Una delle cose affascinanti del rovistare pagine di giornale negli archivi è l’effetto comico di certi titoli sul calciomercato sparati in prima pagina. Più sono storiche le prime pagine, più sono memorabili e iconiche – come si dice – più certi affari saltati non sono saltati mai. Così, insieme alla doppietta con cui Pablito ci portò in finale al Mundial 82, resterà per sempre reale ma falsa, falsa ma reale, la chiusura dell’affare che doveva portare Vignola al Napoli. “Oggi l’annuncio”. È diventata una delle molte versioni calcistiche del Gronchi rosa, il francobollo del 1961 che voleva celebrare un viaggio del presidente della Repubblica in Sudamerica. Sbagliarono a disegnare i confini del Perù e dovettero ritirarlo. Chi ne possiede uno, si dice che oggi abbia in casa un quadratino stimato 30mila euro. Vignola nel Napoli non ci giocò mai, eppure è come se fosse sempre là, sul punto di andarci, con una trattativa lunga 41 anni, lunghissima, da fare invidia finanche ad Aurelio De Laurentiis.
A tenere il conto percentuale degli affari annunciati e conclusi, il calciomercato sui giornali di mezzo secolo fa era poco più di un gioco. Riva e Chinaglia sono stati ognuno a un passo da quattro-cinque squadre senza aver mai lasciato il Cagliari e la Lazio. Nell’estate della riapertura delle frontiere, un quotidiano sportivo sparò a millanta colonne: Brady al Napoli. Il pezzo cominciava così: “Sarà Brady il primo straniero del Napoli?”.
Oggi è tutto più raffinato. Il calciomercato è un’arte. C’è un giornalismo specializzato, ci sono programmi tv di serie e di culto [Aldo Grasso del Corriere della sera ha un debole per quello di Sky], addirittura si scopre che l’account Twitter più influente al mondo appartiene a Fabrizio Romano, al quale si è dedicato qualche mese fa il New York Times parlando di Art of the deal
Solo che tanta raffinatezza non ha messo le prime pagine dei giornali al riparo dai cacciatori di altri Gronchi rosa. La colpa è di gente come Dan Friedkin, che ogni estate zitto zitto piazza un colpo di cui nessuno sapeva niente. Non avrà dato a nessuno il suo numero di telefono, non ci deve essere un’altra spiegazione. Infatti è spesso assai criticato. Come succede a molti che non fanno gli insider. Non succede solo nel calcio, eh. C’è un regista italiano abbastanza inavvicinabile che ha visto stroncati quasi tutti i suoi film. È più complicato muovere un rilievo a qualcuno che risponde ai tuoi sms. Quanto son cattivi quelli che non ti danno una notizia. Nel calcio ci sono carriere mediatiche costruite su questa scienza.
Comunque. Friedkin è così. Non parla. Fa. Noi diciamo che Dybala sta andando all’Inter [oggi l’annuncio] e lo prende lui. Noi diciamo che ha dato la panchina a Sarri [oggi l’annuncio] e sulla panchina spunta José Mourinho. Noi diciamo che Lukaku torna all’Inter, anzi no no, che va alla Juventus [zitto tu: all’Inter; zitto tu: va alla Juventus], e mister Dan se lo porta alla Roma. Nel caso di Lukaku lo porta in tutti i sensi. Il Corriere della sera riferisce stamattina che guiderà personalmente l’aereo privato che porta Romelu da Londra a Ciampino. Quelli come Friedkin vorrebbero farti venire il dubbio che il calciomercato sia rimasto ancora un grande gioco, ma non può essere.
