COSA STAI PER LEGGERE
▻ La ritrovata leggerezza di Federica Brignone | Ciclismo. La rivoluzione di Ballerini: una vittoria sul pavè senza tubolari. | Il calcio internazionale. State sottovalutando le rimesse laterali. Perché Guardiola è un allenatore cinematografico. Guarda chi si rivede: Bale. La crisi del quartiere madrileno intorno al Bernabéu, oggi chiuso da un anno | Il calcio italiano. Il solco definitivo scavato da Milano. La perestrojka fuori tempo massimo di Orsato. Un gol al giorno. Furio Zara racconta quello di Mascara da metà campo, come il Marozzi | Basket. Houston non sa più tirare da tre | Atletica. Il primo maratoneta non africano sotto le due ore e cinque minuti. Dove sono andati i record del mondo negli ultimi 26 anni | Nuoto. Il record del mondo di Simone Barslaam | Tennis. Un’altra mamma torna sul circuito: la 34enne Elena Vesnina, ex numero 1 al mondo in doppio
Quanto guadagna in tranquillità
chi non si preoccupa di cosa il vicino dice, fa o pensa
Marco Aurelio
nevi
La ritrovata leggerezza di Federica Brignone
Quanto è giusta, quanto è chiara, quanto è finalmente dentro sé stessa Federica Brignone, quando dice che «il segreto è cominciare a prendere le cose come vengono, mi sono detta che se devo vivere malissimo per vincere, per me non ne vale la pena». Ha spezzato le catene, forse ha fatto anche silenzio dentro e intorno a sé, certamente ha ritrovato la leggerezza «pensando che sono tornata a sciare come so, non avevo fame di vittoria, ma di rimettere insieme il puzzle dopo la delusione di Cortina». Il puzzle è un modo gentile e meno traumatico per parlare di frantumi.
Se insomma è vero come ha detto Calvino che «la leggerezza si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso», se è come «planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore», questo serviva a Brignone, le era necessario saperlo, e come si raccomanda ogni decalogo più o meno elementare sull’argomento, necessario era pure riscoprirsi onesta e sincera, ascoltarsi, evitare termini negativi nel linguaggio, abbracciare la morbidezza, mettere più energia dolce nelle giornate, non giudicare, concentrarsi, eliminare il superfluo, lasciare andare le zavorre e i fantasmi del passato, i rimorsi, i sensi di colpa che certe volte non si è capaci di confessare, evitare di rimuginare, fare piccoli gesti di gentilezza, dedicarsi alle proprie passioni, aprirsi, amarsi, essere in pace con i propri fallimenti, goderseli anche, certo, goderseli addirittura, ma senza quella cosa scemotta che o si vince o si impara, Federica, o si vince o si perde, e anche quando si perde si tiene il petto al vento.
Ecco. Brignone può dirsi fuori dagli effetti della hybris (Slalom #517 del 16 febbraio 2021), adesso che racconta alla Gazzetta dello sport come finì la Coppa vinta un anno fa in questi termini: «Dovevamo gareggiare e invece ci hanno rimandato a casa dalla Svezia. Tutto finito causa pandemia. Sono tornata in Italia frastornata: poco dopo ho ricevuto le Coppe per posta. E intanto la gente moriva, eravamo chiusi in casa. Sono stata male, ho sofferto il lockdown. Mi sono convinta che quel trionfo non aveva senso, in pratica non era mai esistito. Meglio cancellarlo».
| la gara ➔ Sulla nuova pista Volata in Val di Fassa non c’è molto altro da fare che sbagliare meno di tutte. La cosa più difficile se è da te che devi difenderti. In un minuto 14 secondi e 61 centesimi di super gigante, Brignone è venuta giù – per dirla secondo l’analisi in telecronaca di Daniela Merighetti su Eurosport – alzando poca neve in curva nella parte alta, molto pulita, sciolta, assecondando i dossi. Ai Muri del Poeta, dopo una trentina di secondi di gara, ha tenuto una linea stretta, perfetta, spingendo in curva, arrivando veloce sulla porta lunga, facendo quasi fatica a tenerla, per poi restare composta al salto finale, atterrando con lo sci piatto e chiudendo con un tempo che nessuna avrebbe più battuto dopo di lei, scesa con il pettorale numero #5. Lara Gut-Behrami aveva vinto le ultime quattro gare di Coppa del mondo (due discese e due super-G) oltre a due ori mondiali e ha preso 59 centesimi di distacco, un secondo posto sufficiente per la piccola Coppa di specialità. Corinne Suter terza a 72 centesimi, dal quarto al sesto posto altre tre ragazze italiane: Elena Curtoni, Francesca Marsaglia, Marta Bassino.
Ci sono state due interruzioni per le cadute della norvegese Kajsa Vickhoff Lie (tibia e perone) e dell’austriaca Rosina Schneeberger. Sono state trasportate all’ospedale in elicottero. Quando la gara è ripresa, a Jasmine Flury è stata mostrata una bandiera gialla per un incidente sul pendio, perciò è dovuta tornare in cima e ricominciare daccapo (19esima).
voci | «Peccato che non sia riuscita a fare bene i Mondiali, ma lo sport è questo. Ha raggiunto le mie 16 vittorie e le supererà. Le auguro di organizzarsi bene per le prossime stagioni perché ha grandi possibilità per la Coppa del Mondo generale. Ha molta esperienza e soprattutto è una delle poche polivalenti che ancora ci sono nel circuito».
Deborah Compagnoni all’agenzia ANSA
| i commenti ➔ Anche mamma Maria Rosa Quario sul Giornale oggi può ammettere che “Fede aveva cominciato la nuova stagione con troppe aspettative: voleva dimostrare a tutti, e soprattutto a se stessa, di poter vincere ancora, anzi di più”. Nessuno, nemmeno lei, cade nella tentazione di paragonare le 16 vittorie e i 44 podi di Brignone a quelli di Compagnoni. “Quanto a medaglie olimpiche e mondiali il confronto non si pone nemmeno, Deborah sta su un altro pianeta”scrive Quario, mentre Alessandra Retico su Repubblica parla di “una resurrezione. Soprattutto dal tormento che si è inflitta dopo aver vinto la generale l’anno scorso, in una stagione interrotta per pandemia, senza poter giocare fino all’ultimo sul campo”.
Gianmario Bonzi, ieri in telecronaca su Eurosport, sul Giorno stamattina ricorda che c’è stata da parte di Brignone e dintorni “forse qualche parola di troppo spesa a Cortina” ma sottolinea che “la classe è intatta, dubbi non ne avevamo. Si trattava solo di mettere la rabbia agonistica in pista”.
“Questa stagione stava diventando un incubo” sottolinea Guido Viberti su la Stampa.
Per Giovanni Platania, sul blog Discesa Libera, “non è una vittoria come tante in Coppa, è stata liberazione, è stato come ritrovare certezze”. Andrea Chiericato su Race Ski Magazine ha scritto che “Federica Brignone non sapeva più in che modo presentarsi al cancelletto di partenza. Metteva fuori i bastoni e si chiedeva «Ma che cosa devo fare?». Lei lo sa benissimo quello che c’era da fare, in allenamento le riusciva da tempo, in gara no”.
la classifica femminile Gut-Behrami 1227, Vlhova 1040, Gisin 892, Bassino 790, Brignone 759, Goggia 740, Suter 735, Shiffrin 615
La Coppa maschile | Stéphane Kohler celebra su l’Équipe la nuova dimensione di Mathieu Faivre, che ha vinto il gigante di Coppa in Bulgaria dopo i due ori mondiali a Cortina.
