Lo Slalom del 3 luglio | Cosa leggere, sapere e vedere

 

 

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#2 giorni al Tour de France

     

►  JASMINE PAOLINI si è aggiunta all’elenco delle eccellenti eliminazioni italiane a Wimbledon [Musetti, Berrettini] e a quello delle teste di serie cadute dopo il primo turno [otto fra le prime-10 uomini e donne insieme]. Doveva difendere i punti della finale 2024. Ora può uscire dalle prima-10. Bellucci ha battuto Lehecka. 

◇  I Milwaukee Bucks hanno tagliato Damien Lillard e hanno preso Myles Turner. Non si è ancora capito bene se Giannis Antetokounmpo fosse informato di entrambe le cose. Sapeva di Turner, forse non di Lillard. Qui il sito di Sky Sport racconta che cosa sta succedendo

◇  In Spagna hanno composto il calendario della prossima Liga e la partita che vorrebbero mostrarci e venderci ogni settimana [il famoso Clàsico] si giocherà invece solo due volte, alla decima e alla quartultima giornata. 

◇  Davide Nicola è ufficialmente l’allenatore della Cremonese, adesso manca solo l’annuncio di Stefano Pioli alla Fiorentina e ci siamo tolti pure questo pensieri: 12 panchine cambiate su 20 in serie A. C’è una novità di un certo rumore sulle panchine del basket, dove Sergio Scariolo ha deciso di farla finita con la nazionale spagnola dopo gli Europei. Secondo Marca ha già un accordo con il Real Madrid. Come capitò a Lopetegui nel calcio. Ehm. 

◇  L’Olimpia Milano ha preso Marko Guduric, sta per arrivare Lorenzo Brown e anche quest’estate sui giornali di Milano vincerà l’Eurolega. 

 

   

E l’astronave che arriva sembra amica

Sergio Caputo

 

Le navicelle spaziali con cui si vince il Tour de France

Esiste in giro la ferma convinzione che negli ultimi dieci anni per tre volte sia stato Chris Froome a vincere il Tour de France, tre volte Tadej Pogacar, due Jonas Vingeggard, una a testa Egan Bernal e Geraint Thomas. Onestamente: nessuno lo può negare. M è ancora più vero che abbia dominato la corsa Pinarello con cinque successi, oppure le ruote Shimano Dura-Ace con sei, mentre fra i tubolari siamo sul 4-4 fra Continental Pro Limited e Vittoria Corsa.

Con tutto l’amore per Lorenzo Valla e per l’umanesimo, Lando Norris e Oscar Piastri vincerebbero di meno su una Alpine, i primati del mondo di maratone e mezzofondo non sarebbero caduti come albicocche in estate senza le scarpe magiche, quello di Paul Biedermann nei 200 stile libero non resisterebbe senza il costumone di quindici anni fa. Così, nell’albo d’oro della corsa di ciclismo più bella e importante al mondo, anche la bicicletta vuole la sua parte. E vogliono la loro parte gli pneumatici, i freni, le soluzioni tecnologiche trovate di volta in volta e messe a disposizione di questo o quello. 

Quando la F1 si affaccia al pubblico ogni anno, porta i piloti su un palco ma scopre pure le livree, lo stesso fa la MotoGP, invece stasera non guarderemo le astronavi con cui nella magnifica Lille si presentano in 184 per partire in direzione Parigi dopo aver girato dentro e fuori il paese per tremila e 338 km più 800 metri. 

Eppure molto è successo in dieci anni sotto la sella dei ciclisti. Nonostante le linee classiche della Colnago V4R di Tadej Pogačar, assai poco ha in comune con la Pinarello guidata da Chris Froome nel 2015. A parte il fatto che entrambe sono prodotte da marchi italiani. Quasi tutto il resto si è evoluto. 

A questa spettacolare mutazione dei mezzi nello spettacolare ciclismo che ci sfila sotto gli occhi si sono dedicati quelli di Escape Collective con uno studio di Alex Hunt. Uno dei cambiamenti più evidenti riguarda la configurazione di ruote e pneumatici. Nel 2015 un tubolare da 25 millimetri era considerato largo. Oggi i copertoncini tubeless da 28 sono la norma e molti setup, come le GP 5000 da 30 millimetri di Pogačar, si gonfiano più vicine ai 32 mm grazie alla maggiore larghezza interna del cerchio.

