Nessuno lo difende. Tranne il Guardian
La signora Sara Duque descrive il suo allievo con una tenerezza quasi professionale: «Ha scelto di ripartire da zero. Presentarsi ogni giorno. Con un autentico desiderio di appartenere». Sono le parole che Jonathan Liew sceglie nel suo pezzo sul Guardian per raccontare l’inizio madrileno di Trent Alexander-Arnold, e sono parole della sua insegnante di spagnolo. Provengono da un video che in rete è diventato materia da autopsia per i tifosi del Liverpool. Se ha preso cinque mesi di lezione, allora ha iniziato a maggio quando era ancora del Liverpool. È un traditore.
In realtà, T-A-A era in scadenza di contratto e già da mesi era libero di accordarsi con chi volesse. Ma Liew si domanda: conta davvero quando Trent ha iniziato a studiare lo spagnolo? Ovviamente no. Ma così funziona la narrazione: un appiglio, e tutto scivola verso i fischi di chi prima ti adorava, fino a un murale vandalizzato con un topo gigantesco. Le decisioni di Thomas Tuchel stanno alimentando la caduta dell’immagine di Alexander-Arnold, che a Madrid sta passando tanto tempo seduto in panchina. Xabi Alonso gli preferisce Valverde a destra, pur non essendo Valverde un terzino. Jorge Valdano scrive che “viene da un grande club, ma è arrivato su un pianeta diverso”. Un’immagine che riproduce una forza di gravità che cambia, l’aria più sottile, le gambe che non rispondono allo stesso modo.
Una valutazione sobria, nota Liew, direbbe che Trent non ha ancora avuto una vera chance: si è infortunato, è fuori ritmo, va integrato poco a poco in un sistema complesso che non può permettersi fragilità. Ma è un’idea che stride con la narrazione dominante: “la leggenda del Liverpool paga il karma”.
Liew l’ha presa larga. Quel che gli preme sottolineare è negli anni scorsi, da qualche parte, si insisteva sul fatto che i calciatori fossero diventati dei brand capaci di mangiarsi addirittura il seguito e la fanbase dei club per i quali giocavano. Era nata l’idea che esistessero un Messistan o Ronaldolandia, ma “al di là di talenti anomali come Messi, Ronaldo, Mbappé o Haaland, chi segue davvero un giocatore più di un club?”.
La risposta è netta: quasi nessuno. E la parabola recente di Alexander-Arnold ne è la dimostrazione. Perché il suo errore – in termini di brand – è stato soprattutto abbandonare la fan base del Liverpool e la sua immensa forza identitaria. “Le prestazioni non bastano più da sole; servono seguaci, avvocati, tribù digitali che ti difendano quando servono”.
Il problema, continua Liew, è che queste tribù restano perlopiù legate ai club. La logica è quella delle fazioni, delle milizie permanenti: persino influencer e opinionisti televisivi si allineano a una bandiera. Jamie Carragher prima difende i tifosi, poi li cavalca, “il vento tira in una direzione, e lui ci si mette dentro”. E allora chi parlerà per Trent? Liew si candida. Lo farà lui. “Datemi gli incompresi, i mercuriali, quelli che allargano i confini del possibile. Sono istintivamente attratto dai giocatori mercuriali, quelli che abbelliscono il gioco invece di dominarlo, quelli che esplorano i confini del possibile. Datemi Mesut Özil invece di Alexis Sánchez. Datemi Paul Pogba invece di Bruno Fernandes. Datemi Jude Bellingham invece di Declan Rice. Datemi Eden Hazard invece di Cole Palmer, datemi Dele Alli invece di Kane». Giocatori che, dice Liew, «sarebbe praticamente impossibile inventare da zero, perché il loro profilo non esisteva prima che arrivassero». Come T-A-A. Non è mai esistito davvero un terzino come lui: un regista sul lato del campo, un passatore che Alexis Mac Allister definisce «il migliore con cui abbia mai giocato, e ho giocato con Messi».
C’è qualcosa di irresistibile nel suo essere introverso e insieme audace, nell’ammettere di voler vincere il Pallone d’Oro da terzino invece di un Mondiale. E qualcosa di ironico nel vedere il Liverpool arrancare senza di lui, con Salah diventato «una frazione dell’ala destra che era». Gli serve una manciata di partite per sciogliersi, per capire il ruolo, la Spagna, liberare i suoi cross e i cambi di gioco che restano la sua dote unica. Trent può farcela, dice Liew, “ma dovrà fare il lavoro pesante da solo”.