Il progetto del basket nelle carceri e i grandi sogni che fa il tennis italiano [La Hit Parade del venerdì]

La Hit Parade del venerdì era uno degli appuntamenti settimanali fissi della newsletter, insieme con L’oroscopo del lunedì, il Meteo del martedì, gli Odori del mercoledì, i Fumetti del giovedì, i Varietà del sabato, le Giostre della domenica. In sostanza un contenitore di microstorie apparse sui quotidiani e raccolte giocosamente sotto un filo conduttore. 

Ecco allora: Vasco Rossi che canta Angelo Binaghi, Tiziana Rivale canta Milano-Cortina, Franco Battiato canta Sergio Llull,  Michael Jackson canta i Cagers I Rolling Stones cantano il Barcellona Coma Cose cantano Burt Young Ron canta Marco Tardelli Fiordaliso canta Di Francesco

 

PORTATEMI DIO  Vasco Rossi canta Angelo Binaghi

Le interviste con Angelo Binaghi, presidente della federtennis, hanno sempre passaggi interessanti. Istruttivi, ecco. In generale sono quasi sempre esempi di come abbia saputo affrontare questa vita piena di difficoltà e irta di asprezze che non consentono al paese trastulli da maltusiani, e di come viceversa egli abbia saputo piegarle con ardimento, le difficoltà, con ardore sincero, silenzio operoso e tenacia paziente. 

Stamattina Binaghi ha parlato con Gaia Piccardi sul Corriere della sera e ha mandato a dire a Sport e Salute, per esempio, che in quegli uffici non sanno sfruttare abbastanza le potenzialità della sua federazione, mentre perbacco «Sinner smuove le folle», contrariamente a Francesca Schiavone, che conquistò il Roland-Garros e «non abbiamo emesso una tessera agonistica in più dopo il trionfo. Perché? Forse perché nella memoria collettiva, vedi la Davis del ‘76, il tennis è maschile». In effetti, poteva venire il dubbio che fosse stata la federazione a non aver saputo sfruttare i molteplici successi femminili di una quindicina d’anni fa. Invece no. È mentalità. La nostra. 

Al mondo del calcio Binaghi rimprovera che gli «piace vincere facile: noi siamo presenti nel 25% dei comuni d’Italia, loro in tutti. Ma il tennis a scuola prima di noi non era mai entrato: 350 mila bambini contattati quest’anno, voglio arrivare a un milione». Eppure, nonostante questi 350mila bambini contattati nelle scuole, nel tennis non c’è alcun segno evidente di un allargamento sociale come quello avvenuto nell’atletica, nella pallavolo, perfino nel calcio. Il tennis italiano resta uno sport bianco. La nuova Italia non esiste. 

Anche al vecchio nemico Giovanni Malagò ha mandato qualche messaggio. A lui e agli organizzatori di Milano-Cortina, ai quali ha contrapposto i numeri del successo del Masters di Torino. «Chiediamoci perché – ha detto Binaghi – i Giochi non li vuole nessuno e per le Atp Finals avevamo contro 30 capitali». Non deve sembrargli un motivo sufficiente il fatto che le Olimpiadi invernali hanno qualche problema a trovare nevi e ghiacci, quelle estive sono un carrozzone con 10mila partecipanti, al Masters partecipano in otto. Comunque Binaghi dice che lui il presidente del CONI non lo farebbe. «Non succederà mai! Ho un brutto carattere, che però aiuta: con me le interferenze politiche non hanno mai attecchito». In effetti ha inverito il senso e ha inventato l’interferenza dello sport nella politica, invitando Chiara Appendino nel consiglio della federazione, a fargli da vice. 

 

SARà QUEL CHE SARà Tiziana Rivale canta Milano-Cortina

Andrea Montanari su Repubblica ha intervistato stamattina il governatore lombardo Fontana, sui ritardi nei lavori verso i Giochi invernali del 2026 e sulla richiesta che giunge da Zaia di un riequilibrio nella distribuzione delle gare, dopo l’addio alla pista di bob. 

«È una richiesta fuori tempo massimo. Abbiamo investito e stiamo investendo tantissime risorse per realizzare opere che servivano e sono funzionali allo svolgimento di queste gare. Noi vediamo le Olimpiadi non solo come un evento che si chiude nei venti giorni delle gare, ma che lascia delle eredità che vanno oltre. E per le quali stiamo già investendo cinquecentotrenta milioni. In questo momento è impossibile aderire ad una richiesta di questo genere».

Bormio non si tocca.

«Non si toccano tutte le specialità previste in Lombardia. Stiamo parlando di opere che sono state concordate con il territorio. Per le quali abbiamo dovuto superare delle difficoltà. Convincere i territori. Una richiesta di questo genere sconvolgerebbe un programma di una partita che è già avanzata».