I freni a disco hanno trasformato le bici del gruppo. Un tempo il limite di peso UCI di 6,8 kg era facile da raggiungere, l’ingombro extra dei freni a disco ha spinto molte bici oltre quella soglia. Anche i rapporti dei cambi sono cambiati. Sono finiti i tempi delle cassette 11-28 abbinate a corone 52/38. Ora i ciclisti usano regolarmente cassette 11-34 o persino 10-36, significa che hanno rapporti più corti per le salite ripide e un maggiore controllo della cadenza su terreni diversi.

Un’altra importante evoluzione viene dall’abbandono delle bici multiuso. Per il 2025 l’UAE Team Emirates si è unita a ìlla Visma-Lease A Bike nell’adozione della bici leggera V5Rs e dell’opzione aerodinamica Y1Rs. Una mossa che consente ai team di ottimizzare l’equipaggiamento tappa per tappa, anziché scendere a compromessi qua e là usando un solo modello di bici. 

Solo dieci anni fa, ai tempi dell’immarcabile Chris Froome, quando il Team Sky era all’apice della sua potenza, l’idea di avere dei freni a disco era un concetto che il pensiero non considerava: troppo pesanti e il rotore faceva ancora paura in caso di cadute. Oggi dove vai se il rotore non ce l’hai, non sei competitivo per la maglia gialla fuori da un certo canone, un certo schema che ha visto dividersi il primo posto fra sette modelli di bici e tre marchi, con l’adozione dei pneumatici tubolari in alcune tappe di montagna cruciali. 

I nerd molto nerd si sono dedicati in questi anni a discussioni molto alte sulla compatibilità fra un certo tipo di corona e un certo tipo di corridore. C’è gente che saprebbe spiegare benissimo perché una da 48 denti sia stata adatta ai soli Bradley Wiggins e Chris Froome, non ad altri. Oppure saprebbe dire perché le pedivelle di stanno accorciando. In tutte e quattro le sue vittorie, Froome ne aveva da 175 millimetri, una misura che per la sua statura di 1,86 oggi è considerata lunga. Wout van Aert è alto 1,90, ha cominciato con pedivelle da 172,5 ma più recentemente è passato a modelli da 165 mm.  

Ogni cosa è scientificamente ponderata nel ciclismo che ci pare di nuovo romantico come quello di Coppi e Bartali, il ciclismo di chi partiva a 80 km dal traguardo e arrivava con 4 minuti di vantaggio, nel frattempo trasmettiamo musica da camera. La prima bici gloriosa di Pogacar la V3R era proprio un omaggio al passato, con un ritocco aerodinamico sulla silhouette classica, foderi verticali ribassati e una forcella anacronisticamente slanciata. In sostanza, spiega Escape Collective in questo affascinante e misterioso viaggio tra i modelli di bici che hanno vinto il Tour, era un mezzo da scalatori mascherati da bici polivalente. Ma già nel 2020 lo sloveno alternava ruote tubolari più tradizionali a quelle con il copertoncino, secondo i tracciati, le altimetrie, le condizioni delle strade. Jonas Vingegaard ha fatto di più. È stato l’unico corridore nell’ultimo decennio ad aver utilizzato due bici diverse per le tappe in linea. Quella portata al traguardo di Parigi non era la stessa guidata sul Col du Granon per l’imboscata a Pogačar. La R5 gli è servita spettinare la classifica ma cosa dire allora del modello P5 usato in una delle vittorie a cronometro più decisive nella storia del Tour?

Ora siamo al punto che Pogačar ha chiesto la personalizzazione dell’attacco del manubrio. Ci ha messo sopra un bell’adesivo con la faccia di Hulk. Non lo fate arrabbiare. 

   

Centosei tappe senza una vittoria italiana

Tuttobici pubblica un riassunto di statistiche tratte dalla storia del Tour de France, una galleria di numeri in cui spicca il numero di 25 italiani saliti sul podio finale della corsa almeno una volta fra i 171 ciclisti di tutto il mondo, ma soprattutto il numero 106: sono le tappe consecutive in cui lo spirto di Mameli si addolora in assenza di un successo. L’ultimo rimane quello di Vincenzo Nibali a Val Thorens nel 2019, un acuto finale, un graffio. E alla fine del Tour Vincenzo nostro ritrova le gambe perdute. Il cuore no, quello gli era rimasto. Fin qui aveva preso un sacco di porte in faccia, dalle Belles Filles in poi scrisse Gianni Mura per l’occasione.