“Quando tra qualche anno ripenserà ai momenti migliori della sua carriera di gigantista, Mathieu Faivre proverà inevitabilmente una tenerezza particolare per la seconda metà del mese di febbraio 2021. Un intermezzo incantato per il 29enne nizzardo, che molto ha faticato per diversi inverni nel confermare il suo immenso talento, quello che lo aveva reso il secondo specialista mondiale dietro a Marcel Hirscher nel 2016-2017”.
«Le cose non sono accadute all’improvviso, né a Cortina né qui», replica Faivre a chi gli dice che se ne è stato solo soletto su una nuvola tutto questo tempo.
la classifica maschile Pinturault 1034, Odermatt 824, Schwarz 718, Meillard 630, Zubcic 606
in tv venerdì ore 10 Eurosport e Rai Sport: discesa libera maschile da Saalbach | sabato ore 9.30 e 12.30 Eurosport e Rai Sport: gigante femminile da Jasna | 11 Eurosport e Rai Sport: discesa libera maschile da Saalbach | domenica ore 9.30 e 12.30 Eurosport e Rai Sport: slalom femminile da Jasna | 11 Eurosport e Rai Sport: super-G maschile da Saalbach
SE TI HANNO INOLTRATO ▻ LOSLALOM E TI PIACE
SCEGLI LA FORMULA PIÙ ADATTA A TE: ABBONATI E SOSTIENICI
ciclismo
La rivoluzione di Ballerini: una vittoria sul pavé senza tubolari
▻ Gli occhialoni sono già spariti, le bici non pesano più venti chili e la polvere sulle strade è una citazione, una rarità per poche corse. Ora stiamo per salutare definitivamente uno degli ultimi elementi del ciclismo classico. Il tubolare. “Uno dei pilastri della vecchia scuola prospera ancora tra i professionisti. Quanta vita c’è ancora per questo mondo?” si domandava il magazine Peloton prima della Omloop Het Nieuwsblad. La risposta adesso la conosciamo. Poca. Pochissima. Perché Davide Ballerini ha pensato bene di vincere la corsa sabato danzando sui muri e sul pavè con quelli che si chiamano clincher, i copertoncini che garantiscono aderenza alla strada anche a velocità elevata e che la sua squadra – la Deceuninck – ha adottato in via definitiva, al termine dei test effettuati dalla casa Specialized per capire se fosse possibile rimpiazzare del tutto i tubolari.
Di questa rivoluzione tecnologica ha scritto Enzo Vicennati su Bici Pro. I clincher “aderiscono meglio in curva e sui sassi. Assorbono tutto. Si usano pressioni più basse, la gomma è più grande e serve meno aria. Se un colosso come Specialized intraprende questa strada, prima o poi il mercato dovrà chiedersi cosa fare”.
Il passaggio dal tubolare leggero caro agli scalatori ai nuovi clincher, racconta Bici Pro, è iniziato l’anno scorso. Alcuni stavano provando i tubeless, soprattutto nelle classiche. Ballerini racconta di aver fatto un test con i nuovi copertoncini solo due giorni prima della gara e di aver deciso per il loro uso dopo la ricognizione. La Quick-Step ha portato i clincher allo scorso Tour de France in via sperimentale, come fase di passaggio nella transizione. Promossi. Ora le aziende studieranno diverse configurazioni per le varie corse. Così il tubolare a tracolla diventerà archeologia.
Bagioli | È già arrivata anche l’undicesima vittoria italiana del 2021 con quello che a Imola fu il più giovane nazionale a un Mondiale dai tempi di Saronni. Andrea Bagioli ha vinto la Drome Classic, una gara nella regione francese dell’Alvernia-Rodano-Alpi. Se n’è andato sul Mur d’Eurre e dopodomani sarà al Laigueglia, la gara che apre la stagione delle corse in Italia prima che sabato ci sia una Strade Bianche pazzesca con Wout van Aert, Mathieu Van Der Poel, Tadej Pogacar e Julian Alaphilippe.
Gaétan Scherrer su l’Équipe ricorda che nello scorso mese di agosto il 21enne “aveva creato scalpore vincendo la prima tappa di un Tour de l’Ain estremamente duro davanti a Roglic”.
il calcio internazionale
State sottovalutando le rimesse laterali
trame ➔ Quando c’è una rimessa laterale, succede che i giocatori riprendano fiato e noi a casa prendiamo il telefono per vedere se c’è qualche notifica. In ogni partita di Premier League ne spuntano fra le 40 e le 50. Sembrano momenti morti e sono invece i prossimi spezzoni di partita che faranno la differenza. Così ha scritto Daniel Zeqiri sul Telegraph scrivendo che “rappresentano un’interessante sfida tattica, perché la squadra che possiede il pallone è temporaneamente in nove giocatori contro 10. Il portiere è lontano e un altro è fuori dal campo. Arsene Wenger, capo dello sviluppo del calcio della FIFA, sta immaginando un futuro nel quale si possa battere con i piedi per bilanciare questo squilibrio. Alcuni hanno preso in giro il Liverpool quando ha cominciato a lavorarci con uno specialista, Thomas Gronnemark, ma in uno sport con punteggi bassi, perché una squadra non dovrebbe provare a massimizzare ogni istante di possesso ed evitare di perdere la palla inutilmente?”.
Nell’osservare i dati messi a disposizione da Opta, il Telegraph sottolinea che la squadra più precisa è il Chelsea, con il 94,1% delle rimesse laterali senza perdere palla. Seguono Leeds, Manchester City e Liverpool.
“Forse non dovrebbe sorprendere che le squadre che danno la priorità al possesso palla siano anche le più riluttanti a gettar via la palla come viene lungo la linea. Il West Bromwich è comodamente in fondo alla lista con solo il 70,8% delle rimesse fatte bene. Significa che quasi una rimessa su tre va direttamente agli avversari. Se ce ne sono 50 in una partita, il West Bromwich dà la palla agli avversari circa 15 volte in 90 minuti. Il Tottenham di José Mourinho è quartultimo con il 78,3%. In teoria una rimessa laterale consente di sfruttare spazio sul fianco opposto del campo, se la palla viene spostata rapidamente. Sono quei momenti di gioco sui quali Gronnemark sta lavorando e possiamo aspettarci un approccio più inventivo nelle rimesse laterali nei prossimi anni”.
Oh, uno vi avverte. Poi prendete gol così e dite che la partita è stata decisa da un episodio.
voci Il problema vero degli allenatori | ➣ Nella tesi ha analizzato le difficoltà che si incontrano passando al campo dalla panchina. «E tutti le sottovalutiamo, io per primo: sono stato capitano, regista, ero un giocatore di personalità e quindi pensavo che diventare allenatore sarebbe stato naturale, ma mica è così. Vieni catapultato in una realtà diversa dove contano la gestione, i rapporti, i particolari, le responsabilità. Passi ore a pensare come muovere una squadra dopo un fallo laterale. È tutta un’altra vita, ma è una vita bellissima. È quello l’unico problema di un allenatore: la partita. Diceva Mazzone: il nostro sarebbe un mestiere meraviglioso, se poi la domenica un ciuffo d’erba non mandasse all’aria il lavoro di una settimana».
