L’ossessione del calcio per le medaglie d’argento

Negli sport olimpici il 2° posto è un trionfo, nel calcio una vergogna

    È passata già una settimana dalla finale degli Europei femminili, ma non è passato in Spagna un certo senso di amarezza per averla persa. Eppure, diamine, si tratta di un secondo posto, in atletica leggera sarebbe un secondo posto al fotofinish. Il punto è proprio questo, come fa notare su AS Alfredo Relano, decano del giornalismo calcistico di Spagna, giurato del Pallone d’oro. 

A differenza del mondo olimpico – ha scritto – il calcio non apprezza l’argento. Vale solo la vittoria, come diceva Luis Aragonés. Aitana Bonmatí, la migliore giocatrice del torneo, si è voluta scusare tre volte con i tifosi. E nel mondo dei giornalisti più vicini alla squadra, si commenta come molto probabile la sostituzione di Montse Tomé, con la quale il bilancio è stato di una Nations League, un 4° posto all’Olimpiade e un 2° agli Europei. Non è male, ma questo metallo nobile diventa piombo quando si tratta di calcio

Così, dice Relano, si spiegano le medaglie d’argento sfilate dal collo durante le premiazioni, con l’eccezione del magnifico Pep che la baciò e colpì perfino papa Francesco

La felicità con cui gli olimpionici la mostrano e la mordono diventa imbarazzo quando si tratta di calcio

È curioso, fa notare l’editorialista di AS, perché fu una medaglia d’argento a lanciare il calcio in Spagna e renderlo popolare, la medaglia d’argento vinta nell’archeo-Olimpiade di Anversa nel 1920 dalla nazionale di Zamora e Belauste

Da quel momento in poi – ricorda – gli stadi di calcio sono cresciuti fino a superare le arene delle corride e il calcio è diventato la prima distrazione nazionale. Ma è passato molto tempo da quando ha smesso di essere così. Ho spesso sentito tra le persone più piacevoli con cui parlare di questo sport che «nessuno ricorda il nome del secondo uomo che ha messo piede sulla luna». È una cosa talmente incorporata nel calcio che anche le donne, alle quali si deve un’aria nuova per i loro comportamenti – meno simulazioni, meno provocazioni, meno proteste – perfino le donne sono finite in questa trappola. Non c’è stata nella liturgia finale degli Europei nulla di quella serena felicità con cui gli olimpici raccolgono le loro medaglie d’argento. C’è stata un’aria triste di sconfitta. Eppure, dai colli delle giocatrici pendeva un metallo nobile che riconosceva il loro grande valore.

Un tema gigantesco e trattato con grazia. Jorge Valdano – sarà in ferie, non scrive da qualche sabato – aggiungerebbe che ‘sta storia del nome del secondo che nessuno ricorda è una colossale scemenza diseducativa. Ne parla nel suo incantevole libro Le undici virtù del leader, raccontando di una visita del viceministro dell’Istruzione argentino in un’aula scolastica, una visita durante la quale disse ai ragazzi che nessuno ricorda il nome di chi mise piede in America dopo Cristoforo Colombo, e ne rideva, e intorno a lui il codazzo prese a ridere allo stesso modo, per l’imbarazzo di Valdano – il quale racconta di aver scorto la mano alzata di un ragazzino che invece quel nome loi sapeva, diamine, era stato Francisco Martín Pinzón, il primo a scoprire l’America dopo Colombo. Anche il nome di Francisco Martín Pinzón è giunto fino a noi. 

Embed from Getty Images

[Aperta parentesi. Quanto alle persone più piacevoli con cui parlare di calcio, bisognerà che Relano cambi giro. Il secondo uomo sulla luna è stato Buzz Aldrin. È stato lui, non Neil Armstrong, a ispirare il personaggio di Buzz Lightyear ai creatori di Toy Story. In un gioco di meravigliosi rimandi, il vero Aldrin si sarebbe poi impadronito della frase più famosa del pupazzo, Verso l’infinito e oltre. Alfre’, le persone più piacevoli con cui parlare di calcio sono le persone con cui non si parla solo di calcio. E questo lo sa perfino Mourinho. Chiusa parentesi]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.