Lo Slalom del 21 ottobre | Cosa leggere, sapere e vedere

 

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# 1 giorno a Real Madrid vs Juventus

 

     

►  JANNIK SINNER non giocherà la Coppa Davis. Non ha dato la sua disponibilità per il 2025 e il c.t. Volandri ha consegnato la lista senza il suo nome. Alcaraz c’è. Segue l’inferno. 

◇  La procura di Rieti indaga per omicidio volontario sui fatti che domenica hanno portato alla morte di uno degli autisti del pullman dei tifosi di Pistoia in trasferta. Tre ultrà della Sebastiani sono stati fermati e portati in carcere. Sono legati a movimenti dell’estrema destra. Il campionato no, non è stato fermato. Neppure per la durata di un time-out. La Virtus Bologna e Cremona hanno giocato la loro bella partitina ieri sera. Ma con un minuto di silenzio. E poi la federazione ha stigmatizzato perché lo sport – ha detto Petrucci – deve essere gioia e vita. 

◇  La serie A di calcio ce l’ha fatta. Cremonese e Udinese hanno pareggiato per 1-1 il posticipo del lunedì e non hanno sventato il nuovo record negativo di gol in una giornata. Ora è stato stabilito a quota 11. 

◇  Antonio Fuoco guiderà la Ferrari di Hamilton nelle libere al GP del Messico. Calabrese, 29 anni, è il primo italiano su una Rossa dal 2009. L’anno scorso ha vinto la 24 Ore di Le Mans. 

◇  Venerdì alla Camera dei deputati si tiene la prima edizione del premio Mario Sconcerti, voluto dalla famiglia e da Matteo Marani, a quasi tre anni dalla morte. Ne dà notizia il Corriere della sera

◇  I Toronto Blue Jays hanno battuto i Seattle Mariners in Gara-7 e si sono qualificati per le World Series. L’ultima volta era successo nel 1993. Toronto è la città sede della Hall of Fame dell’hockey ed è stata la prima città a portare l’anello NBA fuori dai confini degli USA. Dopo trent’anni ci riprovano nel baseball. Sfideranno i campioni in carica dei Los Angeles Dodgers. 

 

La pallacanestro è un imbroglio. Finto a destra e vado a sinistra

Aleksandar Djordjevic.

  

 

Il mondo largo della NBA

Ogni anno, all’All-Star Week-end, la NBA mette in scena uno sketch al Technology Summit, e ogni anno sembra un piccolo rito futurista. L’ultima volta a San Francisco era un robot allenatore per Steph Curry; dodici mesi prima a Indianapolis, Victor Wembanyama aveva qualcosa chiamato NB-AI e lo aveva definito il suo personale Siri del basket. Mike Vorkunov su The Athletic osserva che questi momenti scherzosi offrono uno scorcio su come la lega percepisce sé stessa: metà intrattenimento, metà laboratorio per il futuro.

Per ottant’anni, la NBA è stato un campionato di pallacanestro, costruito come un colosso da miliardi. Negli uffici di Midtown Manhattan, ora la percezione è cambiata: non basta più vendere diritti televisivi, bisogna produrre partite, guidare l’esperienza dei fan, modellare la loro attenzione. La NBA non è solo spettatrice di come i tifosi consumano lo sport, ma cerca anche di indirizzarli, scrive Vorkunov. Telecamere high-tech tracciano ogni movimento dei giocatori; Amazon analizza dati e statistiche avanzate. La NBA non osserva più: orchestra. Almeno finché Amazon AWS non manda in tilt il mondo intero, piattaforme per newsletter, software per disegnare le copertine eccetera eccetera. 

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La Davis senza Sinner

Non si può dire che sia una sorpresa. Un anno fa dopo il secondo croccantino a Malaga, Jannik Sinner aveva mandato un messaggio alla nazione. Placido com’è lui, sussurrato come piace a lui. La terza Davis di fila anche no. Era scivolato tra le righe, e il Circo che lo segue tra le righe l’ha lasciato per un anno. Così, stamattina siamo di fronte a un sublime paradosso che va in direzione contraria alla Tesi Federer. La sola organizzazione al mondo che non avrà la finale Sinner-Alcaraz così coltivata in tutto il mondo è la federazione italiana tennis a Bologna. 

Segue dibattito.

