#1 giorno alle finali femminili di Nations League di pallavolo
► FILIPPO PELATI ha portato all’Italia la settima medaglia dai Mondiali di nuoto a Singapore, con il bronzo nel libero individuale maschile del nuoto artistico. È la sua prima manifestazione internazionale, si è piazzato dietro il russo Maltsev e il cinese Guo. Il Setterosa è stato battuto dall’Olanda nel torneo per il 5° posto e dovrà giocare la finale per il 7°.
◇ Compravendita. È ufficiale il passaggio di Retegui all’Al-Qadsiah per quasi 70 milioni. La Roma è vicina all’accordo con il Flamengo per Wesley e il Milan con il Brighton per Estupiñán. Il Bologna ha rifiutato l’offerta del Nottingham per Ndoye, il Corriere dello sport-stadio accosta i nomi di Grealish e Chiesa al Napoli perché Lookman vuole solo l’Inter. Per la seconda volta in pochi giorni Marotta insiste sul fatto che non sono arrivate offerte dal Fenerbahce per Calhanoglu, mentre il Galatasaray pare aver chiuso la putecarella per Osimhen.
Torna la vaga primavera, e seco Venere torna
Lucrezio
La discesa di Venere dall’Olimpo
Ogni tanto le squilla il telefono. Le squilla il telefono e dall’altra parte c’è l’organizzatore di qualche torneo. Dall’America, dall’Europa, dall’Asia. Non importa. C’è sempre qualcuno che chiede alla Venere del tennis di rimettere il gonnellino, mettere l’asciugamano in borsa, prendere la racchetta e tornare. Del resto se non hai mai annunciato l’addio al tuo gioco preferito, perché non dovrebbero invitarti. Avere 45 anni non sembra un buon motivo.
L’ultima volta che è squillato il telefono, Venus Williams non ha saputo dire di no. Con la città di Washington ha un legame di lunga data, così ha detto nella conferenza stampa di domenica sera, quando ha spiegato perché stavolta sì, perché ha ceduto e la rivedremo in campo contro Peyton Stearns, pur senza avere più una classifica. Ha fatto la misteriosa, o forse non era mistero, era riserbo. Era voglia di starsene serena [ops].
«Penso di sapere cosa voglio fare, ma non ne voglio parlare. Sono qui per ora, e poi chissà. Forse c’è di più. Ma tengo le mie carte nascoste, al momento sono concentrata solo su questo».
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I temi del giorno
Prisencolinensinainciusol, ma alla fine Milano è all right
Quarant’anni dopo la Milano da bere, Milano se la sono bevuta per davvero. ‘A parte ‘e coppa si diceva in Partenope a suo tempo per indicare il nord, e forse si dice ancora. Il su era un altrove magico, quasi quanto esotico si rivela ancora il giù per il pensiero dal tragitto inverso. Il su era un termine di confronto che obbligava a inseguire, a vivere un complesso di inferiorità sul terreno del fare, allo stesso tempo accompagnato però da un più irrazionale complesso di superiorità nel campo del sentire. Luciano De Crescenzo ci ha fatto una fortuna. D’altra parte è così che restano in vita per decenni i luoghi comuni. Quelli su di noi ci paiono sfocati, quelli sugli altri nascondono scampoli di verità.
A questo – anche a questo – viene da pensare adesso che Milano piange, e come diceva il Maestro della piazza Grande quando lo fa, piange davvero. Piange e stupisce, perché fino a un attimo prima delle lacrime, da lontano, non l’avresti detto. Se Napoli recita, Milano affabula. Se Roma è smargiassa, Milano ti impapocchia. L’Azzeccagarbugli era quel tipo di Lecco inventato da uno scrittore milanese; milanese è stato il grammelot extra-grammaticale di Dario Fo; milanese il prisencolinensinainciusol di Celentano che non per caso finiva con All Right. Tutto va bene a Milano – ci dice ogni giorno Milano di sé.