Vincenzo Italiano allenatore dello Spezia, intervistato da Emanuele Gamba, la Repubblica
la classifica Manchester City 62, Manchester United 50, Leicester 49, West Ham 45, Chelsea 44, Liverpool 43, Everton 40
opinioni Guardiola è un allenatore cinematografico | “Il calcio e il cinema hanno molti punti in comune. Prima il cinema si vedeva solo nei cinema e il calcio si vedeva solo negli stadi. Il calcio vive da tempo del pubblico che lo guarda in televisione, il cinema sta seguendo quella strada. In entrambi i campi il business, la parte commerciale-finanziaria, ha sempre più peso: Netflix sta cambiando l’industria cinematografica nello stesso modo in cui Abramovich, il Qatar e gli Emirati stanno cambiando il mondo del calcio. C’è stato un tempo in cui regnavano i registi. Uno andava al cinema per vedere l’ultimo di Hitchcock, Fellini, Pasolini, Coppola, Kubrick, Woody Allen, Buñuel, Almodóvar, a seconda del gusto. Nel calcio comandano gli allenatori: l’Inter di HH (Helenio Herrera), il Forest di Brian Clough, l’Ajax di Rinus Michels, lo United di Ferguson. Ma sia nel cinema sia nel calcio ad attrarre di più le persone sono gli artisti, gli attori, i giocatori. In passato: Clark Gable, Bette Davis, Greta Garbo, Charlot, Sofía Loren. Nel calcio, il Santos di Pelé, l’Argentina di Maradona, la Germania di Beckenbauer o il Barça saranno sempre nella storia. Il Barça di Messi. … Messi è il segno distintivo del Barça moderno, ma il miglior Barça di Messi è stato quello di Guardiola. Il Bayern vince lo stesso con o senza Pep, ma il suo tempo trascorso a Monaco ha lasciato il segno. E al Manchester City la sua è molto più di un’impronta”.
di walter oppenheimer, El País
artefici Bale ➔ Due gol e un assist per Kane nel 4-0 del Tottenham contro il Burnley. Sprazzi da vero Bale, oppure come titola il Daily Mail lampi di Bale: Bale Blitz. È la prima volta in tre anni che segna in due partite consecutive.
“Eccolo – scrive Riath Al-Samarrai – questo è il pacchetto che pensavano di scartare qualche mese fa. Il ragazzo che vinceva le partite con una bellezza selvaggia e poi faceva quella cosa del cuore con le mani. Potremmo non vedere più Gareth Bale brillare nelle partite più importanti contro le migliori squadre. Chi lo sa? Ma c’è una speranza crescente che accadrà, e forse col tempo la resurrezione sarà ricondotta a un giorno come questo. Un mese fa sembrava essere sull’orlo di un litigio con José Mourinho nella convinzione generale che questo prestito sarebbe stato considerato una disavventura per secoli. Alcune ottime prestazioni non cambieranno del tutto questo giudizio, ma ora siamo di fronte a tre assist e tre gol nelle ultime quattro partite, con alcune interessanti prospettive per l’ultimo terzo della stagione”.
Sam Dean sul Telegraph aggiunge che “non è lo stesso Bale partito per la Spagna otto anni fa, ma è ancora un Bale capace di abbattere gli avversari e guidare l’attacco. Se funziona contro squadre migliori è un’altra questione e si sospetta che ci vorrà più di una vittoria sul Burnley per convincere Mourinho a ricalibrare il suo approccio”.
Nick Ames sul Guardian considera che “questo è esattamente il tipo di pomeriggio che il Tottenham aveva sperato di vivere quando Gareth Bale è tornato cinque mesi fa”. Ora al Guardian pare che Bale sia pronto a cambiare la squadra nella maniera in cui José Mourinho vuole, e lui – Mourinho – ha commentato: «Sarebbe molto bello per me ora dire che ho gestito la situazione nel migliore dei modi, ma non sono quel tipo di persona». È riuscito anche a rimanere serio.
in tv oggi ore 21 Sky Sport 1 e Football: Everton-Southampton
Francia
Milik ha segnato per il Marsiglia nell’1-1 contro il Lione, Paquetà è stato espulso, il Monaco si è riportato sotto, a -4 dalla testa della classifica. Sono successe molte cose in una domenica sola. Vincent Duluc nel suo commento per l’Équipe ha scritto che “questa incertezza e questi segnali contraddittori sono una parte gioiosa ed emozionante di questo lungo sprint a quattro. Se è vero che sappiamo da tempo come in questa stagione non sarà il Marsiglia a diventare campione di Francia, ci sono serate in cui l’OM sa più di tutti come staccarsi dalla mediocrità, all’alba della conoscenza del suo terzo allenatore della stagione”. Cioè Jorge Sampaoli.
la classifica Lille 59, PSG 57, Lione 56, Monaco 55, Lens e Metz 41
Spagna | La crisi del quartiere intorno al Bernabéu
Vincendo in casa del Villarreal, l’Atlético di Simeone ha un po’ raffreddato gli entusiasmi catalani e madridisti per una Liga riaperta. Peraltro i colchoneros hanno pure una partita da recuperare. Stasera il Real Madrid prova a tenere il passo, mentre Marca racconta come la pandemia ha stravolto il panorama urbano intorno allo stadio Bernabéu, che la squadra ha lasciato per giocare le proprie partite casalinghe nel centro d’allenamento. Oggi è un anno dall’ultima partita giocata nello stadio del miedo escenico.
“Nessuno poteva immaginare il 1 marzo 2020, alle 23 e 17, quando spensero le luci dello stadio, che nessuno le avrebbe più più accese”. I titolari dei bar e i ristoratori dei paraggi raccontano al quotidiano sportivo spagnolo che ormai nei week-end non aprono nemmeno più, non ne vale la pena.
la classifica Atlético Madrid 58, Barcelona 53, Real Madrid 52, Siviglia 48, Real Sociedad 41, Betis 39
opinioni Il Barcellona come se fosse salto in alto ➔ “Per anni il Barcellona è stato il Javier Sotomayor del calcio, una squadra che saltava 2 metri e 40 metri e ogni tanto batteva il record del mondo. Adesso soffre per superare i 2 metri e 30, misura che non le consente di battere il migliore del mondo, ma di competere con qualche eccellenza nel panorama nazionale. A Siviglia ha passato l’asticella senza farsi impigliare nei problemi. È una squadra di momenti, di raffiche. Per anni il controllo del gioco è stato il primo comandamento nel suo stile. Non più. Il Barcellona non governa in campo. La novità principale a Siviglia è stato il ritorno dell’autorità che sembrava persa con le migliori squadre d’Europa e della Liga. È stata la sua prima vittoria contro una delle prime quattro. Sono quei risultati che spiegano i 10 o 12 centimetri che nel salto in alto si perdono quando si attraversa un brutto momento o si entra nel declino finale. Dalle braci della vecchia squadra è uscita una fiamma sufficiente per sconfiggere il Siviglia, una squadra appiccicosa che rende le partite un esercizio faticoso. Il Barcellona non gioca come il Brasile degli anni ’70, ma è quello che è: un Barça che non aspira più ai record del mondo”.
di santiago segurola, la Vanguardia
in tv oggi ore 21 DAZN: Real Madrid-Real Sociedad
Germania | Cinque licenziamenti allo Schalke: uno per ogni gol subito
La sedicesima sconfitta in 23 partite e l’ultimo posto in perfetta desolazione ha prodotto cinque licenziamenti tutti assieme allo Schalke 04. Uno per ogni gol preso a Stoccarda. Frankfurter Allgemeine Zeitung ha scritto: “Lo Schalke butta fuori tutti! L’allenatore Christian Gross avrebbe voluto che Sead Kolasinac, Klaas-Jan Huntelaar e Shkodran Mustafi avessero discusso con lui di ciò che li infastidiva, anziché andare dal direttore sportivo Jochen Schneider a chiedere il suo allontanamento”.