Del resto sono tre giorni che si discute dell’esito dell’ultimo campionato italiano, vinto dal semisconosciuto Filippo Conca con la maglia di una squadra di semiprofessionisti. Conca non aveva mai vinto una corsa in vita sua e nel mese di dicembre stava pensando di smettere perché nessuno gli offriva un contratto. Stacco un anno e casomai riprendo, diceva a chi lo intervistava. Lo Swatt Club tessera solo corridori rimasti senza datori di lavoro: qui lo racconta Bicisport. Conca si era aperto un B&B a Lecco e aveva preso la patente nautica per portare i turisti in giro in barca. Si è laureato in Economia e vorrebbe aprire un negozio di noleggio bici, anche se nelle facoltà di Economia insegnano che ormai le bici si noleggiano con una app. 

Comunque. Bici Pro si è chiesto com’è possibile. Fino a pochi minuti dal via nessuno avrebbe puntato un solo centesimo su Conca. C’erano i grandi campioni e i giovani talenti. In questo ciclismo che a volte dimentica cosa sia davvero un corridore e che spesso viene governato dagli agenti più che dai tecnici, la vittoria di Conca è il classico granello che fa inceppare il meccanismo. Qualcosa di cui parlare, per evitare che venga ricondotto a casualità o fortuna.

Davide Bernardini per Bicisport la butta lì. E se dietro questa maglia tricolore non ci fosse nessuna morale?  È difficile credere – ha scritto per abbonati – che il successo di Conca possa far giurisprudenza. Che una squadra di club batta su ogni fronte le grandi potenze professionistiche non accade praticamente mai, e non sarebbe giusto aspettarselo. E si fa fatica a capire come il modello agonistico dello Swatt Club, interessante ed efficace ma pur sempre di dimensioni ridotte, possa venir replicato su larga scala e ai massimi vertici professionistici. E se la vittoria di Conca, in soldoni, non fosse stata nient’altro che una tempesta perfetta? La giornata ideale di una squadra e di un corridore che, approfittando del format più unico che raro del campionato nazionale, riescono ad avere la meglio su atleti e formazioni più attrezzate e blasonate al termine di una gara torrida e senza sbavature. Una bellissima storia, insomma, di caparbietà e lucidità, ma senza nessuna morale, senza nessun giudizio apocalittico né nell’una né nell’altra direzione. [A Bicisport ci si abbona qui]


  

 Che cosa stanno leggendo in Europa

 🟨   In Francia l’attesa per il Tour e il futuro di Giroud – In Spagna il debutto della Nazionale agli Europei femminili – In Inghilterra il torneo di Wimbledon di Emma Raducanu – In Italia il calciomercato

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I temi del giorno

 

    

Sincaraz e la ExGen

Hanno aspettato tutto questo tempo. Hanno atteso che la luce di Federer si spegnesse, che il furore di Nadal si placasse e che l’energia di Djokovic diventasse umana. Hanno pensato che fosse finalmente venuto il loro turno di preparare quei bei discorsi di ringraziamento con la coppa in mano, quei discorsi nei quali fai i complimenti al tuo avversario battuto, bravo, davvero, complimenti al tuo team, non ti arrendere – e invece gli sono rimaste in canna solo le stesse parole di sempre, lo sguardo basso, l’umore mogio, la familiarità con l’attesa che vedrai vedrai, vedrai che cambierà. 

La NextGen aveva creduto che sarebbe stato domani, adesso teme che non sarà neppure dopodomani. Stefanos Tsitsipas è dentro un calo di tenuta fisica, Danill Medvedev di atteggiamento, Sascha Zverev di più, tutto insieme, si è fatto cancellare un match point da Arthur Rinderknech e poi s’è fatto rimontare, come scrive l’Équipe riassumendo la sua cronica e colpevole passività. Ha pagato la sua scarsa aggressività

Lui, poverino, sta pronunciando frasi e parole che spaccano il cuore, la vittima più vistosa di quella che il New York Times chiama Sincaraz, l’ascesa di questo mostro a due teste che viene percepito in modo diverso secondo la posizione dalla quale si guarda. Oltre Nova Gorica per esempio credono che Sinner sia l’unico che possa battere Alcaraz. Prima di arrivare a Chiasso invece pensano che sia Alcaraz l’unico che possa battere Sinner – e in effetti hanno ragione: Alcaraz lo fa. Gli capita abbastanza spesso. 