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La violenza arrivata nel basket

Il lessico è il solito, le analisi pure. Non stiamo parlando di tifosi, lo sport non c’entra, questi sono … [spazio bianco per inserire a piacere: teppisti, mascalzoni, farabutti, delinquenti, solo che adesso c’è pure assassini]. Stavolta il basket ha risolto tutto perfino con più fretta del calcio. Virtus Bologna e Cremona sono andate regolarmente in campo a far canestro, mentre c’è una procura in Italia che sta indagando per omicidio volontario sulla morte di un autista di un pullman di gente che andava a vedere una partita. Petrucci dice che in fondo «ogni giorno i tg sono invasi da queste notizie, stavolta c’è anche il nostro mondo che però non è così». Potrebbe perfino avere ragione se la federazione basket non si fosse comportata come se la cosa riguardasse qualcun altro.

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sole sul tetto dei palazzi in costruzione

Il Mondiale Under-20 del Marocco

Mai il calcio del Marocco aveva vinto un titolo mondiale, in nessuna categoria. E l’Africa non faceva suo quello Under-20 dal 2009 con il Ghana. Andrea Galli sul Corriere della sera racconta fantasia e resistenza, nuova frontiera del pallone. Scrive che bisogna rammentare un’immagine di Tangeri. Per capire tante cose. La inea infinita del nuovo porto finanziato in massima parte dalla Cina, gli scogli dei pescatori con le canne artigianali, le quattro corsie della trafficata e panoramica rute de plage Merkala, i giardini, i parcheggi, i vialetti, infine il pendio delle antiche mura della città coi sentieri di vertigine scavati nella roccia. Era il lungomare degli ubriachi, dei perditempo che scimmiottavano i poeti della Beat Generation; adesso è una sequenza di turisti e poliziotti anti-scippo nonché, anzi soprattutto, di sfide a pallone dei bambini. Nei giardini, nei parcheggi, nei vialetti. Le pietre a segnare i pali delle porte. Ghiaia, sabbia, sassi, cemento, scivolate, graffi, rincorse. Un pallone di strada: sovente rotola sull’asfalto della rue, senza barriere, e i piccoli giocatori, per lo più con indosso la maglia del capitano della Nazionale (maggiore) Hakimi, numero 2, continuano a correre tra le macchine. Perfino a palleggiare. In Marocco insistono sulla tecnica individuale insieme all’atletismo, alla corsa sia di scatto breve sia di resistenza. Più tardi, soltanto più tardi, le lezioni sulla lavagnetta. Gli schemi. La tattica

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Di cosa parliamo quando parliamo di turnover

Legati mani e piedi – ma soprattutto i piedi – a sette partite da giocare in 21 giorni, ottobre ha messo da parte le castagne, i funghi, le zucche, e si è trasformato nel mese del turnover. Il turnover è quella cosa che se un allenatore non la fa e perde, allora non ha capito come va il calcio moderno. Se lo fa e perde lo stesso, non si è accorto che ne ha fatto troppo e le squadre hanno bisogno di una loro identità. Il ritorno della Champions League non porta soltanto notti europee e inni solenni. Porta soprattutto questo rebus settimanale: come far rendere gli stessi giocatori due volte in quattro giorni. 

Se ne occupa Geoff Scott, ex responsabile di medicina e scienza dello sport del Tottenham, fondatore del centro d’élite Hauora, su The Athletic. Con tono pratico e disincantato: La  la settimana di allenamenti praticamente scompare.

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carnet

Le partite di oggi

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Breve riassunto della situazione per chi nel frattempo aveva altro a cui pensare. Dopo due giornate ci sono in testa sei squadre a punteggio pieno. Cinque appartengono una ciascuna ai cinque campionati dell’élite UEFA [il Bayern in Bundesliga, il Real in Liga, il PSG in Ligue, l’Inter in A, l’Arsenal in Premier], la sesta è invece il Qarabag, in rappresentanza e per conto dei Minions di tutti i luoghi e tutti i laghi. 

Alla terza giornata il calcio italiano arriva dopo un week-end che ha battuto il primato negativo di reti segnate e Paolo Condò sul Corriere della sera sottolinea che le quattro italiane ci arrivano sullo slancio — leggeteci pure un filo di sarcasmo — di un solo gol segnato nel weekend, quello di Bonny per l’Inter. Zero il Napoli. Zero la Juve. Zero l’Atalanta. Qualche cifra comparativa: le sei inglesi ne hanno messi 9, le cinque spagnole 6, le quattro tedesche 9, le tre francesi 10. Da che parte si va, allora?

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