Gross ha lasciato la sede del club ieri mattina, insieme con Sascha Riether (team manager), Rainer Widmayer (vice allenatore), Werner Leuthard (preparatore atletico) e con lo stesso direttore sportivo Schneider. Il club ha detto che le decisioni prese erano diventate inevitabili.
Philipp Selldorf della Süddeutsche Zeitung considera: “Cinque in una volta, sembra radicale e lo è. D’altra parte, Caos è stato a lungo il secondo nome del club”. La FAZ commenta che “l’obiettivo non è può essere quello di continuare a danneggiare la reputazione già demolita del club, ma retrocedere con dignità, senza fornire ai giornali materiale nuovo per un titolo ogni settimana”. Oliver Müller su Die Welt parla di un club ridotto in macerie e cenere.
la classifica Bayern 52, Lipsia 50, Wolfsburg 45, Eintracht 42, Dortmund 39, Leverkusen 37
il calcio italiano
Il solco definitivo scavato da Milano
| 1-2 ▻ Il Milan è rimasto a -4 dall’Inter, la Roma è rimasta incastrata nella sua incapacità di vincere uno scontro diretto. Pioli ha segnato il gol decisivo con Rebic dopo aver fatto entrare Leão al posto di Ibrahimovic, infortunato. Il primo gol era arrivato con un nuovo rigore segnato da Kessié – il 15esimo concesso al club del presidente Scaroni – e il pari con l’undicesimo gol di Veretout. Per Marco Evangelisti, sul Corriere dello sport-Stadio, “comunque Fonseca arrivi in fondo bisogna prendere atto che a questa squadra mancano qualche qualità e tanta energia morale. Non date retta ai benpensanti, la seconda si può comprare al mercato d’estate esattamente come il resto”.
Mario Sconcerti sul Corriere della sera l’ha giudicata “una delle partite migliori della stagione, decine di tiri, grandi giocatori in campo, alcuni di livello internazionale come Donnarumma, Kessie, Tomori, Veretout e soprattutto Mkhitaryan. Ha qualcosa di irreale – scrive – il Milan a quest’altezza perché ottiene dai suoi giocatori più di quello che forse hanno davvero e riesce a farne un uso sorprendente. Ibra si è fatto male nel momento per lui ideale, può partire più sereno per Sanremo. Un lieto fine dolce-amaro per una storia molto meno seria del resto della squadra”. Oh, e comunque il Fazio disorientato della Roma non c’entra niente con Sanremo.
| giudizi universali L’ultimo Ibra prima di Sanremo ➔ “Festivaliero ma comunque presente” (Matteo De Santis, la Stampa). “Segna e non vale, si fa male e resiste” (Matteo Pinci, la Repubblica). “Partenza bum bum con l’enorme spreco del tacco a porta vuota, poi di testa. Lentamente però si spegne anche a causa di un problemino. Esce, pronto per Sanremo” (Fabio Licari, la Gazzetta dello sport). “Ha sulla coscienza quel colpo di tacco terminato sul fondo con Calhanoglu libero in area” (Roberto Salvi, il Messaggero). “La testa appare già a Sanremo” (Luca Talotta, il Giorno).
la classifica Inter 56, Milan 52, Atalanta e Juventus 46, Roma 44, Lazio e Napoli 43, Sassuolo e Verona 35, Sampdoria 30, Bologna e Udinese 28, Genoa 26, Benevento Fiorentina Spezia 25, Torino 20, Cagliari 18, Parma 15, Crotone 12
| 3-0 ▻ Mezzo minuto per aprire con Lukaku una partita affrontata dal Genoa pensando al derby, qualche ora dopo che la Sampdoria aveva affrontato l’Atalanta con la stessa testa e con Ranieri che ha osato pronunciare il verbo asfaltare (vedi Slalom #527 del 26 febbraio). L’Inter ha conservato il suo distacco in classifica, mentre Suning ha venduto il 23% delle azioni a due controllate statali, la Kunpeng Capital e Shenzhen International.
Paolo Condò su Repubblica ha paragonato l’Inter a Remorex, l’ultimo cavallo scosso che è riuscito a vincere il Palio di Siena, e per due volte – ricorda – “la prima per la Tartuca nel 2018 e la seconda per la Selva il 16 agosto 2019. L’Inter galoppa sulla stessa rotta con grande veemenza. Può dirsi “scossa”, ovvero senza fantino, perché non passa giorno senza che dalla Cina arrivino segnali di disimpegno da parte del gruppo Suning”. Ma poi Condò ricorda che l’Inter un fantino ce l’ha ed è Antonio Conte, “che abbiamo sempre definito un leader da tempi di guerra e non di pace. Ha compattato la squadra dandole una missione”.
Secondo Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello sport-Stadio, “lo scudetto l’Inter può solo perderlo. Quella vista ieri ce l’ha in pugno. Due meneur con i piedi dolci, poi, offrono a Handanovic e ai centrali molte soluzioni in uscita, Lukaku fa da riferimento ideale per il lancio lungo, Darmian o Hakimi e Perisic allargano splendidamente il campo e Barella porta il pressing come nessuno”.
| giudizi universali Lukaku ➔ “Lo spaccapartite colpisce ancora. Forza della natura” (Roberto Condio, la Stampa). “Impossibile tenerlo, quando parte travolge” (Guido De Carolis, Corriere della sera). “Nei corpo a corpo è una forza della natura ma fa male anche in velocità. Immarcabile” (Andrea Ramazzotti, Corriere dello sport-Stadio).
La Juventus è dunque scivolata a -10 (potenzialmente -7 battendo il Napoli nel recupero) e Antonio Barillà su la Stampa sottolinea che è “troppo facile prendersela con Andrea Pirlo, ironizzare sul calcio liquido o rinfacciargli la mancata gavetta. Crediamo che le colpe del declino abbiano radici più profonde, vadano almeno condivise con chi in nome dell’estetica ha suggerito una rivoluzione scriteriata: solo un’impresa europea potrà salvare un biennio di risultati sportivi ed economici peggiorati”.
