Il tennis sotto il ponte sull’Ohio

Certe precoci ondate di freddo, certe correnti d’aria violenta sono nell’Ohio instabili “come i capricci di un bambino”. Succede in quella terra dove “un attimo prima il vento era calmo, sopportabile, e quello dopo un grido gelido e spiritato squarciava High Street ghiacciando i convenuti”.
Questo è l’Ohio secondo Stephen Markley in uno dei romanzi americani più spietati degli ultimi anni o come dice il New York Times Book Review “un romanzo epico che racconta con rispetto e compassione vite danneggiate”, ammesso che ormai non lo siano in qualche modo tutte.
Cincinnati è dentro questa terra. Cincinnati è quel posto dove nel 1855 la schiava fuggiasca Margaret Garner uccise i propri figli per impedire che fossero catturati dai cacciatori di schiavi e riportati nel Kentucky.
È la storia che ha ispirato Toni Morrison per Beloved, e in una delle scene più drammatiche la protagonista Sethe partorisce mentre attraversa il fiume al confine, riscrittura di un’altra scena romanzesca e celebre, l’episodio della Capanna dello zio Tom in cui la schiava Eliza attraversa l’Ohio col bambino in braccio, inseguita dai cacciatori di schiavi, saltando da un lastrone di ghiaccio all’altro. Harriet Beecher Stowe, l’autore, a Cincinnati ci aveva vissuto.
Il fiume Ohio oggi si può scavalcare passando sopra il ponte che è diventato uno dei simboli della città. Nel saggio Il ginocchio sul collo [Donzelli], Alessandro Portelli ha scritto che “uno potrebbe non accorgersene, guardando la mappa degli Stati Uniti, ma Cincinnati è una città di frontiera. Da un lato, si affaccia sul fiume Ohio, confine storico fra Sud schiavista e Nord «libero»; dall’altro, è divisa al suo interno da una frontiera di classe”.
Nel 2001 al ghetto nero esplose una protesta per l’uccisione del diciannovenne Timothy Thomas da parte di un poliziotto. Era il quinto ragazzo nero che la polizia faceva fuori in sei mesi, il quindicesimo dal 1995. Il quartiere si chiama Over the Rhine, oltre il Reno, ed è il confine fra la città benestante e tranquilla con quella povera e turbolenta. È buffo, dice Portelli, perché porta “lo stesso nome del più sanguinoso confine della storia europea”.
Di notte visto dall’aereo il ponte di Cincinnati sull’Ohio è un incanto. Il poeta Scott Goebel disse nei giorni della rivolta che a guardarlo gli tornava in mente «il primo sguardo quando ci arrivi di notte, e cogli il riverbero che riempie il buio – ma oggi, prima notte di primavera, vedo un diverso bagliore all’orizzonte della mia città».
Cincinnati bruciava per i ragazzini feriti dalla polizia durante la rivolta, per «i macellai, i fornai, i candelai preda dei disordini, del caos, dei politicanti, per le piazze dove hanno rovesciato i carretti di hot dog invece di rovesciare i governi. Over the Rhine brucia come bruciò quando Martin Luther King venne a predicare la protesta non violenta, e come bruciò nel 1968 quando Martin Luther King fu ammazzato, brucia per le anime di quindici uomini in nero uccisi da quindici uomini in blu».
Il John A. Roebling Suspension Bridge è conosciuto pure come il Singing Bridge, il ponte che canta, perché in realtà cantano i pneumatici delle macchine quando lo attraversano. A mezz’ora di macchina verso l’interno, a non più di 25 miglia, sta il Lindner Family Tennis Center, nella contea di Warren, a Mason, dove nel 1979 gli organizzatori del torneo andarono a costruire quest’impianto stanchi delle continue inondazioni del fiume a Coney Island. Uno degli sponsor del torneo, la Taft Broadcasting, possedeva un terreno su cui insisteva un campo di golf. Tapparono le buche, calarono il cemento, trasferirono le vecchie tribune e oplà: Cincinnati.
Solo che il tempo passa, le mamme non solo invecchiano, perdono pure la memoria e i Masters 1000 ingrossano. Così il LFTC “a misura d’uomo e dallo spirito molto familiare” non bastava più. Adottando il nuovo formato da 12 giorni con 96 giocatori e 96 giocatrici nei tabelloni, il torneo ha dovuto rinnovarsi. Ne parla stamattina L’Èquipe raccontando dei 260 milioni di dollari di investimenti e di lavori durati 328 giorni. All’inaugurazione sono stati invitati Jannik Sinner [meno male così i motori di ricerca terranno in alto queste righe assurde], Steffi Graf e Andre Agassi.
Ugo Humbert ha detto che prima questi campo erano una fornace, lo spazio a disposizione dei giocatori era molto piccolo, erano un po’ tutti ammassati l’uno sull’altro. Adesso – ecco adesso a lui pare il miglior torneo dell’anno. Ma dopo averlo detto ride, boh, chi lo sa, vai a sapere. Venus Williams ha detto che è il paradiso del tennis, rubando la definizione che in America danno a Indian Wells, dove in effetti per le sorelle Williams è stato più spesso un inferno per gli insulti razzisti dalle tribune.
Prima di questa ristrutturazione totale, spiega L’Équipe, il cuore del torneo era costituito da un edificio di quattro piani con un ascensore lento, lentissimo, dove si incrociavano giocatori, giornalisti, spettatori e dipendenti.
“Un caos gioioso, ma capiamo che i giocatori ne avessero abbastanza. Per non parlare del ristorante angusto e degli spogliatoi minuscoli”.
Oggi l’edificio è di 5.200 m², ‘architettura moderna e raffinata, colori da depliant, i materiali che ne parliamo a fare, un ristorante da 376 posti a sedere e i giocatori possono scegliere tra un tavolo sulla terrazza esterna o nella lounge. Aryna Sabalenka quasi non riconosceva il posto, dice di essere arrivata e di essersi chiesta: ma dove sono? Jannik Sinner, nei suoi commenti, viene descritto dal giornale francese come “più misurato” [ehm]. È strano, dice, «è strano, come se fossi nella reception di un hotel» A Carlos Alcaraz pare di essere venuto qui per la prima volta.
Pete Holtermann, responsabile delle relazioni esterne del torneo, spiega che «l’obiettivo era trasformare il sito, non la sua anima. Volevamo lo stesso torneo, ma migliore».
L’inviato Bertrand Lagacherie che racconta tutto questo, aggiunge che l’insidia di un sito senz’anima [“come Miami”] è stata evitata. Fin dal loro ingresso, gli spettatori vengono coccolati e tutto è fatto per garantire la migliore esperienza. I campi sono diventati 31 rispetto ai 17 del 2023 e tutti hanno delle tribune. Le sessioni di allenamento non sono più nascoste da teloni, ma sono diventate delle attrazioni. Quella di Emma Raducanu aveva le tribune esaurite. La disposizione dei campi è progettata per consentire la massima visibilità, sul modello del Roland-Garros, dove i campi sono più bassi rispetto alla camminata del pubblico, così che ciascuno possa scegliere se sedersi o sbirciare qualche scambio e tirare dritto verso una baguette.
Ecco, a Cincinnati le baguette non ci sono. Ma se hai già avuto in Ohio due dei romanzi americani più belli degli ultimi trent’anni, allora delle baguette che cosa te ne fai.
Molto bello e interessante.