Il primo titolo di Medvedev dopo due anni e mezzo. Nella 21esima città diversa
È ufficiale: Daniil Medvedev è tornato. Ne dà l’annuncio in questi termini John Berkok su Tennis Magazine, dopo una stagione estiva difficile, chiusa con l’uscita al primo turno degli US Open e poi una lenta risalita, dai quarti di Hangzhou alle semifinali consecutive di Pechino e Shanghai, fino a chiudere il cerchio in Almaty, Kazakistan, dove non solo ha vinto il suo primo titolo ATP dell’anno, ma anche il primo dopo quasi due anni e mezzo. L’ultimo era arrivato a Roma, nel maggio 2023.
In finale ha battuto il francese Corentin Moutet [7-5, 4-6, 6-3], e la partita è stata più un test di resistenza che un esercizio di stile. «Non sono super contento di come ho giocato in alcuni momenti – ha detto Medvedev – ma vincere è una sensazione incredibile: nei punti più importanti ho trovato il mio miglior tennis. L’ultimo game è stato davvero pazzesco»
Poi il sorriso ironico, tipico di lui, e la frase che chiude la scena: «Sono felice di continuare la mia storia buffa: 21 titoli in 21 città diverse».
Ventuno tornei in 21 città, distribuiti su 17 paesi e quattro continenti. Dall’Australia al Messico, dalla Russia al Qatar, un catalogo geografico che sembra una mappa delle sue fughe e dei suoi ritorni. Nove titoli in Europa, sei in Nord America, cinque in Asia e uno in Australia. L’elenco è quasi poetico: Cincinnati, Miami, Parigi, Roma, Dubai, Tokyo, Vienna, Los Cabos, Shanghai, Londra. Ma la statistica, sottolinea Tennis Magazine, potrebbe rompersi: “Nei prossimi due tornei — Vienna e Parigi — Medvedev ha già vinto in passato. Se dovesse trionfare di nuovo, la sua serie verrebbe interrotta”.
C’è un’altra possibilità: qualificarsi per il Masters di Torino e vincerlo. Sarebbe un puntino nuovo sulla mappa.
Gli Avengers del ping pong
Così vengono chiamati i nazionali francesi di tennis tavolo da Eurosport France dopo il successo agli Europei a squadre. Anche L’Équipe celebra il successo a Zadar sottolineando la trasformazione dello stile e della mentalità del gruppo. È il primo titolo dal 1998. L’allenatore Nathanaël Molin parla di «un’altra maniera di giocare, più dinamica, più rapida e un’altra maniera di comportarsi». I protagonisti: i fratelli Alexis Lebrun e Félix Lebrun, insieme a Simon Gauzy, Flavien Coton e Thibault Poret. Un paio d’anni fa di Félix Lebrun si parlava qui.