Quando il record di punti lo fece Kareem

  Il count-down è giunto al tratto finale. A LeBron James mancano 36 punti per raggiungere Kareem Abdul-Jabbar in testa alla classifica di miglior marcatore di sempre in NBA. Prima occasione: nella notte. Palla a due alle quattro. Avversario: Oklahoma. Se non dovesse mettere insieme il bottino che gli occorre, la seconda chance arriverà venerdì, e potrebbe anche sembrargli più suggestiva. L’avversaria è Milwaukee. Fare il record venerdì significa due cose. La prima: costringere dentro la foto, con un ruolo da spettatore, il greco Giannis Antetokounmpo, uno degli mvp di nuova generazione. La seconda: fare il record nella partita che mette di fronte le due squadre della carriera di Kareem.

Il New York Times ha ricostruito con Scott Cacciola la partita in cui fu Kareem a battere il primato che all’epoca apparteneva a Wilt Chamberlain. Mark Eaton, giocatore degli Utah Jazz dell’epoca, si era fatto due conti e aveva capito che il grande evento poteva arrivare il 5 aprile 1984, la sera in cui sarebbe toccato a lui, giocare contro Jabbar. La prospettiva non gli piaceva. «Non voglio essere in quella foto» disse a Swen Nater, un amico che giocava per i Lakers e che ha ricordato la circostanza in una intervista, nei giorni scorsi.

 

  Pare che Kareem non parlasse del record, dentro lo spogliatoio. Così garantisce Mitch Kupchak, suo compagno di squadra per cinque stagioni. In generale, non gli piaceva parlare di sé. Chi voleva parlarne era invece Magic Johnson. Lo sfotteva in continuazione. Diceva che voleva essere lui a fare l’assist per il tiro che sarebbe stato decisivo. «Voglio che si dica che l’ha fatto per merito mio». 

 

Alla partita andarono 18.389 persone, il pubblico più grande per una partita casalinga degli Utah Jazz da quando la squadra si era trasferita da New Orleans, prima dell’inizio della stagione 1979-80. Era chiaro perché la gente avesse comprato il biglietto. La folla regalò un’ovazione a Jabbar di 45 secondi prima di iniziare, secondo la cronaca di quel giorno del New York Times. Kareem aveva bisogno di 22 punti per battere Chamberlain a quota 31.419. Ne fece 16 punti nel primo tempo. I Lakers erano in grande vantaggio nel terzo periodo, eppure Jabbar resisteva alla tentazione di forzare tiri. All’inizio del quarto periodo, il punteggio era così segnato che il coach Frank Layden dei Jazz iniziò a togliere i titolari, per risparmiarli in vista dei playoff. Jabbar pareggiò il record con una schiacciate, su passaggio di James Worthy. Ma il successivo assist – affinché lo sfottò a Kareem fosse perfetto – doveva appartenere a Johnson. Così quando il pallone finì tra le mani di Bob McAdoo, all’epoca una riserva ai Lakers, i compagni dalla panchina gridarono di passarla. Non a Jabbar. Di passarla a Magic

Bob Hansen, guardia al primo anno per i Jazz in quella stagione, era in marcatura su Johnson. Decise di fare un passo di fianco, di dare più spazio ai Lakers. «Non volevo davvero intralciare la storia» avrebbe spiegato. 

I compagni di squadra di Hansen avevano altre idee. Eaton e Green andarono in raddoppio su Jabbar. Kareem ruotò sulla destra, si girò sulla sinistra e si alzò in aria con il suo gesto tipico, il marchio del gancio cielo. Palla dentro. Chick Hearn, il telecronista dei Lakers, disse: «Il nuovo re dei canestri è salito al trono». Kareem alzò due pollici, i compagni di squadra andarono ad abbracciarlo, Magic disse che lo sapeva, tutto merito suo. 

A Kareem regalarono il pallone del record e poi venne sostituito. C’era suo padre in tribuna, un ex poliziotto, un uomo duro. Fu la prima volta che lo videro abbracciare suo figlio in pubblico. 

 

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