Lo Slalom del 14 dicembre | Cosa leggere, sapere e vedere

 

 

# 1 giorno a Roma vs Como

 

     

►  LINDSEY VONN ha chiuso sul podio anche la seconda discesa libera di Saint Moritz, seconda dietro la tedesca Emma Aicher e davanti a Sofia Goggia. Oggi c’è il Super-G. Federico Pellegrino invece si è piazzato al secondo posto nella sprint a tecnica libera di Davos. 

◇  In serie A vittorie negli anticipi per il Torino sul la Cremonese, per la Lazio sul Parma in nove contro undici e per l’Atalanta sul Cagliari. 

◇  In Inghilterra, il Liverpool ha restituito il campo a Salah e la squadra ha battuto il Brighton con un bell’Ekitike. Il Chelsea è tornato a vincere. 

◇  È cominciata pure la Coppa intercontinentale. Il Flamengo ha battuto il Pyramids per 2-0 e dovrà sfidare il PSG. 

 

   

Fanno i loro calcoli, puntano e perdono proprio come noi,

semplici mortali che giochiamo senza calcolare niente

Fëdor Dostoevskij

 

 

All-in, il vizio a perdere della NBA: l’ultimo azzardo è Antetokounmpo

La Roma pare lo sta facendo su Zirkzee, la Ferrari l’ha fatto sul 2026 [ma nel 2024 lo aveva fatto sul 2025, e nel 2023 lo aveva fatto sul 2024], i siti della Brianza giurano che pure la Varesina lo fa a Breno, perché non può più sbagliare. Aiuto, siamo circondati. L’all-in è dappertutto. Mica solo nello sport. Ogni tanto lo fanno Conte [l’altro] o Schlein in politica, qualche giorno fa lo faceva Amazon applicando prezzi da Black Friday su molti articoli. 

Ma il posto dove l’all-in si sente a casa è la NBA. Torna ciclicamente. Perché l’NBA ama le scommesse totali, adora l’idea del colpo che cambia tutto, ma quasi mai sopravvive alle sue conseguenze. Così almeno dice Howard Beck su The Ringer – e chi siamo noi per dar torto a The Ringer. Beck dice che cominciarono a Brooklyn, dall’epoca di Mikhail Prokhorov, quando i Nets provarono a comprare il futuro con Paul Pierce e Kevin Garnett. Era una mossa pensata per lo shock e per il terrore, per dare l’illusione della grandezza immediata. Due anni dopo non restava nulla, mentre a Boston hanno ripetuto l’azzardo con Jaylen Brown e Jayson Tatum. Guardata oggi, quella trade è unanimemente considerata una delle peggiori della storia della lega.

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artefici

Come sono andate le semifinali di NBA Cup

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I temi del giorno

 

 

I dettagli scelti da Elkann per togliere la Juventus dal mercato

L’offerta non vincolante di Tether non imponeva alla Juventus alcun obbligo di replica. Eppure la risposta è arrivata ugualmente, rapida, in meno di ventiquattr’ore, una velocità diventata un ulteriore segnale da decifrare dentro il quadro. Dopo la nota emessa nelle prime ore, John Elkann ha scelto il linguaggio dell’immagine: un video di pochi secondi, ma carichi di simboli accuratamente disposti sulla scena. La felpa bianca con il nome Juventus. La scelta di un lessico che fa riferimento al campo semantico degli affetti [accudire è la parola chiave], alle spalle la panchina su cui sedettero i fondatori del club. Una citazione dietro l’altra. Le origini. Le radici come scenografia. L’ombra di Andrea Agnelli – l’elefante nella stanza – con cui confrontarsi nell’ora più tesa.

