Lo Slalom del 1° ottobre | Cosa leggere, sapere e vedere

 

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#1 giorno ai  Bootcamp di X Factor  alla Conference League

 

     

►  LA NAZIONALE di pallacanestro ha un nuovo Ct. Dopo gli Europei senza infamia e soprattutto senza gloria la panchina è stata affidata a Luca Banchi, grossetano, 60 anni, vincitore di uno scudetto al primo anno a Milano dopo uno revocato a Siena. Ha portato la Lettonia al quinto posto dei Mondiali 2023. 

◇  Intanto la stagione di Eurolega per la pallacanestro italiana è cominciata con due vittorie. Milano ha vinto 92-82 sul campo della Stella Rossa Belgrado [46% nelle triple] e la Virtus Bologna ha battuto 74-68 il Real Madrid di Sergio Scariolo

◇  Carlos Alcaraz ha vinto il torneo di Tokyo ma non andrà a giocare il Masters 1000 di Shanghai. Jannik Sinner ha vinto poco fa la finale del torneo di Pechino battendo il diciannovenne statunitense Tien.

◇  La seconda giornata della Champions si è aperta con le vittorie dell’Atalanta e dell’Inter. Due vittorie anche per la Spagna con le madrilene. L’Inghilterra ha perso la partita con il Liverpool, ha rimediato all’ultimo quella del Tottenham in Norvegia e ha vinto con il Chelsea nella serata del teatralissimo ritorno di Mourinho a Stamford Bridge. Una vinta e una persa per la Germania. 

 

  

 

Ci sono 108 grani in un rosario e 108 punti di cucitura in una palla da baseball. Quando l’ho scoperto mi sono fatta cattolica

Susan Sarandon

Come il baseball salverà il suo futuro

Essere o diventare, questo è il problema. Se Amleto fosse ancora tra noi, si domanderebbe se rimpiangere un’età dell’oro che quasi mai c’è stata o inseguire un futuro che boh, cosa sarà. Il baseball, per esempio. Il baseball americano. Se potessimo amare solo le cose perfette, le nostre giornate sarebbero cupe. Thomas Boswell sul Washington Post, dice che la Major League attuale offre proprio l’opportunità di apprezzare qualcosa di inesatto eppure di attraente. Il ritmo, il dramma e la bellezza estetica sono rimasti invariati, nonostante anni di critiche sull’era analitica e sui cosiddetti “tre veri risultati” — le voci statistiche di fuoricampo, basi ball e strikeout — che avrebbero ridotto l’azione atletica.

Ora che cominciano i play-off, Boswell analizza i dati storici per spiegare come il baseball contemporaneo sia sorprendentemente godibile. Dal 1946 al 1975, l’affluenza media alle partite MLB galleggiava attorno ai 15.000 spettatori, tra il 1975 e il 1994 è raddoppiata arrivando a 31.256. La chiave, secondo l’editorialista del Washington Post, ha a che fare con quella cosa che si fa sempre fatica a definire e che ogni tanto infastidisce i più cinici: l’estetica. Dove per estetica Boswell considera il ritmo del gioco, la quantità di punti, l’equilibrio fra talento e strategia. Oggi le statistiche confermano che il baseball moderno non è così distante da quel periodo: una squadra segna in media 709 punti in 162 partite, con circa 122 rubate, 506 basi ball e un OPS di 0,711, simile al passato, qualsiasi cosa voglia dire. Anche la durata media delle partite — 2 ore e 39 minuti — ricorda i tempi di allora.

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E la Germania invece sta perdendo il kegel

Un tempo le piste da bowling erano luoghi di ritrovo familiari, sale luminose piene di tonf, il suono dei birilli caduti mescolato alle risate. Oggi, in Germania, molte stanno chiudendo e il Deutscher Kegler- und Bowlingbund [DKB] segnala un calo di soci giovani. Quasi un quinto dei giocatori hanno più di 65 anni. Le grandi città – come Francoforte – stanno perdendo la loro ultima pista: la Bowling World in Eschersheim chiuderà, lasciando vuoto uno spazio fisico e simbolico.

È il kegel a soffrire, la variante tradizionale con nove birilli. N-tv racconta che non esiste un registro nazionale aggiornato delle piste chiuse, ma la cifra di piste da bowling in Germania si è ridotta a vista d’occhioe molte strutture con più di otto corsie sono scomparse. Il portavoce del DKB, Michael Hohlfeld, ha detto: «Ogni pista che perdiamo è una perdita dolorosa».

