All’inizio a Chicago si guardava la strada, piatta e larga, la fettuccia di partenza al Grant Park, tra Columbus Drive e Monroe Street, la sfilata tra la Old Town, Little Italy, China Town, il quartiere greco, quello spagnolo, The Gap e alla fine la chiusura, l’arrivo sulle sponde del lago Michigan. Era per questa sua superficie liscia e scorrevole che l’atletica veniva qui per veder battuto il record mondiale della maratona. Il primo fu Stefe Jones nel 1984. Insoddisfatto di lavorare in una fabbrica di macchine da cucire, si era arruolato. Era diventato tecnico aeronautico per la Royal Air Force e si era unito alla squadra podistica della RAF. Quel giorno a Chicago Jones era alla sua seconda maratona e non era a conoscenza del fatto che stesse battendo il primato mondiale fino a due miglia dal traguardo, erano altri tempi e per giunta non portava mai l’orologio. Due ore 8 minuti e 5 secondi, ma quasi tre di meno ne impiegò quindici anni più tardi sulle stesse strade Khalid Khannouchi, marocchino, ma in lite con la sua federazione per le spese di allenamento. Una lite così furiosa che se ne andò a Brooklyn e si fece americano. Sotto quella bandiera sarebbe diventato uno dei cinque atleti di sempre a battere il primato più di una volta.
All’inizio a Chicago si guardava la strada, poi cominciammo a guardare i volti e le storie. Nel 2001 cominciarono a correre veloci le donne. La prima a usare l’olio liscio dell’Illinois per fare il record fu Catherine Ndereba, due volte campionessa del mondo e due volte argento alle Olimpiadi [2h18’47”]. L’anno dopo si vide sfilare il miglior tempo da Paula Radcliffe [2h17’18”] e sempre a Chicago lo fece quattro anni fa Brigid Kosgei.
Adesso lo sguardo si posa altrove, non sulla strada, non sulle storie, ma sulle scarpe, o forse la storia sono loro. Due settimane fa Tigsit Assefa ha battuto il primato femminile con un paio di nuovissime Adidas Adizero Adios Pro Evo 1, super leggere, costo 400 dollari suppergiù. Consigli per l’uso: calzarle una sola volta e cambiare. Nonostante il prezzo e i molti dubbi sulla loro tenuto a lungo termine, sono andate esaurite entro poche ore dalla messa in vendita.
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Slalom 26 settembre 2023
Stamattina siamo di fronte a Kelvin Kiptum e soprattutto di fronte alle sue nuove scarpe, le prime a portare un uomo al traguardo di una maratona in meno di 2 ore e 1 minuto. Mancano soli 35 secondi per abbattere la barriera delle barriere, il muro vero che Kipchoge sgretolò solo in condizioni da laboratorio, non omologate, con un mucchio di lepri davanti a sé, un orario scelto su misura, la strada di Vienna.
Il nuovo prodigioso tempo di Kiptum si deve di nuovo a Nike, i pionieri della scarpa con il tacco. Jeremy Wilson sul Telegraph sottolinea che l’azienda ha tolto più di 30 secondi al miglior tempo del modello precedente, le 2 ore 1 minuto e 9 secondi di Kipchoge a Berlino ed è probabile ora che “ci sia un interesse simile a quello per le Adidas di Assefa, quando Nike metterà in vendita ufficialmente la sua nuova scarpa”, indossata sia a Chicago da Kiptum, sia da Sifan Hassan che ha vinto la gara femminile con il secondo miglior tempo di sempre, nuovo record europeo, appena sei settimane dopo aver vinto medaglie su pista nei 1500 metri e nei 5000 ai Mondiali di Budapest.
La scarpa è stata approvata da World Athletics per un uso evolutivo fino al 3 dicembre di quest’anno con il nome di NikeDev163. Le sue proprietà esatte non sono state rese pubbliche. È stata utilizzata negli ultimi mesi da soli corridori d’élite. Nell’atletica, secondo il Telegraph, è considerata come la nuova versione della Air Zoom Alphafly NEXT% 2, un modello che Nike attualmente vende per 279,95 sterline.