Giulio Cardone su Repubblica racconta qualche dettaglio, per esempio che “la Roma pagherà al Chelsea 5 milioni per il prestito secco — l’accordo risale a venerdì e su quella base il club ha impostato poi il viaggio londinese — e nella sua stagione romana Lukaku guadagnerà 7,2 milioni di euro tra settembre e giugno, che diventeranno i 9 che aveva guadagnato all’Inter, grazie alle due mensilità di luglio e agosto che per contratto dovranno onorare i Blues. Gli inglesi, per assecondare il desiderio del giocatore di tornare in Serie A, hanno ottenuto da lui una rinuncia agli stessi soldi anche nei prossimi due anni di contratto, concedendo in cambio una clausola rescissoria per liberarsi con 35 milioni di euro dalla prossima estate. Una sorta di exit strategy reciproca. Di certo con questa operazione la famiglia Friedkin consolida una strategia operata già nei due anni passati: infiammare l’entusiasmo della piazza con un colpo a sorpresa e dal nome altisonante”.
Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport-Stadio si diverte stamattina a mettere in fila un po’ delle frasi fatte che girano sul carosello del pallone, scrive “quante ne abbiamo lette e sentite nell’ultimo mese e mezzo”, per esempio “Lukaku ancora giovane a Milano, ma non più tanto a Torino; «Lukaku inutile se non sta bene» (perché, gli altri riescono a risultare utili anche se infortunati?); Lukaku uno nessuno centomila”.
Fabio Massimo Splendore, sempre sul Corriere dello Sport-Stadio, ricorda di aver raccontato il 2 agosto di certe chiacchiere al bar con un amico, convinto che pure stavolta Friedkin avrebbe fatto “un’americanata”.
Milano ha rincorso e Roma ha chiuso. Traduzione mediatica: da Milano dicono che Mourinho non ha più alibi, adesso deve andare almeno in Champions, qualcuno butta lì pure la parola scudetto; da Roma rispondono – parole di Zazzaroni – che Lukaku “non potrà darle lo scudetto perché la squadra non è attrezzata per vincerlo, ma restituisce ai tifosi quella sensazione di grandezza che prima Mou e poi Dybala sono stati in grado di trasmettere. L’arrivo di Lukaku a Roma è quindi un grande regalo dei Friedkin ai romanisti e all’intero sistema, che adesso acquista più valore”.
Piero Torri sulle pagine romane di Repubblica scrive che “non si può fare neppure finta di niente di fronte all’evidenza di alcune problematiche a cui lo Special One, Lukaku o non Lukaku , dovrà mettere mano in fretta. Partiamo dalla filosofia di gioco. Mourinho ci ha fatto capire attraverso le sue non tante parole e poi con il modo di schierare la squadra, che quest’anno sta lavorando a una Roma che vuole fare la partita piuttosto che subirla per poi colpire con le ripartenze . Una scelta che ci trova d’accordo concettualmente, ma che a nostro giudizio, questa squadra almeno al momento non può permettersi”.
Il Messaggero riferisce che i due si sono sentiti per telefono durante i giorni della trattativa, oggi si incontreranno. È la terza volta che Lukaku e Mourinho lavorano insieme. “Il compito di Mourinho sarà quello di rilanciarlo”.
La Gazzetta ha parlato della conclusione a sorpresa dell’affare con Walter Sabatini, chiedendogli in diversi passaggi dell’intervista se Lukaku non sia stato scorretto, ignobile, incomprensibile, sentendosi rispondere che Lukaku è stato scorretto, ignobile e incomprensibile. Sabatini non si è lasciato in buoni rapporti con Mourinho, ricorda che José aveva previsto per la sua squadra un piazzamento dal quinto all’ottavo posto, e aggiunge: «Io non parlerei mai in questo modo dei miei giocatori, ma lui è così, lo conosciamo. Comunque con l’arrivo di Lukaku non potrà più nascondersi: la Roma potrà lottare per le prime posizioni». Il calcio è un gioco meraviglioso. E pure il calciomercato.