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Il nuovo Klopp se ne va al cinema. Ma non ci dice a vedere cosa

A Jürgen Klopp non manca il calcio. Gli manca la possibilità di tornare a viverlo per fare le cose in modo diverso. Forse. Lo ha confessato con quella sua tipica chiarezza solare in una intervista con The Athletic di cui da ieri si parla tanto in giro, dicendo che non gli manca niente della sua vita da allenatore. Dopo aver lasciato il Liverpool nell’estate 2024, chiudendo un capitolo di nove anni durante i quali ha trasformato Anfield e il calcio inglese, Klopp ha scelto di staccare la spina, di godersi la vita e ridere, ridere tanto, ridere di sé e del suo passato. 

«Ho fatto sport, ho passato del tempo con i nipoti… cose normali, sapendo che sarei tornato a lavorare di nuovo, ma anche che non volevo più fare l’allenatore». 

All’età di 58 anni è tornato nel calcio con un ruolo nuovo: capo del calcio al Red Bull Group, dove supervisiona filosofia di gioco, sviluppo tecnico, strategie di mercato per i club di proprietà sparsi per il mondo, dal Brasile al Giappone, da Lipsia a New York. «Nove mesi in questo nuovo ruolo mi sembrano cinque anni di esperienza» racconta con un sorriso tra una pausa per un vape e una lattina che mette le ali. 

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Berlino ha finalmente una grande squadra. Femminile

La più grande capitale europea senza calcio d’élite è Berlino. Ora ne stanno creando una. Nel campionato femminile. A Berlino-Köpenick, tra le mura dell’Alte Försterei, l’Union è una neopromossa in Bundesliga che gioca come se fosse già una squadra di Champions: acquisti di lusso, strategia ambiziosa, sogni di gloria internazionale. La polacca Tanja Pawollek, ex capitana dell’Eintracht Francoforte, Anna Aehling, Hannah Eurlings [120.000 euro di spesa, cifra record nel calcio femminile belga], Sophie Weidauer, Jenny Hipp e l’austriaca Eileen Campbell: portano tutte esperienza internazionale.

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Il Kairat si è goduto a lungo la prima partita di Champions nel suo stadio, e per giunta con il Real Madrid. C’era la brace intorno al campo e molte faville le ha fatte finanche la squadra. Il numero e Damir Kasabulat farebbe comodo a una decina di squadre della serie A italiana, forse anche dodici, forse anche quindici. Ma le due scintille più calde del Kairat sono state spente entrambe da un signore di anni 33, così precoce nei suoi successi da sembrare che ne abbia dieci in più. Thibaut Courtois ha raggelato la prima incursione dei kazaki dopo una decina di secondi, ma soprattutto al minuto 52 è uscito con i piedi per arginare un’azione che ambiva al gol dell’1-1. Quel rilancio lungo è diventato un assist. Courtois ha innescato la corsa di Mbappé verso la porta e solo due tocchi di palla dopo uno scavetto è diventato il colpo del 2-0. Fine della brace. I gol sono diventati cinque e adesso si parla della manita più a est nella storia della Champions.

Anche Stanek dello Slavia Praga ha segnato un assist, solo che l’ha fatto per Lautaro. Chissà che cosa gli passava per i piedi in quel momento. Ha lisciato uno spitoffio e ha messo il pallone davanti alle suole di Lautaro Martinez, per giunta con la porta spalancata. Non lo avrebbero sbagliato né Egidio Calloni né Stefano Chiodi. Una Pavona bell’e buona, dove la Pavona è la Papera dei nostri tempi, un errore cioè che fa la ruota, un errore ornamentale e piumato, sfarzoso e vanesio. 

Il Corriere della sera si è fatto prendere dal morbo de L’Equipe e al portiere ceco ha dato 3 in pagella. Insieme alla Pavona di Stanek, l’Inter ha segnato gli altri due gol da dentro l’area piccola. Qualcosa significa. Paolo Tomaselli ha scritto che se fosse un po’ meno leziosa, la squadra di Chivu segnerebbe di più contro un avversario che in A farebbe fatica a salvarsi

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carnet

Le partite di stasera

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Il Barcellona non ha lo stadio, il PSG non ha i giocatori. Messa così pare un’occasione perduta e un po’ lo è. Ma resta un’occasione perduta e affascinante. Si gioca al Montjuich e sulla collina che richiama i ricordi olimpici, trentatré anni dopo quell’estate, avremo soltanto il meglio che il PSG e il Barcellona possono offrire, in questo autunno turbolento in cui le foglie morte e gli infortunati si raccolgono a palate come dice Vincent Duluc nel suo editoriale di stamattina per L’Equipe.

