Che fine ha fatto la moquette nel tennis
C’è stato un tempo in cui la moquette dominava i tornei di tennis indoor. Poi arrivarono Federer e Nadal, e quella superficie venne giudicata troppo rapida e rischiosa per il fisico. Finì nel mirino dei giocatori. Come ricorda Florent Oumehdi su L’Équipe, “i giocatori hanno cominciato a guardare i torneti su carpet con sospetto”. Quindici anni dopo, l’ATP decise di eliminarla, privilegiando resine e acrilici più sicuri.
Il ricordo del taraflex resta vivo. Pete Sampras, approdato a Lione nei primi anni ’90, ne era entusiasta. Jimmy Connors ha vinto un terzo dei suoi 109 titoli su moquette, John McEnroe più della metà dei suoi 77. La superficie veloce, che favoriva il servizio, non era un dettaglio tecnico da poco: servivano agilità, riflessi pronti e precisione chirurgica nei colpi.
Quando Nadal firmò la petizione anti-moquette, il torneo di Parigi cambiò superficie. Era il 2007, il taraflex cominciò ad adeguarsi: dal pace 5 al pace 3, con una velocità più simile a quella del Green-Set. Lionel Arlin, ex direttore vendite di taraflex, ricorda: «Per quasi dieci anni siamo stati leader delle superfici indoor, anche se la moquette come la immaginano molti non è mai esistita davvero».
Oggi rappresenta l’1,65% dei campi registrati dalla federazione francese, con otto tornei ITF maschili e sedici femminili. E chi ancora la difende, come Renato Morabito a Solarino, sottolinea: «Il nostro Taraflex è medium, non così veloce, facile da gestire e sicuro». Ma per la maggior parte dei campioni, il fascino è storia passata.