| Marco Bonarrigo sul Corriere della sera ha scritto che saranno in vendita a partire dal prossimo 1 gennaio “a quei pochi che potranno permettersele economicamente e alla decina di atleti di livello assoluto nel mondo in grado di restare in equilibrio su due leggerissime «gondole» di carbonio”.
| Christian Marchetti sul Corriere dello Sport-Stadio considera che “è inutile girarci attorno, le scarpe restano un fattore. Quanto determinante sarà la scienza a dircelo, ma sempre dando per scontato che con calzature avveniristiche non tutti possano correre 5 km in 14’26”, 10 km in 28’42”, 15 km in 43’09”, 20 km in 57’39”, la mezza maratona in 1h00’48”, 25 km in 1h21’04”, 30 km in 1h26’31”, 35 km in 1h40’22” e 40 km in 1h54’23”. Perché sono questi gli sbalorditivi crono segnati dal buon Kelvin da Nairobi”.
Il secondo classificato a Chicago, Benson Kipruto, aveva invece la super scarpa Adidas di Assefa. È arrivato tre minuti dopo.
Secondo quanto risulta al Telegraph, le caratteristiche distintive della nuova Nike sono una piastra rigida o aste incorporate nell’intersuola, solitamente in carbonio, per aiutare a mantenere la forma della scarpa. La geometria curva dell’intersuola è progettata per spingere il corridore in avanti. Tutti i produttori utilizzano oggi una schiuma ad alta energia, leggera e resistente. Kipchoge a Vienna aveva ai piedi il prototipo originale Alphafly. Quella prestazione ha consentito lo sviluppo successivo, non solo per lui, ma per le lepri, per gli atleti di tutto il mondo, per le masse. Kipchoge ha vinto la maratona di Berlino per la quinta volta due settimane fa e pare che calzasse lo stesso prototipo di scarpa di Kiptum. Sarebbe il segno possibile di un’èra finita. Il keniano più giovane ha prodotto le due prestazioni più eccellenti dell’anno. Sembra lui il destinato a scendere sotto la barriera delle due ore, sembra lui il favorito per l’oro olimpico di Parigi.
Kiptum ha fatto la differenza a Chicago negli ultimi 12 km della gara, quando ha accelerato e ha cominciato a correre più veloce del record di Kipchoge. Negli ultimi 5 km ha corso un parziale di 13 minuti e 49 secondi. Eppure era solo alla sua terza maratona in carriera, tutte vinte, non solo: sono suoi tre dei sei migliori tempi della storia.
| Emanuela Audisio su Repubblica scrive che “se qualcuno vi dice che ci vuole esperienza mandatelo a quel paese. Se insiste che la maratona è noiosa e sempre uguale trattenete il respiro, se vi raccontano che correre 42,195 km in una gara ufficiale in meno di 2 ore è fantascienza ditegli che vive nel passato”. Questo Kiptum “dice che si allena da solo. È il primo recordman che si autogestisce. Qui si apre una nuova frontiera – continua Audisio – quella dei maratonauti. Quello di Kiptum che viene dalla Rift Valley, il suo villaggio è appena fuori Eldoret. Un principiante di talento. L’anno scorso a quest’ora non ne aveva mai corsa una. I dilettanti allo sbaraglio non esistono più. C’è una nuova specie di umani che sbrana la fatica. Senza paura dei limiti”.
| Andrea Buongiovanni sulla Gazzetta dello sport l’ha invece battezzata “una maratona da marziani”. Siamo di fronte a un fenomeno, per Sergio Arcobelli sul Giornale.
«Ero impreparato – sono le parole di Kiptum – un record mondiale non era nella mia mente oggi, ma sapevo che un giorno, una volta, lo avrei fatto».
Eccolo qua, mentre Sifan Hassan pare sulla buona strada. Si è fermata a 2 ore 13 minuti 44 secondi, il secondo tempo più veloce di sempre, 20 secondi meglio di Brigid Kosgei su queste strade nel 2019. Il Telegraph dice che ora deve decidere se concentrarsi sulla maratona di Parigi del prossimo anno oppure tornare al suo amore, la pista, dove è una seria contendente all’oro su ogni distanza dai 1500 ai 10.000 metri. Giorgio Cimbrico su Domani dice che “i nuovi stivali delle sette leghe sono strane scarpe che assomigliano a gondole” e che “gli impresari delle grandi maratone sono già al lavoro per allestire il duello Hassan-Assefa, a meno che l’una e l’altra non puntino alla gloria olimpica parigina”.
Sean Ingle sul Guardian considera che “non molto tempo fa, l’idea che qualcuno corresse una maratona ufficiale in due ore, era roba da fantascienza. Ma per le strade di Chicago è diventata una realtà vertiginosa. Mentre correva le ultime centinaia di metri lungo Columbus Drive, il 23enne ha avuto anche il tempo di mandare baci e salutare la folla. Il suo tempo è un altro sconcertante promemoria di quanto la tecnologia delle superscarpe abbia cambiato questo sport”.
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