È già una prospettiva magnifica – si affretta ad aggiungere – ma non è più la stessa storia, perché il PSG non può essere la stessa forza senza il suo tridente titolare della finale di Champions League: Ousmane Dembélé, Khvicha Kvaratskhelia e Désiré Doué. Si prolunga così una sorta di maledizione, che porta a chiedersi chi sarà il prossimo

Il PSG è arrivato alla sua 59esima partita in un anno, senza contare gli impegni dei calciatori con le loro nazionali. Rispetto alla squadra che ha travolto l’Atalanta, le assenze sono aumentate e il ritorno di Luis Enrique nella città della sua prima Champions e dei ricordi di Xana, non potrà che essere complicato. 

Sono due squadre con due idee di calcio comparabili. L’attacco titolare parigino è assente, gli resta la difesa che nelle ultime quattro partite ha subito un solo gol, frutto di un errore individuale di Lucas Chevalier a Marsiglia. Forse il PSG difende meglio perché sa che il suo attacco è meno affidabile?. Se lo domanda L’Equipe e lo hanno chiesto a Lucho. Risposta da 0-0: «Tutti gli allenatori cercano un equilibrio».

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  Qarabag vs Copenhagen

COSA SUCCEDE IN CITTÀ I processi di Baku  Lunedì Rufat Safarov, attivista per i diritti umani, è stato arrestato e accusato di aver criticato le politiche repressive delle autorità azere. Durante l’udienza del processo per direttissima Safarov ha detto che si tratta di una provocazione da parte dei servizi di sicurezza. Il caso ha suscitato preoccupazioni tra le organizzazioni internazionali per i diritti umani riguardo alla libertà di espressione in Azerbaijan. Un altro processo sta occupando le cronache di Baku. Ruben Vardanyan è accusato di occupazione illegale di territorio sovrano azero, finanziamento del terrorismo e crimini di guerra. Anche in questo caso diverse organizzazioni internazionali sollevano timori sulla trasparenza e sull’equità del processo.

    Union SG vs Newcastle

COSA SUCCEDE IN CITTÀ  La festa della birra artigianale  È appena terminato il BXLBeerFest, un evento che si impegna a promuovere birre artigianali di alta qualità, escludendo le produzioni industriali. SI è tenuto presso la Gare Maritime, un ex complesso industriale nel quartiere di Tour & Taxis. Hanno partecipato una trentina di birrifici indipendenti da diverse regioni del Belgio e altri paesi. Il biglietto costava 22 euro, includeva sei gettoni per assaporare le birre e un bicchiere commemorativo del festival. 

    Monaco vs Manchester City

Pure al Monaco se la passano male. Senza la loro schiera di infortunati [Hradecky, Mawissa, Camara, Pogba, Zakaria e Golovine] possono mettere all’angolo il Manchester City? La risposta de L’Equipe è Bah. Il Monaco farà affidamento su Ansu Fati, Eric Dier e Maghnes Akliouche da sinistra a destra, ma nulla, o quasi nulla, spinge a scommettere anche solo un euro su una vittoria del Monaco

Guardiola e Bernardo Silva hanno ribadito in conferenza stampa che il City è una squadra in ricostruzione. Non stanno bluffando. Ma è una ricostruzione che avviene con Donnarumma in porta, Haaland davanti, Doku a sinistra e il trio Foden-Silva-Reijnders a centrocampo. Ci sono state ricostruzioni peggiori nella storia del calcio.

FIGURINE CULT  Bernardo Silva  Il capitano del dopo De Bruyne è passato da Monaco fra 2014 e 2017 mettendo insieme un centinaio di partite. Una volta Barney Ronay lo ha paragonato sul Guardian a un hobbit. Julien Laurens, sempre sul Guardian, racconta che a Monaco conduceva una vita semplice, abitava in un piccolo appartamento, senza lussi, e si occupava delle faccende domestiche da solo. Questa umiltà, considera, si riflette anche nel suo stile di gioco. 

CHI GUARDARE  Un nuovo Haaland  Guardiola ha sempre lasciato che fossero i suoi giocatori a scegliere il capitano. Stavolta ha voluto nominare personalmente una storia di gruppo dirigente dello spogliatoio, un bureau che affianca Bernardo Silva, composto da Ruben Dias, Rodri e Haaland. La presenza di quest’ultimo potrebbe sembrare una sorpresa, spiega stamattina L’Equipe, perché il cyborg a volte ha trasmesso l’immagine di un goleador ossessionato dalle sue statistiche, un ragazzo che faticava a integrarsi come dimostravano i suoi discorsi a volte monosillabici.

Ma dietro questa caricatura si nasconde oggi una realtà più sfumata: Haaland continua ad accumulare gol con sorprendente regolarità [siamo a 9 in 7 partite] e la sua leadership nel gruppo sta crescendo. «Erling deve iniziare a imparare cosa significa essere capitano, perché un giorno o l’altro lo diventerà» ha detto Guardiola a giugno. Questa promozione accompagna anche l’evoluzione dei comportamenti di Haaland, che il suo entourage descrive come più aperto e meno ossessionato dai videogiochi, soprattutto dopo la nascita di suo figlio nel dicembre 2024. 

