Max Verstappen ha dominato e vinto anche il GP d’Austria di F1 a Spielberg, nona tappa stagionale del Mondiale. È stato il settimo successo per lui, gli altri due sono andati a Sergio Pérez, compagno di scuderia alla Red Bull. Verstappen è partito dalla pole position e aveva vinto sabato al Sprint Race. Sul podio la Ferrari di Charles Leclerc e Sergio Pérez. Carlos Sainz è finito tra i piloti penalizzati in seguito al ricorso presentato dalla Aston Martin e alla fine solo sesto.
SETTE CILINDRI | I dolori del povero Sainz
DI ROBERTO LIBERALE
① ARTEFICI Un marziano a bordo di un’astronave
La Red Bull è un’astronave. Ma forse è anche giunto il momento di togliersi ogni dubbio residuo e considerare definitivamente Verstappen come il pilota più bravo in Formula Uno per distacco, uno di quelli che non si vedevano da tempo. Uno che ti entra nella testa, come Max già dimostrò di saper fare nel 2021 con Lewis Hamilton, fino a batterlo nella maniera più incredibile e contro tutte le previsioni. Un pilota che mette in soggezione i suoi compagni di squadra, che vivono stagioni da incubo (quanto meno psicologicamente) quando guidano la sua stessa monoposto. Allo stesso tempo, un pilota sereno e sicuro di sé, come quando nell’ultimo giro cerca ed ottiene il giro più veloce (togliendolo proprio a Perez). E lo fa passando, contro il parere del suo muretto, attraverso un rischioso pit-stop a otto km e mezzo dalla fine. Il duello con cui ha mortificato Perez nella Sprint Race di sabato e il dominio totale nella gara domenicale hanno mostrato una superiorità e un carattere come pochi nella storia di questo sport. Lo definiscono arrogante, forse è solo vincente dentro. Un autentico cannibale, come lo sono stati tutti i grandissimi campioni nella storia dello sport.
② ORIZZONTI La frustrazione di Pérez
Un carattere e una testa che Pérez riesce a mostrare solo in parte, nonostante guidi la monoposto più veloce del 2023. Prima l’esclusione dalla Q3 nelle qualifiche di venerdì scorso, dovute al continuo superamento dei track limits. Poi il colpo di testa nella Sprint Race quando, nell’inopinato duello in partenza con Verstappen, ha rischiato di fare una frittata che gli sarebbe costata carissima, forse persino il posto in Red Bull. Checo ha capito che contro Max c’è poco da fare, e nelle interviste ha cercato di ammorbidire quanto accaduto. La frustrazione del pilota, che a un certo punto del campionato ha sognato di essere in lizza per il titolo mondiale, è comprensibile. Però da qui a creare situazioni “non necessarie ed evitabili” (cit. Helmut Marko) ce ne passa. Il terzo posto nella gara della domenica sembra rimettere un po’ di cose a posto, anche se Chris Horner, e soprattutto Helmut Marko, potrebbero essere ancora meno convinti di avere in squadra il secondo pilota ideale.
③ SCENARI La Ferrari è di Leclerc
La Ferrari ha confermato quanto di buono si era già visto in Canada. Stavolta con un secondo posto, due piazzamenti migliori in pista (al netto della seconda penalizzazione di Sainz) e 10 punti in più (32 contro 22, Sprint compresa) rispetto a due settimane fa. Sainz in versione “un giorno da leoni” ha mostrato di essersi trovato a suo agio con monoposto e circuito, forse anche più di Leclerc. Il quale ha però massimizzato i suoi sforzi con un super giro in qualifica e con una gara gestita con costanza ed attenzione (soprattutto senza lo svantaggio dell’essere dietro nel doppio pit-stop e senza la penalizzazione per aver oltrepassato i track limits). Resta comunque negli occhi lo spettacolo della difesa della terza posizione da parte del pilota spagnolo nei confronti di Perez tra il 56mo e il 62mo giro. Un duello che, oltre ad aver acceso lo spettacolo di un Gran Premio senza troppi sussulti emotivi, ha consentito al suo compagno Leclerc di diventare irraggiungibile per Checo negli ultimi giri. L’amarezza e la frustrazione di Sainz nel dopo gara (a cui si è andato ad aggiungere altro disappunto per l’ulteriore penalizzazione arrivata in serata) sono umanamente comprensibili ma, piaccia o no, la politica della Ferrari 2023 sembra essere inflessibile: Leclerc numero uno e Sainz suo scudiero. Forse anche per provare a frenare qualche cattivo pensiero del pilota monegasco circa il suo futuro in rosso.