A Cortina, però, resterebbe solo lo sci femminile

«Non mi sembra poca cosa, ma l’accordo era stato fatto all’inizio. Cambiare le sedi di gara non è una cosa così semplice. Ormai il progetto è stato approvato con il timbro del Cio alcuni mesi fa. Al di là del fatto che sarebbe una figura tremenda, Zaia sa benissimo – visto che è un grande amministratore – che è partita una macchina che non possiamo più fermare».

 

Dopo il bob, rischia di andare all’estero pure l’antidoping

Valerio Piccioni sulla Gazzetta dello sport ha invece sentito Francesco Botrè, direttore del laboratorio antidoping all’Acqua Acetosa. «C’è il pericolo che le analisi antidoping dell’Olimpiade invernale di Milano-Cortina siano spostate all’estero. Questo metterebbe a rischio la stessa sopravvivenza del laboratorio dell’Acqua Acetosa», dice Botrè.

Racconta che «questa è una storia che viene da lontano. Almeno dal 2017, durante e dopo l’ispezione annuale della Wada. In quell’occasione testarono le nostre capacità. Quante “non conformità” individuarono? Zero. Facendoci i complimenti ci dissero: dovete andar via, trovare uno spazio più grande». solo per la routine servono 100 metri quadri per 1000 campioni. Noi ne facciamo 12mila in 400 metri quadrati più un container. Generalmente processiamo 50 campioni al giorno, durante Milano-Cortina andremmo a 150. Solo che i tempi di risposta per questo tipo di analisi sarebbero di 48 ore rispetto ai 15 giorni attuali. Ma lo spazio non è l’unico problema. Ci hanno fatto notare che un laboratorio indipendente non può vivere in mezzo agli atleti, con la palestra di scherma di qua, il campo di rugby di là, le squadre di serie A in trasferta che si allenano praticamente davanti alle nostre stanze. Non si può più fare».

O ci si sposta nel giro di tre mesi oppure non si fa più in tempo. 

 

VOGLIO VEDERTI DANZARE Franco Battiato canta Sergio Llull

Jean-Claude Mariani su Eurodevotion lo battezza il più strepitoso guastafeste della storia di Eurolega. Con 19 punti, uscendo dalla panchina, lo spagnolo imprendibile ha riportato il Real Madrid sull’Olimpia Milano, ha ricucito lo svantaggio e ha costruito il sorpasso, fino all’88-71 finale. Con il progredire dei minuti, il Real gioca sempre più la sua partita, moltiplica i pick and roll centrali, tra Poirier e Campazzo o, soprattutto, Rodriguez. I blancos sovrastano la difesa dell’Olimpia. L’Olimpia resta una squadra in costruzione.

Per Marca Llull ha tirato fuori la dinamite. Abc ha detto che Llull ha svegliato il Real giusto in tempo. Un Real ancora imbattuto dopo 11 partite stagionali, compresa l’esibizione contro i Dallas Mavericks di Luka Doncic. 

 

WANNA BE STARTIN’ SOMETHIN’ Michael Jackson canta i Cagers

È il nome scelto dalla squadra di basket che riunisce i detenuti delle carceri, messi insieme da quattro ex giocatrici  e giocatori: Stefano Attruia, Donato Avenia, Federica Zudetich e Francesca Zara. Li hanno selezionati negli istituti di tutta Italia: Piazza Armerina, Caltagirone, Enna, San Cataldo, Vibo Valentia, Augusta, Catania, Napoli, Volterra, Gorgona, Civitavecchia le prime tappe. Quando la squadra sarà stata formata, si trasferirà a Trieste per un progetto inclusivo che ricorda quello dei Bisonti nel rugby.  

Cagers vuol dire gabbie. È il nome che ai primordi del basket inventato da Naismith – scrive Fabrizio Fabbri sul Corriere dello Sport-Stadio – i giornalisti diedero ai giocatori. La partite infatti si giocavano all’interno di gabbie perché il clima, dentro e fuori dal campo, era più che caldo. Potevano volare bottiglie monete, sedie verso i cestisti.   Dopo un anno di allenamenti, la squadra disputerà una serie di gare amichevoli

 

SATISFACTION I Rolling Stones cantano il Barcellona 

Raffaele R. Riverso su Tuttosport gioca con le traversie di mercato del Barcellona e scrive che in Catalogna hanno ingaggiato gratis anche i Rolling Stones. In che senso? Lo sponsor principale del club, Spotify, è pronto a diffondere il nuovo album di Mick Jagger, Keith Richards e Ronnie Wood, e per farlo ha piazzato la famosa linguaccia del gruppo sulle maglie della squadra. Apparità in pubblico il 28 ottobre, il giorno del Clásico. 