COSA SUCCEDE IN CITTÀ  Il principato ai piedi della castagnola  La castagnola di Ventimiglia ha preso il principato. Lunedì il dolce tipico della tradizione ligure ha fatto il suo debutto nel menu del ristorante italiano Maya Mia a Monaco. Il Secolo XIX parla di un’importante valorizzazione della gastronomia locale del Ponente ligure all’estero”. Il Maya Mia è stato fondato dalla famiglia Pastor ed è un’istituzione nel panorama gastronomico di Monaco. Oh, la castagnola si prepara con farina, zucchero, cacao, caffè, cannella e chiodi di garofano. Senza uova né grassi aggiunti, non facciamo scemenze, non ci facciamo riconoscere.

  Arsenal vs Olympiakos

COSA SUCCEDE IN CITTÀ  Povero Gandhi  | La statua del Mahatma Gandhi a Londra è stata danneggiata tre giorni prima della Giornata Internazionale della Nonviolenza, suscitando condanne dalla comunità indiana e dalle autorità. Sulla base la scritta terrorist. È stata inaugurata nel 1968 a Tavistock Square. Raffigura Gandhi in una posa meditativa, seduto nella posizione del loto. Nelle vicinanze si trovano altri memoriali di pace, tra cui un albero di ciliegio piantato in memoria delle vittime dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki.

    Bayer vs PSV

COSA SUCCEDE IN CITTÀ  Il sindaco poliziotto  | Nelle ultime due settimane la polizia ha registrato 43 furti in appartamento. Domenica Stefan Hebbel della CDU è stato eletto nuovo sindaco della città battendo l’uscente Uwe Richrath della SPD al ballottaggio. Hebbel è un ex poliziotto e funzionario del Ministero dell’Interno della Renania Settentrionale-Vestfalia. Mo’ vediamo se rubate ancora dentro le case. 

  Borussia Dortmund vs Athletic Bilbao

COSA SUCCEDE IN CITTÀ  Gli incendi sospetti di Dortmund  A Dortmund stanno scherzando con il fuoco. La Bild racconta che la scorsa settimana c’è stato un incendio doloso di un’auto nel cortile di un concessionario. Un testimone ha visto una persona con un cappuccio fuggire verso la Württemberger Straße. Il giorno prima era andato a fuoco un appartamento al primo piano di un edificio in Wellinghoferstraße. Due persone sono state salvate dai vigili del fuoco, una terza ha riportato lievi ferite. Qui servirebbe un sindaco pompiere. 

  Napoli vs Sporting

QUELLA VOLTA CHE  Diego con la maglia biancoverde | Gli archivi fotografici sono pieni di Maradona vestito da maglie di squadre in cui non ha mai giocato. Una volta ha messo quella della Juve sulle spalle a torso nudo, un’altra ha indossato quella del Brasile [sono qui], in un’altra molto bella cammina di fianco a Bruno Conti a colori invertiti [qui]. Alla vigilia della partita di Champions nello stadio che ormai porta il suo nome, anche lo Sporting ne ha tirata una fuori dai cassetti [eccola] e l’ha messa sui social. È di 36 anni fa e Maradona viene inseguito a fine partita da Salvatore Biazzo. Veste con le strisce biancoverdi orizzontali del club portoghese alla fine del primo turno di Coppa UEFA 1989. Il Napoli si era qualificato ai rigori, ma lui aveva sbagliato il suo. O meglio. Glielo aveva parato Tomislav Ivkovic, portiere jugoslavo. Avevano scommesso 100 dollari. 

Si ritrovarono di fronte qualche mese dopo ai Mondiali del ‘90. Di nuovo con epilogo ai rigori. Ivkovic propose a Diego una nuova scommessa, Maradona gli fece di segno no con il dito, Ivkovic glielo parò lo stesso, ma la Jugoslavia – come lo Sporting – venne eliminata. È la partita da cui Gigi Riva fa nascere il suo docu-romanzo L’ultimo rigore di Faruk [Sellerio, 2016]. 

COSA SUCCEDE IN CITTÀ  Le visite ai luoghi delle Quattro Giornate | Dal 26 settembre e fino all’8 ottobre, il Comune offre visite guidate gratuite nei luoghi simbolo delle Quattro Giornate di Napoli, a cominciare dal quartiere Vomero dove cominciò la sollevazione contro l’occupazione nazista. Gli eventi sono organizzati in collaborazione con il Teatro Trianon-Viviani.