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Dai campi

 

 

 montaggio   Vlasic, Zapata e quel che manca al Torino

Con quel suo corpo da incursore e quel suo passo da trequartista, Vlasic ha vissuto i migliori minuti del pomeriggio nella pancia della partita con la Cremonese. Ha galleggiato tra le linee quando doveva, le ha rotte con un passaggio quando poteva. Soprattutto ha fatto trovare il suo piede nei paraggi di una rocambole, un rimpallo che Zapata è andato a provocare con la sua fisicità dentro l’area, a dimostrazione che se Duvan sta bene il Torino può diventare un’altra squadra. Ha il fisico per essere una boa e piedi dolci come acqua di lago. Ieri se n’è andato una volta a sinistra e una volta a destra come se fosse stato un’aletta di un metro e sessanta. 

Il punto per il Toro è un altro. Il punto non è pescare in giro nuovi Zapata o nuovi Vlasic. Quello Petrachi dovrebbe essere in grado di garantirlo. Il punto è tenerseli. Non per sempre. Nessuno tiene più per sempre i calciatori da quando gli agenti non guadagnano più in percentuale sui loro stipendi  ma sui loro trasferimenti, da quando cioè sono diventati una sorta di agenti immobiliari. Ma tenerli un po’, almeno un po’ per costruire un tessuto di squadra – questo manca al Torino. Nessun giocatore della rosa attuale è fra i primi-100 per presenze nella storia del club. Il Napoli ne ha cinque nei primi-50 e cinque dei primi-10 sono stati nel club in questi ultimi quindici anni. L’Atalanta ne ha tre fra i primi-8. Il Bologna ha Orsolini e Skorupski sull’uscio dei primi-20. Sono tre club a cui il Torino deve guardare come modelli: non c’è nulla che sia stato fatto lì di inaccessibile per le finanze del Torino. Il trading è stato necessario anche a loro, ma non si possono asportare in continuazione organi a un corpo senza vederlo smettere di respirare. 

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L’archeologia di Udinese vs Napoli

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maggio 1985   Zico vs Maradona

  L’unico confronto in A fra Zico e Maradona. Sarebbe stata l’ultima presenza del brasiliano in Friuli. Partita storica, in mezzo a un via-vai di sudamericani tra i loro paesi e il nostro campionato per le qualificazioni al Mundial del Messico. Diego va in Argentina al mercoledì e torna in Italia la domenica. A Udine fa due gol. Uno su punizione, il colpo di Zico in casa di Zico; poi con la mano. Salta tenendo il pugno vicino alla testa, simula il colpo con la fronte e invece la mette in porta con il fascino del proibito. È la prova generale della mano de Dios. Zico insulta l’arbitro e si prende 6 giornate di squalifica. 

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Tendenze

 

   

Il nuovo ruolo che sta nascendo nel football americano

Succede qualcosa di strano sui campi della NFL. Il pallone non vola più in modo pigro verso la end zone a fondo campo per morire in un touchback, ma resta vivo. Scende, rimbalza, invita a correre. Così la partita riparte da lì., da un gesto che per anni era diventato automatico e che oggi è tornato centrale. È la rivoluzione silenziosa del kickoff che si sta compiendo, l’innovazione che secondo Donald Trump sta facendo nascere un football da femminucce, un male per l’America. 

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Interpreti

 

   

La nazionale che può permettersi di tener fuori Foden e Alexander-Arnold

Quando Phil Foden vinse il Pallone d’Oro al Mondiale Under-17 nel 2017, sembrò l’annuncio di una nuova era. Lo storico del calcio Jonathan Wilson lo guarda oggi da lontano e suggerisce sul Guardian che quel torneo fu davvero un bivio, il primo segnale che prendere sul serio il calcio giovanile in Inghilterra stava iniziando a dare frutti. Non tanto perché garanzia di un futuro lineare ai prodigi, ma perché indicava un sistema finalmente funzionante.

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Oggi

 

Germania vs Norvegia, la finale dei Mondiali femminili di pallamano

A 45 minuti dalla vittoria in semifinale contro la Francia, la Germania ha scoperto che una squadra femminile di pallamano poteva di nuovo diventare un fatto di Stato. Messaggi del presidente federale Steinmeier e del cancelliere Merz, la prima serata televisive e un Paese che si riconosce improvvisamente in una maglia. Dentro questo quadro simbolico si colloca l’impresa sportiva della squadra femminile di pallamano, il 29-23 inflitto alla Francia campione del mondo, che ha portato la Germania alla finale mondiale e dunque almeno all’argento, il primo podio mondiale dal 2007 e la prima finale dal 1993. Un risultato che interrompe 32 anni di assenza dalla partita decisiva e che arriva al termine di un percorso impressionante: otto vittorie su otto, tutte con almeno quattro gol di scarto, un dominio mai visto nemmeno nell’anno dell’oro.

