SETTE CILINDRI | La Ferrari si fa bastare due lampi
DI ROBERTO LIBERALE
① ARTEFICI L’aggancio al numero 41
Con 41 GP vinti Max Verstappen ha eguagliato il numero di vittorie di Ayrton Senna. Il 24% delle gare a cui ha partecipato è stato suo. La sua scuderia arriva a 100 vittorie, di cui 9 consecutive. Quest’anno ha vinto solo la Red Bull, ed è sempre più probabile che il record di 11 vittorie consecutive, detenuto dalla McLaren del 1988, venga battuto. Fa però impressione vedere che 79 di queste 100 vittorie della Red Bull siano state conseguite da due soli piloti: Verstappen e Vettel.
② CREPE Che succede a Pérez
Quello della Red Bull è un dominio totale, però non è escluso che Chris Horner stia riflettendo sulle prestazioni di Pérez. Anche se entrambi i mondiali hanno preso la strada di Milton Keynes, la differenza tra i due piloti sta diventando imbarazzante, soprattutto se aggiungiamo che Checo ha portato a casa appena 21 punti negli ultimi 3 Gran Premi. Per ora sembrano tutti contenti (tranne Pérez), anche se non è escluso che l’ombra di Daniel Ricciardo (terzo pilota Red Bull) possa allungarsi all’improvviso sul pilota messicano.
③ TEMI L’imprevedibile Ferrari
La Ferrari che non ti aspetti. Dopo un venerdì carico di speranze, un sabato deludente. Poi la gara della domenica che ribalta di nuovo, stavolta in meglio, le scarse aspettative. Per ora la Rossa non riesce a fare ancora l’intero weekend ad alto livello, però stavolta nessuno potrà lamentarsi delle strategie. Muretto praticamente perfetto, pneumatici che reggono per tutta la gara e piloti precisi e concentrati. A questo punto solo il GP di Austria, in casa Red Bull, potrà dire qualcosa in più. Con la Ferrari di quest’anno meglio non sbottonarsi.
④ ORIZZONTI La silenziosa risalita della Mercedes
La Mercedes ha vinto un solo Gran Premio tra gli ultimi 31 disputati. Praticamente nulla, dopo anni in cui la scuderia tedesca non lasciava agli avversari neanche le briciole. Però il team di Toto Wolff sta ritrovando silenziosamente il bandolo della matassa. Quarto podio stagionale, secondo posto in classifica costruttori, e due piloti molto solidi. A Montreal poteva andare ancora meglio, se la rimonta di Russell dall’ultima all’ottava posizione non fosse stata fermata da una rottura all’impianto frenante.
⑤ DUELLI La Previous Gen
Vedere nel 2023 l’ennesimo duello tra Alonso e Hamilton, 79 anni e 9 titoli mondiali in due, fa sempre un certo effetto. Di campioni del mondo nel gruppo ne sono rimasti solo tre, l’altro si chiama Max Verstappen. Ora Fernando e Lewis sono terzo e quarto nel mondiale e braccano da vicino Pérez. Nonostante la ricerca di piloti giovani e nonostante la voglia di novità, la Formula Uno si tiene stretti i suoi mostri sacri, sperando sotto sotto che uno dei due al più presto torni a vincere un Gran Premio.
⑥ PANORAMI Bentornato Albon
Albon sembra improvvisamente essere tornato ad essere il pilota che tutti ammiravano nelle categorie inferiori. Ai tempi della Red Bull anche lui è stato divorato da Verstappen, destino comune a tutti i compagni di squadra di Max. Però ora quel periodo sembra superato, arrivare al settimo posto, a bordo della Williams attuale, e dopo una strenua difesa della propria posizione, è davvero un’impresa. Se ci mettiamo anche la conquista della Q3 nelle qualifiche del sabato, dopo aver fatto segnare il miglior tempo in Q2, si tratta davvero del weekend perfetto per il pilota anglo-tailandese.