  Villarreal vs Juventus

COSA SUCCEDE IN CITTÀ  Le scuole fatiscenti di Vila-real  | Le direzioni degli 11 istituti scolastici pubblici di Vila-real hanno denunciato l’abbandono da parte del Comune della manutenzione delle loro strutture. Da anni i centri educativi affrontano carenze gravi, come l’impossibilità di utilizzare le aree ricreative o di svolgere le lezioni di educazione fisica. Nonostante l’annuncio di un finanziamento di 100.000 euro per la manutenzione fino alla fine dell’anno, la somma non copre le necessità reali.

 

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Interpreti

 

   

L’ingrippo di Mads Pedersen

  Cronoscalata del 18 luglio di due anni fa al Tour de France. Tappa numero-16. Ventidue km e 400 metri. Da Passy a Combloux. Ai primi posti: Jonas Vingegaard, Tadej Pogacar e Mads Pedersen. Trova l’intruso. Facile. Non bisogna neppure rispondere. Ma l’intruso che si infilò quel giorno al nono posto con una giornata imprevedibile è un tipo dalla sviluppata passione per le sfide personali. Così, all’inizio di agosto, nel suo podcast Lang Distance ha detto che avrebbe corso la cronometro ai Campionati Europei. Che si tengono a Combloux, nel dipartimento della Drôme-Ardeche. 

Alla Drôme, si sa, ci sono le migliori albicocche di Francia, secondo Gianni Mura. Primo posto davanti all’Ardèche, dove i cimiteri “sono dentro il paese, non fuori, sono ben tenuti, hanno il cancelletto sempre aperto e un muro di cinta alto così, potrebbe scavalcarlo anche un bambino. I nostri hanno muri alti, come caserme, e orari d’ apertura e chiusura, come negozi. Sono luoghi protetti, blindati, difesi, e già questo dice molto sul rispetto, sulla civiltà della memoria, su dove c’è e dove non c’è“.

Nell’Ardèche raccontata da Mura, “le foreste occupano il 45 per cento del territorio. Siamo nell’unico dipartimento francese che non ha nemmeno una stazione ferroviaria. Più della metà dei suoi abitanti vive in comuni sotto le tremila anime, percentuale che su scala nazionale è del 12 per cento. Tante case di pietra con le finestre sbarrate parlano di emigrazione. Si allevano pecore e capre, si raccolgono castagne, si punta su un turismo che non ama gli alberghi a cinque stelle (e anche se li amasse, non ci sono) ma i bagni nei torrenti, le gite in bici, le passeggiate”.

Giovanni Battistuzzi sul suo Giro di Ruota aggiunge che l’Ardèche e la Drôme sono terre sorelle e complementari: la prima aspra, scavata nelle gole come una cicatrice antica; la seconda dolce e aperta, con colline che sembrano onde verdi. Se l’Ardèche è drammatica, la Drôme è rassicurante. La sua valle centrale è solcata da piste ciclabili che hanno il respiro delle grandi vie d’acqua: la ViaRhôna, che unisce il lago di Ginevra al Mediterraneo, e la Vélodrôme, che porta i viaggiatori verso il cuore collinare del dipartimento. È qui che sempre più persone scoprono e riscoprono la possibilità di prendersi una pausa dal trambusto grazie alla bicicletta. Anche perché, la valle della Drôme è una Francia a misura d’uomo: vigne, abbazie, piccoli borghi medievali. È la parte della bicicletta che non ha bisogno di watt né di cardiofrequenzimetri, ma solo di tempo.

Ecco. Questo è il posto delle sei cronometro con cui oggi si aprono i campionati: junior, Under-23, Élite uomini e donne. Pedersen non è un cronoman di professione: ha solo sei vittorie in questa disciplina. Ma a giugno è diventato campione nazionale contro il tempo e il suo allenatore Mattias Reck fu sorpreso. Non fa allenamenti specifici, rischia di essere travolto dagli specialisti ma sta cercando nuovi stimoli e motivazioni fresche. L’Equipe scrive che la scelta di Pedersen di aprirsi a nuovi orizzonti arriva anche dal ruolo mutato nella Lidl-Trek. Jonathan Milan è la punta per le volate nelle corse principali e il danese ha capito che il Tour de France non è tutto, ci sono altre gare nel calendario.