④ PANORAMI I segnali della McLaren
Un bentornato alla McLaren, almeno per ora. Norris usa al meglio una vettura rigenerata dagli aggiornamenti e trova con il quarto posto il miglior piazzamento stagionale, sia suo che della scuderia. Il possibile rientro nelle posizioni che contano da parte di un costruttore storico come McLaren (secondo nell’intera storia della F1, dopo la Ferrari, per vittorie, podi, giri veloci e numero di GP disputati) sarebbe una buona notizia per la Formula Uno, a patto che la scuderia di Woking riesca a confermare i progressi visti nell’ultimo weekend. Magari con i primi risultati di rilievo, quando la monoposto aggiornata sarà a sua disposizione, anche da parte di Oscar Piastri, un altro pilota insignito dell’appellativo molto in voga di “predestinato”, e intorno al quale l’anno scorso ci è mancato poco che si aprisse una battaglia legale tra McLaren ed Alpine su chi dovesse averlo in squadra.
⑤ CADUTE Il malumore di Hamilton
Giornata grigia per Mercedes e Aston Martin. Le posizioni in classifica costruttori restano invariate, ma chi ci guadagna è la Ferrari, che nel weekend rosicchia 21 punti ai primi e 11 ai secondi. Sia Toto Wolff che Lawrence Stroll hanno pochi motivi per sorridere, almeno per quanto si è visto in gara. Il primo ha dovuto addirittura pregare Hamilton di darsi da fare in pista nonostante una monoposto inguidabile, almeno a detta di Lewis. Entrambe le scuderie hanno avuto le proprie vetture in zona punti, ma in realtà non le hanno mai viste uscire dall’anonimato. La migliore notizia per la Aston Martin è arrivata in serata, con il passaggio di Alonso dal sesto al quinto posto. Una giornata così così per loro, ma positiva per la lotta in classifica costruttori, che si fa più serrata e meno scontata, almeno per il secondo posto.
⑥ NUMERI La caccia di Norris a uno strano record
Qualche numero interessante: la Ferrari raggiunge il podio no. 800 nella storia della Formula Uno. Max Verstappen conquista il decimo podio consecutivo e arriva in zona punti per la 28ma volta consecutiva, superando Kimi Raikkonen e inserendosi al terzo posto in questa speciale classifica dopo i 48 e i 33 GP consecutivi a punti, record entrambi appannaggio di Lewis Hamilton. Infine Lando Norris tocca quota 452 punti senza aver mai vinto un Gran Premio; in testa c’è sempre l’irraggiungibile Nico Hulkenberg a quota 530, che detiene anche il poco appetibile record dei Gran Premi disputati senza mai salire sul podio: 190. Rompere l’incantesimo a bordo di una Haas sembra complicato, ma mai dire mai.
⑦ MEDUSE Il caso dei track limits
47 giri cancellati in qualifica, a cui si vanno ad aggiungere oltre 100 tempi cancellati nella gara di domenica. Tutti dovuti al superamento dei famigerati track limits, diventati nel weekend del GP di Austria 2023 un tema popolare tra gli appassionati di Formula Uno. Si tratta di un argomento molto delicato, perché da qualsiasi angolazione lo si guardi crea malcontento. È verissimo che i limiti sono fissati prima che le monoposto entrino in pista, i piloti e le scuderie li conoscono benissimo e sanno che la pista va usata all’interno delle linee bianche. Ma visto che quasi tutti i piloti ci sono cascati almeno una volta, non è che il problema è nella ristrettezza del limite? Dubbi legittimi, anche se poi si finisce per scoprire che alcuni piloti, vedi Verstappen e Leclerc, sono riusciti a guidare le loro monoposto all’interno delle linee bianche. E altri dubbi si accumulano quando si scopre che la direzione gara, che sembrava avesse irrogato le penalità in maniera equanime, accetta il ricorso della Aston Martin e riesamina oltre 1200 segnalazioni che i commissari non avevano potuto valutare in gara. Fino alle nuove penalizzazioni inflitte molte ore dopo la bandiera a scacchi, con la classifica modificata. Una storia gestita male e che, per il bene della Formula Uno, si dovrà cercare di evitare in futuro.
— LO SLALOM —
PUZZLE Che cosa si dice in giro
◇ Daniele Sparisci, Corriere della sera: “Indifendibile è il sistema del controllo dei limiti di pista attraverso sensori che ha portato alla protesta dell’Aston Martin. Oltre 1200 segnalazioni di presunte violazioni, impossibile per chi prende decisioni vedere tutto in tempo reale. Penalità arrivate dopo ore, pure quella che ha fatto retrocedere Sainz da quarto a sesto. Classifica riscritta, la solita F1 che ama farsi male da sola“.