Toni Nadal su El Pais si domanda proprio se ci sia qualcuno in grado di fermare questo Alcaraz pletorico, un termine che è un evidente omaggio al Ricomincio da tre di Massimo Troisi [CFR qui]. Resta da vedere se la dolorosa sconfitta dell’8 giugno a Parigi influenzerà le prossime sfide di Sinner. Nel mondo dello sport è molto facile vedere come una palla che finisce fuori o che entra di pochi centimetri possa cambiare umore e percezioni. Fino a quella fatidica data, la sensazione generale era che il grande tennista italiano fosse pressoché imbattibile; è persino possibile che lui stesso cominciasse ad avvertire quella sensazione. È improbabile che l’amaro amaro ricordo non torni alla mente di Sinner, ma non possiamo escludere del tutto che tirerà fuori la versione migliore di sé, se dovesse arrivare un’ipotetica replica della finale

 

▥   Stefano Semeraro scrive della sconfitta di Paolini su la Stampa: Kamilla Rakhimova, la numero 66 del mondo, viene da Yekaterinburg, che fuori dalla Russia è famosa soprattutto per la strage dei Romanov perpetrata dai bolscevichi nel 1918, quindi con la caduta di teste coronate ha, se non altro, una consuetudine storica.

▥   Gli inglesi stamattina sono euforici per la vittoria di Emma Raducanu sulla ex campionessa dei prati Marketa Vondrousova. Il telegraph scrive che si è goduta il miglior punto che abbia mai giocato, mentre c’è delusione per Katie Boulter, apparsa monodimensionale nella sconfitta contro la lucky loser Solana Sierra.  Sonay Kartal sta sfidando lo stereotipo secondo cui i tennisti sono figli di privilegiati e James Corrigan si chiede perché Cameron Norrie non sia più amato dal pubblico di Wimbledon come una volta. Il coraggioso tentativo di Oliver Tarvet contro Carlos Alcaraz si è rivelato insufficiente. Oggi Dan Evans gioca contro Novak Djokovic sul campo centrale. 

▥   Secondo Newsbiscuit il torneo di Wimbledon sarà il primo del Grande Slam a utilizzare reti virtuali. Eh? Esatto. Reti virtuali. Cioè. Un giorno si giocherà senza averne una fisica in mezzo al campo. Lo definiscono il logico passo successivo per il tennis nel ventunesimo secolo e renderà il gioco più equo. Il sistema è stato testato. Può resistere a una racchettata di Novak Djokovic, a un’aggressione verbale di Andy Murray e a un crollo di Emma Raducanu. Sebbene il computer in campo deciderà quali palline hanno superato la rete virtuale e quali l’hanno colpita, l’arbitro continuerà ad avere l’ultima parola. Le autorità del tennis sono ansiose di confermare che la nuova tecnologia non avrà alcun effetto sulle probabilità di un giocatore inglese di vincere Wimbledon, che rimangono praticamente pari a zero. Ovviamente sfottono. È neo-luddismo.

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Le analisi

      

Europa vs Sudamerica è anche una sfida filosofica

Deve essere come dice Andrès Burgo su El Pais in Spagna. Un pezzo di Sudamerica è venuto a questo Mondiale dei club non solo con l’intenzione di giocare, segnare, correre, ma anche per mostrare la bontà di un modello di gestione, un’ideale, la possibilità di fare calcio in un modo differente. 

Siamo giunti ai quarti di finale di una specie di grande esposizione universale, scrive il giornale spagnolo, dove River Plate e Boca Juniors hanno rappresentato le associazioni senza scopo di lucro, i club che rifiutano apertamente le Associazioni Sportive [SAA] ancora vietate nel paese che ha partorito Diego Maradona e Lionel Messi. 

Il Brasile invece ha aperto alle formula nel 2021, ma l’espansione non è ancora decollata. Flamengo, Palmeiras e Fluminense, tre dei quattro club venuti negli Stati Uniti, sono tuttora club controllati dai loro soci, i quali con diversi gradi di partecipazione partecipano all’elezione dei presidenti. Solo il Botafogo è diventato parte di una multinazionale, entrando nel pacchetto delle proprietà di John Textor – il quale nel frattempo si è liberato delle quote al Crystal Palace e ha lasciato la presidenza del Lione. 

Siamo dentro quel pezzo di mondo che sta guardando al torneo come una sfida filosofica a quegli europei che hanno venduto un pezzo di sé stessi al Medio Oriente oppure ai fondi USA. 

