Cosa succede a Van Aert dopo la frattura alla caviglia

   

Il nostro caro Wout era riuscito a lasciarsi alle spalle un anno che lo aveva messo a dura prova. Dopo le cadute del 2024 con una serie di fratture alle costole, allo sterno e alla clavicola, dopo un 2025 in cui era tornato finalmente a vincere, con tappe al Giro e al Tour, l’ultimo episodio di Loenhout a fine dicembre sembrava la solita disavventura da Paolino Paperinaert: una doppia foratura al quarto e al quinto giro, per giunta sulla stessa pietra, ma in fondo niente più. 

Invece, al primo ciclocross del 2026, a Mol è arrivata un’altra caduta. Van Aert è finito a terra, ha abbandonato per la prima volta in carriera una gara nel fango dopo 240 partenze, e stavolta le conseguenze sono state una frattura alla caviglia destra e un ginocchio di nuovo contuso. L’intervento chirurgico, eseguito a Herentals, è riuscito, ma con il calendario adesso come la mettiamo?

L’Équipe racconta la sequenza con la rassegnazione di chi accompagna la carriera di Van Aert in mezzo alle bucce di banane. Se fino a pochi giorni fa il dubbio riguardava una possibile presenza ai Mondiali di ciclocross di Hulst, ora l’attenzione si è spostata molto più avanti, sulla campagna delle classiche, il grande obiettivo di una carriera che attende ancora il colpo definitivo. A novembre, durante un viaggio promozionale negli Stati Uniti, Van Aert aveva detto chiaramente cosa mancava al suo palmarès. Le Classiche – maledizione. Una grande Classica del nord dopo la Sanremo del Covid. 

Secondo il medico Mathieu Le Strat, citato dal quotidiano francese, la frattura dovrebbe comportare solo una pausa forzata: «È un piccolo stop, ma non dovrebbe avere conseguenze sulle classiche». La lesione è giudicata meno complessa rispetto ad altri casi recenti, con una ripresa che potrebbe essere relativamente rapida. «Siamo su un meccanismo tipico di distorsione: una o due settimane senza carico, poi la ripresa sui rulli», spiega Le Strat, sottolineando come la forma accumulata nella stagione di cross riduca i rischi di un vero arretramento.

La pausa potrebbe perfino trasformarsi in un vantaggio. «Questa interruzione può offrirgli freschezza», dice ancora il medico, ricordando che Van Aert resta «un atleta con una capacità straordinaria di recupero». In un mese potrebbe tornare a lavorare sullo sforzo, e ci sarebbero ancora diverse settimane prima del rientro alle corse.

Greg Van Avermaet, che ha vissuto un infortunio simile nel 2016, riconosce però che il calendario non perdona: «A me era successo l’11 novembre, a lui il 2 gennaio. Sei settimane fanno una grande differenza. Non è mai ideale cadere in questo momento della stagione, ma gli resta tempo, non è tutto perduto».

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