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Le analisi
I debiti lasciati da Michael Johnson
Sebastian Coe sta tenendo d’occhio da vicino cosa succede intorno alla Grand Slam Track, partita per insidiare il primato della Diamond League e svanita come uno sbuffo di borotalco nell’afa di luglio. Michael Johnson ha cancellato la tappa finale del suo evento a Los Angeles per la scarsità di spettatori verificata a Kingston, Miami e Philadelphia, ammettendo che non aveva senso fingere si trattasse di una situazione soddisfacente. La serie aveva annunciato un montepremi totale di 12,6 milioni di dollari ma si ritiene che diversi atleti e diverse atlete non abbiano ancora ricevuto il pagamento. Lo scrive il Guardian. “Non è insolito che ci sia un ritardo per incassare il compenso, ma la brusca conclusione della prima stagione sta preoccupando chi vanta un credito a sei zeri”. Ecco perché Lord Coe si è allarmato e ha avvertito che «i progetti non possono essere vanitosi. Devono essere improntati alla concretezza e alla sostenibilità. Voglio solo eventi che diano lustro, per i quali possiamo trovare spazio». Grand Slam Track ha rifiutato di rilasciare dichiarazioni, ma il Guardian ha appreso che solo alcuni atleti sono stati saldati per il meeting di apertura.
Oh, poichè ogni occasione è buona sia per Coe sia per la stampa inglese, il Guardian aggiunge che sono confermati i test del DNA per tutte le atlete d’élite prima dei Mondiali di settembre. La procedura prevede un tampone o un esame del sangue, da effettuare una sola volta. Dovrebbero iniziare nelle prossime settimane, quando il consiglio mondiale dell’atletica leggera avrà confermato le norme procedurali.
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Dai campi
Noi vogliamo undici domatrici
All’inizio la diagnosi fu di strabismo. Gliela misero nero su bianco quando era all’Academy dello Stoke, le dissero che non sarebbe stata in grado di giocare a calcio ai più alti livelli. Ce ne deve essere uno molto più in alto di una semifinale europea perché Hannah Hampton stasera è in campo, una figurina di 24 anni dentro la porta inglese – lei che non si è arresa, parla spagnolo, francese, ha studiato pianoforte e ha imparato la lingua dei segni per comunicare con suo cugino sordo. Di lei ha scritto ieri Emanuela Audisio su Repubblica. Come se non bastasse Hampton ha parato due rigori alle svedesi con un tampone nel naso sanguinante.
Lucy Bronze invece ha parlato per la prima volta della sua diagnosi di autismo e ADHD alla BBC: «Il mio cervello va a 160 km/h, anche quando sono a letto». Alex Greenwood convive con una grande paura, «essere mangiata da un coccodrillo, lo giuro, non ne ho motivo perché non abbiamo coccodrilli nel paese, ma è così. Quando andiamo in America, le altre ragazze gridano che ci sono coccodrilli in giro e vanno al bar mentre io mi rifugio in un taxi». In effetti non c’è notizia di un coccodrillo che abbia mai mangiato un taxi. Non in America, almeno.
Jess Carter invece detesta i ragni, ma c’è di buono che i ragni non ti sbranano, neppure se non ti rifugi su un taxi. Non in Inghilterra, almeno.
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Interpreti
Ci sono dei ribelli anche dopo Campana
Quarant’anni e passa dopo la legge 91, pochi giorni dopo la morte di Sergio Campana, Hakan Calhanoglu e Dusan Vlahovic sono ancora dei ribelli. Li chiamiamo così per comodità, ora che non vogliono fare quel che le loro società desiderano. È buffo che siano uniti sotto la medesima parola. Viene comoda per due casi opposti. Il turco se ne vuole andare e il serbo non ne vuole sapere. Per giunta il serbo ha dalla sua la forza di un contratto firmato e per giunta in scadenza. Forse è solo una questione di buona uscita e una soluzione si troverà per mandarlo da Allegri, chi lo sa, chi lo può sapere. Nel frattempo è un ribelle.