In Brasile, racconta El Pais, l’ingresso delle società nella gestione dei club di calcio è stato legalizzato durante l’amministrazione di Bolsonaro grazie a una lobby guidata da Rodrigo Pacheco, presidente del Senato e membro del Partito socialdemocratico [di centro-destra]. In Argentina, i governi con inclinazioni ideologiche ed economiche simili hanno tentato due volte di portare capitali privati ​​nel calcio, prima con Mauricio Macri [alla Casa Rosada tra il 2015 e il 2019] e poi ora con la presidenza di Javier Milei. Ancora senza successo. 

La Federcalcio argentina ha il potere di eludere le pressioni governative. Nella cultura calcistica del paese, i club non sono solo una squadra di calcio. Le cattivissime barras bravas sono scese in piazza qualche mese fa accanto ai pensionati per protestare. In cambio di una quota d’associazione accessibile, i club offrono alla comunità del quartiere diverse attività sociali, culturali e sportive, spesso in sostituzione dello Stato. I soci del River Plate possono praticare hockey, basket, tennis, padel, boxe, karate, pallanuoto, danza, scacchi, possono seguire corsi di disegno e di chitarra, possono prendere lezioni di inglese. 

Altri club di Prima Divisione dispongono di strutture per l’istruzione prescolare e accolgono bambini e ragazzi dai 2 ai 18 anni. I soci, tutti i soci, esercitano il diritto di voto per la presidenza ogni quattro anni. Nel dicembre di due anni fa Juan Román Riquelme è stato eletto alla guida del Boca Juniors con un’affluenza di 43.367 votanti. Ha battuto l’ex presidente Macri proprio accusandolo di voler trasformare il Boca in una società per azioni. Quando c’è stato da mostrare la fallibilità del modello presentato dall’avversario, Riquelme ha fatto riferimento all’economia del calcio europeo. 

In Brasile solo cinque delle 20 squadre del Brasileirao sono gestite da gruppi imprenditoriali: Vasco da Gama, Cruzeiro, Atlético Mineiro, Bahía e il Botafogo, dove si sono accorti presto che Textor ha dirottato 55 milioni di dollari dalle casse del club a quelle dell’Olympique che rischiava di scomparire – poi retrocesso in B per i guai finanziari. 

In Brasile, esistono due tipi di soci. Da un lato, i socio-torcedores che in cambio di un abbonamento allo stadio relativamente economico possono assistere allo partita ma non hanno accesso alle strutture nei giorni feriali né esercitano alcun diritto nella vita politica del club. Dall’altro i soci del circolo che in cambio del voto e dell’uso dei locali pagano 5.000 euro all’anno. Il Palmeiras ha 200.000 sostenitori e 14.000 soci, ma solo in 3.100 si sono presentati al voto lo scorso novembre. A Leila Pereira ne sono bastati 2.300 voti per essere rieletta. 

Anche al Flamengo vince l’astensione. Hanno votato solo 3.200 tifosi dei 55.000 aventi diritto. Luiz Eduardo Baptista è diventato presidente con 1.748 preferenze: gli bastavano per fare il consigliere nella circoscrizione Bagnoli-Fuorigrotta. I tifosi del Corinthians tuttavia da tempo rumoreggiano, chiedono riforme, inclusa la possibilità di permettere ai tifosi semplici di votare. Sebbene nessuno si aspetti che le squadre in campo battano rivali europei con maggiore peso finanziario – scrive El Pais – Argentina e Brasile stanno portando il loro vecchio e resiliente modello di club al Mondiale. È questa la loro vittoria.

   

I retroscena sull’Inter e il calciomercato

Il Corriere della sera indaga su l’altra faccia della ThuLa, un pezzo in cui Paolo Tomaselli racconta tutto quello che c’è dietro il botta e risposta al veleno fra il capitano e Calhanoglu, ieri prove di disgelo fra i due.  Marcus chiede riservatezza, Bonny farà tacere le tensioni?.  

Al di là di due caratteri così diversi che sono fatti per essere complementari («Lauti dovrebbe ridere di più» «Lui forse ride troppo…» lo scambio di battute nelle interviste), può darsi che a Lautaro abbia dato fastidio il freno a mano tirato dal compagno. E che oltre che con Calha ce l’avesse anche con lui”. Monica Scozzafava racconta di quanto rumore faccia un like “nel calcio che non parla”

Sul Corriere della sera omaggio a Osvaldo Bagnoli che compie 90 anni e al “suo gioco semplice di mutuo soccorso” che fece grande il Verona. 

Oh, per gli appassionati del genere. C’è Jonathan David che ha un accordo con la Juventus.