 

  Se Mameli vi ruggisce dentro, sfamatelo con i nomi delle biciclette azzurre attese oggi sulla strada: Maria Acuti e Elena De Laurentiis, Davide Frigo e Riccardo Colombo nella categoria jr; Francesca Pellegrini e Federica Venturelli, Nicolas Milesi e Davide Donati nella Under-23; Vittoria Guazzini, Lorenzo Milesi e Filippo Ganna per l’Élite. Dove Remco Evenepoel corre per vincere la maglia con le stelline dopo quella con l’arcobaleno. Poi quando fa caldo co’ tutte ‘ste maglie come fa?

meduse

L’esclusione della squadra israeliana dal Giro dell’Emilia

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In attesa che l’UEFA ci faccia sapere che intenzioni ha con le squadre di Israele, con la Flotilla entrata nella zona considerata ad alto rischio, gli organizzatori del Giro d’Emilia hanno convinto il team della Israel Premier-Tech a non presentarsi alla corsa. Pier Augusto Stagi su Tuttobici ha scritto che dalla storia anche recente non siamo capaci di imparare nulla” in riferimento a quella che definisce “l’ingiusta estromissione della Gazprom di Renat Khamidulin di qualche anno fa. L’editorialista di Tuttobici dice che forse l’assessora allo sport del Comune di Bologna – Roberta Li Calzi – sarà soddisfatta: è quello che voleva. Io se fossi in lei non lo sarei, solo per il fatto che questo modo di fare mette in ginocchio almeno settanta famiglie: kazake e neozelandesi, britanniche e canadesi, belghe e francesi, ceche e americane, tedesche e italiane. È giusto che questi ragazzi non possano più svolgere la loro professione? È giusto che perdano il lavoro? Non sarebbe forse meglio attivarsi per provare a trovare anche una via terza, magari seguendo quello che il Cio fa in occasione delle Olimpiadi? Atleti tutelati e protetti che corrono con una maglia neutra, bianca, sotto l’egida del Cio.

Sull’altra sponda del ragionamento siede l’opinione pubblica spagnola. El Pais pubblica oggi una lettera nella rubrica della posta del direttore, dove Gregorio Garrido Cantarero da Getafe scrive che la decisione presa in Emilia dimostra che l’argomentazione utilizzata dagli organizzatori della Vuelta a España, secondo cui solo l’Unione Ciclistica Internazionale avrebbe potuto espellere la squadra dalla competizione, era falsa. È logico, come nel caso del Giro d’Emilia, che qualsiasi squadra possa essere esclusa per ragioni di sicurezza pubblica. Ma i dirigenti della Vuelta non solo non sono riusciti a impedire la partecipazione della squadra, ma la loro goffaggine li ha persino portati a mettere i ciclisti contro una larga fetta del pubblico che assisteva alle tappe, incolpando gli spettatori di aver messo in pericolo il gruppo, quando la responsabilità della sicurezza dei corridori era degli organizzatori stessi

     

La scelta di Luca Banchi

C’è il pollice all’insù di Roberto De Ponti sul Corriere della sera per la scelta di Luca Banchi come Ct dell’Italia del basket. La definisce scelta convincente, se ce n’è una. Dopo l’era della passionalità, dei (falli) tecnici, dei timeout visionari e dei cuoricini (e, questo va detto, di un grande senso di appartenenza alla maglia azzurra da parte dei giocatori), la Nazionale punta su un allenatore che ama il lavoro in palestra prima ancora che i disegni sulla lavagnetta (ma ci sono anche quelli), oltre che essere riconosciuto come coach di talento dai suoi giocatori. Uno su tutti Marco Belinelli, che a saperlo magari cambiava idea sul ritiro. Certo, la carriera di Banchi non è di quelle lineari. Da vero buttero maremmano, non ci pensa né uno né due a mollare tutto se vede che le cose non vanno come dovrebbero. Evviva allora i butteri maremmani. 

Giorgio Burreddu lo aveva intervistato per Domani qualche tempo fa, quando ancora Banchi allenava la Virtus Bologna. «Mi sento un allenatore europeo. Ai giovani coach dico: andate all’estero perché sono esperienze formative». Burreddu raccontava che Nada, sua madre, figlia di contadini che avevano fatto la guerra, ha 87 anni e lo chiama ancora dopo le partite. Prese la patente per aiutare i figli a coltivare lo sport, anche se nessuno a casa Banchi l’aveva mai fatto prima. Poerio, il padre, era stato riformato al militare per insufficienza toracica. «Vengo da una famiglia normalissima». Si spostavano su una Giardiniera, «con il tettuccio apribile, bellissima. Gli allenamenti finivano a tutte le ore, ma il piatto sulla tavola a casa mia non è mai mancato».

Sulla sua visione del gioco disse: «Il basket è di chi lo gioca. E io sono un artigiano del gioco, vado al lavoro ogni giorno per renderlo armonioso. Il basket che sogno è un basket libero, armonico, dove i giocatori abbiano la possibilità di prendere iniziative e corrette decisioni. Talvolta mi è successo di vederlo così. Sono estasi professionali. Il miglior complimento è dirmi che si notano i valori caratteriali, il riflesso del mio modo di comportarmi».

