Lo Slalom del 30 settembre | Cosa leggere, sapere e vedere

        

L’Europa allargata del basket

Le squadre sono passate da 18 a 20. Per vincere potrebbe essere necessario giocare 57 partite. I doppi turni infrasettimanali [martedì-mercoledì e giovedì-venerdì] salgono a 10. Benvenuti nell’Europa extralarge dei canestri, incoraggiata ad allargare le maglie dal successo della nuova Champions di calcio. 

La novità più grossa fra tutte è la concessione di una franchigia e di una licenza a Dubai, pochi mesi dopo aver assegnato l’organizzazione delle final four ad Abu Dhabi. Se la NBA guarda all’Europa per allargare la sua sfera d’influenza e attaccare nuovi mercati, allora l’Europa slitta più in là e si butta sul Medio Oriente. Il periodo è quel che è. L’aggiunta di una seconda squadra israeliana, l’Hapoel Tel-Aviv che si aggiunge al grande classico del Maccabi, addiziona pure un campo neutro in più. I due club israeliani giocheranno le loro partite in casa a Sofia e Belgrado. 

L’elefante nella stanza è l’esclusione di Israele dalle competizioni. La questione ballonzola sul tavolo dell’UEFA da qualche settimana e il ceo di Eurolega dice che se i club del paese saranno esclusi dalle coppe europee di calcio, la questione avrà un peso anche per la pallacanestro.

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L’esordio di Milano e Bologna

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Milano debutta con una doppia trasferta a Belgrado, stasera la Stella Rossa e giovedì il Partizan, la squadra che è corsa a ingaggiare Muurinen, la rivelazione finlandese degli ultimi Europei. Ioannis Sfairopoulos ed Ettore Messina sono alla guida di due squadra molto rinnovate. La Stella Rossa ha perso il suo cannoniere Isaiah Canaan durante la preparazione pre-campionato e sulle spalle del nuovo arrivato Devonte’ Graham c’è una certa pressione. Altri acquisti interessanti: Semi Ojeleye e i lunghi Chima Moneke e Jasiel. Sono subito un gran test per Bryant Dunston e Devin Booker. Messina ha aggiunto esperienza e leadership in difesa con Marko Guduric e Lorenzo Brown, mentre Shavon Shields e Zach LeDay saranno i diffusori dei concetti di gioco tra vecchia guardia e nuovi arrivi.

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La seconda giornata di Champions

La seconda giornata della Champions si apre con un ranking stagionale che è ancora sotto l’influenza dei preliminari. In testa c’è la Danimarca con 6.125 punti davanti al Portogallo con 6.000 ma siamo proprio ai primi passi, non è neppure cominciata la Conference League [dal 2 ottobre]. Tra i cinque campionati d’élite sta meglio l’Inghilterra [5.388] davanti alla Germania [5.000]. L’Italia è quarta [4.428] alle spalle della Spagna [4.625]. Nel turno d’apertura delle Coppe, contro quattro avversarie tutte presenti nell’albo d’oro, sono arrivate due sconfitte, un pareggio e la sola vittoria dell’Inter in Olanda con l’Ajax. Ora bisogna mettersi a camminare.

Le partite di stasera

   

Che cos’è la CLA, il nuovo metodo d’allenamento di Wembanyama

Imparare a disimparare. Ecco cosa serve. Adesso nello sport americano ci si allena così. L’ultimo è Victor Wembanyama, l’unicorno della NBA, il centro dei San Antonio Spurs alto 2 metri e 21, ma morbido nel palleggio e nei gesti. Lontano dalla sua Nazionale e dagli Europei, in un piccolo gym di Los Angeles ha passato l’estate con il compagno Harrison Barnes e il coach Noah LaRoche, esplorando il metodo che sta mettendo sottosopra lo sport d’élite. Lo chiamano Constraints-Led Approach [CLA] e come racconta The Athletic non insegna a perfezionare i gesti spettacolari, magari a dimenticarli, insegna in sostanza a reagire in situazioni imprevedibili. 

Dopo una schiacciata piazzata nel traffico dei difensori, LaRoche ha interrotto la sessione e ha chiesto all’unicorno: «Cosa hai visto qui?». Allora il tapino ha guardato il video del canestro e ha detto che mmm, sì, chiaro, c’era altro che potesse fare, «il mio corpo sta iniziando a capire questi movimenti». Un’azione apparentemente perfetta era in realtà un errore strategico.

