La semifinale europea Inghilterra vs Italia
All’inizio la diagnosi fu di strabismo. Gliela misero nero su bianco quando era all’Academy dello Stoke, le dissero che non sarebbe stata in grado di giocare a calcio ai più alti livelli. Ce ne deve essere uno molto più in alto di una semifinale europea perché Hannah Hampton stasera è in campo, una figurina di 24 anni dentro la porta inglese – lei che non si è arresa, parla spagnolo, francese, ha studiato pianoforte e ha imparato la lingua dei segni per comunicare con suo cugino sordo. Di lei ha scritto ieri Emanuela Audisio su Repubblica. Come se non bastasse Hampton ha parato due rigori alle svedesi con un tampone nel naso sanguinante.
Lucy Bronze invece ha parlato per la prima volta della sua diagnosi di autismo e ADHD alla BBC: «Il mio cervello va a 160 km/h, anche quando sono a letto». Alex Greenwood convive con una grande paura, «essere mangiata da un coccodrillo, lo giuro, non ne ho motivo perché non abbiamo coccodrilli nel paese, ma è così. Quando andiamo in America, le altre ragazze gridano che ci sono coccodrilli in giro e vanno al bar mentre io mi rifugio in un taxi». In effetti non c’è notizia di un coccodrillo che abbia mai mangiato un taxi. Non in America, almeno.
Jess Carter invece detesta i ragni, ma c’è di buono che i ragni non ti sbranano, neppure se non ti rifugi su un taxi. Non in Inghilterra, almeno.
Leah Williamson ha imparato a suonare il pianoforte da autodidatta durante il lock-down e nella convalescenza per la lesione al legamento crociato anteriore ha poi preso lezioni. Si è esibita con un’orchestra per un documentario della BBC. Suo nonno ha pubblicato a suo tempo un pezzo intitolato Trafalgar Square con la sua band, i Good Time Losers. Arrivarono in classifica al 40esimo posto e fecero da supporter ai Pink Floyd e agli Who.
Khiara Keating è arrivata agli Europei rincuorata dalla notizia che le accuse contro di lei e sua madre sono state ritirate, un anno dopo che si era dichiarata non colpevole di possesso di bombolette di protossido di azoto. Niamh Charles voleva fare la portiera da bambina, sua madre non glielo permise temendo che si facesse male, così giocava da terzina nella squadra maschile [o era in quel caso un terzino?] e difensora centrale nelle femminili. Maya Le Tissier ha giocato con i ragazzi fino alla Under-18, e no, non è imparentata con Matt.
Lotte Wubben-Moy ha tenuto “un diario di scarabocchi” su Instagram durante i Mondiali di due anni fa, mentre Alessia Russo trova ancora oggi strano vedere la sua faccia sull’album delle figurine. Suo padre collezionava quelle dei maschi e le conserva ancora tutte. Lauren Hemp ha un murale a lei dedicato nella città natale di Sainsbury, gli amici ogni tanto le scrivono ehi ciao ti sono appena passato davanti, mentre la madre va a controllare ogni tanto che qualcuno non l’abbia imbrattato disegnando baffi o barba. Beth Mead è impegnata in campagne di sensibilizzazione per la prevenzione e la cura del cancro dopo la malattia di sua madre.
Sono queste le ragazze che l’Inghilterra chiame Leonesse, come fanno le curve nei nostri stadi quando chiedono undici undici undici leoni. Ma forse stasera l’Italia avrà bisogno di undici domatrici, oltre a un’attenzione particolare per la ragazza che ha una nonna a Nettuno. Alessia Russo andava a giocare a pallone su quella spiaggia e ancora oggi lo definisce il suo posto preferito al mondo. Ne ha scritto Jonathan Liew sul Guardian.
“Si racconta – e questa storia è raccontata con tale affetto nella famiglia Russo da essere tramandata da tempo – che un giorno Alfonso, in visita a Roma con un amico dalla Sicilia, vide una ragazza salire su un treno alla stazione. Non una ragazza qualunque. La ragazza. Due questioni importanti: non la conosceva e non era il suo treno. Ma Alfonso era un vero romantico, il treno stava per partire e sapeva che certi momenti della vita vanno colti. Scoprì che si trattava di una ragazza inglese di nome Patricia, in visita in Italia in gita scolastica. Problema: lui non parlava inglese. Ma un altro passeggero riuscì a tradurre per loro, i due iniziarono a parlare, in un certo senso si innamorarono. Finirono per sposarsi”.
Settant’anni dopo Alessia Russo gioca per l’Inghilterra, figlia di Mario, figlio di Alfonso. Ma Mario tifa per l’Italia e pure Alessia quando parla gesticola, lo fa di proposito, le piace esibirlo, sai sono un po’ italiana dice.
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La partita
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È la sesta semifinale consecutiva dell’Inghilterra in un grande torneo internazionale del decennio in corso, la settima apparizione in una semifinale di un Europeo. Hanno passato il turno tre volte su sei, e in due degli ultimi tre casi. L’Inghilterra è diventata in Svizzera la prima squadra di sempre a vincere una partita a eliminazione diretta dopo essere stata in svantaggio di almeno due gol.