Italo Cucci sul Giorno scrive che per Agnelli “sostituire Pirlo sarebbe come cacciare se stesso. E quel sogno guardiolesco ch’è diventato un incubo. Questo voleva da lui (amico e compagno a golf, dicono): stanco di quelle vittorie senza stile del Conte Max chiedeva una rappresentazione aggiornata del TikiTaka peraltro suggerita da quegli juventini “di classe” che adesso si stracciano i capelli o cos’altro; con il risultato di vedere le vittorie più significative salutate come “alla Allegri” e Pirlo medesimo dirsi orgoglioso di essere paragonato al ripudiato più vistoso dopo Ermengarda”.
Una situazione che Mario Sconcerti sul Corriere della sera legge come “una somma di debolezze che fa pensare quasi a un calcolo, come se si fosse scelto di mettere più esperimenti possibili in una stagione per poter ricominciare meno stressati le altre. Mi sembra lo dicano anche gli amministratori che nel commento al bilancio semestrale di pochi giorni fa scrivono alla lettera «non sussistere significative incertezze con riferimento all’utilizzo del presupposto della continuità aziendale». Cioè stiamo male, ma non rischiamo di chiudere. Un buon affare”.
ZIBALDONE
| ① artefici Ehi, ma quello è Mertens ➔ Torna il belga dopo una settantina di giorni d’assenza, segna e il Napoli si rasserena. Forse. Antonio Giordano sul Corriere dello sport-Stadio parla di un Mertens che “dà una spazzolata alle preoccupazioni. Il Napoli non riempie gli occhi, e vabbè, ma ha una quantità di materia grigia e di atletismo da potersi permettere anche di procedere con il bignami”.
Maurizio Nicita sulla Gazzetta dello sport scrive: “Gattuso passa oltre la sua ennesima spiaggia e sembra quasi strano scoprire che il Napoli è alla quarta vittoria consecutiva casalinga in campionato, senza prendere gol (quest’ultimo dato non capitava da 10 anni, tempi di Mazzarri)”. Marco Ciriello sul Mattino racconta: “Basta l’audacia e il sentore di un Dries Mertens a mezzo servizio. Il suo peso in area, anche se cammina va bene, serve, infastidisce e proietta. Niente meglio del suo opportunismo in area di rigore, ricorda il furto con destrezza di certi sciuscià: col pallone si può fare, è l’evoluzione politicamente corretta, di quello che era vietato e si faceva per fame. Prima che un grande attaccante è un cuore allegro, porta risate non solo quando segna ed esulta, anche prima e durante, ha una leggerezza che lo fa tentare cose impossibili e spesso riuscirci e sopportare gli errori. Un pensiero debole che sovverte difese e aree di rigore”.
| ② i cavalieri del protograal La quarantena del Torino ➔ In Lega Calcio esiste qualcuno convinto che una squadra-focolaio, posta in quarantena domiciliare da una ASL per una settimana, possa mettersi le scarpette domani e andare a giocare regolarmente una partita di campionato. Nulla di nuovo. È sempre la famosa difesa ottusa del protocollo che ora finalmente comincia a sembrare quello che è. Un’assurdità. Il protocollo difeso da tutti mentre portava il Parma a giocare a Udine nonostante il divieto della ASL cittadina, ma con le pressioni dell’ad De Siervo su cui nessuno ha mai indagato. Il protocollo che ha portato Genoa-Verona a giocare senza una decina di assenti: tutto regolare. Il protocollo che ha portato l’Inter nel derby d’andata in campo senza 6 positivi, la Reggiana a perdere a tavolino perché aveva 18 positivi la mattina del viaggio a Salerno e la Casertana in campo contro la Viterbese in nove perché tanti giocatori aveva e due avevano pure la febbre. Queste cose le scriveremo fino alla noia, fino a quando parrà chiaro che la classe dirigente che ha consentito tutto questo (i Gravina, i Dal Pino, i De Siervo) ha vissuto in pandemia fuori dalla realtà, macchiando il proprio percorso senza rimedio, del tutto scollata dall’idea che lo sport sia inteso come un mondo basato sul rispetto dei principi di equità e lealtà.
La ASL di Torino ha chiarito almeno che la squadra di Nicola è in isolamento fino alla mezzanotte di domani. Guglielmo Buccheri su la Stampa ha scritto che “gli allenamenti individuali cominciati ieri pomeriggio, sostengono sia il club sia l’Autorità sanitaria territoriale, non hanno l’effetto di rompere l’isolamento domiciliare e, di conseguenza, alla squadra è vietato ogni tipo di spostamento se non casa-Filadelfia”.
O la Lega rinvia la partita con la Lazio o accetta di andare a uno scontro che perderà davanti al Collegio di garanzia del CONI, come ha perso per Juventus-Napoli.
| ③ risalite Cagliari ➔ Semplice, come le storie che cominciano, diceva il filosofo Gianni Togni. Semplici è una storia ricominciata a Cagliari con una vittoria che se non altro dà l’idea ci sia ancora strada davanti. La Nuova Sardegna parla con Enrico Gaviano di “un Cagliari ancora vivo” e per l’Unione sarda “la squadra non brilla, ma è un debutto e non si possono pretendere miracoli”. Quanto al resto: ni ni ninni ni ni ni ninni. Come stare fuori dal tempo, quando fuori è mattina presto.
ARTEFICI
La perestrojka fuori tempo massimo di Orsato e Trentalange
Se però iniziamo così, questa perestrojka di Trentalange rischia di finire repressa tra un paio di settimane, se non nel sangue almeno in un Congresso di Vienna. Dopo anni e anni di filo spinato, trincee e barricate di Nicchi a proteggere tradizione e conservazione, nella prima domenica in cui cade il mutismo degli arbitri, guarda Orsato che cosa ti combina: va in televisione e butta giù le ultime resistenze dei realisti più realisti del re.
«Il fallo di Pjanic in Inter-Juve – ha detto a Novantesimo Minuto – non serve andarlo a rivedere tre anni dopo, sicuramente è un errore, lo rividi subito con la tv. L’ho valutato male».
Diamine, lo rivide subito. Forse lo vide subito pure il collega al VAR – era Valeri, poi mandato ai Mondiali a fare il videoarbitro, ma non poté intervenire, come ha ricordato Orsato. E perché non poté? C’era un errore. Un errore chiave in una partita chiave per lo scudetto, ora si potrà dire, no? Non poté intervenire perché, si sa, i protocolli, i limiti, gli ambiti, le competenze.
Orsato, scusi, non si fa così. Pensi al povero Sarri che adesso a casa starà consumando le suole sul pavimento, andando avanti e indietro, lui e quel famoso scudetto perso in albergo a Firenze per il quale è stato molto preso in giro, pensi al povero Sarri che nemmeno può parlare, obbligato adesso al silenzio lui, per contratto, mentre parlano gli arbitri.
Gigi Garanzini su la Stampa centra un punto cruciale quando scrive stamattina che “Orsato ha osato l’inosabile” ma “la domanda è se questo sia davvero il futuro o non piuttosto il passato. Remoto. Perché il dopo-partita arbitrale avrebbe avuto eccome un senso nell’epoca pre-Var. Adesso lo avrebbe soltanto se a parlare fosse il Var, spiegando perché è intervenuto o perché non lo ha fatto”.
