Nino Petrone e il mestiere in valigia

     

Nino Petrone e il mestiere in valigia

Le regole del mestiere secondo Nino Petrone erano due. In apparenza evidenti, nella realtà sfuggevoli. Numero uno: scrivere con chiarezza. Ma la numero uno veniva dopo la numero due: documentarsi. Questo diceva ai giovani che per anni gli hanno domandato come si fa, come si deve fare, ma «bisognava meritarselo, persona unica molto più che speciale», ricorda stamattina Gianfranco Coppola, cresciuto accanto a lui, salernitano come lui.

Nel ricordo di Francesco De Luca sul Mattino, Nino Petrone “era cittadino del mondo”. Era stato inviato del Corriere della Sera, Antonio Ghirelli lo aveva voluto al Corriere dello Sport, al Messaggero è stato a lungo la prima firma. 

“Blocchetto e penna, tanti chilometri a piedi (Nino non guidava). Le prime cronache non furono sportive, ma giudiziarie. E poi decine di scoop. A 8 anni – racconta De Luca sul Mattino – Petrone aveva visto la prima partita di calcio. Si innamorò della Salernitana che quella domenica del ‘47, neopromossa in A, sfidò il Grande Torino”. 

Pare che lo stadio Arechi si chiami così per un suo suggerimento. “La sua vista era precaria e doveva sorreggersi al bastone. Amava il mare, quello della Costiera Amalfitana e del Cilento in particolare. I suoi pezzi – ricorda De Luca – erano sempre ricchi di aggettivi e notizie (e anche di stilettate). Super esperto della politica sportiva e del mondo arbitrale, i suoi giudizi erano temuti. Era a casa di Ferlaino, in via Crispi, nella notte dell’autunno dell’82 in cui un commando della camorra fece esplodere un ordigno davanti al portone: Altra passione di Petrone era il cinema. Seguiva i Festival e fu presidente del Premio Charlot a Salerno. Era nato nel 40 ma non era contrario a internet e ai social”.  

Gianni Mura e sua moglie Paola sono state tra le persone più vicine e più care. Fu Petrone a convincere Mura ad accettare la proposta di lavoro dell’Informazione.

L’avvocato Prisco ricordò nella sua biografia di quella volta in cui Petrone riferì sul Corriere della sera di uno scambio di battute a margine dell’insediamento di Ernesto Pellegrini alla presidenza dell’Inter. Pellegrini aveva annunciato di voler tenere buoni rapporti con le altre squadre e in conferenza stampa gli domandarono se fra le altre squadre fosse compreso anche il Milan.

Così Pellegrini rispose: «Certo. Io non sono come Peppino, che odia il Milan». Quando le luci si spensero, un po’ di persone ronzarono attorno a Prisco per chiedergli cosa fosse questa storia. Prisco se la cavò così: «Ma, non so, i milanisti chi sono? quelli che ogni tanto tornano in serie A?». 

“Nino Petrone – ha scritto Prisco nel suo libro – pubblicò sul Corriere lo scambio di battute e ci fu una strage di telefonate di «simpatia» a mia moglie da parte dei tifosi milanisti”.

IL MUNDIAL 82

  Anche Petrone come Gianni De Felice è stato tra i protagonisti dell’irripetibile avventura mediatica fiorita intorno al Mundial 82 [su Slalom ricostruito giorno per giorno come in tempo reale]. Era a Elche quando El Salvador prese dieci gol dall’Ungheria. “La favola del portiere-fenomeno raccontata dall’ingegner Pipo Rodriguez, il c.t. dei salvadoregni, si è dissolta dopo 3′ per trasformarsi… in un caso umano. Mora, un bel ragazzo di 20 anni, che vorrebbe tanto giocare in Europa, ha fornito il terribile sospetto di essere bravissimo per altre porte”. 