“Michelle Agyemang è la baby bomber che entra in campo quando servono gol” sottolinea Martina Pozzoli su L Football. “Aveva 16 anni quando l’Inghilterra ha vinto l’Europeo casalingo del 2022. Aveva visto la finale in tv, seduta sul divano di casa ed esultato come ogni tifoso inglese al gol vittoria di Chloe Kelly. Tre anni più tardi Agyemang e Kelly sono compagne di squadra. Nata in Inghilterra con origini ghanesi, è cresciuta in una famiglia di tifosi di diverse squadre. Il padre è un tifoso del Manchester United, il fratello del Chelsea e la sorella del West Ham. Lei, invece, ha scelto l’Arsenal”.
Una coppia micidiale. In cinque mesi con la maglia dell’Arsenal, Kelly ha avuto una media di quasi cinque azioni da gol create a partita. A questi Europei, pur partendo dalla panchina, sfrutta ogni minuto per sé e per le compagne. Con 11 azioni da tiro create viene dietro la sola Agyemang, avendo giocato meno di 30 minuti complessivi.
“Girelli invecchia come un vino pregiato”, scrivono invece gli analisti di Opta in un sobbalzo lirico in mezzo a un mare di dati.
Il Corriere della sera racconta che “l’albergo in cui l’Inghilterra alloggia dall’inizio dell’Europeo sovrasta Zurigo e i suoi laghi. Per una notte nella suite più esclusiva del Dolder Grand Hotel servono oltre 15.000 euro, cifra che include anche un maggiordomo, la sauna, una doccia al vapore e una vista panoramica sulla più grande città della Svizzera. In quelle stanze ci hanno dormito in tanti, da Winston Churchill a Leonardo DiCaprio e Nelson Mandela. Anche l’Italia ha scelto una location incantevole, a Weggis, sul lago di Lucerna, ma certamente meno chic”.
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analisi..
Nina, non aver paura nemmeno tu di tirare un calcio di rigore
Gli errori sono sottovalutati. Può succedere che una partita con nove rigori sbagliati su quattordici come Inghilterra-Svezia agli Europei rimanga nella memoria collettiva di un paese, indimenticabile in termini di drama. Poiché è accaduto in un torneo femminile sono seguite le “solite e noiose critiche al calcio femminile, con il suggerimento di spostare il dischetto del rigore più vicino alla porta. Ovviamente è una sciocchezza. Quattro dei cinque rigori segnati erano eccellenti, calciati con decisione negli angoli, l’altro decisivo è stato tirato senza clamore, al centro della porta da Lucy Bronze, mentre la portiera Jennifer Falk si buttava da un’altra parte”.
Sono le parole dello storico del calcio Jonathan Wilson sul Guardian. A sostegno della sua tesi porta i rigori di due sere dopo, quando la Germania ha battuto la Francia e i rigori segnati sono stati 12 su 14. Nella Super League femminile della scorsa stagione, fa notare, il 90,32% dei rigori è stato trasformato e “nessuno ha suggerito di spostare il dischetto del rigore più lontano per dare qualche chance in più alle portiere”.
È dal 1891 che il dischetto non si smuove dal suo posto, nonostante le dimensioni e la forma dell’area di rigore siano cambiate nel frattempo. “A quanto pare, trovarsi una volta e mezza più lontano dalla porta rispetto alla distanza tra i pali crea uno scenario giusto, un equilibrio notevole. La sfida tra attaccante e portiere è rimasta costante”.
Prima dei rigori di Germania-Francia, sottolinea Wilson, solo 12 tiri su 29 erano stati segnati agli Europei femminili: il 41,38%. Dopo quella partita la percentuale è salita al 57,14%. Con set di dati di piccole dimensioni c’è sempre il rischio di interpretare alcune variazioni casuali come modelli. Che cosa dovremmo pensare allora di Ada Hergerberg, vincitrice di un Pallone d’Oro per la Norvegia, che nel torneo ne ha sbagliati due?
Wilson ricorda che i rigori sono il gesto del calcio in cui “la psicologia conta di più”. Esiste un’ampia letteratura e un capolavoro insuperabile in Undici metri di Ben Lyttleton.
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I portieri dispongono sempre più di dati per orientare le loro decisioni. Ann-Katrin Berger aveva gli appunti attaccati alla borraccia e in tv due nomi erano visibili rispetto agli altri: Amel Majri e Alice Sombath. In entrambi i casi Berger si era appuntata di doversi gettare a sinistra. Lo ha fatto e tutt’e due le volte ha parato il tiro.
“Gli appunti di Berger – dice Wilson – erano stati mostrati chiaramente diversi minuti prima della fine dei tempi regolamentari, qualcuno avrebbe potuto informare lo staff francese, che avrebbe potuto trasmettere il messaggio alle tiratrici per cambiare strategia? Ma avrebbe aumentato davvero le probabilità di segnare? Questo fa parte della gloriosa teoria dei giochi sui calci di rigore”.
Nella scorsa Premier League maschile, l’83,13% dei rigori è stato trasformato, in calo di poco più del 6% rispetto alla stagione precedente. Osservando i tassi di conversione negli ultimi trent’anni, dice Wilson, colpisce la scarsa uniformità: si va da un minimo del 65,75% nel 2001-02 al massimo della stagione precedente. Insomma si sbaglia e si segna, ma non sappiamo ancora bene perché.