DI ROBERTO LIBERALE
SETTE CILINDRI | Il principe Verstappen e i troppi comprimari
① FIGURINE L’eternità di Fernando Alonso
L’uomo del giorno è Fernando Alonso, per la quinta volta sul podio in sei Gran Premi. Un pit-stop di troppo lo ha forse privato della possibilità di lottare più da vicino con quel mostro di Verstappen. Intanto Fernando è terzo in classifica mondiale, continuando, a quasi 42 anni, a mettere in riga piloti che hanno poco più della metà dei suoi anni.
② SCENARI Quanto vale oggi Hamilton
L’altro grande “senior” del mondiale, il trentottenne Lewis Hamilton, risponde a Bernie Ecclestone con una gara solida, un quarto posto che lo tiene ancora lontano da quel futuro da pensionato al quale faceva riferimento l’ex big boss della Formula Uno, ironizzando su un suo possibile passaggio in Ferrari, una scuderia che vuole vincere e quindi poco adatta ad un pilota a fine carriera. Intanto il suo Team Principal, Toto Wolff, continua a raccogliere risultati con entrambe le monoposto. La Mercedes, pur senza risultati eclatanti, è terza in classifica costruttori ad appena un punto dalla Aston Martin.
③ TEMI Benvenuta Alpine
Primo podio stagionale per Esteban Ocon, terzo in carriera. Si è trattata della prima vera giornata di gloria per la Alpine, la nazionale francese della Formula Uno, che a Monaco ha raccolto in un sol colpo più punti di quanti ne aveva collezionato in totale nei precedenti cinque Gran Premi. Nel frattempo, anche il suo compagno Gasly ricompare timidamente un po’ più in alto in classifica con il suo settimo posto, dopo un periodo di involuzione che lo aveva tenuto a lungo lontanissimo dalla zona punti, soprattutto nel finale della scorsa stagione.
④ CADUTE Il grigiore di Maranello
Per la Ferrari un’altra giornata anonima. Poteva andare meglio, viste le posizioni in griglia di partenza. Un sesto e un ottavo posto, sia pure nel caos di una gara inframmezzata dalla pioggia, sono piazzamenti da squadra mediocre, come certificato anche dal quarto posto in classifica costruttori, a 159 punti di distanza dalla Red Bull. L’impressione che se ne ricava è che se qualcosa può andare storto, lo farà, rispettando in pieno il primo assioma della “Legge di Murphy”. Intanto bisognerà evitare che i piloti si demoralizzino, trascinando la scuderia in una spirale depressiva sempre più profonda.
⑤ ARTEFICI Le gerarchie decise da Verstappen
La Red Bull vince la sesta gara su sei e Verstappen ristabilisce definitivamente le gerarchie nella scuderia. Le ambizioni mondiali di Sergio Perez sono finite nell’esatto momento del suo errore di sabato in qualifica, perché si sa, partire dal fondo della griglia a Monaco è già una sentenza. Nonostante lo zero di Perez, arrivato 16esimo a due giri da Max, Chris Horner tira un sospiro di sollievo. I 39 punti di distanza tra i due piloti scavano un solco definitivo, allontanando future velleità di Checo in ottica mondiale e potenziali disturbi nell’armonia del team.
⑥ DISCUSSIONI Che fine ha fatto l’equilibrio atteso
Il gap tra i team di testa e quelli di seconda fila si fa sempre più ampio. Dopo un inizio di stagione in cui i Gran Premi sembravano essere più equilibrati, almeno come partecipazione di tutti i team alla lotta per i punti, nelle ultime gare il ruolo di team come Haas, Alfa Romeo, Alpha Tauri e Williams sembra ormai ridotto a quello di comprimari, quasi spettatori. La stessa McLaren raccoglie di tanto in tanto qualche punticino, ma senza uscire mai da quella crisi che nel 2023 la tiene lontanissima dalle posizioni di vertice.
Un vero peccato per una Formula Uno che avrebbe bisogno di più equilibrio per aumentare lo spettacolo e magari attrarre più spettatori. Vedere sempre gli stessi nelle prime posizioni è lecito, è la legge dello sport, ma alla fine può diventare noioso per chi prova ad avvicinarsi alla Formula Uno.