Quel giorno – dice Tuttosport – il Barça indosserà una maglia destinata a diventare di culto tra i collezionisti. I Rolling Stones difficilmente avrebbero immaginato uno scenario migliore per pubblicizzare in mondovisione (e gratis!) la loro nuova fatica. Per sfruttare al meglio la situazione – con la speranza di veder brillare una luce in fondo al tunnel blaugrana, viste e considerate le enormi difficoltà finanziarie – il club catalano metterà in vendita, da lunedì prossimo sul proprio sito, due edizioni esclusive della maglietta.

 

LEGGI ANCORA

 

L’ADDIO Coma Cose cantano Burt Young

È morto uno degli attori che ha accompagnato Sylvester Stallone nella saga di Rocky. Giulia Zonca su la Stampa gli ha dedicato un ricordo: Paulie o meglio l’attore che lo interpretava, Burt Young, è diventato pugile nei Marine, ma non è così che ce lo ricordiamo e tanto meno che lo immaginiamo perché Paulie è il tipo tozzo che combina guai nella vita di Rocky e poi si fa ben volere lo stesso. Uno che ti sembra già troppo provato dall’esistenza per volergli pure del male, un maneggione dal cuore ipoteticamente tenero che sotto sotto, forse, ti può davvero fregare. Non chiama l’immedesimazione, riempie proprio una casella quindi il fatto che sia morto, a 83 anni, crea un vuoto e vala la pena guardarci dentro. In tutti i Rocky certificati, ben sei, lui c’è: improbabile manager, cognato inaffidabile, fratello della mite e tenace Adriana che probabilmente deve la sua caratteristica timidezza a tutte le figure che lui le ha fatto fare, all’imbarazzo che avere in famiglia un tipo così ti garantisce.

 

 ASCOLTA IL PODCAST

 La storia del vero Rocky Balboa

 

I RAGAZZI ITALIANI Ron canta Marco Tardelli

Nella sua rubrica per La Stampa, stamattina Marco Tardelli è intervenuto sul tema delle scommesse, affrontandolo da un versante diverso. Ha scritto: Chi li protegge dal mondo scintillante che li circonda? Chi li aiuta a capire cosa è giusto fare o non fare? Milionari a vent’anni circondati spesso da falsi amici e false amiche, che non hanno la forza di allontanare per la paura di restare soli. Ecco la solitudine: un male tremendo che ti rode dentro e che vuoi allontanare in tutte le maniere, ma lo fai sempre nel modo sbagliato.  Davvero vogliamo caricarla tutta sulle loro spalle?  Siamo noi genitori i primi a trasformarli in piccoli mostri, i primi a viziarli e a permettergli tutto. Tutti coloro che tutti i giorni vivevano con questi ragazzi (genitori, amici, società, allenatori, manager, fidanzate, sponsor) come hanno potuto non accorgersi del dramma che stavano vivendo?

 

NON VOGLIO MICA LA LUNA Fiordaliso canta Di Francesco

 ➣  Ha mai pensato che Frosinone potesse essere l’ultima occasione della carriera? 

«Sì, non lo nego. E lo penso ancora, mica abbiamo festeggiato niente. Ho letto un libro che si chiama “Incertezza positiva”. Ecco. Nella nostra situazione un po’ di paura è salutare, ci aiuta a pensare al presente». 

 ➣  Cosa le è successo dopo l’esonero con la Roma? Resta negli occhi la sua immagine, con lo sguardo perso nel vuoto a Oporto dopo l’eliminazione dalla Champions. 

«Facciamo un passo per volta. Intanto è il momento di raccontare che la Roma non mi esonerò per quella partita. Sono stato io il primo a farmi da parte. Avevo comunicato ai dirigenti che non ero più a mio agio nella Roma, anche a causa del litigio con un calciatore». 

 ➣  Perché non si ribellò alle operazioni di Monchi? 

«Chi dice che non mi sono opposto? Non l’ho fatto pubblicamente, semmai». 

 ➣   Mourinho e Conte avrebbero scatenato l’inferno. 

«Bravi loro che ci riescono. Io ho un altro carattere e ho preferito gestire la questione all’interno, tanto è vero che con Monchi litigammo e non parlammo per molti giorni». 

 ➣  Una delle critiche che spesso le rivolgono è di parlare di un «mio» calcio, come se fosse l’unico possibile. 

«Ma io sono molto meno dogmatico di prima. E avere un pensiero non implica presunzione. È far funzionare la propria testa. Lei non ha un suo pensiero?». 

intervista di roberto maida, Corriere dello Sport-Stadio

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