Lo Slalom del 18 dicembre | Cosa leggere, sapere e vedere

 

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# 2 giorni a Juventus vs Roma

     

►  IL PSG ha vinto la Coppa Intercontinentale ai calci di rigore sul Flamengo, ma adesso non sappiamo come chiamarlo. Una volta avremmo detto campione del mondo, ma i campioni del mondo sono quelli del Chelsea. Bel dilemma, forse potremmo chiamarli campioni intercontinentali – che in effetti sembra un po’ di meno, ma se un titolo si assegna ogni anno è pur vero che è più fresco di uno che cambia ogni quattro. In preda a questo dilemma esistenziale, per fortuna cominciano a uscire dal forno i primi struffoli. 

◇  Carlitos Alcaraz e Juan Carlos Ferrero si sono lasciati, ma forse è stato lui a mollare l’altro. Se ne parla più diffusamente dopo. È finita anche tra il Botafogo e Davide Ancelotti, alla sua prima esperienza da capo allenatore, durata appena 33 partite. 

◇  La Virtus Bologna ha vinto 86-68 contro il Partizan a Belgrado, facendo uscire dal campo la squadra di casa fra la contestazione e i fischi. 

 

   

C’è chi nasce numero 1 e chi nasce numero 12

Stefano Tacconi

 

  

I rigori di Safonov, il portiere venuto dal freddo

Il portiere venuto dal freddo era rimasto nel ghiaccio per tutto questo tempo. MatveïSafonov era arrivato a Parigi per mettere paura a Donnarumma. Molto prima che Luis Enrique si facesse prendere pure Chevalier dal Lille. Un anno fa, novembre 2024, dentro lo spogliatoio sul quale batte la bandiera del Qatar, si chiedevano se Gigio fosse all’altezza di una squadra da prime-otto d’Europa. Certo che il tempo vola. Due aspetti tecnici lo appesantiscono – diceva L’Équipe – sta troppo alto sugli appoggi e non fa in tempo a scendere a terra. La sua mano non è abbastanza ferma. Aveva preso un 3 in pagella per una partita di Champions con l’Atlético Madrid e le sue incertezze sul secondo gol avevano alimentato la riflessione in corso dentro lo staff sulla sua posizione. Escludere l’italiano avrebbe però gravi conseguenze

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I temi del giorno

 

 

Milan-Napoli apre la Supercoppa

Dopo essersi giocati un paio di scudetti in volata mentre finivano gli anni Ottanta, dopo una finale di Coppa Italia nel lontano 1972, dopo un quarto di finale di Coppa dei Campioni nel 2023, Milan e Napoli giocano per la prima volta in assoluto una partita di Supercoppa italiana. Paolo Tomaselli da Riad per il Corriere della sera ha visto un Antonio Conte placido fino a restarne spiazzato. Come di fronte a un’oasi dopo una tempesta di sabbia. Nel Napoli tornano Lobotka come leader in campo e Lukaku come bussola fuori. 

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Le analisi

    

Carlitos Alcaraz è diventato adulto

La chiave sta in quattro parole. Me hubiera gustado seguir. Mi sarebbe piaciuto andare avanti. Se fosse stato solo per me. Invece non ha deciso lui. È evidente. Juan Carlos Ferrero è stato lasciato. Noi che abbiamo esperienza, ce ne accorgiamo. Per giunta è stato lasciato quando non se lo aspettava, non lo immaginava. Almeno così ricostruisce L’Equipe stamattina quando scrive che non è solo su un campo da tennis che Carlos Alcaraz maneggia l’arte del contropiede in modo impeccabile. Ha preso in contropiede tutto il mondo del tennis

Un divorzio che arriva nel cuore della preparazione per il 2026 e che solleva delle domande anche per il tempismo, non solo per i motivi. Carlitos ha appena concluso la migliore stagione della sua carriera. Di gran lunga la migliore. Ha vinto otto titoli, tra cui due Slam [Roland-Garros e US Open], ha riconquistato il trono di numero 1 del mondo e lo ha fatto contro un avversario alla sua altezza. Una settimana fa, gli ATP Awards hanno assegnato a Ferrero e al suo assistente Samuel Lopez il trofeo di migliori allenatori dell’anno. Alcaraz era negli USA per un paio di esibizioni alla periferia di New York e a Miami. Tutto sembrava andare per il meglio nel migliore dei mondi possibili commenta L’Equipe, aggiungendo pure che i biglietti di Ferrero per l’Australia erano già stati prenotati, un dettaglio che amplifica l’onda d’urto di questa rottura.

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Cosa è rimasto dei Mondiali di ciclismo in Rwanda

Non è rimasto nulla. O quasi. Due mesi dopo il trionfo di Tadej Pogacar ai Mondiali di ciclismo in Rwanda, Jean-Christophe Collin è tornato su quelle strade per L’Équipe e ha scoperto che la memoria è già evaporata: Niente. Neanche un segno dice. Nessuna targa sulla salita chiamata Norvegia, nessuna traccia del punto in cui Pogacar è scattato prima di vincere il suo secondo mondiale consecutivo. Nemmeno un post Instagram, scrive, a ricordare quello schiocco di pedali sul pavé del muro di Kigali. Solo la vaga impressione dei residenti di aver ospitato il mondo, poco tempo fa.