Per Lookman c’è solo l’Inter, scrive il Corriere dello sport-stadio, il Napoli si è defilato, il nigeriano farà leva sull’Atalanta dopo il no al PSG. Ma se Oaktree non ritocca l’offerta da 40 milioni, l’affare non decolla. “A Zingonia attendono un segnale tra oggi e domani”. Il Napoli balla intorno ai nomi di Grealish e Chiesa, poi vai a capire. Per la Juventus “Kolo si complica, Hojlund caldo” mentre “oltre Nico c’è Sancho”.
La Stampa raccontava ieri la storia della Sanremo Dinasty, cioè l’affollamento di giocatorini con un cognome pesante nella squadra ligure in serie D. C’è il 17enne Tobias Del Piero figlio di Alex, c’è l’ormai quasi trentenne Oan Djorkaeff e c’è Francesco Gattuso, ventenne cugino di Rino, portiere. Louis Thomas Buffon invece è qualche km più a sud, gioca nel Pisa e domenica ha segnato “un gol gioiello” come scrive il Corriere dello sport-stadio.
A proposito di padri e figli, sempre La Stampa con Stefano Semeraro ha intervistato ieri Younes El Aynoaui, il tennista marocchino che tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila salì fino al numero 13 al mondo giocando due volte i quarti di finale a Melbourne e due volte a new York. Suo figlio Neil, centrocampista, 24 anni, è stato ingaggiato dalla Roma. «Gli ho detto che il suo obiettivo deve essere vincere il Pallone d’oro. Se poi non succederà, non c’è problema. Ma per essere in pace con se stessi bisogna sempre cercare di dare il meglio». Il figlio più grande fa lo chef, un altro studia Business in Portogallo, il più piccolo gioca a tennis.
I Mondiali di pallanuoto sembrano Europei
Ho visto un posto che mi piace, si chiama Europa: direbbe Cesare Cremonini se Bologna non fosse Basket City ma avesse nel suo dna la Santa Pallanuoto [© Roberto Perrone]. La Santa Pallanuoto è l’ultimo luogo in cui il piccolo povero docile vecchio continente riesce ancora a mettersi al centro del mondo.
Che succede? Due cose. La prima: la pallanuoto avrà una nuova squadra campione del mondo sia in campo maschile sia in campo femminile. I maschietti della Croazia sono usciti ai quarti di finale, le americane sono andate fuori ieri in semifinale.
La seconda: saranno due squadre europee. La cosa non è sorprendente fra gli uomini, ma tra le donne sì.
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Oggi
Uno strano fuoco nel petto: cosa si prova a scalare il Ventoux
Una galleria di parole d’autore sul monte che era già nelle opere di Francesco Petrarca e che il ciclismo ha fatto diventare al Tour de France una cima leggendaria: le cronache, le definizioni, i campioni che l’hanno scalato. È il traguardo del giorno al Tour de France dopo la giornata di riposo, nella settimana che ci conduce a Parigi. Mathieu Van der Poel non parte: si è ritirato stamattina.