LA LEVA CALCISTICA DEL MARTEDÌ
SOLE SUL TETTO DEI PALAZZI IN COSTRUZIONE Anche l’Inter a 6 punti
Andrea Codega su Sportellate scrive che a Cagliari ieri sera “si è distinto ancora una volta un certo calciatore che fino a tre anni faceva il trequartista, quattro anni fa l’esterno offensivo. In due anni si è riciclato prima a mezzala, e nell’ultimo a regista con capacità di interdizione fenomenali. Parliamo di Calhanoglu, 124 palloni toccati in partita e almeno due recuperi difensivi da mediano navigato: la sua trasformazione è troppo poco chiacchierata, e l’Inter gira attorno a lui come faceva lo scorso anno”
Luigi Garlando sulla Gazzetta dello sport fa notare che “una sola capolista ha la porta ancora inviolata: è quella di Sommer. Thuram è stata la sorpresa più bella per Inzaghi. È stato un po’ Lukaku per la fisicità con cui ha aggredito la profondità, e un po’ Dzeko per le sponde sapienti con cui ha legato il gioco. Deve migliorare un aspetto, non secondario per un attaccante: vedere la porta. Ieri, come contro il Monza, non ha mai tirato con pericolosità tra i legni. Lukaku e Dzeko in genere lo fanno. Ma il francese sta crescendo. Ieri ha mandato in gol Dumfries, ha innescato il raddoppio di Lautaro e ispirato altro”. Alberto Polverosi sul Corriere dello Sport-Stadio considera nel suo commento: “Quello che anche ieri sera ha colpito dell’Inter è la semplicità. Il suo calcio è semplice, che non vuol dire banale e tanto meno scontato, perché questa sua facilità si traduce in bellezza e soprattutto efficacia finché ha energie. Poi, con due gol di vantaggio, diventa controllo e gestione. Prima un palleggio d’attacco, poi un palleggio di difesa. La spinta sugli esterni sembra perfino più incisiva dell’anno scorso; gli spostamenti di Lautaro in area di rigore sono da centravanti puro, anche se lui sa fare pure altro; gli inserimenti delle due mezze ali sono una consuetudine. E’ tutto già visto, del resto in campo c’era un solo giocatore nuovo (Thuram) oltre al portiere, però ora sembra qualcosa di più, qualcosa di meglio, in certi momenti sembra inafferrabile“.
0-2
SOLE CHE BATTE SU UN CAMPO DI PALLONE I prezzi davvero popolari
Matteo Panicci, Rivista Contrasti: “ Bologna, Lecce, Monza, Torino e Udinese non hanno alzato i prezzi nei settori popolari dello stadio. C’è addirittura chi ha deciso di abbassarli, come l’Empoli: dai 15€ della passata stagione ai 10 dell’attuale”.
E POI MAGARI PIOVE I disastri di Di Bello
Carlos Passerini, Corriere della sera: “Un mese di sospensione per tutti e due: arbitro e varista. Punizione pesante ma onestamente inevitabile, quella decisa dai vertici arbitrali, rimasti loro stessi esterrefatti, incapaci di dare una spiegazione all’«errore evidente» di domenica sera allo Stadium di Torino, nel finale di Juventus-Bologna. Senza quella svista i rossoblù di Thiago Motta avrebbero probabilmente vinto una partita che hanno poi solo pareggiato. Dopo sette anni di videoassistenza — crisi del settimo anno? — continuiamo a farci del male con errori che nascono da un difetto di comunicazione verbale fra arbitro e Var. Chi ha sentito gli audio assicura che non c’è nulla di particolare, il ché è ancora peggio: l’arbitro dal campo era convinto di aver visto bene e il varista non gli ha fatto cambiare idea. Un cortocircuito tanto semplice quanto assurdo. E infatti il designatore Rocchi li fermerà giustamente entrambi. Se sbaglia un giovane è giusto essere comprensivi, specie in un momento come questo di delicato e inevitabile ricambio generazionale, ma se a farlo è un fischietto esperto, no”
