La nuova centralità del Marocco sulla mappa dell’Africa
Dieci anni fa sembrava impossibile. Il Marocco era visto come un corpo estraneo nel calcio africano, un Paese che voltava le spalle al continente per paura, rompeva patti e organizzazioni. Oggi è il centro nevralgico delle grandi manifestazioni, dalla Coppa d’Africa maschile e femminile, al Mondiale 2030 all’orizzonte. La distanza tra quei due istanti storici racconta un cambiamento radicale — politico, simbolico, infrastrutturale.
Osasu Obayiuwana ricorda sul Guardian di quando nel 2015 il regno si tirò fuori dall’organizzazione della Coppa d’Africa per timore dell’Ebola. La decisione fece tremare l’intero sistema. «Una pressione che si può solo immaginare», dirà poi Hicham El Amrani, all’epoca segretario generale della CAF, «un periodo che vorrei dimenticare». Sarebbero seguite sanzioni, squalifiche, ricorsi. Una frattura. Oggi quella ferita è un ricordo lontano. Non è solo geopolitica sportiva. È il segnale di un ruolo nuovo.
Amine El Amri, voce autorevole del giornalismo sportivo marocchino, lo descrive come un sogno condiviso: «Una Coppa del Mondo coinvolge ogni marocchino, perché porta infrastrutture in una società molto giovane e molto esigente». Una modernizzazione che non è neutrale, ma tangibile nei trasporti, negli stadi, nel turismo, nell’occupazione. Il sociologo Abderrahim Bourkia allarga lo sguardo. Gli eventi-simbolo si trasformano in un vantaggio politico ed economico: «Accelerano lo sviluppo urbano, rafforzano la coesione sociale e danno visibilità internazionale». Ma aggiunge la parte irrisolta: «Come garantire che i benefici siano inclusivi? Come evitare di costruire solo per l’evento, ignorando le disuguaglianze quotidiane?». La grande scommessa non è solo organizzare, ma restituire.
Questa dimensione identitaria emerge con forza anche nelle parole di El Amri: «I marocchini si guardano attraverso lo sguardo degli altri». Il calcio è allora la vetrina di un Paese che vuole mostrare africanità e apertura globale, una società fatta di Amazigh, Sahara, mondo arabo ed Europa del sud: una miscela in movimento. Chi frequenta il Paese lo vede con chiarezza. L’ex capitano della Nigeria Sunday Oliseh — che conosce bene il Marocco per ragioni familiari — dice: «È la nazione più sviluppata che ho visto in Africa negli ultimi 30 anni. Dovrebbe motivare gli altri Paesi, soprattutto il mio, a fare veri progressi».
Eppure, restano tensioni. Le proteste giovanili di settembre e ottobre — con accuse al governo di investire nei Mondiali a discapito dei servizi sociali — hanno riportato a galla la domanda sulla giustizia della crescita. Il governo ha negato, annunciando più spesa per sanità ed educazione, ma le associazioni per i diritti umani accusano arresti arbitrari e violenze. In campo il desiderio è più elementare: vincere la Coppa. L’unico trionfo risale al 1976. Nemmeno giocare in casa nel 1988 ha portato il titolo. Ma, come Obayiuwana fa dire ad Amine El Amri, l’obiettivo da padroni di casa va oltre: «Mostrare un Paese accogliente, aperto, orgoglioso. E dare un enorme impulso a un’industria — il turismo — ancora in crescita. L’immagine di un Paese sicuro e accessibile vale più di qualsiasi campagna pubblicitaria».
Il torneo
Le prime qualificate agli ottavi di finale
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Angola-Egitto era iniziata da oltre mezz’ora, ma la folla continuava ad arrivare lenta lungo il viale che porta al grande stadio di Agadir, un serpentone di persone che avanzava tra parcheggi enormi e vuoti. Con calma, con ordine. Durante le prime due partite dell’Egitto, l’entusiasmo popolare aveva mandato in tilt l’organizzazione, con migliaia di spettatori accalcati fuori da cancelli che avrebbero dovuto essere chiusi e stadi dichiarati sold-out ma con posti vuoti ovunque. Per evitare incidenti, le autorità avevano scelto la via più drastica, aprire le porte, lasciando entrare tutti senza controlli. Una scelta che ha trasformato lo stadio in un formicaio, gente sulle scale, sulle balaustre, perfino sul tetto — un’immagine epica e rischiosa. Ieri i tornelli sono rimasti chiusi, i biglietti sono stati controllati, e gli spalti sono rimasti di nuovo più vuoti. Mathieu Grégoire per L’Equipe ha raccontato tutto qui. È finita 0-0. L’Egitto è agli ottavi di finale con il Sudafrica [3-2 allo Zimbabwe eliminato], l’Angola è ancora in corsa per un ripescaggio tra le migliori-terze. Dal gruppo A sono invece uscite bocciate le Isole Comore e lo Zambia, passano Marocco e Mali.