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I giorni appartati di Pistorius

La villa che Oscar Pistorius oggi a Pretoria chiama casa porta il nome di una specie di aquila africana che plana sulle savane e sulle zone umide del Kruger National Park, predando lucertole e serpenti. A Waterkloof, quartiere collinare, l’aria profuma di bougainvillee e di jacarande. Le ville dai tetti in stile mediterraneo sbucano dietro muri bianchi punteggiati di telecamere, ma una proprietà in particolare cattura lo sguardo. Non per la sua bellezza, ma per la sua imponenza. Bateleur è la residenza dello zio Arnold. È qui che Oscar, l’uomo che una volta il mondo chiamava Blade Runner, vive la sua libertà vigilata.

La villa sembra un fortino. Muri alti, un fossato senz’acqua, cancelli blindati, una guardia armata che osserva chiunque osi fermarsi. Come racconta The Athletic in questo reportage, l’architettura sembra gridare che qui dentro c’è qualcuno da proteggere ma anche da rinchiudere. Il magazine americano parla di un paradosso: l’atleta che aveva abbattuto barriere e limiti fisici, adesso vive rinchiuso entro confini invalicabili, seppur dorati.

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Cosa scrivono in Spagna di Marc Márquez

C’è una luce speciale quando un campione torna da vicoli oscuri e i vicoli che ha conosciuto Marc Márquez sono stati bui come pochi altri. Così la Spagna tutta sta celebrando il suo ritorno così speciale, la luce ritrovata proprio quando ha messo da parte il superomismo, accettando la fragilità e rispettando i tempi di recupero. 

Nadia Tronchoni descrive questa rinascita su El País definendo Marc Márquez l’espressione più esatta del carpe diem. Márquez dice di sentirsi in pace perché oggi è un guerriero che non vuole ammettere le ferite, ma che ha deciso di mostrarsi vulnerabile.

Tronchoni ripercorre l’epopea di un pilota che ha trasformato la sua storia in un inno alla precarietà della gloria. Márquez nasce culé de cuna dice, non ambisce più all’eternità ma al presente: vuole godersi ogni sorso finché il corpo regge. Un cammino segnato dal dolore, come direbbe quel tipo a Massimo Troisi che gli sottopone le sue lozioni in Le vie del Signore sono finite. Márquez è caduto e risorto più volte perché la sua ombra l’ha costruita da solo. È stato un atleta che ha sommato magia, tecnica, testardaggine e aplomb. Non è un esercizio che riesce a tanti. Dopo quattro anni di inferno fisico, crisi e smarrimento – si legge su El País – serve un talento speciale per rialzarsi e farlo con autorità e poesia. 

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SOLE SUL TETTO DEI PALAZZI IN COSTRUZIONE  Un trio mai visto

La serie A è di fronte a una grossa novità. Da quando esiste il premio di tre punti per ogni vittoria, non c’erano mai state tre squadre in testa alla pari dopo cinque giornate. L’ultimo precedente risale al 1980, quando Inter, Fiorentina, Roma e Catanzaro erano davanti tutte insieme con 7 punti: l’equivalente di 9 o 10 punti oggi [due vittorie e tre pareggi oppure tre vittorie, un pareggio, una sconfitta].

 

E POI MAGARI PIOVE  L’attacco della Juve

La Stampa racconta che in sei partite Igor Tudor ha già adoperato 14 formule differenti in attacco. Nicola Balice considera che siano troppe. Proprio in una fase della stagione che dovrebbe portare a consolidare meccanismi, stanno invece susseguendosi gli esperimenti. E la Juve si è incartata, almeno nelle ultime due partite: dopo le scorpacciate di gol segnati tra Inter e Dortmund, contro Verona e Atalanta i bianconeri hanno proposto un possesso palla continuo quanto sterile. E confuso, appunto. Senza più gerarchie, specialmente al centro dell’attacco. Non è forse un caso se inizialmente tutto sembrava andare nel verso giusto, quando David era il centravanti titolare e Vlahovic la riserva di lusso capace di spaccare in due la partita da subentrante. Poi, dopo l’arrivo di Openda, è cominciata un’alternanza disordinata, anche a causa delle condizioni precarie di Conceiçao e Zhegrova che dovrebbero dividersi più o meno equamente la terza maglia del tridente.

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