Matteo Pinci, la Repubblica: “Cosa si sono detti Di Bello e Fourneau al microfono per non rivedere l’episodio? Se lo chiedono in tanti. E probabilmente a breve avremo l’occasione di ascoltare la conversazione intercorsa tra i due dopo l’intervento di Iling-Junior su Ndoye a pochi passi dalla linea di porta. Quando la Figc chiuderà l’accordo per gli audio su Dazn (si sta trattando sul modo e sui termini contrattuali) certamente potremo ascoltare l’episodio in tv. Nell’attesa è facoltà del designatore Rocchi usare l’audio degli episodi a scopi didattici, per illustrare quale sia stato l’errore e perché sia capitato. Per questo, venerdì, potremmo avere l’occasione di ascoltare i dialoghi tra Var e arbitro. E far capire a tutti come sia nata la decisione non solo di non concedere un rigore che tutta Italia aveva visto, ‘live’ e alla moviola. Ma nemmeno di prendere la decisione, salvifica, di mandare l’arbitro al monitor per farsi un’idea e capire che forse, quello che aveva visto a velocità normale («Vanno giù insieme, ho visto io», avrebbe detto alle panchine), era diverso da ciò che era successo realmente”
Dario Cervellati sul Corriere dello Sport-Stadio illustra bene stamattina il perverso meccanismo che trattiene gli arbitri dall’andare a rivedere un episodio alla Var. “Paghi subito 0,10 nella valutazione della partita e poi te la vedi con la commissione. Ecco il bug nella procedura tra quanto accade in campo e quanto succede a Lissone (sede centrale unica del VAR). La conseguenza è che gli arbitri non amano fare ricorso al Video Assistant Referee. Una penalità di 0,10 nel voto all’interno di una scala di giudizi che va dall’8,70 (eccellente) all’8,20 (insufficiente) ha troppa incidenza a maggior ragione se dopo la revisione viene presa la decisione, tecnica e disciplinare, giusta ristabilendo la verità dei fatti avvenuti in campo. Se si vogliono ridurre gli sbagli è giusto che gli arbitri non siano psicologicamente intimoriti dall’idea di ricorrere allo strumento tecnologico. Devono sentirsi completamente liberi di riguardare un’azione sospetta. invece, adesso non è così. Anzi resta una penalità“.
CAMMINA CHE SEMBRA UN UOMO Agustin Martegani
Dal pareggio di ieri sera, Francesco Velluzzi sulla Gazzetta dello sport tira fuori il contributo portato alla Salernitana dalla panchina. “La scossa gliela danno i cambi e soprattutto uno dei nuovi arrivati, Agustin Martegani, classe 2000, argentino, piombato qui dal San Lorenzo.
Questo ragazzo a pallone sa giocare e nei 43 minuti in campo ha mostrato buoni numeri oltre a calciare un pallone che Silvestri ha spedito in angolo con bravura”.
1-1
CON LE SCARPETTE DI GOMMA DURA I tribunali del calcio
La Gazzetta dello sport racconta lo sconto ricevuto da Andrea Agnelli sul caso plusvalenze. I 16 mesi di inibizione si sono ridotti a 10, l’ammenda è scesa da 60 mila a 40 mila.
“Va ricordato – si legge – che le motivazioni della sentenza di primo grado, pur evidenziando l’assoluzione sui rapporti con gli agenti, erano stato molto dure, perché si facevano emergere come «con ragionevole certezza, l’apporto causale di Agnelli nella manovra stipendi 2019/2020. Anche a volere escludere che sia stato l’unico ideatore della manovra, di certo non può verosimilmente escludersi che sia stato parte integrante ed essenziale di questa»”.
NON È MICA DA QUESTI PARTICOLARI Gli affari del Sassuolo
Marco Maioli su Rivista Undici disegna un ritratto fulminante di Giovanni Carnevali, amministratore delegato del Sassuolo, e attacca così: “Si è costruito un’aura leggendaria fiutando il business, e pazienza se lo chiamano il Mastrota del calcio. Abbronzato ma non troppo, ciuffo di capelli sulla fronte, sorrisi a qualunque telecamera lo fermi, Giovanni Carnevali non è persona che si limiti a rispondere a monosillabi alle domande dei giornalisti: chiedi di un giocatore e ti spiega a quali squadre vorrebbe venderlo, quando e come; accenni ai buoni rapporti con un club e inizia a elencare gli amici che ha in tutti gli altri; provi a ottenere due parole su un Berlusconi appena scomparso e ti ritrovi con il più eccentrico dei necrologi, «era un estimatore di Frattesi», come a suggerire che, in questa estate 2023, il destino di qualunque persona del globo sia ormai intimamente legato, per qualche strana connessione, a una mezzala del Sassuolo.