Troppa trasparenza, troppa. Non ce la possiamo permettere. Speriamo che non venga in menta a qualcuno di invitare Valeri, di chiedergli cosa si dissero nell’auricolare quella sera con Orsato a San Siro, che a Valeri soprattutto non venga in mente di essere sincero, in omaggio alla perestrojka e ai 90 anni che compie domani Gorbaciov. A quel punto ci mancherebbe solo l’irruzione in studio di Giuliano Sancini, il guardalinee del gol di Turone quarant’anni dopo.
UN GOL AL GIORNO
DI FURIO ZARA
1 marzo 2009 | Palermo-Catania 0-4
Mascara segna da metà campo (come il Marozzi)
Quarantasei metri di distanza, il portiere Amelia fuori dai pali, pazza idea (di far l’amore con lui/pensando di stare ancora insieme a te), il drop, lo schiaffo al pallone col collo del piede. Gol da urlo, firmato Peppe Mascara, Mascariñho per i suoi colpi fuori catalogo. Morimoto gli ha appena appoggiato un pallone col petto, uno qualsiasi di quelli che capitano a centrocampo, nel traffico intasato di una delle infinite rotonde che fanno da punteggiatura ad una partita. In un’intervista di qualche anno dopo alla Gazzetta dello Sport il tenero Mascara confessò: «Capita di discuterne con i miei figli e puntualmente sul telefonino clicchiamo sulle immagini di quel giorno. E mi emoziono ancora».
Questo è un eurogol, come si diceva un tempo. È un gol planetario
Ilaria D’Amico a Sky Calcio Show, 1 marzo 2009
Sui giornali si va di copia e incolla. Mascara come Maradona. Mascara come Recoba. Mascara come Quagliarella. Tutti colleghi che hanno provato e ci sono riusciti, a fare gol da quella distanza siderale. Salta fuori pure tale Simone Marozzi, che in Terza Categoria marchigiana – sfida tra Porta Romana e Castel Trosino – ha azzeccato il tiro della vita, segnando da centrocampo e l’ha fatto dopo appena tre secondi di gioco. Nel video amatoriale che gira in quei giorni sul web si vede un campo scontornato da una rete arancione, di quelle che servono per delimitare l’area dei lavori in corso, a un metro dalla linea laterale c’è una collinetta desolata, tutto è impregnato da una tristezza senza tempo. Il Marozzi – col numero 10 – si fa toccare il pallone da un compagno e calcia, ne esce una parabola pulita e definitiva. Nel video si sente un bambino che ride, ed è bellissimo. Una voce femminile ripete: «Siamo somari, siamo somari». Qualsiasi cosa voglia dire, la voce se la ride. Ma la cosa straordinaria è all’inizio del filmato, quando un tipo in tribuna – il tipo che riprende la partita – con forte accento marchigiano chiede al numero 6 del Castel Trosino: «Ahò, da quant’è ‘a cassetta?». E il numero 6 si volta verso la tribuna, è giustamente scocciato (eddai, l’arbitro sta fischiando l’inizio), allarga le braccia come a dire: «Non lo so». E che lo deve sapere lui?
in tv domani ore 18.30 Sky Sport Serie A: Lazio-Torino | 20.45 Sky Sport Serie A: Juventus-Spezia | mercoledì ore 18.30 DAZN: Sassuolo-Napoli | 20.45 Sky Sport: Atalanta-Crotone, Cagliari-Bologna, Genoa-Sampdoria, Fiorentina-Roma, | 20.45 DAZN: Benevento-Verona e Milan-Udinese | giovedì ore 20.45 Sky Sport 1 e Serie A: Parma-Inter
REGALA L’ABBONAMENTO A ▻ LOSLALOM PER IL 2021 | OLIMPIADI, EUROPEI DI CALCIO, IL RITORNO DI WIMBLEDON E DELLA ROUBAIX
basket
Qui andrebbe il solito titolo su Houston che ha un problema
▻ In realtà sarebbe un titolo sbagliato. Perché Houston di problemi ne ha più di uno. Sono venuti rumorosamente fuori dalla partita persa stanotte contro Memphis per 84-133, una serata nella quale – per inciso – il quintetto di Memphis ha segnato solo 48 punti e i ragazzi usciti dalla panchina addirittura 85, con cinque giocatori in doppia cifra tra le riserve e il primo canestro in NBA per Killian Tillie, al suo secondo tiro in carriera.
I tiri di Houston invece non assomigliano affatto a quelli che entravano ai bei tempi, quando cioè Mike D’Antoni l’aveva trasformata in un esempio aggiornato del corri e tira, o quando per esempio James Harden si isolava, si isolava, si isolava, faceva il suo passetto indietro o di lato, e puff la metteva dentro, facendo disperare Westbrook perché i palloni non erano due.
I Rockets hanno perso l’undicesima partita di fila tirando 45 volte da tre, secondo l’inclinazione del dna, ma segnando appena 4 volte, con una percentuale che non ha raggiunto il 9%. Alla domanda se questo fosse il punto più basso toccato, il capo allenatore Stephen Silas ha risposto: «Lo spero. Perché è stato imbarazzante». La serie di sconfitte è la più lunga della franchigia da oltre 20 anni.
| frammenti Altre cose successe nella notte. I Lakers hanno battuto Golden State Warriors (117-91) segnando 41 punti solo nel primo quarto e 73 già all’intervallo. LeBron James ne ha messi in 24 minuti e poi se n’è andato a riposarsi. Sei uomini in doppia cifra e Curry tenuto dalla difesa oro e viola appena a 16 punti. Kyle Kuzma in doppia doppia partendo dalla panchina: 12 punti e 11 rimbalzi. Ad Atlanta invece s’è rivisto il Danilo Gallinari rimpicciolito, solo 6 punti partendo ovviamente dalla panchina contro Miami (109-99) con 0 su 7 da tre.
in tv nella notte ore 2 Sky Sport 1: New Orleans-Utah | 3 Sky Sport NBA: Chicago-Denver
COSA SUCCEDE IN SERIE A
| ① in testa Milano senza limiti ➔ Milano ha battuto la Fortitudo con 26 punti di scarto e con il record di 21 triple segnate, il 100% di realizzazione con i primi 9 tiri, il 68% alla fine. Punter ha segnato 25 punti con 6 su 7 da tre. Messina ha fatto riposare abbastanza Delaney e Hines in vista degli scontri di una certa importanza in Eurolega (mercoledì e venerdì) con Fenerbahçe e Zalgiris. Andrea Tosi sulla Gazzetta dello sport commenta: “Milano continua a triturare la concorrenza interna proseguendo la sua opera di demolizione tecnica e psicologica delle potenziali rivali per il titolo”. Massimo Selleri sul Resto del Carlino racconta: “Soffocata dal pressing dell’Olimpia e affossata dalla precisione chirurgica con cui i padroni di casa hanno tirato da tre, la Effe ha tentato di mettere un argine andando a pescare anche nella tattica della difesa a zona”.