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La Macchina del tempo 

 

Cinquant’anni di Thrilla in Manila, il match che chiuse un’era per la boxe

Senza il leggendario accompagnamento di un Norman Mailer e di un Giovanni Arpino, un anno dopo Kinshasa venne Manila, dopo quel Rumble venne il Thrilla, e la storia del pugilato aggiunse un match in più da ricordare. Un match che fu violentissimo, primitivo. Mark Kram ne offrì un resoconto altrettanto potente su Sports Illustrated dell’epoca. Descrisse il match come un’esperienza ai limiti dell’umano, dove entrambi i pugili si spingevano oltre le loro capacità fisiche e mentali. Ancora oggi la sua cronaca viene considerata una delle vette nella narrazione della boxe, una lettura imprescindibile. 

È meravigliosa e crudele la descrizione che Kram fa del gala di ricevimento che seguì il match. Ali era stato condotto su per la scala a chiocciola ricoperta di un tappeto rosso da Imelda Marcos, la First Lady delle Filippine, come ospite d’onore del Palazzo Malacañang. Una musica dolce veniva dalla terrazza mentre la bellissima Imelda accompagnava il campione del mondo dei pesi massimi al lungo buffet ornato da enormi candelabri. I due si sussurrarono qualcosa, lei si fermò e gli riempì il piatto, e mentre lui aspettava, le candele gettarono una luce inquietante sul volto di un uomo che solo poche ore prima era sopravvissuto all’ultima inquisizione su se stesso e sulla sua arte. Il più folle degli esistenzialisti, uno dei grandi surrealisti del nostro tempo, Ali non era mai apparso così vulnerabile e fragile, così poco maestoso, così pietosamente lontano dall’universo che rivendicava come suo, esclusivo. Riusciva a malapena a reggere la forchetta e sollevò lentamente il cibo fino al labbro inferiore, raschiato dai colpi fino a essere diventato rosa. La pelle del viso era opaca e chiazzata, gli occhi privi di quella familiare meraviglia infantile. Quello destro era diventato di un viola intenso e stava iniziando a chiudersi, era una tenda scura davanti a una luce intensa. Ali masticò il cibo con fatica, poi si allontanò improvvisamente dalle candele come se si fosse reso conto della maschera che portava, come se una voce interiore lo stesse deridendo. Scrollò le spalle e l’attimo passò. [Il pezzo è per intero qui: prendetevi 10 minuti]

Fu una battaglia – ha scritto una volta Emanuela Audisio su Repubblica – che lasciò macerie. Ali, 33 anni, per vincere smise di volare e di evitare i colpi, accettò che l’altro scatenasse la furia sul suo corpo. Voleva farlo sfogare, si fece bastonare, e quella notte pisciò sangue. Vinse, ma la sua bocca era tumefatta, l’occhio destro viola. Anche Frazier aveva l’occhio (sinistro) chiuso. Il suo trainer Eddie Futch con una lama da rasoio tagliò il bozzo per far defluire il sangue. Joe filò subito a letto e chiese di accendere la luce: «Non vi vedo»

Roberto Fazi, inviato per la Gazzetta dello sport a Manila parlò di un mondiale selvaggio e di due pugili distrutti. Sul suo personalissimo cartellino Fazi aveva Frazier in vantaggio di cinque punti. La Gazzetta dovette spiegare che i match dal vivo sono un’altra cosa rispetto alla visione in tv. La profondità dei colpi non s’avverte. 

Nella sua cronaca Fazi ebbe un’intuizione che oggi possiamo dire profetica. Scrisse: “Mohammad Ali può darsi alla lettura del Corano e Joe Frazier alla musica jazz: per entrambi il pugilato è finito. Ali aveva intorno ai fianchi uno straterello di grasso che a Kinshasa non c’era, ma riteniamo Clay troppo intelligente per pensare a una cattiva preparazione o alle sue intemperanze sessuali. Dobbiamo ormai ritenere che il labbro di Louisville e Smoking Joe sono arrivati alla fine della carriera”. Si erano definitivamente prosciugati l’uno con l’altro. Ancora Fazi: “Alla campana dell’ultimo round Frazier non lasciava lo sgabello. Incredulità prima, esultanza poi del pubblico, tosto frenata dallo stesso Ali, che si sdraiava esausto sul ring. Tutti gli si facevano intorno: il campione accettava lo sgabello dove restava a capo chino per alcuni minuti. Era come se la fine del match avesse trovato sul ring due uomini sconfitti”

