Cosa sarà. Proposte (spesso interessate) per ripartire
Un appuntamento chiave è quello di domani all’UEFA, in video conferenza con le 55 federazioni, l’Eca in rappresentanza dei club e il sindacato mondiale calciatori. La decisione di rinviare gli Europei è ormai presa e andrà solo ratificata. Esiste l’ipotesi di farlo slittare dal 23 novembre al 23 dicembre (stamattina ne scrive il Corriere della sera) nella stessa finestra in cui nel 2022 si dovrebbero tenere i Mondiali in Qatar. “Pur sapendo di perdere circa 300 milioni per spese organizzative già sostenute e per nuove altre da adempiere – scrive Guido De Carolis su Corriere della sera – la Uefa si è convinta a scegliere il male minore, sulla spinta delle federazioni il cui imperativo è terminare le stagioni e le coppe”.
Il male minore è portare in fondo la Champions e i campionati. Fabio Licari su la Gazzetta dello sport sottolinea la precarietà di ogni decisione: “Un compromesso si può comunque trovare, con mutui sacrifici. Non si può trovare un accordo con il virus. Ecco il problema. Alcuni esperti hanno parlato di tre mesi per recuperare la normalità. L’Italia potrebbe, forse, essere pronta ai primi di maggio, giocando a porte chiuse per evitare contatti. Ma all’estero? Dalla Spagna all’Inghilterra sono tutti in ritardo. E se a maggio fossero come noi oggi? Se non potessero giocare? Il rischio è prendere decisioni da cambiare in corsa. Ma non si può fare altrimenti”.
Il tempo di Sinisa Mihajlovic (che si fa crescere baffi e barba) ➣ Sinisa com’è la vita in casa? «Per me piacevole. Non sto sminuendo né i pericoli del coronavirus, che debelleremo, né l’ansia di chi magari non è abituato a stare chiuso in casa. Anche mia moglie Arianna sembra un leone in gabbia: fa l’uncinetto poi si alza, poi lo riprende, poi va in cucina, poi in camera, poi torna… Si muove più lei di certi calciatori in campo (ride, ndr). Esce solo per fare la spesa.
Ognuno ha il suo vissuto, non faccio paragoni. Ma secondo te dopo aver vissuto due guerre, le bombe che potevano distruggerti la casa, i coprifuoco, sarà mai un problema stare a casa, sul divano davanti alla tv, leggere un libro o andare in terrazzo a fumare? Dopo mesi in ospedale stare in casa con la mia famiglia intorno è un privilegio… Dopo la malattia ho detto spesso che ogni cosa ha riacquistato per me valore e mi sembra bellissima: una boccata d’aria, una doccia con l’acqua che ti scende sul viso, un panorama. Io ormai apprezzo ogni singolo momento della mia vita. Oggi posso aggiungere qualche aspetto derivante dallo stare in casa…»
➣ Tipo? «Non ho più bisogno della sveglia. Mi sono alzato a mezzogiorno, non so più da quanto tempo è che non accadeva. Forse da quando ero piccolo. Mi sono alzato quando è finito il sonno. Mi dispiace solo non apprezzare ancora tutti i sapori della cucina, ma mi diverte vedere i miei figli gironzolare per casa, tra le loro stanze e il salone. I pranzi insieme, le cene, le chiacchiere. E la tv…». | Intervista di Andrea Di Caro, la Gazzetta dello sport
Che si fa con il Liverpool? Nel suo editoriale della domenica per il giornale scozzese Sunday Post, Kenny Dalglish conviene sul fatto che dinanzi alla pandemia il calcio è una cosa secondaria per la salute delle persone ma si pone come un’eccezione rispetto a chi vorrebbe decidere subito di chiudere la stagione in corso. Dalglish considera che si possa giocare in estate, “se ciò significa che dovremo andare in campo ogni due sere per tre settimane a maggio, o anche a giugno, allora che sia così”. Di certo esclude l’ipotesi di dichiarare nulla la stagione. “Non sarebbe giusto e qualsiasi persona di cuore ammetterebbe che sarebbe da matti. Sarebbe giusto dire in Scozia al Celtic che tutti i loro sforzi negli ultimi nove mesi in oltre 30 partite non contano nulla? Qualcuno pensa davvero che sarebbe sensato negare al Liverpool la possibilità di vincere il titolo dopo aver costruito un vantaggio di 25 punti in 29 partite sul Manchester City?”. Peter Crouch invece ha scritto sul Daily Mail: “La conclusione della stagione, l’incoronazione delle migliori squadre d’Europa e il campionato europeo di questa estate – tutto può aspettare. La priorità per tutti noi è la nostra salute e quella dei nostri cari”.
Paul Wilson sul Guardian ha scritto: “Assolutamente nessuno crede che la posizione in classifica delle squadre di calcio l’una rispetto all’altra sia di qualche importanza quando si contrappone all’emergenza del mondo reale che sta affrontando il paese, ma anche il calcio pre-apocalittico mantiene una sua capacità diventare il centro dell’attenzione”.
| il basket Petrucci, l’ineluttabile e gli speculatori ➣ Il primo sport a bloccare tutto in Italia è stato il suo basket. «È vero, ma non voglio fare quello più bravo degli altri».
➣ Ripartiranno i campionati? «L’intenzione è quella. Vogliamo fortemente arrivare in fondo, magari cambiando le formule. In tutte le categorie, dalla serie A alle giovanili. Ma è chiaro che tutto dipende da come si evolverà la situazione. Quello che non sopporto sono le speculazioni dei club che stavano rischiando la retrocessione e che ora chiedono di cancellare tutto. Così non vale».
➣ Si gareggerà a Tokyo? «Chi lo sa? Credo che oggi la certezza ce l’abbia solo il Signore. Quando sento frasi apodittiche tipo “si faranno”, faccio fatica a capire. Io dico “dobbiamo farle”, ma dire “si faranno” è un’altra cosa: è dichiarare certezze che nessuno al momento può avere».
➣ Gli ottimisti sostengono che luglio è ancora lontano. «E io rispondo che sono stati cancellati un sacco di tornei preolimpici, in tutte le discipline. Nel nostro caso abbiamo le squadre del 3X3 che aspettano di sapere che cosa accadrà, mentre il torneo preolimpico di Belgrado è in calendario nello stesso periodo in cui verranno cancellati gli Europei di calcio. So che non sarebbe comunque facile qualificarci, ma almeno dateci la possibilità di provarci».
➣ Giochi a porte chiuse? «Lasciamo perdere».
➣ Quindi non si sbilancia. «Purtroppo che i Giochi si facciano o non si facciano non dipende da noi. Dipende dal virus. Come diceva san Tommaso Moro, “Signore aiutami ad accettare ciò che non posso cambiare“». | Intervista di Roberto De Ponti, Corriere della sera