Andrea Barocci sul Corriere dello sport-Stadio dedica il suo commento proprio alla mano di Punter. “Se esistesse davvero il prototipo del tiratore puro – scrive – quello risponderebbe al nome di Kevin Punter, che sembra provenire da un’altra epoca, gli anni 80-90, quando giocatori come lui non erano poi merce così rara. Esiste una profonda differenza tra realizzatore e tiratore puro, e ieri l’americano dell’Armani lo ha dimostrato con un naturalezza e precisione quasi irreale. Con quelle gambe esili si muove sul parquet come un ballerino, uscendo dai blocchi con una velocità e una “leggerezza” che diventano piacere puro per gli occhi di chi lo guarda. La meccanica di tiro poi è praticamente perfetta. Magari adesso qualche tifoso della Virtus Bologna si starà chiedendo perché al termine del 2018-19 Punter è stato lasciato libero. Dicono che sia stato giudicato troppo poco difensore per giocare a fianco di Teodosic (genio della regia ma non un mastino nella propria metà campo), e probabilmente è vero. Nel frattempo, però, Kevin a Milano continua a “ballare”, e a segnare”.
| ② in coda L’effetto Bucchi a Cantù ➔ Con il nuovo allenatore, Cantù ha vinto due delle ultime tre partite, ieri contro Treviso con soli due uomini in doppia cifra: ha agganciato Trento e lasciato Varese all’ultimo posto, dopo averla battuta nello scontro diretto del 31 gennaio. In coda c’è anche il ritorno alla vittoria di Cremona (su Brescia) dopo cinque sconfitte consecutive e c’è la quarta sconfitta di fila per Reggio Emilia, compresa la Coppa Italia
atletica
Il primo maratoneta non africano sotto le 2 ore e 5 minuti
C’è un uomo nato lontano dall’Africa che ha corso la maratona sotto le due ore e cinque minuti, non era mai successo prima, si chiama Kengo Suzuki, giapponese, ma ai Giochi di Tokyo l’estate prossima non potrà sfidare i signori della corsa perché i Trials nel suo paese ci sono già stati e lui non era ancora stato baciato dalla storia: si è piazzato solo settimo. Il tempone storico di 2 ore 4 minuti e 56 secondi l’ha invece fatto alla maratona di Lake Biwa Mainichi, la più antica del Giappone, alla sua edizione numero 76 e pure l’ultima, perché dal 2022 sarà assorbita da quella di Osaka.
Suzuka si è migliorato in un giorno di 5 minuti e 25 secondi. Il video mostra un’accelerazione impressionante al 36esimo km. Tempo sereno, poco nuvoloso, 7 gradi, 57 per cento di umidità, vento leggero. Questo piccolo passo per l’uomo e grande passo per i runner lo vogliamo spiegare così? Mmm. Va bene guardare il meteo in cielo, ma forse bisogna guardare anche in terra, ai piedi di Suzuki, dove spiccavano le solite famose scarpe magiche (nel suo caso modello Nike). Dice: mica era il solo ad averle. No. Infatti. In quindici sono scesi sotto le due ore e 8 minuti, in 28 sotto le due ore e 9 minuti, in 42 sotto le due ore e 10.
Suzuki è il 59esimo uomo sotto la barriera dell’eccellenza. Prima di lui solo kenyani, etiopi, il naturalizzato turco Kaan Kigen Özbilen nato in Kenya, El-Hassan El-Abbassi marocchino di nascita e con passaporto del Bahrain, il belga Bashir Abdi, somalo di nascita.
| in Germania ➔ Un altro risultato strabiliante riguarda la Germania e arriva da Austin, in Texas, dove la 24enne Konstanze Klosterhalfen ha corso i 10 mila metri in 31’01”71 battendo il record tedesco stabilito prima che lei nascesse da Kathryn Ulrich (31’03”62 nel 1991). Klosterhalfen ha ottenuto con questo tempo anche il pass olimpico ma la cosa sorprendente è un’altra: non aveva mai corso prima i 10 mila metri in vita sua.
| in Italia ➔ Un recorduccio pure da noi. L’ha piazzato Eyob Faniel nella mezza maratona, correndola in un circuito di 5 km dentro l’aeroporto di Siena con il tempo di un’ora e 7 secondi. Il primato apparteneva a Rachid Berradi e resisteva da 19 anni (1 ora 2 0 secondi). Christian Marchetti sul Corriere dello sport-Stadio ricorda la storia di Faniel: “Mamma e papà ex combattenti nella guerra d’indipendenza eritrea, i tre figli cresciuti parlando italiano, la cittadinanza italiana nel 2015”. «Se mi volto indietro – dice Faniel – vedo nonostante tutto una bellissima infanzia, che mi è servita a diventare l’uomo e l’atleta che sono adesso. Coronavirus permettendo, torno spesso ad Asmara, anche per allenarmi ai suoi 2400 metri d’altitudine». Sull’aiutino delle scarpe, dice: «La tecnologia continuerà a produrre scarpe sempre più evolute. Quelle di oggi ti consentono di rinviare il più possibile l’accensione della “spia della riserva”. In effetti qualcosa in più ce l’hanno».
Dove sono andati i record del mondo negli ultimi 26 anni
Quando la settimana scorsa Grant Holloway ha battuto il record del mondo dei 60 ostacoli, nel portarlo via al gallese Colin Jackson ha lasciato alla Gran Bretagna il solo primato nel triplo all’aperto di Jonathan Edwards, i 18 metri e 29 centimetri saltati il 7 agosto del 1995. I giornali inglesi se ne stanno un po’ lamentando, ricordando i successi, le medaglie, gli eroismi, la grandezza perduta, i tempi andati, la gloria remota, fino alla battaglia di Gravelinga. Ricordano per esempio che quando Sebastian Coe correva e non era ancora il gran capo della federazione internazionale, la rivalità con Steve Ovett e Steve Cram rese fecondo tutto il movimento, fino a battere 13 primati del mondo all’aperto e su strada e fino a vincere 16 medaglie olimpiche nel 1984, seguite alle 10 del 1980.
Cosa è successo, si stanno domandando. Come mai da quel 7 agosto 1995 solo due atlete hanno detenuto un record del mondo: Ashia Hansen nel triplo per sei anni dal 1998, Paula Radcliffe nella maratona e nei 10 km su strada per una decina d’anni da 2003 e da 2005.
È successo quello che è successo in tutti gli sport. Internet. La diffusione del sapere e delle conoscenze. La circolazione delle idee e dei maestri. Negli ultimi ventisei anni sono stati addirittura 28 i Paesi che hanno avuto almeno un rappresentante da record del mondo all’aperto o su strada. È andata così: Russia 14 record, Kenya 13, Stati Uniti 8, Etiopia 7, Cina 6, Repubblica Ceca 5, Francia 4, Giamaica Marocco e Polonia 3, Romania e Cuba 2, con 1 Bielorussia, Portogallo, Uganda, Svezia, Danimarca, Canada, Sudafrica, Qatar, Ecuador, Giappone, Australia, Turchia, Bahrain, Ucraina, Germania.
Nel disegnare questa nuova mappa, Ben Bloom sul Telegraph fa notare che “due dei record mondiali indoor più recenti, entrambi nel salto triplo, provengono da Venezuela e Burkina Faso, due paesi senza alcuna tradizione nell’atletica leggera. Una maggiore competitività rende allora molto, molto più difficile battere i record del mondo”.
Ovviamente il Telegraph ricorda che in giro ci sono pure tanti sporcaccioni, scrivendo che “tra coloro che hanno prodotto più di cinque record mondiali negli ultimi 26 anni, Russia e Cina sono state colpite da problemi di doping”, mentre per esempio “Kenya ed Etiopia hanno beneficiato di enormi risorse mai sfruttate in precedenza”.
