

Se all’età di 17 anni, alla tua prima partita in un tabellone dello Slam, batti un avversario che ha vinto Flushing Meadows, ha giocato la finale a Melbourne e a Wimbledon, ha fatto la semifinale a Parigi, può darsi che tu abbia giocato la partita della vita, oppure può darsi che tu sia Kouame, un altro Moise giunto sulla terra del Roland-Garros al passaggio del suo Mar Rosso. È il primo 2009 a vincere una partita in uno Slam. Lo scalpo è nobile, benché Čilić oggi abbia 37 anni, sia al numero 445 del mondo e palesemente a fine carriera. Il modo in cui il ragazzino lo ha trattato in campo ha impressionato.
«Me ne frego dell’età» dice lui. Lui, nel senso del ragazzino. Voleva solo dargli la palla più complicata da rimandare indietro. «Quando sei in campo non pensi a quanti anni hai, o a cosa mangerai dopo. Pensi solo a cosa devi fare per vincere». Ha una capacità di concentrazione che già pare di un altro tipo, una velocità supersonica con cui assorbe le informazioni tattiche. Ha un’ambizione smisurata. Il numero #2 del mondo è per Kouame un posto sotto dove vuole arrivare. Ha un braccio da oltre 210 km/h. Fino a pochi mesi fa giocava i tornei Futures ed era a malapena fra i primi-700. Tra dodici giorni sarà intorno alla posizione numero 250 del mondo. Ha una copertura difensiva fantastica, un dritto pesantissimo e una capacità straordinaria di cambiare direzione con il rovescio. Ha persino giocato smorzate da veterano sulle palle break di Čilić.
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