Lo saprete. Jannik Sinner è il primo finalista del Masters a Torino, il primo italiano nella storia. Ha battuto in tre set il russo Daniil Medvedev [#3 nel ranking] con il punteggio di 6-3 6-7 6-1 in due ore e mezza di gioco.
Qui stamattina erano raccolte alcune indicazioni su come avrebbe dovuto giocare per farcela.
Andrea Mastronuzzi su Ubitennis dice che “era la partita più importante della carriera di Sinner. Era la partita più attesa nella storia recente del tennis italiano. Lo era, ma già non lo è più perché domani, alle 17, ce ne sarà un’altra che supererà quella di oggi e per cui il countdown è già iniziato un vero capolavoro di tattica e agonismo”.
Alessandro Mastroluca su Supertennis suona lo spartito di De André, scrive che “ha un solco lungo il viso, Jannik Sinner, come una specie di sorriso. È compiaciuto, sa di aver già compiuto un’impresa senza precedenti. Ma l’impresa per lui non è ancora finita”.
John Berkok sulla rivista Tennis fa notare prima di ogni altra considerazione che Sinner ha vinto le sue ultime sei partite su sei contro un top-5. All’inizio della carriera aveva invece perso tutti i primi tredici confronti diretti, tredici su tredici. Era sotto 0-6 nel bilancio con Medvedev e lo ha sconfitto tre volte su tre nell’ultimo mese. Sintesi di Tennis: “È tutto fuoco e fiamme”.
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Bisogna aspettare qualche ora per conoscere l’avversario. Verrà fuori dalla partita di tennis più bella che si possa desiderare di vedere in questo momento, tra Carlitos Alcaraz e Novak Djokovic. Bertrand Lagacherie su L’Équipe stamattina ha scritto che in questa stagione hanno già offerto due partite indimenticabili. “Il Masters è pronto per una terza masterclass. Nel rock – scrive – si chiama un super gruppo. Il principio è semplice, si prendono membri di band che hanno già acquisito i loro titoli di nobiltà e li si mette insieme per una cosa in stile All Stars. Una partita tra Novak Djokovic e Carlos Alcaraz è un po’ la stessa cosa. Prendi i due migliori giocatori attuali – scrive il giornale francese – già autori di prestazioni sontuose e li metti sullo stesso campo. Una grande partita. Se mettiamo da parte la semifinale del Roland-Garros, dove lo spagnolo è stato divorato dallo stress, ci hanno regalato due capolavori con le finali di Wimbledon e di Cincinnati”.
A 20 anni e sei mesi, Carlos Alcaraz è il più giovane semifinalista del Masters dai tempi di Rafael Nadal nel 2006.
In Spagna si sono rasserenati rispetto all’inizio della settimana., Alejandro Ciriza su El Pais ricorda che Alcaraz era sbarcato a Torino “in mezzo a un mare di dubbi, per la prima volta da quando è in vetta coinvolto in una crisi di gioco e di risultati. Non aveva perso la buona educazione, ma il suo volto era più serioso del solito e gli allenamenti riflettevano una certa noia, come se gli pesassero; esecuzione robotica, poco tocco; tante palle in rete e nei corridoi; ma soprattutto: nessuna risata. Segnale pessimo”.
Questo è il cambiamento intervenuto, spiega El Pais. “Divertirsi è per Alcaraz è un verbo essenziale. È ricomparso in sala stampa quando glielo hanno chiesto. Alcaraz ha ammesso che negli ultimi tornei le persone a lui più vicine, ma finanche quelle che non lo conoscono molto, hanno visto che non aveva lo stesso atteggiamento di inizio stagione”. Dice El Pais che allora Juan Carlos Ferrero gli ha aperto un po’ gli occhi e dall’oggi al domani la Spagna ha ritrovato il vecchio Alcaraz, “quello originale, quello autentico o almeno quello arrivato alla celebrità. La versione temporeggiatrice dell’autunno e la versione imprevedibile delle ultime date hanno lasciato nuovamente il posto alla massima espressione del giocatore. L’appassionato di tennis si lecca i baffi”.
stasera ore 21 Sky e Rai: semifinale | domani ore 17 La finale