⑦ PANORAMI Il Fattore Pioggia
Un GP di Monaco abbastanza noioso nei suoi primi 32 giri, con posizioni congelate fino al primo pit-stop da parte di Hamilton, e pochissimi tentativi di sorpasso, peraltro quasi impossibili su quel circuito con le Formula Uno moderne. Ci pensa la pioggia a dare un po’ di brio, anche se alla fine le prime otto posizioni restano sostanzialmente quelle stabilite dalle qualifiche, con le sole eccezioni di Russell, con +3 posizioni e Sainz, con -4 posizioni. Una riflessione sui Gran Premi cittadini sarebbe auspicabile, anche se il fascino del GP di Monaco, poco dal punto di vista sportivo, ma molto dal punto di vista del glamour, garantisce la sopravvivenza di questa gara senza tempo, ma anche fuori tempo.
PUZZLE Che cosa si dice in giro
◇ Daniele Sparisci, Corriere della sera: “Quando il cielo ha innaffiato l’asfalto trasformandolo in una pista da bowling, Verstappen ha continuato a guidare da fenomeno come aveva fatto sull’asciutto nella prima parte di gara, come quel giro fra i muri che gli è valso la pole. La Ferrari invece è naufragata, ancora. Fa sembrare tutto facile il campione del mondo, Perez con la stessa macchina è finito sedicesimo e doppiato due volte”.
◇ Mario Salvini, la Gazzetta dello sport: “A proposito di mitologia. È tutta qui la forza del pilota che sta segnando la nostra epoca. A Montecarlo contavano trazione, bilanciamento e manico, non i cavalli. Non c’entrava la magia del DRS, la super ala mobile studiata da Adrian Newey & C. Qui nei garage Aston-Ferrari-Mercedes devono aver danzato sperando che la pioggia riequilibrasse un po’ le cose. Figuriamoci, quando Max era bambino papà Jos gli bagnava l’asfalto sotto le ruotine del kart. Non è certo lui quello che si può far impressionare dall’acqua”.
◇ Alessandra Retico, Repubblica: “ Quasi imbarazzante parlare del vincitore, Max Verstappen, e della sua Red Bull astronave, trasformata per la circostanza in motoscafo: successo n° 39, 4° dell’anno, 2° qui. Più vincente di Vettel per l’azienda con le ali. Impermeabile ai rovesci e a qualsiasi variabile in campo. Per Max ormai non bastano gli aggettivi e i paragoni. Forse l’immagine nuova e più appropriata per l’occasione è quella dell’Uomo Ragno: sarà per questo che è Tom Holland, l’attore che lo interpreta, a sventolare la bandiera a scacchi. L’olandese si è appiccicato e arrampicato sui muri per la pole, lo rifà in gara anche senza averne bisogno, tanto per non dimenticare la sensazione che fa”.
◇ Fulvio Solms, Corriere dello Sport-Stadio: “La Ferrari è bella come la vorremmo: imbattibile, infallibile e viaggia spedita verso una nuova dimensione leggendaria. Ha però un piccolissimo difetto: è blu. Il problema di larghe legioni di tifosi e forse dell’intera Formula 1 è che si chiama Red Bull, oggi, la Ferrari dei desideri”.
◇ Stefano Mancini, la Stampa: “Red Bull, Aston Martin, Mercedes e Alpine. Sono le squadre che a Monte-Carlo hanno fatto meglio della Ferrari. Ci eravamo abituati a Verstappen e alla sua superiorità molto ostentata, ci aveva emozionati il ritorno di Alonso tra i migliori, splendido quarantunenne, ma il gradino più basso del podio restava il minimo sindacale per il Cavallino. A Montecarlo stavolta non è arrivato nemmeno il terzo posto tra i costruttori. Sull’asfalto bagnato la gara si è accesa. Le strategie sono saltate, i piloti hanno rinviato il cambio gomme in attesa di una safety car che non c’è stata, sebbene la corsa si fosse trasformata in un autoscontro”
◇ Mauro Coppini, Corriere dello Sport-Stadio: “Non è facile correre sul filo quando si soffre di vertigini. Che a Monaco hanno fatto sentire i propri effetti. Con un “muretto” più simile a una trincea, buona più per difendersi da potenziali errori che per distribuire certezze per tecnici e piloti. E così mentre Max Verstappen domina la gara e probabilmente, il campionato, molti altri dimostrano che monoposto “sbagliate” possono essere recuperate in corsa, la Ferrari insiste sulle doti della SF-23. Continuamente esaltate, a partire da un “lancio” che aveva convinto tutti gli appassionati che gli anni di “magra”erano ormai un lontano ricordo”.