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Che Vuelta sarà

Il Giro di Spagna non è proprio noto per essere facile. Sentire gli organizzatori annunciare che l’edizione 2026 sarà una delle più dure della storia è sufficiente a spaventare più di qualcuno. Così commenta L’Equipe dopo il disvelamento del percorso [dal 22 agosto al 13 settembre]. Monaco ospiterà la Grand Départ con una cronometro di 9 km. Era previsto un arrivo alle Isole Canarie, il progetto è cambiato per le polemiche sulla partecipazione del team Israel-Premier Tech all’edizione 2025. Il gran finale si svolgerà nella leggendaria Alhambra di Granada, nel cuore dell’Andalusia. Ma prima di arrivare a rivedere il sole, bisognerà essere passati dal Col de Mont-Louis, da una quarta tappa interamente in Andorra [con il Port d’Envalira], da una mezza dozzina di opportunità per attaccare, qualche sprint, e un percorso molto montuoso nonostante l’assenza dei tradizionali Angliru e laghi di Covadonga. Il  nord del paese non è incluso nel percorso. Ci sono la Sierra de la Pendera, Peñas Blancas e il l Collado del Alguacil con i suoi tratti al 20%. 

Basterà per attrarre i grandi nomi? Tadej Pogacar, che punterà al terzo titolo mondiale consecutivo in Quebec – commenta L’Equipe – sarà costretto a rinunciare, così come Remco Evenepoel che punta al quarto titolo a cronometro, e Jonas Vingegaard potrebbe seguire lo stesso programma. Come di consueto, la Vuelta accoglierà anche i ritiri anticipati dal Tour de France, dando loro una chance di consolazione per concludere l’estate. Sempre che amino le salite.

 

prospettive

Anche la Parigi-Nizza ha scoperto il percorso

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Anche la Parigi-Nizza ha svelato il percorso della prossima edizione. Senza Pogacar e Vingegaard, – pure qui – si aprono scenari nuovi. Il percorso, presentato a Versailles, attraversa la Francia profonda e strade che fanno selezione: da Acheres al Morvan, fino ad Auron, tagliando i più rinomati posti ventosi e salite brevi ma taglienti. Christian Prudhomme parla di «un mini-Tour de France con suspense hitchcockiano», mentre Yannick Talabardon vede «una classica al giorno» su un tracciato che alterna sprint, cronosquadre [23,5 km] e finali esplosivi. Senza i due dominatori del ciclismo moderno, L’Equipe dice che la corsa diventa un’occasione per i francesi come Valentin Paret-Peintre, Lenny Martinez, Kevin Vauquelin. 

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I piloti di Formula 1 saranno pure un po’ ingegneri

La svolta epocale che attende la Formula 1 nel 2026 viene raccontata stamattina da Daniele Sparisci sul Corriere della sera. Cambiano le monoposto, le regole e i piloti. La McLaren campione del mondo con Norris è già un pezzo da museo, perché il nuovo regolamento travolge tecnica, lessico, preparazione e modo di guidare. Le auto avranno metà della potenza dal motore termico e metà dall’elettrico, e i piloti dovranno gestire energia, aerodinamica attiva, strategie di sorpasso: I piloti dovranno occuparsi di molte più cose, diventando quasi ingegneri in abitacolo.

Sparisce il DRS: arriva l’Overtake Mode, che consentirà a chi insegue di usare un extra di potenza scegliendo come e quando impiegarlo: se diluirlo nell’arco di un giro o averlo tutto subito. A questo si aggiunge il Boost Mode, arma d’attacco e difesa da usare con cautela per non restare con la batteria a terra. Paure e dubbi sono tanti — il rischio di una F1 videogioco, quello di vetture che rallentano per risparmiare energia — mentre il nuovo vocabolario tecnico prova a rassicurare il pubblico. Intanto, c’è chi guarda avanti con entusiasmo: secondo Kimi Antonelli, le monoposto 2026 avranno un comportamento più omogeneo e saranno più piacevoli da guidare. «Al simulatore mi sono piaciute», dice. 

 

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Dai campi

 10. Perugia vicina alla semifinale mondiale

Perugia nel Mondiale per club viaggia sul filo della perfezione: dieci vittorie su dieci in due edizioni e mezzo. A Belém è arrivato il successo più duro, al quinto set contro Osaka, dopo oltre due ore di scambi feroci. La squadra di Lorenzetti sa dominare e sa soffrire. I 19 muri messi a segno, la regia di Giannelli e l’impatto di Dzavoronok hanno compensato un avvio mmm, così così, e l’ispirazione di Lopez [28 punti] per i giapponesi. L’obiettivo ora è mettere al sicuro la semifinale: bastano due set oggi contro il Sada Cruzeiro, ma Lorenzetti avverte che «il Mondiale per club non è un torneo dove si possono fare esperimenti». Osaka resta in scia a 4 punti, i brasiliani inseguono a 3, Swehly chiude a zero. 

