Nessuno sbaglia più rigori dei francesi

La Ligue 1 ha la percentuale più bassa d’Europa

Eccoci qua, se ne sono accorti pure in Francia. Senza neppure che ci mettesse il naso l’ispettore Clouzot. I portieri parano più rigori di prima. Vincent Villa per L’Équipe racconta come il tasso di realizzazione sia appena del 69,2% [27 su 39], il più basso tra i campionati dell’élite e come questa tendenza non sia frutto del caso.

Il 30 agosto Lucas Chevalier ha parato due rigori consecutivi: prima a Frank Magri, e poi Cristian Casseres, con il pallone che gli è rimbalzato sul petto. «Non buttarsi e prendere il rigore sul torace, è semplicemente incredibile», osserva Rémy Vercoutre, ex allenatore dei portieri del Lione, evidenziando la forza mentale necessaria: «Bisogna leggere l’anticipo del tiratore e avere carattere. La psicologia del calciatore è: il portiere andrà a destra o a sinistra, altrimenti lo criticheranno». E invece Chevalier se ne sta fermo. 

La preparazione tattica è diventata scientifica. I portieri analizzano video e infografiche, studiano le abitudini dei tiratori, leggono la loro rincorsa, la posizione della testa e la scelta tra forza e precisione. «Cerco di analizzare almeno tre potenziali tiratori tramite video», spiega Anthony Babikian, responsabile dei portieri del Pau, «e se emerge qualcosa di evidente, lo discuto con il titolare. Poi il resto è intuizione».

Anche la regola 14, che impone al portiere di avere almeno un piede sulla linea di porta al momento del tiro, ha cambiato i comportamenti. I portieri ne approfittano per massimizzare l’aggressività e la spinta: «Hanno reinterpretato la regola: partono da dietro la linea, ma con l’avanzamento e la spinta giusta», nota Vercoutre. La statura media dei titolari, salita a quasi 1,90, aiuta a occupare più spazio. 

Il confronto è sempre più psicologico: i tiratori rallentano la rincorsa, i portieri ritardano la scelta. «Il faccia a faccia è diventato un gioco di bluff reciproco» osserva Jérôme Alonzo, ex PSG e OM, «oggi i tiratori adottano rincorse lente o interrotte, aspettano il primo passo del portiere prima di calciare». Gli effetti sono palesi: dodici rigori sbagliati in nove giornate, tre fuori dallo specchio e due sulla traversa. La combinazione tra studio, istinto e pressione psicologica pesa quanto la tecnica.

Il rigore – scrive Vincent Villa – non è più un duello immediato, ma una partita di ingegno, psicologia e pazienza, dove il portiere, come un samurai tra i pali, sa che un solo istante può cambiare tutto. E quando il portiere vince, come Chevalier contro il Tolosa, si celebra un momento di grazia che ribalta la tradizione.

Leggi anche  ▬▬▬▬▬▬▬

Quelli che tirano i rigori come la Lumaca di Pinocchio

Partono, si fermano, ripartono. Cioè. Non è che si fermano. Non potrebbero. Si fermicchiano. È un rincorsa a scatti. Se appartenete al popolo che guarda Europei e Mondiali come la Fashion Week di Milano, alla ricerca di nuove mode e nuove tendenze, ecco, allora il torneo del 2024 in Germania impone all’attenzione la nuova tecnica d’avvicinamento al dischetto in area. Nino, non aver paura di fermarti prima di battere un calcio di rigore.

Segue qui

Tiriamo da 9 metri o allarghiamo la porta

Quando a fine Ottocento gli inglesi mettono ordine nel gran caos chiamato football, stabiliscono che per segnare un punto bisogna raggiungere un traguardo [un goal] dentro uno spazio largo 7 metri e 32 centimetri, alto 2 metri e 44. Nel 1914 gli uomini più alti al mondo sono gli svedesi. Toccano in media 1 metro e 72. I più bassi vivono nel Laos. La differenza è di 23 centimetri.

Segue qui

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.