UN GIOCATORE LO VEDI DAL CORAGGIO Guendouzi alla Lazio
Nicola Berardino sulla Gazzetta dello sport riferisce del bel colpo della Lazio, con un calciatore così sfortunato però da arrivare in una squadra di calcio romana nel giorno in cui arriva pure Lukaku. Il meraviglioso Guendouzi – racconta – “ha giostrato da centro-destra in un reparto con quattro elementi. Potrà tornare utile quindi pure per agire sulla corsia di sinistra, per sostituire eventualmente Luis Alberto, sia pure con caratteristiche appunto diverse. Nel centrocampo che Sarri sta riformulando si punta ad avere più opzioni anche sul piano tattico nei ruoli. Così si svilupperà pure la scelta sul play tra Nicolò Rovella, voluto da Sarri per avere in mezzo una maggiore visione di gioco, e Danilo Cataldi, che si è adattato in quella soluzione con generosità, acquisendo esperienza. Così Guendouzi può rappresentare una carta in più da giocarsi secondo le necessità del centrocampo”
DALL’ALTRUISMO DALLA FANTASIA Lindstrom
Qui siamo invece a Napoli, altro posto dove dai cilindri del presidente esce Ancelotti senza che nessuno lo sappia, esce Spalletti quando aspetti Conceicao, esce Garcia quando aspetti Galtier. Pierfrancesco Archetti sulla Gazzetta dello sport parla del novo acquisto, il danese Lindstrom che “deve migliorare in fase realizzativa, gli manca l’istinto del killer sotto porta. Il fisico rispecchia le qualità tecniche, filiforme e non un gigante, capace di andarsene in dribbling o in velocità palla al piede, con un’intelligenza tattica che gli consente l’inserimento giusto o il taglio dietro la punta. Aveva come idolo, da bambino, Steven Gerrard. Poi crescendo è passato a Neymar, «perché mi piacciono i suoi giochetti con la palla, la sua velocità, i suoi gol», come rivelò alla Bild”.
Giacomo Brunetti su Cronache di Spogliatoio fa notare che in Serie A, solo quest’anno, dall’Eintracht di Francoforte solo arrivati N’Dicka, Kamada e Lindstrøm, nella passata stagione Kostić. “Il modello di business è semplice: creare valore. In questa sessione di mercato – nonostante N’Dicka e Kamada siano partiti gratuitamente – l’età media dei nuovi acquisti è di 22 anni. Nella scorsa stagione, l’Eintracht ha tesserato soltanto Mario Götze oltre i 30 anni. Le plusvalenze sono alla base: Randal Kolo Muani, in un solo anno, è passato da essere pagato zero a valere 80 milioni”.
IL CUORE DENTRO ALLE SCARPE Andrea Colpani
Undici celebra come si deve il giocatore del Monza, reduce da una doppietta. “Oggi in tanti stanno scoprendo Andrea Colpani. Succede sempre così: i giocatori non predestinati vivono un momento in cui la loro dimensione cambia radicalmente, in cui diventano mainstream, è come se accendessero un’insegna al neon del proprio nome in mezzo a una strada buia. oggi Andrea Colpani è decisamente qualcosa in più: ce ne siamo resi conto pure nel secondo tempo di Monza-Empoli, quando ha coronato la sua prestazione – e la prima doppietta in Serie A – con un inserimento dai tempi perfetti, con un colpo di testa puntuale e preciso. Si è trattato di un gol decisamente meno luccicante del primo, ma è servito a chiarire di chi e di cosa stiamo parlando: di un giocatore di 24 anni che probabilmente non era un predestinato, ma che sa fare tantissime cose”