Il mondo si apre e ogni tanto le grandi potenze del passato non se ne fanno una ragione.
voci Tamberi nella settimana degli Europei indoor | «Non mi accontenterei di arrivare in finale, vincere l’argento sarebbe una sconfitta. Sarà una gara dell’alto dal valore olimpico, i primi tre delle graduatorie mondiali saranno in pedana: è la gara che voglio, il livello che cerco, la maglia azzurra mi darà una carica extra. In Polonia non inseguo la sensazione, inseguo la misura. Saltare bene o male non importa. Quando c’è in ballo l’inno conta solo il risultato».
«Iapichino è pazzesca, il 6,91 di Ancona è qualcosa di incredibile, l’atletica italiana ha davvero trovato un gioiellino. Abbiamo l’obbligo di custodirla bene, perché ha un potenziale sconfinato. Io con il talento di Larissa ne ho viste poche. A 18 anni, a Torun arriva da favorita. E io, da capitano, saprò proteggerla».
intervista di gaia piccardi, Corriere della sera
pareri Larissa vista da Heike Dressler | «Mi ha colpito. Mi è parsa veloce, forte fisicamente e ben impostata tecnicamente. Mi auguro sappia resistere alle inevitabili pressioni alle quali il passato della mamma la sottoporrà. Deve credere in se stessa, crescere gradualmente, evitare gli infortuni, sapere che non sempre sarà festa e reagire ad eventuali avversità. Molte potenziali avversarie sono in ritardo di condizione, altre preparano l’Olimpiade senza gareggiare al coperto. Penso per esempio alla “nostra” Malaika Mihambo, iridata in carica, “ferma” a 6.77. Rispetto a Larissa ha tanta esperienza e l’esperienza, nelle occasioni che contano, è sempre un’arma decisiva. Non caricatela di eccessive responsabilità. Io ne so qualcosa… Sono di Jena, sono cresciuta nel rigido sistema della Ddr. Non veniva concepito che una gara potesse andar male».
intervista di andrea buongiovanni, la Gazzetta dello sport
acque
Il record del mondo di Simone Barslaam
“Il mondo dei 100 metri stile libero di nuoto paralimpico ha un solo re e il suo nome è Simone Barlaam. Il ventenne, originario di Cassinetta di Lugagnano e portacolori della Polha Varese, è il nuovo primatista mondiale con il tempo di 53”41. Questo tempo va a ritoccare il primato stabilito dallo stesso Barlaam nel 2020 di 53”56. Un record che non coglie di sorpresa. Simone Barlaam rappresenta ormai una certezza nel nuoto paralimpico internazionale e una certezza per la Nazionale azzurra. Il nuovo primato mondiale conquistato agli Assoluti invernali di Lignano ne è un’ulteriore testimonianza. «Ho disputato le due gare degli Assoluti di questi giorni con un occhio solo, a causa dell’acqua negli occhialini. Ma questo inconveniente forse ha portato bene» sottolinea con il sorriso il fenomeno lombardo” (Cristiana Mariani, il Giorno).
In un test al centro federale di Verona, Federica Pellegrini ha nuotato i 200 stile libero (in vasca corta) in 1’53″52, nono tempo mondiale della stagione e il più veloce nei primi due mesi del 2021. Il suo personale in vasca corta sulla distanza con costumi in tessuto è di 1’51″63. Tra un mese sono in programma i Trials italiani nella nuova edizione.
in tv oggi ore 17.45 Sky Sport 1 e Arena: Jug Dubrovnik-Ortigia Siracusa (Coppa dei Campioni pallanuoto) | 20.05 Sky Sport Arena: Olympiakos Pireo-Pro Recco
tennis
UNA PARTITA, UNA STORIA | Siegemund e Vesnina – Azarenka e Svitolina
DOHA PRIMO TURNO DOPPIO
Il ritorno di mamma Vesnina
L’ultima vittoria di Elena Vesnina è di due anni e mezzo fa al Foro Italico di Roma, la sua città al mondo preferita insieme con Sochi. Batté Laura Siegemund, poi perse con Venus e uscì subito a Parigi contro Bernarda Pera. Elena era incinta di due mesi, adesso è una nuova mamma che torna in circuito, a 34 anni, con un curriculum di suoi tre titoli e un numero 13 raggiunto in singolare, più tre Slam, un Masters e un oro olimpico più il numero 1 al mondo in doppio, facendo coppia con Ekaterina Makarova. Per molto tempo Elena non aveva preso in considerazione l’ipotesi di far ripartire la carriera. Qualcosa è scattato quando il suo ex coach Andrei Chesnokov le ha raccontato dei rimpianti vissuti per aver lasciato troppo presto, lui a causa degli infortuni.
Ha scritto la rivista Racquet che di solito “le tenniste vengono analizzate secondo parametri più tradizionali come la tecnica, i risultati o persino il comportamento in campo. Elena Vesnina viene esaminata meglio attraverso una lente femminista, e in questo modo si rivela un testo infinitamente ricco. La società occidentale mette la donna e l’atleta in un’opposizione così netta e diametrale che ci è voluta Billie Jean King per assicurarsi che non sarebbero mai più state separate. Nata nella scia femminista che ha seguito la King e le Original Nine, le fondatrici del circuito, Vesnina occupa senza sforzo entrambi gli aspetti – atleta e donna – ai loro estremi archetipici. È tanto l’implacabile guerriera che compete quanto la madre iperfemminile”.
La piccola Liza viaggerà con lei in questa seconda vita nel circuito. «Sto cercando di insegnare a Liza tutto quello che posso. Il pianoforte, la danza, forse le insegnerò a giocare a tennis e vedrò se le piace. Voglio insegnarle a essere una persona coraggiosa e amorevole. Voglio insegnarle come essere libera, a non aver paura di fare un primo passo in qualsiasi cosa, anche quando è difficile».
Per il nuovo debutto in Doha, Elena avrà una nuova compagna. È Laura Siegemund. Esatto: l’ultima avversaria battuta a Roma.
in tv oggi ore 11 Supertennis: WTA Lione | 13 e 19.30 Supertennis: ATP Rotterdam | 16 Supertennis: WTA Doha | 22 Supertennis: ATP Buenos Aires
A domani.
SE TI HANNO INOLTRATO ▻ LOSLALOM E TI PIACE
SCEGLI LA FORMULA PIÙ ADATTA A TE: ABBONATI E SOSTIENICI
Social facebook | instagram | twitter | telegram
Ogni mattina, nella tua casella di posta, una selezione ragionata dei temi e dei protagonisti del giorno, con contenuti originali o rielaborati, con brevi estratti degli articoli più interessanti usciti sui quotidiani italiani e stranieri, i siti, i blog, i social, le newsletter e le riviste specializzate, con materiale d’archivio, brani di libri e biografie. Una guida e un invito alla lettura e all’approfondimento.
Orson Welles diceva: il montaggio è tutto.
A cura di Angelo Carotenuto.
*
Per supporto tecnico: digital@loslalom.it
Per segnalazioni sui contenuti e per suggerimenti: angelo.carotenuto@loslalom.it