Il dio del male
I grandi colli, alpini o pirenaici, per quanto duri, restano comunque dei passaggi, sono vissuti come luoghi da attraversare. Invece il Ventoux ha la pienezza della montagna, è un dio del male al quale bisogna offrire sacrifici. | Roland Barthes. Miti d’oggi (1957)
La montagna calva
Il Ventoux è una montagna calva, affetta da seborrea secca. Lo vedi dalla bassa Provenza. Millenovecento metri di un verde che stinge, impallidisce, si spegne. Verso il culmine il Ventoux imbianca. Da lontano, un monte di sale. Il “mistral” batte il “ventoso”. Il ricordo scolastico, arioso del Petrarca – che soggiornando ad Avignone sale sul Ventoux, a maggio quando le pietre restituiscono il tepore del sole del mezzodì – si liquefa, scompare, nella calura di luglio, nel corso del Tour. Il Ventoux è rimasto per il Tour il dio del male dell’antica Provenza. Il suo clima è assoluto. Gli uomini da classifica lo pedalano con il fiato che si rompe in gola, alle prese con un rapporto (la marcia ciclistica) che incarognisce la ruota dentata, che la trasforma in uno strumento di tortura. | Mario Fossati, la Repubblica, 19 luglio 1987
Le parole di Petrarca
Il giorno lungo, l’aria mite, l’entusiasmo, il vigore, l’agilità del corpo e tutto il resto ci favorivano nella salita; ci ostacolava soltanto la natura del luogo. In una valletta del monte incontrammo un vecchio pastore che tentò in mille modi di dissuaderci dal salire, raccontandoci che anche lui, cinquant’anni prima, preso dal nostro stesso entusiasmo giovanile, era salito fino sulla vetta, ma che non ne aveva riportato che delusione e fatica, il corpo e le vesti lacerati dai sassi e dai pruni, e che non aveva mai sentito dire che altri, prima o dopo di lui, avesse ripetuto il tentativo. Ma mentre ci gridava queste cose, a noi – così sono i giovani, restii ad ogni consiglio – il desiderio cresceva per il divieto. Allora il vecchio, accortosi dell’inutilità dei suoi sforzi, inoltrandosi un bel po’ tra le rocce, ci mostrò col dito un sentiero tutto erto, dandoci molti avvertimenti e ripetendocene altri alle spalle, che già eravamo lontani. | Francesco Petrarca. Ascesa al Monte Ventoso, 25 aprile 1336
I soprannomi
Lo specchio delle aquile (Char), la sentinella della Provenza, il gigante della pianura, il monte calvo, il Pelato, il dio pagano, il piccolo Kilimangiàro, il Fuji-Yama provenzale, il dio del male (Barthes), il vero Moloch, il terreno dannato, la luna che brucia, la montagna del cielo e del diavolo (Goddet), lo hanno chiamato in tanti modi, questo bestione che dicono abbia 95 milioni di anni di vita. | Gianni Mura, la Repubblica, 26 luglio 2009
Il monte di cartapesta e le cicale ubriache di sole
Il monte Ventoux è un monte assurdo. Quando racconta il tragico viaggio fatto da Ulisse oltre le colonne d’Ercole, che erano amente a guardia dello stretto di Gibilterra, dice Dante che al navigatore temerario apparve ad un tratto sulla linea dell’orizzonte, una montagna fosca, smisuratamente alta, isolata nell’immenso deserto del mare. Dalla montagna all’avvicinarsi di Ulisse, si levò un uragano terribile, che travolse la sua nave e la abissò. Pensavo alla potente descrizione dantesca mentre la carovana si avvicinava al monte Ventoux. La strada che percorrevamo era piatta e, più che piatta, schiacciata contro la terra povera ondulazioni e, per lunghi tratti, spoglia di alberi e di vegetazione. Le cicale erano talmente ubriache di sole, che solo di tanto in tanto rompevano il silenzio della pianura con loro canto stridulo. Quel monte a tronco di cono vulcanico pareva così in contrasto col paesaggio circostante, gibboso e uniforme, da far credere ad un monte artificiale, fatto di cartapesta e dimenticato sul posto da un regista cinematografico a lavoro finito. L’occhio, che non si stancava di calcolare la distanza intercorrente tra le pendici del monte e la testa avanzante del plotone, notava d’un tratto che la groppa del Ventoux biancheggiava. Erano forse canaloni ancora pieni di neve? O lo scintillamento del sole, sbiancando l’aria rovente della pianura, creava quell’effetto di fata Morgana? Non era neve. Erano strati di lastroni pietrosi, candidi come latte, resi abbaglianti dalla luce trionfante di questo indimenticabile pomeriggio di luglio. | Bruno Roghi, Corriere dello sport, 23 luglio 1951
Guida allo sport in tv di oggi
Il secondo turno dei preliminari di Champions
▥ I Mondiali di nuoto artistico – I cinque tornei di tennis della settimana
E guardo il mondo da un oblò: lo sport mentre succede
La giornata in diretta
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