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  ore  17.45   su Sky Sport

 

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Conegliano vs Scandicci, un altro capitolo di grande pallavolo d’Italia

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  ore  20.30  su DAZN

 

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 Lo Zecchino [della pallavolo] d’oro

La ciribiricoccola   Lo sballo di Verona   È un momento di svolta per Verona in Superlega, una crescita che ha le sue radici nell’ingresso della famiglia Rana come sponsor due anni fa. Il club ha progressivamente cambiato dimensione e oggi ha la possibilità di chiudere per la prima volta il girone di andata al primo posto in classifica, per presentarsi come testa di serie numero 1 ai quarti di Coppa Italia.

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  ore  18  su DAZN

 

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Il Teleco-Slalom

 

Nadia Battocletti agli Europei di cross

«Mi ricorda quando ero bambina». Nadia Battocletti lo dice senza cercare effetti. Il riferimento è al percorso di Lagoa, che le riporta in mente i sentieri del Parco Pineta di Cavareno, dove correva da piccola. Non per nostalgia ma per somiglianza, per le curve, i saliscendi, il fondo compatto, un tracciato che in partenza sale subito e obbliga a prendere posizione. Un cross vero, senza scorciatoie.

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  ore  11.25    su Rai Play Sport 2

 

La mirabolante guida allo sport in tv si trova qui

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L’ultimo scroll

 

Milano e Bologna, due città opposte dentro una partita di basket

Sei milanese, o come si dice meneghino, e se la commedia dell’arte non ha mai smesso di raccontare l’Italia e i campanili, allora ti senti onesto, sincero, ti senti pure spiritoso, ma soprattutto giusto, giusto perché senza maschera, anzi una maschera senza trucco. Pensi casomai che il bolognese sia serioso, pignolo, saccente, prolisso, cavilloso, come quel dottore in Legge paffuto e tondo che li dovrebbe rappresentare tutti, nella semplificazione dei cliché che questo paese così lungo, così distante tra la sua cima e il fondo, tiene in piedi per parlarsi e sopravvivere a sé stesso.

Oppure sei bolognese, con l’orgoglio di sentirti dotto con il primato europeo della tua Università, di sentirti grasso per il bendidio che porti a tavola, di sentirti rosso per il colore dei mattoni e dei motori delle auto nei dintorni. Ferrari, Ducati, Lamborghini, Maserati. Pensi che non scambieresti mai due passi sotto i portici con i Navigli, e che quando a Milano ti tocca di venire – per dirla con le parole di Lucio – ti prende allo stomaco e ti fa morire, quello sguardo maligno di Dio, quello zucchero e quel catrame. Lo raccontò Mara Maionchi in una intervista di qualche tempo fa, che quando aveva vent’anni, «Milano era vista come il Bengodi, come nel mondo erano gli Usa».

Milano può fare quest’effetto. Arrivi alla stazione e sembra Ellis Island. Invece Bologna è “una vecchia signora dai fianchi un po’ molli, col seno sul piano padano e il culo sui colli” – questo è Guccini – una Parigi minore, una ricca signora che fu contadina, un luogo dell’anima che nelle canzoni si celebra a questo modo un po’ suo, ridotto, in bemolle, mezzo tono sotto. Tutt’al contrario di Milano che canta sé stessa per ribadire un primato, per dire che quando si parte e dorme ancora, nel vederla sonnecchiare ti accorgi quant’è bella [Concato], perché alla fine tutti dicono che lontano da casa si muore, ma poeu i vegnen chì a Milan.

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  ore  20   su Sky Sport

 

     

Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30. 

Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link 

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