese, quella di domenica. La più grossa: la sconfitta del Ghana contro Capo Verde, il paese che venerdì scorso ha festeggiato l’annuncio dell’Organizzazione mondiale della sanità: è diventato il quarto stato africano ad aver completamente debellato la malaria. Il Ghana era andato in vantaggio con un gol dell’ex giocatore dello Strasburgo Alexander Djiku, Capo Verde ha ribaltato con Jamiro Monteiro e Garry Rodrigues al 92esimo. Rodrigues era già stato una specie di eroe due anni fa, quando aveva segnato un gol di tacco contro il Camerun. L’Équipe parla di risultato molto sorprendente considerando le squadre, ma logico nella partita. “Abbiamo rivisto il Ghana dall’ultima Coppa in Camerun, il Ghana uscito al primo turno, una squadra senza anima, senza gioco collettivo e totalmente travolta” – ha scritto Hervè Penot sul giornale francese.
EGITTO vs MOZAMBICO Il provvidenziale rigore di Salah
Ha tremato – e tremato tanto – pure l’Egitto, la squadra dei sette titoli nella sua storia. Aveva impiegato due minuti per fare gol con Mostafa Mohamed e altri tre per farsi sorpassare da un sorprendente Mozambico, il Paese d’origine di Eusébio, ai tempi del colonialismo portoghese. L’Egitto si è salvato con un rigore arrivato grazie alla VAR. Lo ha segnato Mohamed Salah al 96esimo. Negli ultimi secondi Clésio Bauque avrebbe potuto far saltare il banco. Invece si è stirato alla coscia sinistra, “passando dal riso al pianto” come dice L’Équipe
NIGERIA VS GUINEA EQUATORIALE Il goffo Osimhen
L’altra grande delusa è la Nigeria, la nazione dei formidabili attaccanti. Davanti alla modesta Guinea Equatoriale, si è dovuta accontentare di un pareggio afferrato in rimonta. Victor Osimhen ha pareggiato di testa due minuti dopo lo svantaggio subito da Ibán Salvador Edú
centrocampista del Miedź Legnica in Polonia, nato nella città di Hospitalet de Llobregat in provincia di Barcellona. È figlio di spagnoli. Possiede la doppia cittadinanza grazie ai nonni materni, emigrati in Catalogna negli anni ’60 dall’ex colonia. Il pari è stato protetto dalle parate di Jesús Lázaro Owono Ngua Akeng, portiere dell’Alavés, molto ispirato e decisivo su Zaidu Sanusi e Aina. L’Équipe parla di un Osimhen goffo nel mancare una grande occasione con il piede destro quando era nella posizione ideale. “La Nigeria si avvicina alla partita di giovedì con la nazionale di casa sotto una cappa di pressione”.
POPOLI
L’insospettabile marketing del vecchio Zaire
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Quando in estate celebreremo il mezzo secolo del Mondiale della furia e della bellezza, il Mondiale tedesco dove brillò l’Olanda, ricorderemo pure i nove gol subiti dallo Zaire contro la Jugoslavia e la famosa punizione calciata all’incontrario dagli africani contro il Brasile. Insospettabile è che quel torneo ancora oggi ha reso la maglia dello Zaire un oggetto assai desiderato sul mercato dei collezionisti.
Ne ha scritto Chef Ghemmour sulla rivista somala Dégaine definendola “una maglia decisamente ruggente”. Ha quel verde così verde, quel colletto giallo così giallo, un grande cerchio sul petto che contiene un leopardo minaccioso, con le fauci spalancate, le zanne pronte a mordere, gli artigli affilati. Tra le zampe anteriori trattiene un pallone. Un modello firmato Le Coq Sportif nel quale c’è tutto ciò che il paese voleva comunicare di sé. Soprattutto c’è quel che voleva comunicare il suo presidente Mobutu Sese Seko, al potere dai giorni del colpo di stato del 1965. Allo sport e a quel 1974 aveva affidato il compito di riscrivere la sua immagine. Portò a Kinshasa il match Ali-Foreman, promise mari e monti ai calciatori – era la prima nazionale dell’Africa subsahariana a qualificarsi per un Mondiale. Mobutu era nel pieno della zairianizzazione del paese, la rottura con l’eredità colonialista belga. Il leopardo era il suo animale preferito. Quella maglia esponeva il nuovo nome del paese e il suo simbolo, nella cultura una fiera astuta, potente e resistente.
Anche il sanguinario Mobutu era detto il leopardo, il leopardo di Kinshasa. Portava sempre un cappello fatto con la pelle di felino. Cinquant’anni dopo si scopre che quella nazionale così perdente ha una maglia con un valore cresciuto tra gli appassionati e i collezionisti. C’è un mercato allargato a giacche a vento e tute con cappuccio. In un intervento per TV5-Monde lo storico Jean Omasombo Tshonda disse tempo fa che si tratta di nostalgia per il sogno perduto di un Congo unito. Boh, secondo Dégaine è solo “un debole piuttosto estetico per una maglia senza tempo”
LE PARTITE
Altre due favorite in campo
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SENEGAL vs GAMBIA
È il giorno di Senegal e Algeria, le vincitori delle ultime due edizioni della Coppa, i primi due tornei nell’era a 24 squadre.
Il Senegal ha la corona sul capo ma luccica meno rispetto a due anni. È un gruppo che si conosce bene, ancora raccolto intorno a Sadio Mané, 31enne, arrivato al torneo pieno di polvere mediatica dopo la rivelazione del suo matrimonio. Con una ragazza diciannovene. Attesa per anni, dice lui. Nessuno sapeva del loro legame. Aisha è nata in un villaggio non distante dai luoghi d’origine di Mané. Dopo la cerimonia il padre della sposa ha raccontato che si tratta di un matrimonio combinato tradizionale e i due non si erano mai frequentati prima.
Mané aveva saltato per infortunio i Mondiali del 2022 in Qatar. La grande preoccupazione in Senegal riguarda i molti giocatori che si sono trasferiti in Arabia nell’ultimo anno: Édouard Mendy e Kalidou Koulibaly all’Al Hilal, Abdou Diallo all’Al-Arabi, Sadio Mané all’Al Nassr e Habib Diallo all’Al-Shabab.
Pape Matar Sarr arriva al torneo dopo la paura di doverlo saltare per un infortunio con il Tottenham. “È la nuova arma di Aliou Cissé, l’erede dei grandi veterani”, dice L’Équipe.
Contro il Gambia spicca la storia di Nicola Jackson, 22 anni, che proprio in Gambia è nato. Non parla ancora francese. È arrivato al Chelsea in estate, ha subito molte critiche nonostante 7 gol, Mauricio Pochettino continua a fidarsi di lui, della sua velocità, del suo modo di aprire le difese.
ALGERIA vs ANGOLA
L’Algeria viene dal trauma per la mancata partecipazione dal Mondiale. La squadra ha giocato 10 partite senza perdere nel 2023. Il cittì Djamel Belmadi garantisce un posto fisso ad Anthony Mandrea del Caen in attacco. Mohamed Amoura, 23 anni, arrivato in Europa nel 2019, ha segnato 13 gol in 15 partite nel campionato belga, con l’Union Saint-Gilloise: ma oggi è squalificato. “Ha velocità da F1. La sua esplosività e i suoi nervi – scrive L’Équipe – impressionano quanto la sua efficienza”. I grandi veterani restano intoccabili, compreso Riyad Mahrez. È la difesa che molte volte fa brutta figura.
in tv oggi ore 15 Sportitalia: Senegal vs Gambia | 18 Sportitalia: Camerun vs Guinea | 21 Algeria vs Angola