◇ Stefano Mancini, la Stampa: “Max è andato a vincere in solitaria (siamo arrivati al punto che viene inquadrato troppo poco e gli sponsor protestano)“.
Giandomenico Tiseo, Tuttosport: “Il rischio di fare copia e incolla”.
◇ Gianluca Gasparini, la Gazzetta dello sport: “Bisognerebbe introdurre in F.1 ciò che accade nell’ippica: la corsa ad handicap per i cavalli più forti. Peso nel caso del galoppo, distanza in quello del trotto. Forse, per fermare Max Verstappen, andrebbe messo insieme tutto: far partire la sua Red Bull con 50 kg di zavorra e mezzo giro di distacco. Avremmo una gara. La grande popolarità di cui stanno godendo i GP, con le tribune pienissime e una platea di tifosi allargata e ringiovanita grazie a social e serie tv, deve tanto a quel 2021 post pandemia in cui il Mondiale si è deciso all’ultimo giro dell’ultima gara. A metà dell’anno seguente l’equilibrio si è sgonfiato di botto, fatto a pezzi dal genio progettuale di Adrian Newey e dal talento enorme di Max. Perché la musica cambi devono verificarsi varie combinazioni tutte insieme: un grande recupero tecnico di chi insegue, un ridotto margine di crescita della Red Bull, un improvviso appagamento nell’animo di Verstappen. Oggi come oggi, una specie di miracolo. Quello per cui pregano di nascosto Stefano Domenicali, presidente della F.1, e Liberty Media a cui i GP appartengono”.
◇ Umberto Zapelloni, il Giornale: “La gara di Charles è stata buona, cancella le incertezze del sabato. Ma ottima è stata anche la gara di Carlos Sainz che, prima di prendersi la penalità per aver superato i track limits, si era sentito dire di non andare ad attaccare Leclerc. Un ordine che comincia a diventare una costante. Buono anche il modo in cui Vasseur sta gestendo i suoi due galletti. Ora si va subito a Silverstone, la pista che cancellerà anche i dubbi dei più scettici sui progressi Ferrari. Se andrà bene anche lì non ci saranno più dubbi“.
◇ Pino Allievi, podcast Il Caffè per Formula Passion: “Vedere Leclerc e Sainz che per tutta la gara navigano aggressivamente tra il secondo e terzo posto, è stata una goduria immensa. Quelle cose che arrivano dal passato, tipo le immagini della prima volta che si è visto il mare o che si è incrociato lo sguardo magnetico di una ragazza”
◇ Giorgio Terruzzi, Corriere della sera: “È stato Sainz a rubare la scena. Una grinta ormai rara a vedersi, in questa F1 da bon ton, per una difesa a oltranza su Perez, in modo da garantire a Charles il 2° posto. Sainz non corre da seconda guida, pretenderà accoglienza davanti alle proprie richieste, la restituzione dei crediti quando si troverà davanti al compagno. Con la sensazione di creare una tensione interna, con la convinzione di dover ricercare altrove una completa libertà“.
◇ Alessandra Retico, Repubblica: “Aria fresca, l’uscita dal tunnel sembra davvero vicina per la Ferrari”.
◇ Fulvio Solms, Corriere dello Sport-Stadio: “Ferrari come Heidi: ti sorridono i monti”.
◇ Benny Casadei Lucchi, Il Giornale: “Prove di resurrezione. Utili, necessarie come ossigeno per il morale. Perché d’ora in poi ci creda ancor più lei e pure noi. Si creda tutti assieme, Ferrari, tifosi, critica, che la luce intravista in fondo al tunnel in cui si è incastrato il Cavallino possa diventare il chiarore prima di una nuova alba. Gli aggiornamenti funzionano, il monegasco dopo il mea culpa seguito alla gara sprint ringrazia boss Vasseur e gli ingegneri tutti per aver deciso di anticiparli, magari armonia e fiducia vere non sono ancora tornate però conforta e sprona chiudere la corsa subito dietro a un Verstappen e una Red Bull così in stato di grazia. E poi, stavolta, accanto a lei c’era lui: il presidente meno appassionato di F1 della storia Ferrari. John Elkann”.
◇ Leo Turrini, Resto del Carlino: “Confesso di essere un po’ preoccupato. Per la seconda volta (la prima fu in occasione del trionfo di Le Mans, da lui cercato e voluto) in meno di un mese, beh, sono perfettamente d’accordo con John Elkann”.