Come e dove vive dopo l’uscita dal carcere: il reportage di The Athletic

La villa che Oscar Pistorius oggi a Pretoria chiama casa porta il nome di una specie di aquila africana che plana sulle savane e sulle zone umide del Kruger National Park, predando lucertole e serpenti. A Waterkloof, quartiere collinare, l’aria profuma di bougainvillee e di jacarande. Le ville dai tetti in stile mediterraneo sbucano dietro muri bianchi punteggiati di telecamere, ma una proprietà in particolare cattura lo sguardo. Non per la sua bellezza, ma per la sua imponenza. Bateleur è la residenza dello zio Arnold. È qui che Oscar, l’uomo che una volta il mondo chiamava Blade Runner, vive la sua libertà vigilata.
La villa sembra un fortino. Muri alti, un fossato senz’acqua, cancelli blindati, una guardia armata che osserva chiunque osi fermarsi. Come racconta The Athletic in questo reportage, l’architettura sembra gridare che qui dentro c’è qualcuno da proteggere ma anche da rinchiudere. Il magazine americano parla di un paradosso: l’atleta che aveva abbattuto barriere e limiti fisici, adesso vive rinchiuso entro confini invalicabili, seppur dorati.
Dal 5 gennaio 2024, quando è stato rilasciato sulla parola dopo nove anni di carcere per l’uccisione della fidanzata Reeva Steenkamp, Pistorius deve sottostare a regole ferree: nessun contatto con i media, spostamenti autorizzati solo dal suo ufficiale di sorveglianza, test di comportamento e di reinserimento. Chi vive vicino alla villa ne parla a bassa voce chiedendo l’anonimato: «Waterkloof ama i pettegolezzi, ma nessuno vuole essere accusato di parlare», dice un residente a The Athletic.
La vita quotidiana dio Pistorius è ridotta all’essenziale. Ogni tanto qualcuno lo avvista alla NG Kerk, la chiesa riformata olandese che domina il quartiere. Partecipa alle funzioni e si dedica a piccoli lavori di manutenzione. Secondo il New York Post, già nel 2024 era stato visto con il mocio in mano a pulire i pavimenti. Un’immagine che racconta una quotidianità anonima, umile, scandita da gesti semplici.
Il resto del tempo è speso dentro casa di zio Arnold, che già in passato lo aveva accolto: alla morte della madre. Oggi Arnold è il suo principale sostegno, non solo economico ma spirituale. Nel giugno scorso qualcuno lo ha fotografato a un triathlon Ironman a Durban. Ha dovuto chiedere un permesso speciale, per il resto Pistorius abita l’invisibilità. The Athletic dice che la sua figura è sparita dallo spazio pubblico, come se il Paese avesse deciso di rimuoverlo dalla memoria collettiva. La sua presenza, casomai, aleggia. È un fantasma incastrato tra la figura dell’eroe globale che aveva incantato il pubblico di Londra e l’uomo che nel 2013 ha premuto il grilletto contro Reeva Steenkamp.
June Steenkamp, la madre della vittima, dopo la scarcerazione di Pistorius ha detto: «Noi, che restiamo, siamo quelli che stanno scontando l’ergastolo».