Repubblica scrive che per Sancho servono 25 milioni. Ma va risolto il caso Vlahovic precisa la Stampa

Il Napoli sta girando a vuoto da settimane intorno a Ndoye, Lang, Beukema – Beukema, Ndoye, Lang – Lang, Beukema, Ndoye – così quando saranno arrivati, se mai arriveranno, sembreranno già giocatori con 100 presenze in maglia azzurra. Una volta si dava una medaglia. Ciro immobile torna in Italia con i suoi 200 gol in serie A e la possibilità di portarsi fra i primi-cinque della classifica cannonieri di tutti i tempi. L’Italia è la sua Arabia titola il Corriere dello sport-stadio mentre Cristiano Gatti scrive: Cosa cerchi davvero Immobile lui solo lo sa. Certo non uno svacanzamento comodo e dorato, perché da questo punto di vista l’Italia sarebbe l’ultimo posto in cui depositare le ossa. Ai primi titoli di coda ormai i finali di carriera prevedono u na crociera di due o tre anni verso Mar Rosso e dintorni. Nel finale suo, Ciro viene preso per le orecchie dal proprio io migliore, ancora vivo e vegeto, poco saggio e poco calcolatore, molto giovane e molto pazzo, che gli impo ne di ricominciare in un altro modo

Bologna peraltro è il posto dove sopra i trent’anni vissero da fenomeni integri e micidiali prima Baggio e poi Signori. Nel dubbio pure Bernardeschi l’ha scelta per rilanciarsi. 

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Dai campi

 

    

Stasera l’esordio della Nazionale italiana

Gli Europei si sono aperti con la vittoria attesa della Norvegia sulla Svizzera padrona di casa e quella più sorprendente della Finlandia sull’Islanda. 

Giulia Zonca su La Stampa scrive che chiusa l’età delle pioniere, si entra in quella delle professioniste, Questo torneo piazzato in mezzo all’Europa può essere centrale per la visibilità, l’interesse e soprattutto la percezione che darà delle donne che lo giocano. Per il messaggio che lasceranno

Zonca fa notare che al braccio della capitana norvegese Ada Hegerberg è riapparsa la fascia Onelove, quella che avrebbero voluto mettere anche gli uomini in Qatar – alcuni, non tutti – e che la FIFA disinnescò con minacce sottotraccia di ammonizione immediata

Ora siamo in Svizzera – scrive – e la fascia ovviamente non è un problema, ma quando hanno chiesto alla capitana tedesca Giulia Gwinn: «E se ve lo proibissero?», ha risposto serafica: «Non prendo in considerazione l’ipotesi. Rappresentiamo dei valori». Non è la stessa risposta data in Qatar.

  È una partita probabilmente decisiva per il secondo posto nel girone alle spalle della Spagna. Il Belgio è la squadra al numero 20 della classifica FIFA e il suo miglior Europeo è stato il quarto di finale giocato nel 2022. Il volto della squadra è quello dell’interista Tessa Wullaert, più di 140 presenze e 90 gol in nazionale, di cui 12 nelle qualificazioni. In panchina dall’inizio dell’anno c’è Elisabet Gunnarsdottir. Mette la squadra in campo con la difesa a cinque e con quella una volta hanno battuto anche l’Inghilterra. Hannah Eurlings e Mariam Toloba sono le ali veloci.

CHI SONO LE BELGHE – È dura la vita da calciatrice agli Europei se qualche giorno prima le colleghe del basket hanno vinto il titolo. Nicky Evrard è la portiera brava anche con i piedi, ex dirigente di un’azienda familiare che affitta castelli gonfiabili: ora viene gestita da suo fratello. La sua riserva Lisa Lichtfus ha una laurea in fisioterapia e riabilitazione presa all’Università di Liegi. Davina Philtjens gioca a Sassuolo, la chiamano Pitbull per la sua ferocia. È alta un metro e cinquanta e nel tempo libero si dedica alla mountain bike. Gioca nel Sassuolo anche Helena Dhont. 

