♔ un re | Il primato del mondo di David Popovici
Un corpo sottile sotto una faccia da bambino. Tutto il resto è da iena. Ricorda vagamente Valentino Rossi. Nella stessa piscina dove tredici anni fa era caduto il muro dei 47 secondi nei 100 metri stile libero, David Popovici ha cancellato uno dei record che ancora resiste dall’età dei costumoni in poliuretano. Ha nuotato in 46.86, secondo Luca Sacchi “questa è un’altra dimensione”, all’età di 17 anni, “con un futuro infinito davanti”.
Le caratteristiche di Popovici sono: subacquea devastante in partenza, sulla quale costruisce i primi 50 metri, nella vasca di ritorno una progressione e un crono con scarso margine di differenza rispetto a quello della prima metà gara. Quando arriva fa due cose: si batte il petto come Tarzan e si inchina al pubblico come un principe. I teenager sono sempre in viaggio su una linea sottile, per capire davvero alla fine chi sono.
Giulia Zonca su La Stampa dice che “lo stile non somiglia affatto a quello del motoscafo in progressione costante che metteva in acqua chiunque avesse il costume in poliuretano. Popovici saluta la gomma, i canotti, i body superperformanti che chiamavano bicipiti da culturisti e pettorali gonfiabili quanto lo strato di galleggiamento del costume. Allora i primati venivano dissolti in batteria, i mondiali di Roma 2009 ne hanno contati 43 e valevano, valgono. Quello di Federica Pellegrini sui 200 stile libero, di cui andiamo tanto fieri, sono figli di quel periodo. Ogni stagione viaggia con le proprie regole e non può essere giudicata con i parametri del futuro quindi Popovici non ristabilisce un ordine, lo stravolge. Il primo a lasciare il segno è stato Johnny Weissmuller, già pronto a diventare Tarzan quando, nel 1922, è stato il primo uomo capace di scendere sotto il minuto. Popovici caccia un altro tipo di urlo, ma si batte il petto pure lui”.
Arianna Ravelli sul Corriere della sera lo vede “totalmente sicuro di sé ma non arrogante, dedito alla disciplina più ferrea ma anche spiritoso («Lo sport è divertente, anche quando fai fatica, anche quando stai per uccidere te stesso e ti viene da vomitare, dopo mezz’ ora lo trovi divertente»), un’idea di diventare psicologo come la madre”.
L’Équipe scrive che “ce lo aspettavamo, senza osare davvero crederci. Quando il cielo di Roma era tornato a azzurro, il giovane rumeno ha provocato un tuono”.
Il suo allenatore, Adrian Radulescu vide arrivare in piscina una giorno un bambino di nove anni, con i capelli lunghi, ascoltava poco e voleva divertirsi, “anche se questo – scrive il giornale francese – significava barare per evitare di lavorare troppo. Ma ha capito molto rapidamente che sarebbe stato scoperto. Durante uno stage, l’allenatore aveva lanciato una sfida: ogni 25 metri di nuoto, l’ultimo del gruppo veniva eliminato. Sistematicamente, David arrivava penultimo, mentre i più forti per mostrare il loro valore si spremevano. Agli ultimi turni erano così esausti che fu David a vincere”.
Ora è suo il record che fu giusto cent’anni fa di Johnny Weissmuller, futuro Tarzan, il primo uomo sotto la barriera del minuto. Suo è questo record appartenuto a Cesar Cielo Filho, definito da Emanuela Audisio su Repubblica nel 2009 “l’angelo più veloce del mondo, il ragazzo che per domare le onde del destino aveva accettato di diventare yankee e di trasferirsi a Auburn, Alabama: casa, piscina, saudade. L’unico brasiliano che non gioca a calcio”.
«Non mi piace nemmeno – disse lui – non riesce ad appassionarmi. Ho fatto judo e per tre anni volley, mia madre mi ha portato in piscina perché pensava che sarei stato più sociale. Anche la mia sorellina Fernanda ha nuotato, ma ora ha smesso per andare all’università. Volevo fare un’esperienza di vita in un’università americana. E a Auburn c’ era il ct australiano Brett Hawkee tanti forti nuotatori come Bousquet Targett. È stata dura: non parlavo inglese, al ristorante che chiudeva alle nove di sera, e io non volevo crederci, mi toccava prendere quello che decidevano loro, perché ero così scarso che non riuscivo nemmeno ad ordinare quello che piaceva a me. E di notte mi attaccavo al telefono con il Brasile, mi sentivo solo, triste, abbandonato»
Popovici è una star assoluta in Romania, “a volte – racconta L’Équipe – deve salire su un taxi con gli occhiali scuri per sfuggire alla folla. Ingoia fino a 60 km a settimana, si è ritagliato una preparazione di fondo che gli permette di sopportare la sequenza delle gare”.
Ne ha molte altre in programma, inclusi i 200 metri, poco fa. Li ha nuotati in 1:46.87 – secondo crono della mattinata dietro l’ungherese Milak.