 

 2.Il blitz slavo della Virtus Bologna

Due come i mesi trascorsi dall’ultima vittoria europea in trasferta. Un successo arrivato in uno dei palazzetti più caldi, contro un Partizan reduce da quattro vittorie consecutive e un coach ad interim. Dopo un primo tempo di rincorsa, la Virtus ha girato la partita con un terzo-quarto dominante – dal 37-30 serbo al 37-43 – costruendo un secondo tempo «eccezionale in difesa», come ha detto Dusko Ivanovic. Edwards è tornato protagonista con punti pesanti, Alston ha colpito da tre e la squadra ha retto fisicamente e mentalmente, mostrando «forza, solidità e unità anche negli errori», parole di Morgan. Due mesi dopo Villeurbanne, la Virtus ha ritrovato in Europa la versione migliore di sé. Walter Fuochi su Repubblica Bologna ha scritto: La Virtus ha vinto di goleada, con la più corale delle prove. Se cercate la verità nelle cifre, lasciate perdere. Bisogna guardare le partite, non i referti. Pajola, il leader della conquista, ha segnato un canestro, fatto due tiri, smazzato tre assist, ma è stato, domando anche lo strenuo Calathes, migliore dei suoi, l’uomo chiave della nottata.

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Discussioni

 

Le critiche di Valdano a Florentino sugli arbitri e su Xabi Alonso

A Natale siamo tutti più buoni. Tranne Florentino Pérez. A Natale, Florentino Pérez è più polemico. Così ha usato la conferenza stampa dicembrina come una piattaforma – così dicono quelli che parlano bene – come piattaforma per sfogarsi contro? Esatto. Contro gli arbitri. Il Real Madrid. Non la Real Acerrana, ultimo posto del girone H di serie D. No: il Real Madrid. È stata una cosa talmente sfacciata e imbarazzante che finanche quel cuore così blanco come Jorge Valdano non è riuscito a tacere. Senza aspettare la classica colonna del sabato, ha preso carta penna e calamaio come il professor Spaltro e sul giornale dei progressisti spagnoli ha parlato di due fuochi dentro i quali i tifosi madrileni sono presi. Ha parlato di una solitudine che cresce man mano che aumenta il conflitto tra il vertice del Real e il mondo arbitrale, e di come Florentino abbia scelto di usarla. 

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Interpreti

 

 

Che cosa c’è dietro l’esposizione politica di Özil

Mesut Özil scriveva nel 2017: «I calciatori non sono politici». Ma otto anni dopo è entrato nel consiglio centrale dell’AKP, il Partito della giustizia e dello sviluppo guidato dal presidente Recep Tayyip Erdogan, suo testimone di nozze. È l’ultimo passaggio di un percorso che ha smesso di essere solo sportivo. In tutto quest’ultimo anno, l’ex 10 dell’Arsenal ha iniziato a mostrarsi in pubblico come una figura politica, con presenze misurate ma simboliche. A marzo distribuiva pacchi alimentari per l’Iftar, il momento del giorno in cui i musulmani interrompono il digiuno durante il mese sacro del Ramadan. Era circondato da fotografi e giovani militanti dell’AKP. Pochi giorni dopo è apparso in un caffè Espressolab, una catena molto apprezzata dal presidente, mentre l’opposizione chiedeva il boicottaggio di quelle aziende. «Non danneggiamo i nostri marchi locali e nazionali», ha detto e ha scritto su Instagram. Tutto questo avveniva mentre la Turchia era attraversata da manifestazioni di massa a sostegno di Ekrem İmamoğlu, il sindaco di Istanbul oppositore di Erdogan, arrestato e tuttora in carcere.

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Oggi

Maccabi vs Valencia a Gerusalemme

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Learner Tien vs Martin Landaluce 

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Fallon Sherrock

C’è sempre un fascino speciale quando Fallon Sherrock entra in pedana: ogni partita è un capitolo nuovo in una storia che ha già cambiato il mondo delle freccette. Sei anni fa diventò la prima donna capace di battere un uomo ai Mondiali di freccette.

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L’ultimo scroll

Catania

50 giorni a Milano

La fiaccola nella città dell’Etna 

Non c’è posto in Sicilia dove il fuoco è più familiare che a Catania. Un fuoco fisico, non solo letterario. Del resto siamo nella città del verismo, del corpo e della vampa vulcanica. A  Muntagna modella terra e carattere. La fiaccola olimpica stasera arriva e dorme qui, dove Giovanni Verga trasformò il fuoco in ossessione per il possesso, tra personaggi che fanno covare passioni primordiali sotto la cenere della rassegnazione. «L’uomo è il fuoco, e la donna è la stoppa: viene il diavolo e soffia». Era invece fuoco di libertà, quello di Goliarda Sapienza, una delle voci più potenti e riscoperte del Novecento. Nata nella Catania nera e popolare di via delle Belle, in L’arte della gioia mostra il fuoco della ribellione assoluta di Modesta contro ogni convenzione sociale, religiosa e morale. È un fuoco vitale, erotico e politico che attraversa tutto il secolo.

 

     

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