Spese molti giorni sulle tracce dell’Argentina, per il primo Mundial di Maradona. “Non ci sembra che sia tanto capriccioso questo numero uno del calcio mondiale che il medico della sua nazionale, il sudamericano-milanese Ruben Dario Oliva chiama affettuosamente La Marilyn Monroe del calcio argentino e ora anche di quello spagnolo. Tutt’altro. Al contrario di Sivori, Diego è più intelligente che furbo ed è molto più maturo di quanto l’età possa far credere, dice il dottor Oliva. E il c.t. Menotti conferma: Diego sopporta molto bene il peso della pressione”. Quando l’Italia vinse 2-1 al Sarrià, Petrone scrisse sul Corriere della sera che “evidentemente Maradona non è tutto in questa Argentina, ed anche questa è una storia che il calcio ha già scritto”. 

Chiamò Paolo Rossi Manolete dopo la tripletta al Brasile e scherzò: “Forse nemmeno Gentile lo avrebbe fermato”. 


|  archivi  Una sua intervista a Ubaldo Fillol

“Lo chiamano tutti El Pato, che vuol dire l’oca. Ma nessuno pensa che sia uno stupido, tutt’altro. Per molti è il miglior portiere del mondo. E su questo non ci sono dubbi. dice lui, che fuori porta non deve essere proprio un campione di modestia. È il portiere della nazionale argentina: quaranta presenze, quasi tutte belle. Un fenomeno. Una volta giocava ala-centravanti. Ora cerca un posto, sempre come portiere ovviamente, in un club europeo, italiano o spagnolo possibilmente. 

Questo mondo del calcio è sempre più loco (pazzo). Fino a questo momento nemmeno una telefonata. Ogni tanto il mio agente mi chiama per dirmi che è solo questione di tempo. Io aspetto, però, amigo, non farmi parlare a vuoto. L’articolo lo devi pubblicare in Italia».

 ➣   D’accordo, mi dica subito quanto costa.

«Poco, una sciocchezza per un portiere come me: quattrocentomila dollari. Soltanto mezzo miliardo di lire, se non sbaglio».

 ➣   Forse non è molto davvero: anche perché in Italia non abbondano più come un tempo i grandi portieri. A quarant’anni Dino Zoff è ancora titolare. A proposito che ne pensa di Zoff?

«(Una smorfia ed un mugugno). Mmmmhhh….. Zoff è indubbiamente un atleta molto serio, altrimenti non potrebbe giocare a quell’età. Però, francamente, non mi pare un grande portiere, o mi sbaglio? Credo proprio di no: sai, io di portieri, se permetti, me ne intendo molto».

 ➣   Chi sono in questo momento i grandi portieri, secondo il suo insigne parere?

«Subito dopo il sottoscritto vengono il sovietico Dasaev e il belga Pfaff. Molto forti, veramente. Poi il tedesco Schumacher: però non ne sono ancora troppo convinto. Mi spiace per te, amigo italiano, ma Zoff sta molto più sotto».

 ➣   Per martedì, allora lo vede nero.

«Come tutti i portieri che affrontano l’Argentina. Io so bene cosa succede quando Maradona spara quel suo incredibile sinistro. Visto il portiere ungherese che fine ha fatto su quel tiro a fil di palo? Qualcuno ha scritto che era parabile. Storie, nemmeno io l’avrei preso».

 ➣   Ma c’è un attaccante italiano che le fa un po’ paura? Soltanto un po’, faccia uno sforzo…

«Sì, Bruno Conti, per quello che ho visto in Tv è nettamente il migliore. Però devo fare un po’ d’attenzione anche a Graziani: ha il tiro sporco come diciamo noi e questo è un pericolo per qualsiasi portiere, perché è molto difficile prevedere la traiettoria del pallone, quando l’attaccante non calcia come il manuale comanda».

 ➣   E Rossi?

«Ha dei problemi. Poi non mi pare che abbia mai avuto un gran tiro». 

Forte e allegro com’è, forse è meglio non chiedergli il punteggio della partita di martedì. Ma lui che ha intuito strizza l’occhio e dice: «Soltanto due a zero per noi, amigo».

Che gentile: uno così meriterebbe un posto nella Juventus”

– intervista di nino petrone, Corriere della sera

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