Sarah Wijnants, la scintilla creativa della squadra, fa anche la personal trainer. Zenia Mertens ha un fratello gemello che gioca a calcio ma non è Dries, anzi non è proprio un professionista. Il fratello di Laura Deloose sì: ha fatto il portiere tra il 2008 e il 2013. Sari Kees sta studiando fisioterapia, Isabelle Illiano sta per laurearsi in educazione fisica. Janice Cayman dice di ispirarsi a Romario, speriamo non oggi. Justine Vanhaevermaet è un portento di testa e sta per lasciare l’Everton. Kassandra Missipo studia comunicazione ed è la voce del gruppo quando c’è da denunciare pregiudizi e chiedere parità di trattamento. Maria Detruyer è l’altra interista della squadra e racconta di essere l’unica a non mangiare la pizza. Ella Van Kerkhoven fa l’insegnante. Jassina Blom racconta di aver trovato a trent’anni la giusta alimentazione, da ragazzina si nutriva di gallette di riso e certe volte sentiva che l’energia veniva meno. 

  UNA DONNA, UNA MAGLIA   Jarne Teulings [Belgio numero 8]

Una regina della giocoleria, viene definita dal Guardian nella guida al torneo. Si vanta di aver fatto una volta 7.500 palleggi senza che la palla cadesse a terra, durata 59 minuti e 26 secondi, poi ha smesso perchè le girava un pochino la testa

    Il Portogallo partecipa per la terza volta consecutiva agli Europei dopo aver sempre mancato la qualificazione nelle sei edizioni precedenti. È l’unica squadra ad aver superato da imbattuta le eliminatorie ma ha perso 7-1 contro la Spagna in amichevole ad aprile. La stella è Francisca “Kika” Nazareth, non gioca da quando ha subito un infortunio alla caviglia [intervento chirurgico a marzo] e la squadra aspetta il suo rientro. Carole Costa è l’altra leader, difensora centrale del Benfica, 35 anni, 14 d’esperienza internazionale, 160 presenze in nazionale.

La Spagna si porta dietro il dilemma Aitana Bonmatí, ricoverata in ospedale qualche giorno fa con la diagnosi di meningite virale. Il 4-3-3 che ha surclassato la concorrenza ai Mondiali sembra essersi rafforzato. Mariona Caldentey brilla di più sulla fascia da quando è passata all’Arsenal, Clàudia Pina del Barcellona è un punto fermo sulla fascia opposta, Vicky López e Salma Paralluelo hanno continuato a crescere. Per Alexia Putellas, Aitana Bonmatí e Patricia Guijarro c’è l’invidia del resto dell’Europa.

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Interpreti

Quanto gli piace a Jacobs il mistero

Il Corriere della sera parla di misterioso infortunio per Marcell Jacobs. Dopo il 10.30 e il 10.44 di Turku aveva comunicato la voglia di ridefinire i suoi programmi, ma senza che nessun malessere fisico fosse stato precisato. Il direttore del meeting di Nancy ha invece detto che domani Marcell non si farò vedere per un problema a una coscia. Intanto si allena da solo, scrive Marco Bonarrigo, e aggiunge che la Fidal tace nel senso che non sono pervenuti certificati medici o informazioni sanitarie, Marcell non è previsto in arrivo all’Acquacetosa dove era stato invitato per dei controlli sanitari. C’è però un’importante informazione: il telefono italiano di Jacobs è di nuovo attivo. Insomma: si allena a Desenzano, mentre Rana Reider è in Cina. 

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La Macchina del tempo 

     

Il presente è sempre più bello quando è passato

Il calcio non è affatto in crisi. Il calcio ha solo dilatato i suoi confini: è un gioco veramente universale: ma ha perso attrazione sulla borghesia, che una volta gli forniva i migliori adepti. In Inghilterra è quello di sempre. E si sono elevati gli altri. La condizione poli- Il calcio italiano non è affatto in crisi: è quello che può essere dopo essersi tanto sputtanato con gli stranieri, aver perso il grande Torino e aver dovuto sfruttare la generazione nata e cresciuta con la guerra. Adesso leggo presto Aristarco Scannabue Baretti che alcuni tecnici intervistati parlano « del dopo-Rivera » e del « dopo-Mazzola», come se quei due grandi mezzi giocatori fossero stati i nostri Di Stefano o i nostri Cruijff. Macche! anche quando giocavano loro facevano pena, il più delle volte: li ho visti io scottarsi il piedino nel toccare la palla, fuori casa: e sbagliare gol clamorosi, e far perdere alla Nazionale clamorose partite. I «messicani» ci paiono favolosi: da quanti travagli non è uscita quella squadretta che, senza Franchi centravanti, sarebbe giunta sesta o settima ai mondiali 1970?