⑦ DISCUSSIONI Dove sono gli intrusi
Per la sesta volta su otto, le prime sei posizioni sono appannaggio delle solite quattro scuderie: Red Bull, Mercedes, Aston Martin e Ferrari. Le intrusioni di altri team sono sempre più rare, a un certo punto sembrava che l’Alpine potesse fare meglio, poi si era sperato che la McLaren si stesse riprendendo. Ma, nonostante le regole sul tetto di spesa, che avrebbero dovuto favorire una maggiore parità di condizioni tra le scuderie, la spaccatura tra i top team e gli altri si allarga sempre più. La sensazione è che vedere vincere sempre la stessa scuderia e solo in pochi a battersi per il podio, possa rendere la Formula Uno meno appetibile.
PUZZLE Che cosa si dice in giro
◇ Giorgio Terruzzi accenna sul Corriere della sera a un paragone tra i due piloti. Lo giudica impossibile e scrive: “In comune qualche segno peculiare: la ferocia agonistica, quella voracità che non prevede avanzi, gesti di carità, debolezze. Nel duello come nel passo. Ciò che viene da una tenuta mentale equivalente alle doti velocistiche. Nessun prigioniero, al pari di pochi giganti della guida, un atteggiamento che ha scandito il percorso magnifico di Michael Schumacher. Per il resto, due piloti alle prese con panorami tecnici e sportivi troppo lontani per insistere con le comunanze. Macchine felici, un tema sul quale Max vanta qualche vantaggio, come sempre capita ai vincenti, emarginando da certi record una quantità di colleghi meno fortunati o abili nelle scelte delle squadre. Se invece parliamo dei caratteri, dei modi di dire e di fare, abbiamo due uomini differenti, pur segnati, per vie diverse, dal rapporto, decisivo, con i rispettivi padri. Milton Senna avrebbe voluto fermare Ayrton, in un pentimento tardivo, dopo avergli regalato il primo kart per vederlo sbocciare e poi, subito, volare; Jos Verstappen ha forgiato il piccolo Max con le cattive più che con le buone, liberando una forza impressionante, una durezza estrema”.
Giorgio Terruzzi è autore del libro Suite 200, dedicato all’ultima notte di Senna.
◇ Daniele Sparisci, ancora sul Corriere della sera, dice: “Sette anni fa, quando Max era all’aba della sua avventura in F1, Gerhard Berger, vedendolo guidare sotto la pioggia in Brasile si era sbilanciato: «In lui rivedo Ayrton». Ma per il modo in cui domina, il figlio di Jos ricorda di più Michael Schumacher, pure per la capacità di caricarsi il peso dell’intera squadra”.
◇ Alessandra Retico su Repubblica si dedica ai segnali di ripresa della Ferrari. “Lampi di rosso, dopo la tempesta. Gli aggiornamenti (pance, fondo) introdotti a Barcellona senza grande successo, anzi con più incognite che certezze, sbocciano a Montreal. Si era già intravisto dalle libere del venerdì canadese, non era un’illusione. E anche le strategie, i pit e le scelte di squadra funzionano in una gara cominciata in salita. Riaccesa la luce in fondo al tunnel? Charles corre col casco dedicato a Gilles Villeneuve, dopo una breve disputa con la famiglia poi risolta”.
◇ Mauro Coppini sul Corriere dello Sport-Stadio invita a non farsi troppe illusioni. “ Un segnale da non trascurare come non è da trascurare il valore di un circuito che sembra fatto apposta per neutralizzare i punti deboli della Ferrari. Che almeno fino ad ora, ha spesso nascosto le sue debolezze trasferendole alle caratteristiche negative della pista. Perché ci sono genitori che per far fronte alla mancanza di risultati dei figli non fanno che cambiare in modo compulsivo gli istituti. Senza accorgersi che il problema non è quello della scuola ma piuttosto dell’alunno”.