Mario Gherarducci sul Corriere della sera trovò malinconicamente affievolita la potenza di Frazier, che gli parve ridotto a un monotono robot. Fu sorpreso dalla necessità di Ali di ricorrere allo sgabello al termine di ogni round, lui che restava sempre in piedi. Scrisse: L’ossessionante aggressività non ha mai consentito a Clay quelle pause che sono indispensabili anche per un fuoriclasse che ormai s’avvia a compiere i 34 anni. I quasi 102 chili accusati da Clay – il peso più alto fatto registrare dal pugile di Louisville in una sfida mondiale – indicano che la sua preparazione deve essere stata meno accurata di altre volte, privandolo di quella mobilità della quale avrebbe avuto bisogno per sottrarsi all’assillante forcing di Frazier. Clay ha cosi adottato per lunghi tratti la stessa tattica usata un anno fa a Kinshasa contro Foreman: s’è chiuso in una guardia stretta e passiva – che probabilmente avrebbe indotto un arbitro europeo a contarlo in piedi – per preparare rapide sortite a due mani che hanno progressivamente fiaccato la resistenza di Frazier

Di Manila ha scritto sul Guardian Thomas Hauser, l’autore statunitense del libro da cui è stato tratto Missing di Costa-Gavras e poi biografo di Muhammad Ali. Racconta di quando a distanza di tempo rivide il match insieme con Muhammad Ali, e mentre lo guardavano quello ancora sussultava davanti ai colpi di Joe Frazier, come se li avvertisse ancora sul suo corpo. 

Per mesi – racconta Hauser – Ali e io avevamo rivisto i suoi incontri per un libro che stavo scrivendo come suo biografo autorizzato. Avevamo visto Henry Cooper mandare Cassius Clay sull’orlo dell’oblio con un gancio sinistro perfetto. Avevamo visto Joe Frazier mandare Ali al tappeto nel 15° round del loro primo incontro al Madison Square Garden, e Ken Norton fratturare la mascella di Muhammad. Quei pugni erano iscritti nei registri della storia, come i colpi assestati da George Foreman nel Congo. Ma guardare Ali–Frazier III fu un’esperienza diversa. Nonostante fosse una delle più grandi vittorie sul ring di Muhammad, non c’era gioia nel suo volto mentre Thrilla in Manila si svolgeva. Seduto accanto a me, sussultava quando alcuni dei colpi di Frazier andavano a segno. Pareva rivivere il dolore. Quando il nastro finì, si voltò verso di me e disse: «Frazier si è arreso poco prima di me. Non pensavo di poter più combattere».

Jerry Izenberg, uno dei principali giornalisti sportivi dell’epoca, scrisse che non si trattava solo in u match di boxe, Ali e Frazier stavano combattendo per qualcosa di più importante. Stavano combattendo per il dominio dell’uno sull’altro. Non ho mai visto nulla di simile. Quella notte entrambi vinsero, quella notte entrambi persero

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Oggi

 

 

Matteo Malucelli

Matteo Malucelli compie 32 anni fra qualche giorno e uno lo direbbe un velocista, un corridore adatto a qualche volatina. Per lui bisognerebbe inventare invece la definizione di promessa tardiva. Si è formato nelle corse più piccole, soprattutto le più lontane. Ne ha vinte 13 in carriera e cinque al Tour de Langkawi, dove ieri ha messo la sua ruota davanti a un tipo come Kristoff, primo a una Sanremo e a un Fiandre. Ha la maglia di leader con un vantaggio di 16 secondi su Blikra e finalmente si gode il World Tour con l’Astana. Non ha mai corso un grande Giro, non ha mai corso una classica. In mezzo al gruppo si muove con un guizzo elettrico, tempismo chirurgico, scaltrezza da velocista antico.

È cresciuto in Romagna tra salite leggere e vento, costruendo l’esplosività che lo rende competitivo negli sprint. Ha trovato il tempo per laurearsi in ingegneria meccanica e per credere che avrebbe dovuto tirarla fuori dal cassetto. Quando la Gazprom-Rusvelo è stata colpita dalle sanzioni legate alla guerra in Ucraina, Matteo ha dovuto cercare un’altra via, accettando ingaggi in squadre minori per restare nel circuito, come racconta Tuttobici che lo definisce un uomo concreto. Malucelli parla di sacrifici, del valore degli affetti, dei rischi fisici, economici, che si corrono nelle squadre meno dotate. Dedica le vittorie a una madre che non c’è più da anni e continua a studiare le curve, a leggere il vento, ad allenarsi sulle strade e nelle ore in cui nessuno lo guarda, incerto se sentirsi alla fine uno che ce l’ha fatta o una promessa tardiva con della strada davanti. Oggi si arriva a Kemaman, domani si fa dura in salita a Fraser’s Hill. 

     

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