Alle Olimpiadi no, ai Mondiali sì: la gioia del minuscolo Curaçao

 

   

Di andare ai cocktail con la pistola | non ne posso più

Ivano Fossati

  

La qualificazione ai Mondiali del paese più piccolo

Curaçao per il CIO non esiste. Non ha una bandiera, non ha una divisa, non ha una squadra. È una nazione indipendente dall’ottobre del 2010, solo un mese fa si sono tenute le celebrazioni per il quindicesimo anniversario del riconoscimento, ma alle Olimpiadi ancora non s’è visto mai. Fino ai Giochi di Parigi, donne e uomini di quell’angolo nei Caraibi chiamato con una parola che fa venire in mente un liquore blu ma deriva dal portoghese cuore, dove si vive di petrolio e di turismo, dove si cucina una specie di polenta che si chiama funchi e una sorta di pancake che si chiama pan bati – donne e uomini di quel posto hanno potuto gareggiare o con Aruba come il tiratore Philip Elhage o per l’Olanda come la maggior parte di loro. Per esempio Jean-Julien Rojer, tennista, doppista, vincitore al Roland-Garros, a Wimbledon, agli US Open e al Masters. Odile van Aanholt, velista, ha perfino portato una medaglia d’oro. 

Eppure Curaçao è ai Mondiali di calcio, il posto più piccolo che si sia mai qualificato con i suoi 150 mila abitanti appena, un’isola popolosa quanto Rimini e con una superficie che ci starebbe tre volte dentro Milano o Roma. Curaçao ci arriva grazie a un c.t. esperto cone Dick Advocaat, 78 anni, uno scudetto vinto con il PSV Eindhoven, due in Scozia con i Rangers, uno in Russia con lo Zenit, squadra portata pure al successo in Coppa UEFA e alla Supercoppa europea. 

Embed from Getty Images

Advocaat ai Mondiali c’era già stato nel 1994 sulla panchina dell’Olanda e nel 2006 su quella della Corea del sud. Quando mi chiedono di descrivere lo stile di Dick Advocaat – ha raccontato ormai una decina d’anni fa Michael Mols sul Guardian – dico sempre che ha disciplina, è molto diretto ma anche molto onesto. Non ha mai avuto paura di prendere decisioni impopolari se le ritiene giuste per il suo team. Tutte queste cose sono importanti per qualsiasi manager di successo. Sa stare al passo con i tempi e adattare le sue idee a squadre diverse. La sua esperienza in così tanti contesti calcistici diversi è importante, qualcosa che non molti allenatori possono vantare. Dick è completamente ossessionato dal calcio; guarda o studia partite ovunque, nei campionati minori o maggiori, perché vuole sapere tutto su questo sport. Ne è davvero pazzo, e lo è sempre stato. All’inizio era fanatico per tutto ciò che faceva la stampa. Ora è più rilassato. Prima vedeva ogni domanda, ogni articolo, come una sorta di potenziale attacco a lui e alla squadra. Immagino che l’esperienza abbia cambiato la sua prospettiva”.

Il Daily Mail ha riferito alla vigilia dell’impossibilità di Advocaat di seguire la squadra in Giamaica per la partita decisiva: motivi familiari. Nelle prossime ore se ne saprà certamente di più. La Reuters riferisce che si è risparmiato un discreto batticuore: a Kingston era stato concesso un calcio di rigore alla Giamaica all’ultimo dei quattro minuti di recupero, poi l’arbitro ha cambiato idea andando a guardare la VAR. Scommettiamo che senza la VAR, Curaçao non sarebbe ai Mondiali?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.