◇ Umberto Zapelloni sul Giornale racconta il dettaglio dei lampi. “Aspettando di vincere la gara in pista, la Ferrari ha almeno vinto la partita di scacchi. La scelta controcorrente del muretto Ferrari è avvenuta al 13° giro quando, con una Safety Car in pista (per una botta di Russell) si è deciso di lasciare in pista le due vetture (stessa scelta fatta dalla Red Bull con Perez). Così, mentre tutti approfittavano della Safety per un primo cambio gomme, la Ferrari giocava il suo jolly. Una mossa che ha permesso a Leclerc e Sainz di recuperare in un colpo sei posizioni piazzandosi subito dietro al trio di testa. A quel punto non restava che gestire le gomme gialle con cui erano partiti. Un qualcosa che nei primi gran premi dell’anno non aveva mai funzionato. Leclerc è arrivato a 18”6 da Verstappen, il distacco è ancora grande, soprattutto se si pensa che ha effettuato un pit-stop in meno dei primi tre. C’è bisogno di capire dove può arrivare scattando più avanti. Con qualifiche alla sua altezza probabilmente chiuderebbe davanti ad Alonso e Hamilton. La prossima sfida sarà questa”.
◇ Leo Turrini sul Resto del Carlino considera: “Chissà, forse non si tratta di una illusione. In Canada, sulla lista dedicata al leggendario Gilles Villeneuve, la Ferrari ha ridato un vago senso alle sue speranze. Beninteso, nulla di trascendentale. Verstappen continua ad essere un puntino lontano lontano, da… ammirare col binocolo. La Aston Martin e la Mercedes hanno comunque occupato il resto del podio. Ma, se non altro, Leclerc e Sainz sono stati dignitosamente competitivi. In breve: eppur si muove!”
◇ Fulvio Solms sul Corriere dello Sport-Stadio attacca la sua cronaca con una sintesi della giornata in 90 parole: “Slogarsi la mandibola per la noia davanti alla nuova vittoria di Max Verstappen nonostante faccia echeggiare il nome di Senna, entusiasmarsi per il duello stellare Alonso-Hamilton (per la cronaca: l’ennesimo in sedici anni, e si andrà avanti), gongolare per il podio dei “fabulous three” che sommano undici titoli mondiali. Ma poi guardare subito dietro e scoprire che la Ferrari s’è riaccesa: niente podio certo, niente champagne, non c’è da far festa quando le Rosse chiudono quarta e quinta, ma è un segno di vitalità che non può essere ignorato”.
◇ Fabio Tavelli sul Foglio mette in evidenza il vero motivo di divertimento della giornata canadese. “La cosa più bella del Gran premio del Canada è stato un team radio di Alonso. L’asturiano è celebre per le sue considerazioni via radio con il box. A volte sono divertenti, altre volte in passato sono state sgradevoli (disse “GP2 engine” del motore Honda della sua McLaren durante un Gran Premio in Giappone). Giro numero 63, Alonso era secondo con gomma bianca mentre Hamilton era terzo con gomma gialla. L’inglese stava recuperando giro su giro, dando l’impressione di poter mettere il vecchio rivale nel mirino nelle ultimissime tornate. Dal box Aston Martin si aprono con Fernando e gli dicono: “Lewis è 1 secondo e 9 dietro”. Il significato era chiaro, Alonso stava subendo il recupero della Mercedes e se fosse andato sotto il secondo di vantaggio avrebbe potuto soccombere a causa del Drs. Serena la risposta di Alonso: “leave it to me”. Lasciatelo e me. Una dichiarazione di battaglia che ci riporta ai duelli rusticani di un tempo, quelli che la Formula 1 di oggi distilla con una parsimonia francamente eccessiva.
◇ Stefano Mancini su La Stampa chiude la sua analisi con le prospettive generali, di qui a fine stagione. “L’obiettivo è quello di inserirsi nella sfida per il secondo posto alle spalle degli invincibili, e nello stesso tempo prepararsi al 2024, che sembra lontano ma è già dietro l’angolo. La corsa agli aggiornamenti continua: per la gara di casa di Lance Stroll, l’Aston Martin ha portato nuovi pezzi che Alonso ha saputo sfruttare e che gli regalano nuovi entusiasmi. La Mercedes dovrebbe portarne in Austria per non essere da meno della Ferrari”.