Gianni Brera, Guerin Sportivo numero 26, giugno 1975

   

 Cosa è successo il 3 luglio su Slalom

    L’ultimo istante di felicità per Jochen Rindt

 2020  Lui si chiama Jochen Rindt, in questa foto ha 28 anni. È un tedesco che corre con una licenza austriaca perché i suoi genitori sono morti sotto un bombardamento ad Amburgo durante la seconda guerra mondiale quando lui è ancora piccolissimo: è cresciuto con i nonni che abitano a Graz. Raccontano che si presentasse a scuola sfrecciando su un monopattino di legno. Ha ereditato l’attività di suo padre e l’ha venduta per fare il pilota.  Lei si chiama Nina e con la stessa onestà di prima è bellissima. Di un anno più giovane, finlandese, fa la modella ma negli anni 60 si dice indossatrice. È la figlia di Curt Richard Lincoln, un signore straricco che di Rindt è stato l’anziano rivale in certe categorie inferiori all’inizio della sua carriera. Si sa come vanno certe cose. Ciao, come ti chiami, usciamo, chi lo dice a tuo padre, ci sposiamo. |  Leggi qui

    I gesti verdi – Le punizioni degli Europei

 2021   DI NICOLA CALZARETTA  –  Azione d’attacco. Fallo del terzino. Fischio dell’arbitro, il suo braccio rimane giù. Punizione di prima. Venticinque metri dalla porta. E da quel momento inizia il film. Primo piano sul tiratore- specialista. Prende il pallone, lo coccola, lo carezza, talvolta lo bacia, prima di adagiarlo sull’erba. Torna in posizione eretta, un respiro profondo. Lo sguardo vola oltre la barriera mentre indietreggia per la breve rincorsa. E, come lo Sherlock Holmes di Guy Ritchie, proietta nella sua mente i frame di ciò che accadrà di lì a breve. |  Leggi qui

    Quale Lukaku torna e in quale Inter

 2022   È da qualche giorno che balla negli appunti questo pezzo uscito per The Athletic sulle ragioni che hanno riportato Lukaku all’Inter. Più che ragioni, sui suoi disagi londinesi, “la mancanza di forma fisica durante la stagione”. Ma niente – scrive il magazine – è stato più decisivo e ha fatto più danni al suo rapporto con il Chelsea dell’intervista rilasciata a Sky Italia all’insaputa del club. Era stata registrata il giorno dopo una delusione  |  Leggi qui

    Il marziano Verstappen sull’astronave Red Bull

 2023  DI ROBERTO LIBERALE – Max Verstappen ha dominato e vinto anche il GP d’Austria di F1 a Spielberg, nona tappa stagionale del Mondiale. È stato il settimo successo per lui, gli altri due sono andati a Sergio Pérez, compagno di scuderia alla Red Bull. Verstappen è partito dalla pole position e aveva vinto sabato al Sprint Race. Sul podio la Ferrari di Charles Leclerc e Sergio Pérez. Carlos Sainz è finito tra i piloti penalizzati in seguito al ricorso presentato dalla Aston Martin: solo sesto  |  Leggi qui

    La morte di Niccolai, il poeta degli autogol

 2024  Comunardo Niccolai se n’è andato nei giorni degli Europei con nove autogol, ultimo passo di un’ossessione, nostra, non sua, nel definirlo così. Ne aveva segnati sei in carriera, alcuni meravigliosi, eppure due in meno di Riccardo Ferri, due in meno di Franco Baresi, immuni, al riparo da etichette del genere. Ma è stata un’etichetta poetica, quando poetico era l’autogol, tanto che Edmondo Berselli lo definì “il genio dell’autogol metafisico”  |  Leggi qui

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Oggi

 

     

 Guida allo sport in tv di oggi

  13.45  John Deere Classic

Centocinquantasei iscritti a Sylvis, Illinois, in uno degli appuntamenti classici di preparazione del PGA Tour all’Open Championship, ultimo Major della stagione [dal 17 luglio in Nord Irlanda].  Davis Thompson difende il titolo. Tra i favoriti anche Ben Griffin[ primo allo Zurich Classic e al Charles Schwab Challenge], l’australiano Jason Day, i coreani Sungjae Im, Tom Kim e Si Woo Kim, il danese Thorbjorn Olesen, lo svedese Henrik Norlander, il sudafricano Aldrich Potgieter [vincitore al Rocket Classic] e il finlandese Sami Valimaki  – EUROSPORT, DAZN

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Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30. 

Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link 

Lo Slalom apparirà su whatsapp nella lista Canali insieme a tutti gli altri a cui vi siete iscritti, nella sezione Aggiornamenti. A cosa serva non si sa, però pare che fa molto fico. 

           

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