◇ Giorgio Terruzzi, Corriere della sera: “Se guardiamo il dito e non la luna, possiamo star qui a parlare del muretto che sbaglia ancora in un pomeriggio fallace per molte squadre, ma il fatto è che questa Ferrari non sboccia mai, nemmeno su una pista data per favorevole dagli stessi ferraristi, con un ottimismo figlio di non si sa quale concretezza. Le analisi di Vasseur evitano di entrare nel dettaglio di fronte a un ennesimo acuto rimandato, lasciandoci in un disorientamento vago e permanente. A Barcellona, si dice da tempo, arriveranno modifiche rilevanti, addirittura sulle fiancate, un po’ come ha fatto Mercedes portando a Monaco una versione B, peraltro più fortunata di questa Ferrari. Il che vale come ennesimo rinvio, dentro un limbo nel quale non si capisce se davvero trattasi di una ragazza rossa in procinto di sbocciare o di una illusione a tappe”
◇ Umberto Zapelloni, il Giornale: “Per la Scuderia si avvicina una stagione Zero Tituli, con il rischio che diventi anche una stagione povera di podi se le novità in arrivo a Barcellona non rivoluzioneranno la SF-23. Tra una settimana avremo l’ultima chiamata per la Ferrari. Monaco era un’occasione alla vigilia, ma poi in pratica non lo è mai diventata anche se Leclerc ci aveva messo tutto il suo talento, trascinando la sua Ferrari in terza posizione. La lotta per il secondo posto in campionato è l’unica aperta dopo la quarta vittoria in sei gare di super Max”
◇ Leo Turrini, Il Resto del Carlino: “Domenica prossima in Spagna, la Ferrari presenterà un consistente pacchetto di novità tecniche. Sono soluzioni che non sarebbero state adeguate per la competizione monegasca. Ma è chiaro che se anche gli interventi sulla macchina non funzionassero, eh, allora diventerebbe malinconicamente indispensabile cominciare a ragionare sull’anno prossimo. Sul 2024”
◇ Giorgio Pasini, Tuttosport: “Alberto II di Monaco ha l’imbarazzo di chi abbracciare con più calore. Vorrebbe consegnare due trofei del vincitore, perché sulle sue strade prima asciutte e poi bagnate, per un Gran Premio che esalta i cuori forti e i fenomeni del volante, ci sono due Principi: Max II e Fernando 2°. Verstappen fa il fenomeno baciando guard rail e muretti come nella qualifica con la quale sabato ha costruito il quarto successo stagionale e 39° in otto anni, scavalcando Sebastian Vettel dal ruolo di più vincente della (giovane) storia Red Bull. Rain Man da Oscar (o Palma d’Oro, vista la vicinanza e concomitanza del Festival di Cannes) con Spider Man (alias Tom Holland) a sventolargli in faccia la bandiera a scacchi. Alonso non è da meno e continua a girare remake di Cocoon o Peter Pan”.
◇ Simone Valtieri, Motorbox: “Alonso sarà arrabbiato, e ha ragione. Se il muretto box lo avesse ascoltato e gli avesse montato subito le gomme intermedie, senza ostringerlo a un’inutile sosta supplementare, si sarebbe giocato corpo a corpo la vittoria con Verstappen. Dovremmo sbirciare nel suo abitacolo perché sembra avere tutti i monitor del muretto e riuscire a leggere le informazioni meglio di chi lo fa per mestiere. Un secondo posto che vale una vittoria, alla quale Nando credeva e probabilmente non sbagliando. L’occasione di giocarsela è arrivata, se non l’ha colta non è certo colpa sua. Computer”.