L’appartenenza nel calcio a Roma
Essere della Roma, appartenere, viverla, significa respirare in città “quel malumore contagioso che tutto pervade” quando la Magica perde, come hanno detto e scritto Johnny Palomba e Zeropregi. “I quartieri, magari quelli storici, distrutti dalla gentrificazione, conservano ancora – sono parole loro – enclave romaniste, in mezzo a fast-food, bar per turisti, cibo take-away per comitive di ultras papalini, perché la Roma appartiene storicamente ai rioni del centro storico ma ormai è la squadra della periferia, anche quella abbandonata, dei quartieri popolari, dove fioccano scooteroni insieme a sgargianti e coatte tute giallorosse con lo scrittone ROMA sul petto e la lupa capitolina sul cuore”.
Essere della Lazio invece – e questo lo dice Stefano Ciavatta – significa vivere “una seconda casa ma sempre sregolata, irrequieta, mai tranquilla”.
Una casa abitata da un gruppo meno omogeneo di quanto siamo portati a credere. “Cʼè il crepuscolare, il pessimista cosmico, lʼintroverso, lʼeuforico, lo sfrontato, il nichilista, e poi ancora il saggio, lo storico, il reduce e lʼatleta, il pazzo, il selvaggio, il sentimentale, il dandy, il tribuno e lo straniero, il paracadutista e il premio Strega, cʼè il sapiente e il cronista, il poeta e lʼagitprop, il trasteverino e il modenese, i ragazzi del Tufello e del Quadraro, quelli di Roma Nord e di Monteverde, i veneziani e gli svedesi, il fascista e il compagno, la bandiera inaspettata e lʼamico traditore”.
Scrittori | Pagine da tifosi
La Lazio | La prima volta che sono andato allo stadio con mio padre eravamo già stati a Monte Mario – proprio sul monte, mica la tribuna! – e quindi ero già molto temprato. Quindi tutto quello che veniva era guadagnato. La prima volta che sono andato allo stadio con mio padre, la Lazio ha vinto lo scudetto, ed io credevo che ne avremmo vinto uno tutte le volte che ci saremmo andati – o quasi. I bambini nati nel ‘64 credevano che la Lazio avrebbe vinto lo scudetto tutti gli anni, o tutt’al più che l’avrebbe perso ingiustamente all’ultima giornata, come era accaduto nella stagione precedente, quando mezza squadra della Roma si era venduta la partita decisiva alla Juventus. I bambini nati nel ‘64 sentivano voci incontrollate sul fatto che la Lazio non aveva mai vinto uno scudetto, o che due anni prima arrancava in serie B. Ma ci credevano poco. Ma pensavano a quanto tempo fa sono due anni, e sghignazzavano come a dire: eh sì, nell’altra vita!
di carlo d’amicis, Ho visto un re (Limina)
La Roma | Giocare a pallone non aveva nulla a che vedere con il seguire la Roma che giocava a pallone. Erano proprio due cose diverse: una è fare una cosa che ti piace, l’altra è guardare chi fa quello che piace anche a te con addosso una maglia con i tuoi colori. Certo, partecipare in prima persona alla partita ti dà l’impressione di essere funzionale al gioco, efficace, efficiente. Ma nella vita bisogna essere felici mica efficienti, e io ero piú felice quando guardavo la Roma giocare che quando giocavo al prato con gli amici. Era cosí e non potevo farci niente. Forse il calcio è l’unica cosa al mondo che è piú bella quando la fanno gli altri, quelli con quella maglia però. Che comunque ce l’hanno solo in prestito. Perché la maglia della Roma è la mia. Ma ce l’hanno loro, e non ho mai capito bene come facciano ad averla. Potrebbero anche averla rubata. E l’amore forse è questo: correre appresso a un ladro che ci ha rubato qualcosa
di sandro bonvissuto, La gioia fa parecchio rumore (Einaudi)
in campo La Lazio è reduce dalla prima serie stagionale di due vittorie consecutive. In quattro degli ultimi cinque derby di campionato ha vinto la squadra che era in vantaggio alla fine del primo tempo. La Roma è avanti nel bilancio generale in serie A (55 vittorie, 60 pareggi, 39 sconfitte) e ha perso solo una delle ultime otto partite (a Bergamo). Tutti i 10 gol subiti nelle ultime sei giornate sono arrivati nel secondo tempo e in sei delle ultime sette partite la Roma era in vantaggio alla fine del primo tempo. Ciro Immobile ha segnato in cinque delle ultime sei partite della Lazio e contro la Roma cinque gol, mai nei primi 55 minuti di partita. In cinque degli ultimi sei derby ci sono stati almeno sei cartellini gialli.
Giulio Cardone e Matteo Pinci su Repubblica ricordano che si tratta del primo derby di venerdì, il primo senza pubblico, senza argentini dal 1998, il primo con quattro spagnoli (Reina e Luis Alberto da una parte, Paul Lopez e Villar dall’altra). Luca Valdiserri sul Corriere della sera segnala la presenza di un solo romano (Pellegrini).
Sul Messaggero Emiliano Bernardini racconta che Simone Inzaghi “ha coperto le prove tattiche arrivando anche ad oscurare il canale tematico del club”, mentre Ugo Trani anticipa che Fonseca potrebbe confermare la stessa formazione del 2-2 con l’Inter: “Mai successo di vedere la stessa per 2 partite di fila”. Sul quotidiano romano Paolo Liguori ha scritto che “un derby senza il pubblico è come la Messa senza il prete”. Ivan Zazzaroni sul Corriere dello sport-Stadio parla di DAD, derby a domicilio, aggiungendo che “è giusto, doveroso calarsi nella realtà che al calcio non chiede di prevalere irrazionalmente su tutto, bensì di offrire parentesi di serenità. Provate a vivere il DAD derby in poltrona con chi di solito lasciate a casa, la moglie, la fidanzata, l’amante, il figlio, la nipotina: scoprirete un mondo nuovo. Qualcosa di buono va sempre preso, dalla vita. Solo il gol è meglio farlo che prenderlo”.
parole Il CT su Zaniolo | «Nicolò è solo giovane. Crescendo capirà che per realizzare il suo talento e le sue potenzialità, dovrà dedicare al calcio gran parte della sua giornata».
Roberto Mancini intervistato da Luigi Garlando, la Gazzetta dello sport