Cosa succedeva quando Senna vinse il suo GP numero 41
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Il 7 novembre del 93 Ayrton Senna vinceva il suo 41esimo GP in carriera. Era l’ultimo. Sei mesi dopo, sul circuito di Imola, l’incidente fatale, alla terza corsa della nuova stagione.
Il suo GP numero 41 arrivò in Australia. Nel giorno del suo successo Carlo Marincovich su Repubblica raccontava del nuovo episodio di tensione a distanza con Alain Prost, giunto invece al passo d’addio, l’ultima corsa della sua carriera, proprio come Nigel Mansell.
“A chi gli chiedeva il nome di un grande campione destinato a rimanere nei suoi ricordi, il brasiliano ha risposto provocatoriamente: “Fullarton, è stato un grande campione dei kart, mi sono misurato molte volte con lui in passato e per me resta il più grande”. Poi, solo su insistenza degli interlocutori ha precisato che, si, in Formula uno avrà “un grande ricordo di Mansell e di Prost, due grandi campioni”. Ma è parso quasi un clichè, detto con il solito sorriso indecifrabile sulle labbra. Insomma, anche se tirato per mano da tanti che nell’ambiente vorrebbero la Grande Pace, Senna ha dato l’ impressione di non desiderare poi tanto l’ Evento”
Canzoni
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Lucio Dalla per Senna
Il mio nome è Ayrton, e faccio il pilota
E corro veloce per la mia strada
Anche se non è più la stessa strada
Anche se non è più la stessa cosa
Anche se qui non ci sono i piloti
Anche se qui non ci sono bandiere
Anche se forse non è servito a niente
Tanto il circo cambierà città
Tu mi hai detto “Chiudi gli occhi e riposa”
E io, adesso, chiudo gli occhi
Cesare Cremonini per Verstappen
«Vorrei provare a scrivere un pezzo su Verstappen, anche se il cognome non è molto musicale come Senna. Coraggio e vita sì, ma anche destino, sarei curioso di entrare nella testa di questi fuoriclasse e capire chi si sente più predestinato alla vittoria. Il destino è complice di chi scrive canzoni, noi le aspettiamo come un trionfo. Per cui penso che il pilota che si sente predestinato va anche più forte degli altri. Ho avuto la fortuna di conoscere dei piloti eccezionali e ho sempre avuto l’impressione che provenissero da un altro pianeta. Ci deve essere una sala parto dei piloti da qualche parte. Per fortuna poi arrivano da noi, e grazie a loro viviamo l’emozione del coraggio che supera le paure. In questo momento così difficile per il Paese, è ancora più affascinante staccarsi dalla realtà con le loro sfide, e vedere dei ragazzi così giovani lottare per vincere» [intervistato da Sky Sport]
E la MotoGP com’è andata?
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Giacomo Agostini interviene sulla Gazzetta dello sport dopo il duello tra Martin e Bagnaia.
“Ma che bello questo gran premio di Germania, che gran gara, di quelle emozionanti e che non ti fanno stare tranquillo fino all’ultimo metro. Anche perché, con un finale così, come ci si poteva rilassare? Bagnaia è stato bravissimo, ha dato tutto, ha tentato in ogni modo di battere Martin, ma quel piccolo contatto all’ultima curva del penultimo giro gli ha probabilmente fatto perdere la gara, anche se lui non ha mollato credendoci sempre”.
Il passaggio finale della sua analisi è dedicato al nuovo week-end di cadute per Marc Marquez. “Mi spiace molto vedere quello che sta passando Marquez. Me lo ricordo da quando correvo io, andavi giù e ogni caduta ti rallentava un po’. Serve tempo per ritrovare fiducia e ritmo, mentre invece Marc è uno che ha sempre voluto e preteso tutto subito. Ma quello che temo di aver visto nel fine settimana, dopo tutte quelle cadute, è un pilota che si è arreso. Nonostante abbia sempre fatto di tutto e non si sia mai dato per vinto, ultimamente non riesce più ad andare oltre, a metterci lui una pezza, e dopo tante cadute credo che quella di fermarsi e provare a riassettarsi sia stata una scelta giusta. … Su una cosa non ci sono dubbi: deve calmarsi”.